E' molto piu' pericoloso continuare a vivere nell'illusione che una struttura che si è rotta in maniera definitiva possa ricominciare a funzionare.
L'errore di fondo è appunto il "berlusconismo". Cioè ritenere la fenomenologia odierna come un transeat.
Non c'è niente di transitorio, il cambiamento è strutturale, e chi prenderà il posto di Berlusconi, chiunque esso sia, occuperà esattamente gli stessi spazi se non maggiori. Non si rinuncia a una posizione di privilegio o a poteri suppletivi per "nostalgia democratica". Che la gente se lo tolga dalla testa.
Una volta chiarito questo, e verificato che di per sè stesso è totalmente inutile ridurre il fenomeno al "sig. Berlusconi", bisognerebbe capirne la dinamica.
Cioè capire come in questo momento la "cosiddetta" sinistra sia in realtà un attore semplicemente impossibilitato de facto ad agire indipendentemente da tutto e indipendentemente da elezioni o altro.
Nota bene, quello che vorrei che fosse chiaro è che non è che c'è il complotto dei cattivi che impedisce X o Y, è la "struttura sistemica" che si è creata che lo rende impossibile o comunque in qualsiasi caso inefficace.
Non è che Berlusconi faccia "i piani" per la distruzione dello stato democratico e nemmeno che Veltroni faccia riunioni segrete da collaborazionista.
Niente di tutto questo, il cambiamento è sistemico, è una questione di "direzione di marcia", qualcuno deve capire che non si arriva ai regimi totalitari perche' c'è un cattivone che vuole fare tutto lui senza chiedere agli altri, ma quando esistono le condizioni perche' queste strutture "agenti" vengano "ritenute" utili o necessarie. O meglio ancora quando semplicemente le strutture democratiche diventano superflue o ininfluenti. E questa direzione di marcia porta esattamente in questa condizione.





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