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    Predefinito *** Aspettando Cameron ***

    Il 6 maggio la Gran Bretagna vota colui che sarà il suo prossimo premier e i conservatori di PiR sostengono fortemente David Cameron, il giovane leader Tory che può riportare a Downing Street la destra britannica dopo un lungo predominio laburista. Questo thread ci accompagnerà fino al fatidico giorno. Per il momento: "Forza Dave!!!"



    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 18:51

  2. #2
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***




    David Cameron è il leader del partito conservatore britannico dal dicembre del 2005.

    Nato nel 1966, si è diplomato a Eaton e laureato ad Oxford; dopo una brillante carriera nel partito conservatore David Cameron divenne parlamentare nel 2001 come rappresentante del collegio di Witney.


    Nel 2005, con le dimissioni di Michael Howard da leader del partito conservatore, si aprì la successione e David Cameron fu eletto a capo dell'opposizione parlamentare britannica.

    David Cameron è considerato un conservatore moderato, capace di attrarre consensi anche al di fuori dal bacino elettorale tradizionale del suo partito. Dopo le dimissioni di Tony Blair da Primo Ministro nel 2007 e con la progressiva erosione del consenso del partito laburista, è attualmente il favorito, secondo numerosi sondaggi, per le elezioni generali britanniche del 2010. David Cameron dovrà vedersela con l'attuale primo ministro, Gordon Brown e con l'outsider Nick Clegg, giovane leader dei LibDem, terza forza politica del Regno Unito.


    E' sposato con Samantha Sheffield, con cui ha avuto tre figli; putroppo il primogenito, Ivan, affetto da una grave malattia dalla nascita, è deceduto nel 2009.


    David Cameron - politico britannico
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 19:02

  3. #3
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Brown affonda nei sondaggi dopo il terzo dibattito in tv

    di Leonardo Maisano

    Il Sole 24 Ore, 30 aprile 2010


    «David non fare gli stessi errori che per motivi ideologici hanno commesso precedenti governi Tory. Non si può togliere ora il sostegno alla crescita, si porterebbe il paese di nuovo in recessione». Gordon Brown aspettava la mano economica per sfoderare l'asso nella manica. Lo ha fatto ieri nel terzo dibattito televisivo negli studi della Bbc a Birmingham, ma anche quest'ultima giocata non è andata come il premier sperava. I sondaggi dicono che a vincere il confronto televisivo è stato proprio il leader conservatore David Cameron che ha avuto il 41% del gradimento secondo You Gov, seguito dal liberaldemocratico Nick Clegg a quota 32. Il premier resta distante terzo a quota 25%.

    Sono state messe a confronto le due tesi che hanno scandito la campagna elettorale: tagli subito alla spesa pubblica, per i conservatori; tagli dopo, per i laburisti. Un balletto che, come nel primo dibattito, ha visto riemergere Clegg, pronto a mediare fra le due scuole di pensiero. È piaciuto, una volta di più, il leader LibDem anche per l'abilità nello sfoderare una proposta che incrocia la volontà popolare. Mentre gli elettori - dicono i sondaggi - sono sempre più favorevoli a un accordo di coalizione, Clegg s'è rivolto con sincerità alla platea. «Dopo le elezioni si dovrà convocare un Consiglio per la stabilità economica di cui dovranno fare parte i responsabili economici dei partiti, la Banca d'Inghilterra e la Fsa (la Consob inglese) per definire la strategia di riforme nei dettagli». Il più radicale, ma molto efficace nell'esposizione, è apparso ieri Cameron. Con piglio deciso e l'occhio piantato nella telecamera ha annunciato le sue misure e poi ha avvertito tutti. «Una cosa, vi assicuro, io non farò mai, e lo ripeto ora alla luce di quanto sta accadendo in Grecia, non porterò mai Londra nell'euro. Non rinuncerò mai alla sterlina». Un passaggio, confermano i sondaggi, che ha raggiunto il cuore degli elettori.
    Per Brown la giornata non era cominciata affatto bene. La polemica sul commento contro l'elettrice laburista, Gillian Duffy, che gli chiedeva conto di una politica sull'immigrazione troppo morbida, si è infatti rivelata esplosiva. Anzi distruttiva, tanto da far dire al conservatore The Sun che «il premier è un toast», ovvero bollito. Concetto condiviso in parte dai colonnelli del partito laburista che hanno definito la gaffe di Brown «un drammatico errore». A parere di molti quello finale, perché offendere un elettore (i microfoni aperti di Sky Tv hanno colto il premier dire che la 66enne signora Duffy era «una fanatica» in odore di razzismo) resta la via più breve per perdere le elezioni.

