
Originariamente Scritto da
Illary
Su espressa richiesta dei firmatari del documento, tramite un loro referente poso questo documento.
In un panorama caratterizzato da un marasma generale e da un soporifero sbandamento che ha investito gran parte della ‘destra radicale’, oramai divenuta un coacervo di individui alla ricerca di se stessi ed in balia degli eventi, molto probabilmente per colpa della mancanza di segnali forti e direttive chiare, ma soprattutto perché monca di veri uomini e densa di individui incapaci di guidare una comunità, in quanto troppo inebriati da chimeriche e quanto mai illusorie sirene; le recenti dichiarazioni di Gianfranco Fini sono quanto di più auspicabile si potesse sperare.
Non saremo certo noi a tacciare di tradimento chi nulla poteva tradire, perché Fini mai ha rappresentato la nostra comunità o incarnato il mondo di valori che la ha sempre permeata.
Fini si è, fin dagli esordi, mostrato più coerente di molti altri, unico dissipatore di equivoci in mezzo a tante scimmiottesche parodie di pseudo-fascisti sempre pronti a servire quel sistema che a parole volevano combattere, ma in realtà invidiavano solamente perché non ne erano e non ne sono tuttora parte integrante.
Con quale coerenza ed onestà è possibile tenere, anche se goffamente, determinate posizioni, condurre battaglie politicamente scorrette, per poi accettare supinamente, senza obiezione alcuna, come verità precotte ed ingerite dall’alto, le imposizioni dei presidenti o dei segretari di partito, a loro volta lacchè e ventriloqui degli apparati di controllo dei centri nevralgici dei presidi mondialisti?
Come conciliare i propri sogni, le proprie gesta, la propria dura militanza quotidiana con chi fa dell’antifascismo un valore assoluto?
Abbiamo intrapreso il percorso della politica istituzionale, all’interno di un partito, la Fiamma Tricolore, che ritenevamo veicolo utile alla realizzazione di un preciso progetto politico.
Questo ‘soggiorno’ ci è servito a toccare con mano il marcio della politica, a conoscere la vera differenza tra il politico ed il politicante e, purtroppo, questo esclusivamente sul piano umano, a perdere per strada camerati di mille battaglie, inebriati da illusorie e melliflue sirene.
Non rinneghiamo nulla, probabilmente ci abbiamo anche creduto, ma purtroppo “mancando uomini formati in conformità al nostro ideale, è stato inevitabile impiegare gli uomini che esistevano. Ciò si vede dai risultati”.
Non possiamo fermarci, ora come mai nessuno rallenterà la lenta ma inesorabile marcia di chi crede; perché solo quelli che hanno fede ritornano ed affrontano il destino!
Una cosa è certa: non vogliamo più saperne degli imbroglioni elettorali, di scribi e parolai! Siamo consapevoli che sentimenti come quelli che abbiamo tentato di esprimere non vengono più sentiti e sembrano, per alcuni, addirittura penosi, ma la parola d’ordine rimane CREDERE!
Malgrado tutto, malgrado la disinvoltura dei cinici e dei corrotti.
Siamo circondati da sorrisi ipocriti, con un secondo fine, da individui pervasi da un’esistenza mediocre, sospinti dall’invidia e desiderosi di protagonismo.
Innanzi a questo ‘sfaldamento umano’, abbiamo la consegna di rimanere i portatori e i traduttori di un fervido sentimento comunitario, veicoli di diffusione delle idee–forza ed esempio per una mobilitazione permanente; pronti a condurre anche una piccola schiera, disposti a combattere anche su posizioni apparentemente perdute.
Noi siamo uomini in quanto apparteniamo ad un popolo, ad un suolo, ad un passato e per questo siamo sospinti a chiamare a raccolta i migliori elementi di una comunità nazionale, per costituirci difensori, senza essere servitori o debitori ad una occupazione straniera o ad un potere politico straniero.
E’ giunta l’ora dello squillo di tromba dove, dal singolo uomo, alla piccola o grande associazione, inizino a convergere verso un unico soggetto dove il primo fronte sia rappresentato dalla lotta alla partitocrazia, oramai appiattita e omologata a 360° all’antifascismo.
Marceremo come semplici militanti, senza nulla chiedere, a differenza di chi intende la politica come mezzo per mendicare voti al fine di conquistare piccoli o grandi posti di potere, lontano dai reali interessi degli italiani.
Scevri dalla preoccupazione dell’inesistenza delle premesse necessarie a che oggi si possa giungere a un qualche risultato concreto apprezzabile, rimanendo indifferenti alla vittoria e alla sconfitta, siamo chiamati a combattere perché è tornata “l’ora di indossare la cara e vecchia camicia nera; anche se ad aspettarci sarà il plotone di esecuzione”.
Maurizio Boccacci
Manuel Negri