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Discussione: Sondaggio

  1. #1
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    Ma è possibile in Italia avere quotidiani come il Giornale? Segue la politica Tremontiana degli annunci? E' specchio del Padrone? (spero di No) Ma soprattutto chi lo legge? Ha preso il posto di Cuore? Ma il direttore Mario Giordano che reputavo ottimo giornalista piace andare al bar?
    Non so date le vostre opinioni

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da proprio56 Visualizza Messaggio
    Ma è possibile in Italia avere quotidiani come il Giornale? Segue la politica Tremontiana degli annunci? E' specchio del Padrone? (spero di No) Ma soprattutto chi lo legge? Ha preso il posto di Cuore? Ma il direttore Mario Giordano che reputavo ottimo giornalista piace andare al bar?
    Non so date le vostre opinioni
    A mio parere Mario Giordano ha fatto un salto di qualitá non indifferente. Ti ricordo che era direttore di Studio mer.. aperto! É vero che il salto di qualitá l'avrebbe fatto anche passando a dirigere un qualche giornaletto porno, ma sarebbe stato troppo traumatico! Meglio andare al Giornale e procedere per gradi.

  3. #3
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    il Giornale compie il proprio lavoro, riporta ed enfatizza quello che di buono fa il Governo, enfatizza gli annunci del Governo per il futuro, cela e nasconde, non come altri giornali però secondo me, quello che non va, o non piace del suddetto Governo.
    Il Giornale è un buon giornale, che si caratterizza soprattutto per il tenore delle opinioni espresse nei suoi fondi, da persone come Guzzanti, Facci, Brambilla, Ida Magli ecc ecc
    Questo è il motivo per cui riscuote tanto successo (così dò la risposta alla domanda chi lo legge?). La cosa per cui più è apprezzato, credo, sia la solita, eterna differenza che passa tra chi è di destra e di sinistra: l'umiltà.
    Prendete Repubblica: da tipico tabloid progressista (sic!) ha la solita presunzione dei sinistroidi di aver capito il mondo, e di essere i depositari della chiave per risolvere i problemi. Il risultato è che gli editoriali di questo e altri giornali progr. non esprimono opinioni, ma inculcano nei lettori, convinzioni, poi li coccolano con quello che vogliono sentirsi dire, e quando come molto, troppo spesso accade, la realtà non coincide con la loro chiave di lettura-superiorità morale, hanno il coraggio di prendere per il culo i lettori, trovando delle scuse, patetiche, paragonabili a quelle che trovano i tifosi contro la sconfitta della squadra: colpa dell'arbitro.
    Noi lettori del Giornale lo sappiamo benissimo che sconfina spesso nella velina, ma la differenza è che non ce lo scordiamo, perchè non siamo così beoti da credere che tutto quello che è scritto è la verità , modello editoriale di Scalfari, da cui tutti pendono le labbra.
    La tristezza per i giornali-educatori tipo Repubblica ecc è che nono solo spesso vi nascondono la verità e propinano quella che vorrebbero fosse la verità ( vince Prodi, Veltroni rimonta, trionfa Kerry o Obama ecc), quanto il fatto che come scrisse un editorialista proprio sul Giornale, quando la realtà li sbugiarda fanno quasto ragionamento: la realtà non corrisponde alla teoria? Peggio per la realtà!
    Contenti loro e contenti voi...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ventimaggio34 Visualizza Messaggio
    il Giornale compie il proprio lavoro, riporta ed enfatizza quello che di buono fa il Governo, enfatizza gli annunci del Governo per il futuro, cela e nasconde, non come altri giornali però secondo me, quello che non va, o non piace del suddetto Governo.
    Il Giornale è un buon giornale, che si caratterizza soprattutto per il tenore delle opinioni espresse nei suoi fondi, da persone come Guzzanti, Facci, Brambilla, Ida Magli ecc ecc
    Questo è il motivo per cui riscuote tanto successo (così dò la risposta alla domanda chi lo legge?). La cosa per cui più è apprezzato, credo, sia la solita, eterna differenza che passa tra chi è di destra e di sinistra: l'umiltà.
    Prendete Repubblica: da tipico tabloid progressista (sic!) ha la solita presunzione dei sinistroidi di aver capito il mondo, e di essere i depositari della chiave per risolvere i problemi. Il risultato è che gli editoriali di questo e altri giornali progr. non esprimono opinioni, ma inculcano nei lettori, convinzioni, poi li coccolano con quello che vogliono sentirsi dire, e quando come molto, troppo spesso accade, la realtà non coincide con la loro chiave di lettura-superiorità morale, hanno il coraggio di prendere per il culo i lettori, trovando delle scuse, patetiche, paragonabili a quelle che trovano i tifosi contro la sconfitta della squadra: colpa dell'arbitro.
    Noi lettori del Giornale lo sappiamo benissimo che sconfina spesso nella velina, ma la differenza è che non ce lo scordiamo, perchè non siamo così beoti da credere che tutto quello che è scritto è la verità , modello editoriale di Scalfari, da cui tutti pendono le labbra.
    La tristezza per i giornali-educatori tipo Repubblica ecc è che nono solo spesso vi nascondono la verità e propinano quella che vorrebbero fosse la verità ( vince Prodi, Veltroni rimonta, trionfa Kerry o Obama ecc), quanto il fatto che come scrisse un editorialista proprio sul Giornale, quando la realtà li sbugiarda fanno quasto ragionamento: la realtà non corrisponde alla teoria? Peggio per la realtà!
    Contenti loro e contenti voi...