    Brown dopo le scuse pubbliche e private con l'elettrice, riaffermate anche in tv quando il dibattito è stato dirottato sul tema immigrazione, ha cercato di far dimenticare l'incidente puntando sull'economia. Per questo sui rischi di un double dip, ovvero di una ricaduta nella recessione, ha insistito per tutta la giornata. Nei comizi a Birmingham prima, in tv, con gli avversari, dopo. Ma che la ricetta laburista sia la migliore per trascinare la Gran Bretagna fuori dalla crisi non è una certezza condivisa al di fuori dei circoli governativi.
    Ai dubbi degli elettori si sono aggiunti ieri quelli dell'Economist che ha dato pubblico sostegno al candidato conservatore Cameron. A spaventare, scrive il magazine, «non è solo il terrorizzante deficit pubblico che a quota 11,6% costringerà ad alzare le tasse e tagliare la spesa, ma la constatazione che ormai fa capo al governo più di metà dell'economia. Un leviatano da contrastare e i conservatori con tutti i loro limiti sembrano più decisi a farlo». Lo stato deve rinculare dalla vita pubblica e lasciare spazio e ossigeno all'iniziativa dei privati, suggerisce il settimanale. Ieri sera Cameron lo ha ribadito e il messaggio anche questa volta, secondo i sondaggi, è apparso più convincente di quello del primo ministro.



    Brown affonda nei sondaggi dopo il terzo dibattito in tv - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 19:03

  4. #4
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***




    Elezioni incerte, l'ultima carta di Cameron:
    il contratto con gli inglesi


    Il candidato Tory è troppo poco populista, i conservatori cambiano strategia e stringono un patto con gli elettori come fece Silvio


    di Simone Bressan


    Libero, 30/04/2010


    Dopo l’ottima performance al dibattito di ieri sera e l'endorsement che esce sull'Economist di oggi, David Cameron lancia l'assalto all'ultima settimana di campagna elettorale. Con Gordon Brown ormai in un angolo e Nick Clegg che non rappresenta più una piacevole sorpesa, dal cilindro conservatore esce un vecchio mantra della destra americana: il contratto con gli elettori.
    Utilizzato in Italia anche da Silvio Berlusconi, ispirato proprio dall'esperienza americana di Newt Gingrich, il contratto viene ripescato oggi nell'elezione più incerta che l'Inghilterrra ricordi. Spaventati dallo spettro di un parlamento senza maggioranza per governare e con il timore di aver gettato al vento l'occasione della vita per ritornare alla guida del paese, i Tories del giovane Cameron giocano l'ultima, inattesa carta.

    Due milioni di copie spedite nei principali seggi in bilico, un milione distribuito nelle stazioni ferroviarie, internet, blog, social network: è ufficialmente iniziato il tam tam che dovrebbe scuotere la fin qui compassata politica britannica e far scivolare la maggioranza al parlamento nella casella blu.

    L’idea di un vero e proprio patto con la Gran Bretagna era nella testa di molti analisti già dopo il primo dibattito, quello che aveva incoronato Nick Clegg come nuovo astro nascente della politica d’oltremanica. David Cameron era apparso, come spesso gli è successo in questi mesi, fin troppo perfetto per incrociare i desiderata dell’elettore medio: eloquio fluido, movimenti sempre studiati, rapporto naturale con la telecamera. Il rischio era – ed è – quello di un candidato bravo ma freddo, poco incline alla battuta populista e a scaldare gli animi della base che ama messaggi diretti e per niente sofisticati.

    Ogni manifestazione pubblica, ogni uscita sui media, ogni evento collaterale alla campagna di Cameron, da oggi fino al 6 maggio, sarà caratterizzato dalla promozione del Contratto con gli elettori: un’enfasi particolare per quella che i Tories considerano l’arma perfetta per il colpo del ko. Basterà per vincere?

