









testo comunque del poeta Roberto Roversi, solo più tardi Dalla scriverà i suoi testi
http://www.youtube.com/watch?v=LIcQUtKYbnw
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle








infatti il plagio è esistito, era diffuso anche tra i migliori, anche l'autoplagio, ma nella maggior parte dei casi veniva riconosciuto dallo stesso plagiatore. Bach ha preso dei pezzi da Vivaldi e li ha trascritti per clavincembalo.
Kolneder (1970), lists the following number of harpsichord concerto transcriptions by Bach of works originally by other composers:
Vivaldi - 10 concertos
J.E. v. Sachsen-Weimar - 4 (one of which appears in two versions)
Alessandro Marcello - 1
Benedetto Marcello - 1
Telemann - 1
Torelli - 1
unknown composers - 4
For a total of 22 concerto transcriptions. Each of these should be as well recorded as BWV 1065 and considered works of Bach as they incorporate revisions by his own
hand.
http://www.bach-cantatas.com/Topics/Vivaldi.htm
ciò dovrebbe spiegare(ti) che il riconoscimento, l'esistenza e la pratica del plagio prescinde dall'esistenza di solo 7 note.
(no, la siae non esisteva*, ma c'era un pubblico meno sprovveduto e più attento, e i compositori lo sapevano).
*Monteverdi per evitare di essere plagiato, eravamo verso il 1610-1650, trascriveva addirittura solamente l'armonia.
.
A fool and his money can throw one hell of a party.


Senti questa
http://video.libero.it/app/play?id=d...85f335b24edef2
IL COYOTE
La gara è fra il coyote e una stella
a chi sa e vuol raccontare
il gruppo più fantastico di storie
che si possa ricordare
ma mentre il coyote è
un mancatore di parola e un mentitore
la stella che cadente è la più bella
con la coda che si muove con splendore
e su una pietra i due stanno nel fuoco della notte
a raccontarsi a turno con le voci calde o rotte
la stella parla adagio e il coyote grida forte
buttati in questo gioco, per chi perde c'è la morte.
Ma col passar del tempo
"la stella fa fatica a raccontare
e invece le parole del coyote corrono
come acqua di un fiume verde verso il mare
e mentre passa il vento in alto un'aquila si desta
e carica di voci, luci è tutta la foresta
la notte passa e il cielo è rosso di mattino
finisce questa gara incominciata dal destino.
La stella allora si dichiara spenta e muore
ed ora è un pugno di cenere il suo splendore.
Perché vince il coyote
il racconto non lo dice ma lo lascia immaginare
la vita è fantasia, è coraggio,
è lotta dura con la voglia di inventare
e se la stella con la coda tante storie raccontava,
la fantasia del coyote col suo fuoco la bruciava
e poi faceva ascoltare l'erba crescere sulla mano
e il grido della risacca di un prossimo uragano.
In questa oramai acclarata autoreferenzialità del mio blog che non piace praticamente a nessuno riesumo una canzone di Lucio Dalla su parole del poeta Roberto Roversi (che non è il Patrizio viaggiatore per caso e nemmeno l'ex terzino del Bologna Tazio recentemente scomparso, ma è un poco noto ma eccezionale poeta italiano collaboratore di Pier Paolo Pasolini), costruita su una inusitata sequenza di accordi maggiore - quinta minore che è la stessa di una canzone dei Procol Harum, A salty dog, ma questo ovviamente non c'entra niente. "
Questa si di Roversi,1972, 6-7 anni prima del successo...
Addio Tomàs
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