  5. #5
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    Ma Il Giornale non è un vero quotidiano... è più il gazzettino di Forza Italia. Poi con nomi come Mario Giordano e Facci, Guzzanti e altri... c'è solo da ridere per tanta faziosità ben pagata

  6. #6
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    D'accordo con te su molte cose. Non è tutt'oro quel che luccica. Ma a me sembra che Il Giornale sia un po' troppo di partito. Bisognerebbe aggiungere alla fine "di Berlusconi"
    detto da chi non è di sinistra

  7. #7
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    ho anche io una domanda, che per me è anche un esempio di come vanno le cose. Ricordate quando il Governo ha chiamato Colaninno per Alitalia-Cai?
    Si. Bene, ricordate, per chi l'ha letta, come chiamarla, l'intervista di Mauro a Colaninno, Repubblica ovviamente, con un Mauro che sembrava il bambino che ha saputo che Babbo Natale non esiste, e non cessava di porre sempre la stessa domanda? Come mai, come mai, come è possibile?
    Sono questi i giornali che sarebbero migliori e diversi dal Giornale?
    Leggendoli avete creduto veramente che ci sono imprenditori di dx o sx?
    Ricordate che se non ci si metteva dimezzo la politica e i suddetti giornali-crociati a fare un casino della madonna, De Benedetti si alleava col Berlusca, DE-BENEDETTI!!!
    Allora?

  8. #8
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    cazzo! è il giornale del governo, non ci vuole tanto a capirlo. Chi lo legge dovrebbe saperlo...

  9. #9
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    VENT'ANNI DOPO
    di INDRO MONTANELLI

    Questo è l'ultimo articolo che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto per vent'anni. Per vent'anni esso è stato - i miei compagni di lavoro possono testimoniarlo - la mia passione, il mio orgoglio, il mio tormento, la mia vita. Ma ciò che provo a lasciarlo riguarda solo me: i toni patetici non sono nelle mie corde e nulla mi riesce più insopportabile del piagnisteo. Sento però di dovere una spiegazione ai lettori coi quali mi ero impegnato a restare al mio posto "finchè morte non sopravvenga" come dicevano i boia inglesi nell'annodare la corda al collo degl'impiccandi. Sia chiara una cosa: nessuno mi ha scacciato.

    Sono io che mi ritiro per una dei quelle situazioni d'incompatibilità di cui i lettori avranno preso atto dallo scambio di lettere, da noi pubblicate ieri, fra me e l'editore. Di questo editore, ne ho conosciuti due. Uno è stato l'amico che mi venne incontro nel momento in cui tutti mi voltavano le spalle: che non si è mai avvalso di questo titolo di credito per limitare la mia indipendenza, che ha sempre mostrato nei miei riguardi un rispetto confinante e talvolta sconfinante nella deferenza (tutte cose che era superfluo da parte sua ricordarmi perchè non ho mai perso occasione di farlo io stesso). Eppoi ne ho conosciuto un altro: quello che, trasformatosi in capo-partito, ha cercato di ridurre il Giornale ad organo di questo partito suggerendogli non soltanto le posizioni da prendere - e sulle quali non c'erano in fondo grosse divergenze - ma perfino il linguaggio da usare, e che, a lasciarlo fare, avrebbe finito per impormi anche la "divisa"del suo partito, il suo look.

    Tralascio le rappresaglie contro la mia renitenza all'arruolamento, come gli attacchi dei suoi Grisi televisivi alla mia persona. Ma non posso sorvolare sull'ultima e più grave provocazione: la promessa alla redazione, alla mia redazione, di cospicui benefici se si fosse adeguata ai suoi gusti e desideri, cioè se si fosse ribellata a quelli miei.

    A questo punto non avevo più scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi. O andarmene.Me ne vado. Ma non senza avvertire i lettori che manterrò l'impegno preso con loro. Fra poche settimane essi riavranno il loro giornale, fatto dagli stessi uomini del Giornale, illustrato dalle stesse firme e nutrito delle stesse idee del Giornale. Con qualche difetto - speriamo - in meno, ma una cosa in più, di cui l'esperienza mi ha dimostrato l'assoluta necessità: un assetto azionario che mi garantisca l'incondizionata indipendenza. Anche i lettori potranno parteciparvi (e mi auguro che siano tanti) sia pure con quote piccole o minime.