    Simone Bressan (blogger di notapolitica.it)
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 17:46

  5. #5
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Dopo 13 lunghi anni di opposizione i Conservatori inglesi, forti della leadership di David Cameron e di una proposta politica rinnovata, sono pronti a tornare al governo, seppellendo così il cadavere politico in disfacimento del New Labour.

    L'esito dell'elezione non è scontato: i Tories, probabilmente, otterranno la maggioranza dei voti, ma forse non i seggi sufficienti per governare da soli. Dietro l'angolo, il rischio dell'ingovernabilità, o peggio di una clamorosa riesumazione di un laburismo pronto ad allearsi con i liberaldemocratici pur di restare al potere.

    Ma restiamo fiduciosi sulla saggezza degli inglesi: è tempo di fermare il declino, di restituire al paese un governo forte e degno, con una visione politica chiara e globale. Solo i Conservatori di Cameron offrono delle soluzioni ai tanti mali che attanagliano l'Inghilterra. Certo, nessuno si attende miracoli, nè tantomeno una riedizione dei fasti di thatcheriana memoria. Cameron resta comunque un leader di spicco, superiore agli avversari, al barcollante ed insipido Brown - vicino alla disfatta - e alla meteora Clegg.

    Ci attendiamo pertanto una netta vittoria di Cameron, anche in termini di seggi, ed un nuovo governo conservatore per l'Inghilterra, dopo 13 anni di agonia laburista. Restiamo fiduciosi.

  6. #6
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Gran Bretagna: per le elezioni Times e Guardian abbandonano Brown

    L'Unione Sarda, 30 aprile 2010


    Dopo l' "endorsement" del settimanale Economist al conservatore David Cameron, oggi due quotidiani, uno da sempre filo-laburista come il Guardian, e uno tradizionalmente conservatore come il Times, che negli ultimi anni era per stato più vicino al governo New Labour, hanno abbandonato il premier Gordon Brown, il primo per il Liberal- Democratici di Nick Clegg, il secondo per i Tories di Cameron. Il Guardian ha dichiarato il suo appoggio a Clegg per la riforma elettorale da questi proposta in campagna elettorale. Il Times ha invece dichiarato di essere d'accordo con il leader conservatore sulla ventilata necessità di ridurre le dimensioni del governo e di tagliare al più presto il pesante deficit di bilancio, su cui invece Brown ripresa economica. Secondo un editoriale del Guardian, i Lib-Dem di Clegg "riflettono e guidano un diffuso bisogno di cambiamento vero", mentre cinque anni di governo laburista e di Gordon Brown primo ministro". Per il Times, "l'economia tempo di cambiare sia la filosofia che lo stile di governo". Cameron, scrive il giornale, "ha dimostrato forza, maturità e carattere per condurre questo Paese verso un futuro più sano e forte", mentre i Lib-Dem di Clegg, che hanno "elettrizzato" la campagna elettorale, non hanno ancora una piattaforma seria per governare.




    Gran Bretagna: per le elezioni Times e Guardian abbandonano Brown - Politica - L'Unione Sarda
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 17:58

  7. #7
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Brown - vicino alla disfatta
    Penso dobbiamo augurarci innanzitutto che Brown finisca terzo. In tal caso, anche qualora Cameron dovesse vincere di un soffio l'alleanza tra conservatori e libdem sarebbe certa. In quest'ottica se Clegg toglie voti al Labour può farci anche piacere visto che difficilmente quegli stessi voti finirebbero ai tories.
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 17:34

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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Alla fine Cameron vincerà l'impresa sarà governare

    di Chris Patten*


    Non vorrei vantarmi, ma l’ultima volta che i conservatori hanno vinto un’elezione in Gran Bretagna è stato nel 1992, quand’era primo ministro John Major. E il presidente del partito che condusse quella vittoriosa campagna ero io.

    Vincemmo le elezioni, ma persi la mia battaglia per un seggio in Parlamento e fui mandato a Hong Kong come ultimo governatore britannico della colonia. Così non ero in patria quando i Tory, perdendo la determinazione a governare, a metà degli Anni 90 si divisero sul ruolo della Gran Bretagna in Europa. Come disse Churchill: il problema del suicidio politico è che poi passi il resto della vita a pentirtene.

