CEPU
La scorsa primavera, gli insegnanti che lavorano nelle sedi Cepu hanno vissuto un momento di subbuglio. Dalla sede di Bologna era partita una protesta che, almeno a livello locale, si era concretizzata in una chiara denuncia pubblica (visionabile anche in internet) sulle malefatte dell'azienda Cepu, dichiarata per ciò che è: truffaldina e mendace a danno di clienti e docenti. In forza del passaparola, s'era diffuso tra i docenti un sentimento possibilista di aspettativa speranzosa, presto battuto in ritirata dal fatalismo disilluso. Le forze erano esageratamente impari. E nessuno s'è mosso dalle altre sedi per dare man forte ai bolognesi (i padovani - dai qual traiamo queste notizie - hanno parlottato senza conclusione). I professori che lavorano al Cepu non sono semplicemente dei vigliacchi che meritano, in fine, il trattamento orribile che ricevono. Non è così facile. La prepotenza, l'arroganza, gli abusi di potere arbitrari e destabilizzanti messi in atto dall'azienda Cepu sono tali e tanti che per chi ci si trova in mezzo non esiste reale possibilità di opposizione. Accettare o andarsene. Gli insegnanti bolognesi, responsabili del tentativo di opposizione all'azienda, sono stati tutti licenziati. Tutti. Fossero insorti tutti gli insegnati, di tutte le 120 sedi nazionali... Ma di cosa parliamo. La gente che accetta di lavorare al Cepu non ha neanche l'acqua per bere. E l'azienda lo sa. Facile dire facciano rispettare i loro diritti oppure se non si muovono loro... Quando non esistono diritti e chi ti sfrutta lo sa, certo, tu puoi dire me ne vado per la mia dignità e il bene di tutti ma dietro di te ce ne sono dieci che aspettano solo di poter riuscire a prendere quello che resta per aria del tuo e quando rientri dalla tua personale resistenza con cosa paghi l'affitto? I precari Cepu non chiedevano assistenzialismo, cercavano, almeno, di vedere riconosciuto parte dell'immane, ingrato lavoro che fanno, la maggior parte del quale completamente gratis. Stiamo parlando di lavoro, non di opere di bene. Ricordiamo, a onor del vero, che gli insegnanti Cepu devono (per semplificare) tentare di far comprendere concetti intellettuali a persone incapaci o disinteressate, spesso con problemi psichici o emotivi gravi, incaponite e tronfie di denaro (ho pagato, sei al mio servizio); se questa è la prima linea, nelle retrovie c'è l'azienda che deruba i clienti e che costringe i docenti a produrre materiale didattico (riassunti, tesine, compendi, verifiche) non retribuito, a scrivere tesi di laurea (!), a fare ricerche bibliografiche, a creare programmazioni didattiche, obbligandoli a mentire sull'autenticità del lavoro svolto, inchiodandoli con contratti scartoffia a progetto. Se lo studente non passa l'esame, i docenti si devono scordare anche quei centesimi concordati come promessa per la mole schiacciante di lavoro svolto.
Dopo l'epurazione di Bologna, l'azienda Cepu ha dato un giro di vite alla gestione dei docenti. Ha procrastinato la consegna delle retribuzioni estive, posticipandola a settembre. Così gli insegnanti hanno passato un'estate leggera. E ha imposto nuove regole. Che non salti in mente di protestare. I docenti sono obbligati a trascorrere intere giornate a subire riunioni logorroiche, per altro inutili, se non fossero sufficienti a chiarire quanto gli insegnanti non possano avere alcuna possibilità di vedere riconosciuti i loro benché minimi diritti. Tutti quei poveri disgraziati - sia detto con grande compassione - che insegnano nelle sedi Cepu, d'ora in poi, più del solito, dovranno farsi carico di un carico di lavoro davvero eccezionale, al limite della sopportazione. Con l'aggiunta del vincolo esclusivo della riservatezza sull'illegalità dei titoli di studio prodotti dalle connivenze che Cepu ha col sistema d'istruzione nazionale. Il ministro berlusconiano signora Gelmini ha nominato Cepu consulente per l'Istruzione e i vertici aziendali Cepu hanno creato una collaborazione partecipata a livello multinazionale per la gestione di e-campus, università privata, legalmente riconosciuta, telematica, sul modello statunitense per produrre lauree parificate. Pura, assoluta mercificazione. I docenti Cepu, nel mercato internazionale, benedetto dal governo di centro destra berlusconiano, producono, intercambiabili tra loro e sostituibili a piacere, quel sapere che basta avere il denaro per comprare sotto forma di titolo certificato legalmente.



A.A.
13 settembre 2008


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