    Della nostra "linea" non abbiamo da cambiare una virgola. Nemmeno i nostri amici politici si facciano illusioni. Noi potremo appoggiare l'uno o l'altro a seconda che si schierino sulle nostre posizioni liberaldemocratiche, ma mai noi su quelle loro, e tanto meno a scatola chiusa. Nelle nostre pagine si respirerà, come sempre, il più grande rispetto per le Istituzioni, ma mai l'odore del Palazzo, da chiunque abitato. Quanto a Berlusconi, nessun rancore ci farà velo. Gli abbiamo detto - e confermiamo - che il suo massiccio e rumoroso intervento nell'arena elettorale non gioverà, secondo noi, nè alla causa per la quale egli pensa di battersi, e di cui temiamo che frazionerà ancora di più le forze, nè per i suoi propri interessi. I fatti diranno se avevamo ragione o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se avevamo ragione, fingeremo di essercene dimenticati. A presto dunque, cari lettori.

    Anche a costo di ridurlo, per i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro giornale. Si chiamerà La Voce. In ricordo non di quella di Sinatra. Ma di quella del mio vecchio maestro - maestro soprattutto di libertà e indipendenza - Prezzolini.

    link: http://www.rainews24.rai.it/ran24/sp...i/articolo.htm

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da albiy Visualizza Messaggio
    VENT'ANNI DOPO
    di INDRO MONTANELLI

    Questo è l'ultimo articolo che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto per vent'anni. Per vent'anni esso è stato - i miei compagni di lavoro possono testimoniarlo - la mia passione, il mio orgoglio, il mio tormento, la mia vita. Ma ciò che provo a lasciarlo riguarda solo me: i toni patetici non sono nelle mie corde e nulla mi riesce più insopportabile del piagnisteo. Sento però di dovere una spiegazione ai lettori coi quali mi ero impegnato a restare al mio posto "finchè morte non sopravvenga" come dicevano i boia inglesi nell'annodare la corda al collo degl'impiccandi. Sia chiara una cosa: nessuno mi ha scacciato.

    Sono io che mi ritiro per una dei quelle situazioni d'incompatibilità di cui i lettori avranno preso atto dallo scambio di lettere, da noi pubblicate ieri, fra me e l'editore. Di questo editore, ne ho conosciuti due. Uno è stato l'amico che mi venne incontro nel momento in cui tutti mi voltavano le spalle: che non si è mai avvalso di questo titolo di credito per limitare la mia indipendenza, che ha sempre mostrato nei miei riguardi un rispetto confinante e talvolta sconfinante nella deferenza (tutte cose che era superfluo da parte sua ricordarmi perchè non ho mai perso occasione di farlo io stesso). Eppoi ne ho conosciuto un altro: quello che, trasformatosi in capo-partito, ha cercato di ridurre il Giornale ad organo di questo partito suggerendogli non soltanto le posizioni da prendere - e sulle quali non c'erano in fondo grosse divergenze - ma perfino il linguaggio da usare, e che, a lasciarlo fare, avrebbe finito per impormi anche la "divisa"del suo partito, il suo look.

    Tralascio le rappresaglie contro la mia renitenza all'arruolamento, come gli attacchi dei suoi Grisi televisivi alla mia persona. Ma non posso sorvolare sull'ultima e più grave provocazione: la promessa alla redazione, alla mia redazione, di cospicui benefici se si fosse adeguata ai suoi gusti e desideri, cioè se si fosse ribellata a quelli miei.

    A questo punto non avevo più scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi. O andarmene.Me ne vado. Ma non senza avvertire i lettori che manterrò l'impegno preso con loro. Fra poche settimane essi riavranno il loro giornale, fatto dagli stessi uomini del Giornale, illustrato dalle stesse firme e nutrito delle stesse idee del Giornale. Con qualche difetto - speriamo - in meno, ma una cosa in più, di cui l'esperienza mi ha dimostrato l'assoluta necessità: un assetto azionario che mi garantisca l'incondizionata indipendenza. Anche i lettori potranno parteciparvi (e mi auguro che siano tanti) sia pure con quote piccole o minime.

    Della nostra "linea" non abbiamo da cambiare una virgola. Nemmeno i nostri amici politici si facciano illusioni. Noi potremo appoggiare l'uno o l'altro a seconda che si schierino sulle nostre posizioni liberaldemocratiche, ma mai noi su quelle loro, e tanto meno a scatola chiusa. Nelle nostre pagine si respirerà, come sempre, il più grande rispetto per le Istituzioni, ma mai l'odore del Palazzo, da chiunque abitato. Quanto a Berlusconi, nessun rancore ci farà velo. Gli abbiamo detto - e confermiamo - che il suo massiccio e rumoroso intervento nell'arena elettorale non gioverà, secondo noi, nè alla causa per la quale egli pensa di battersi, e di cui temiamo che frazionerà ancora di più le forze, nè per i suoi propri interessi. I fatti diranno se avevamo ragione o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se avevamo ragione, fingeremo di essercene dimenticati. A presto dunque, cari lettori.

    Anche a costo di ridurlo, per i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro giornale. Si chiamerà La Voce. In ricordo non di quella di Sinatra. Ma di quella del mio vecchio maestro - maestro soprattutto di libertà e indipendenza - Prezzolini.

    link: http://www.rainews24.rai.it/ran24/sp...i/articolo.htm

    aveva ragione berlusconi.

 

 
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