    Sebbene avesse pilotato l’economia attraverso la recessione fino alla ripresa, nel 1997 Major perse contro Tony Blair, mettendo fine a 18 anni di governo conservatore e aprendo l’era laburista, che dopo 13 anni probabilmente finirà con l’elezione del 6 maggio. Blair ereditò una situazione economica forte e, per essere corretti, non la sprecò. Per esempio, con il suo ministro delle Finanze Gordon Brown si attenne ai piani di spesa pubblica dei suoi predecessori. Anzi, nei primi nove anni di governo laburista la percentuale di Pil investita in spesa pubblica fu più bassa rispetto allo stesso periodo Tory.

    Poi siamo caduti nella solita trappola britannica. Brown, diventato premier nel 2007, gonfiò spesa e indebitamento, così quando arrivò il crac globale la Gran Bretagna già soffriva di un disavanzo finanziario strutturale e di una bolla del credito. Il Paese era peggio preparato al disastro di quasi tutti gli altri. Come risultato, chiunque vincerà le elezioni dovrà fare il terribile lavoro di tagliare il deficit di bilancio - 12 per cento del Pil - e riportare l’economia sulla strada della ripresa sostenibile.

    I conservatori dovrebbero trionfare sotto la guida di un giovane leader, David Cameron, che li ha politicamente riportati in quel centro dove di solito si vincono le elezioni. Il Labour, sotto Brown, è impopolare, con l’economia in gravi difficoltà e la sensazione generale che il partito non abbia più idee. I liberal democratici sotto Nick Clegg sono saliti alle stelle, e potrebbero addirittura passare davanti al Labour nel voto popolare. Ma la struttura delle elezioni britanniche è tale che una loro vittoria è statisticamente quasi impossibile.

    Molto dipende dai dibattiti tv fra i tre candidati, che si tengono per la prima volta nella storia delle campagne elettorali britanniche, e hanno perciò dato un contributo altissimo alla crescita dei lib dem. Ogni leader è stato accuratamente preparato affinché evitasse quel tipo di gaffe che potrebbe costare l’elezione e finora nessuno si è dato la zappa sul piede.

    Se l’impresa di Clegg è quasi impossibile, quella di Cameron è molto più difficile di quanto non dovrebbe perché il sistema elettorale britannico è fortemente piegato a sfavore dei conservatori. Le zone più laburiste del Regno Unito - Galles, Scozia e l’Inghilterra urbana - sono sovrarappresentate. Nei collegi elettorali dove il Labour di solito è dominante, gli elettori sono meno, e i confini tra circoscrizioni tengono scarso conto degli spostamenti di popolazione. Perciò occorrono più voti per eleggere un deputato conservatore di quanti non ne occorrano per eleggerne uno laburista. Nell’ultima elezione, il Labour prese il 3 per cento in più dei Tory nel voto popolare, ma ottenne 150 seggi in più. La situazione oggi è leggermente più equa, ma Cameron per vincere deve pur sempre scalare una montagna. Io però penso che vincerà, anche perché il più efficace argomento elettorale oggi è: «Cambiamo!». Gli elettori tendono a sbarazzarsi dei governi una volta che le persone in carica hanno perso la loro qualità più preziosa: il beneficio del dubbio. E il labour oggi sembra proprio in quella situazione.

    Qualunque sia l’esito elettorale, il nuovo governo ha di fronte una sfida scoraggiante - che lo sarà ancora di più in caso di Parlamento senza maggioranza, che richiederà un governo di coalizione o di minoranza. Non si tratta solo delle dure misure da applicare per ridurre la spesa pubblica. Ben più preoccupante è il fatto che molti elettori sembrano nascondere la testa nella sabbia. Ma una volta passata questa fase elettorale, avranno una bella doccia fredda. Ovviamente io, conservatore tribale di tendenze moderate, voglio che vinca Cameron. E’ intelligente, corretto, forte. Credo che sarà un buon premier. Ma non invidio il suo lavoro. Occorreranno grandissime doti di leadership per convincere gli elettori che, per prevenire il declino nazionale, dobbiamo frenare i nostri appetiti per una crescente spesa pubblica. Le vecchie leggi dell’economia domestica sono sempre valide: non puoi spendere più di quanto guadagni - nemmeno nella cosiddetta new-economy del XXI secolo.

    Copyright Project Syndicate 2010

    *Ultimo governatore inglese di Hong Kong, ex commissario Ue per le relazioni esterne, attualmente rettore dell'Università di Oxford



    + Elezioni GB, terzo scontro televisivo



    Alla fine Cameron vincerà l'impresa sarà governare - LASTAMPA.it

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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Elezioni politiche inglesi: le star si schierano

    Laburisti, Conservatori e Liberal-Democratici: le celebrità britanniche scelgono per chi votare alle prossime elezioni




    Il cantante Gary Barlow con il
    candidato conservatore
    David Cameron



    Il prossimo 6 maggio i cittadini inglesi saranno chiamati ad eleggere il futuro Presidente del Consiglio. La sfida è tra Gordon Brown, premier uscente e leader dei Laburisti, e David Cameron, capo dell’attuale opposizione conservatrice. Tra i due sfidanti negli ultimi mesi si è però inserito un terzo incomodo, Nick Clegg, candidato del partito centrista dei Liberal-Democratici e possibile ago della bilancia della sfida. In pieno clima elettorale, molte celebs britanniche sono scese in campo, pronte a manifestare pubblicamente le loro intenzioni di voto.

    Pro Labour
    A scaldare gli animi ci ha pensato la scorsa settimana J.K.Rowling, amica personale di Gordon Brown, che già nel 2008 aveva donato 1,26 milioni di sterline al partito Laburista. Oggi la scrittrice è una delle donne più ricche d’Inghilterra, grazie al successo di Harry Potter, ma non ha dimenticato quando era una ragazza madre che viveva in ristrettezze economiche e venne aiutata dalla politica sociale del New Labour di Tony Blair. E in un editoriale del Times attacca duramente David Cameron: “Non è colpa sua se ha speso la giovinezza a Eton, così come non è mia essere cresciuta nella Wyedean Comprehensive: ma un aspirante Primo ministro dovrebbe essersi preso la briga di informarsi sulla vita di tutti i cittadini britannici, non solo di quelli che contano". Laburista convinta la cantante Lily Allen e non poteva essere altrimenti, visto che il leader conservatore qualche mese fa attaccò la sua musica, definendola inadatta ai minori e addirittura proibendola alla figlia di sei anni. Laburista anche David Tennant, che ha prestato la voce per uno spot elettorale di Brown. L’attore è poco conosciuto in Italia ma è famosissimo in Gran Bretagna per aver interpretato tre stagioni del serial cult della BBC “Doctor Who”, amatissimo dal pubblico inglese.

    Pro Tory
    Il partito conservatore invece può vantare il sostegno pubblico di Gary Barlow, che appoggia il progetto di Cameron di creare nelle scuole un “talent contest” sul modello di X-Factor per diffondere la musica tra i giovanissimi (e il vincitore della gara canterà proprio con il cantante dei Take That). Arruolata anche la veterana Joan Collins, storica supporter dei Tory, che ha dichiarato: “Voterò i conservatori perché penso che ai laburisti non importi nulla del popolo inglese”. Ritorno all’ovile invece per Sir Michael Caine, che dopo una parentesi pro-Blair voterà Cameron, conquistato soprattutto dalla proposta di istituire un servizio civile volontario per i sedicenni, allo scopo di arginare il problema delle gang giovanili.

    Pro Lib-Dem
    Sostenitori prestigiosi anche per il terzo partito di centro. Daniel Radcliffe, ad esempio, per le sue prime elezioni politiche si è schierato con i liberal-democratici: “Nick Clegg mi ha chiamato e abbiamo avuto una bella chiacchierata. Mi ha molto impressionato”, ha dichiarato l’interprete di Harry Potter, più che mai deciso a non seguire i consigli della Rowling. Lib-Dem convinto anche l’attore Colin Firth: “Come partito fuori dall’establishment sembrano in grado di rivoluzionare il sistema politico dalle fondamenta e di ascoltare la voce degli outsider”. E a sorpresa volta le spalle al partito laburista Noel Gallagher, storico supporter di Tony Blair negli anni ’90: “Se proprio dovessi votare oggi, sceglierei i liberal-democratici”, ha affermato il cantante degli Oasis.


    Elezioni politiche inglesi: le star si schierano
    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 18:14

  10. #10
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    Ultima modifica di Florian; 01-05-10 alle 19:16

 

 
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