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Discussione: Chi siamo?

  1. #1
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    Predefinito Chi siamo?

    La discussione che si è aperta nei post di sostegno al ticket repubblicano ha evidenziato che esiste una problema di identità. Ovvero a parte le simpatie, più o meno ampie, che credo ogni persona che scrive su questo forum abbia per il GOP - perlomeno per i valori che incarna (che poi riesca a rappresentarli realmente, è un altro discorso) - la questione è capire quanto americani siamo. Alcuni amici ritengono che sia ragionevole appoggiare gli Stati Uniti (e segnatamente la destra statunitense, of course) in quanto rappresentano lo Stato-guida della Civiltà occidentale, e l'unico effettivo baluardo contro i suoi nemici. Espressa in questi termini la posizione è ragionevole...ma a mio avviso non esiste realmente una Civiltà occidentale - oggi. Come ho scritto altrove mi sembra che ci siano quattro grandi macro-aree che, in varia misura, possono essere considerate eredi dell'originale Civiltà occidentale, che in definitiva è quella creata da Roma. Due di queste, quella anglosassone, e quella slava, sono dotate di uno Stato-guida, le altre due, quella europea-continentale e quella latino-americana no. Oggi, ed è una considerazione oggettiva, gli Stati Uniti sono egemoni in quasi tutte le aree del globo, ed in una certa misura garantiscono gli Stati europei il loro attuale, mediocre, benessere, associndoseli come partner "privilegiati" contro il resto del pianeta. Mantenendoli al contempo in una condizione di vassallaggio, giustificata certamente dagli eventi scaturiti dalla tragedia della seconda guerra mondiale. Ma gli Stati Uniti non sono portatori dell'Idea della Civiltà occidentale...esistono senza scopo, semplicemente col fine di preservare più a lungo possibile l'american way of life. E' legittimo, ma è quello che vogliamo anche noi? E' ciò che un europeo (di destra) si dovrebbe augurare? Secondo me no. Le nostre prese di posizioni personali, soprattutto sul forum, non hanno alcuna rilevanza sugli eventi politici, ma rivendico fortemente la mia identità europea - erede dell'Occidente - come altra rispetto a quella statunitense. Si può replicare tranquillamente che questa posizione non ha prospettiva politica. Ma non l'ha fintanto che un numero sufficiente di persone non prenderà coscienza che è saggio stare dalla propria parte, piuttosto che da quella altrui.

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  2. #2
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    Caro cavalierenero la tua prosa è piana, argomentata e dunque interessante. Tuttavia, mi viene da pensare, tante parole per dire ciò che la destra radicale da cinquant'anni a questa parte non smette di sognare: l'unità politica dell'Europa.

    Finora questi uomini di destra hanno sempre coperto le loro sconfitte politiche con l'immagine dell'americano, brutale e imperialista, che costringerebbe l'identità europea in alleanze innaturali e controproducenti per gli europei quali la NATO. Questa destra che ha avuto il sostegno anche di conservatori come De Gaulle alla fine non ha fatto altro che abbaiare alla luna, senza riuscire minimamente a mutare lo status quo.
    Il problema, infatti, non sono gli americani che "costringerebbero" i poveri europei al ruolo di vassalli, ma sono gli stessi europei ad abiurare alla sovranità scegliendosi il comodo ruolo di spettatori e scaricando l'intera responsabilità dell'Occidente sui ragazzotti americani, costretti a partire oggi sì e domani pure in paesi di cui nemmeno conoscono l'ubicazione geografica.
    Kissinger diceva di attendere sempre di conoscere il numero telefonico dell'Europa, e questo numero non l'hanno mai avuto a disposizione nè Reagan nè tantomeno George W. Bush.

    Adesso, venuto meno l'antiamericanismo soft degli Chirac e degli Schroeder, sembrerebbe che l'Europa sia maggiormente disponibile ad agire di concerto con gli USA. Tuttavia, se per quanto riguarda gli uomini di governo ciò può essere vero, se guardiamo all'umore popolare il discorso cambia drasticamente. I popoli europei non hanno nessuna intenzione di mettere a repentaglio la propria vita indossando una divisa che hanno lasciato, e con somma soddisfazione, più di cinquant'anni fa. L’Europa, per gli europei, è cultura, arte, terra natìa, ma in alcun modo soggetto politico. Cosicché l’astio della destra radicale verso il nemico americano è del tutto fuori luogo e andrebbe piuttosto indirizzato verso i tanti compatrioti che oggi quanto ieri alla grandeur militare preferiscono la domenica sportiva.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Caro cavalierenero la tua prosa è piana, argomentata e dunque interessante. Tuttavia, mi viene da pensare, tante parole per dire ciò che la destra radicale da cinquant'anni a questa parte non smette di sognare: l'unità politica dell'Europa.

    Finora questi uomini di destra hanno sempre coperto le loro sconfitte politiche con l'immagine dell'americano, brutale e imperialista, che costringerebbe l'identità europea in alleanze innaturali e controproducenti per gli europei quali la NATO. Questa destra che ha avuto il sostegno anche di conservatori come De Gaulle alla fine non ha fatto altro che abbaiare alla luna, senza riuscire minimamente a mutare lo status quo.
    Il problema, infatti, non sono gli americani che "costringerebbero" i poveri europei al ruolo di vassalli, ma sono gli stessi europei ad abiurare alla sovranità scegliendosi il comodo ruolo di spettatori e scaricando l'intera responsabilità dell'Occidente sui ragazzotti americani, costretti a partire oggi sì e domani pure in paesi di cui nemmeno conoscono l'ubicazione geografica.
    Kissinger diceva di attendere sempre di conoscere il numero telefonico dell'Europa, e questo numero non l'hanno mai avuto a disposizione nè Reagan nè tantomeno George W. Bush.

    Adesso, venuto meno l'antiamericanismo soft degli Chirac e degli Schroeder, sembrerebbe che l'Europa sia maggiormente disponibile ad agire di concerto con gli USA. Tuttavia, se per quanto riguarda gli uomini di governo ciò può essere vero, se guardiamo all'umore popolare il discorso cambia drasticamente. I popoli europei non hanno nessuna intenzione di mettere a repentaglio la propria vita indossando una divisa che hanno lasciato, e con somma soddisfazione, più di cinquant'anni fa. L’Europa, per gli europei, è cultura, arte, terra natìa, ma in alcun modo soggetto politico. Cosicché l’astio della destra radicale verso il nemico americano è del tutto fuori luogo e andrebbe piuttosto indirizzato verso i tanti compatrioti che oggi quanto ieri alla grandeur militare preferiscono la domenica sportiva.
    Grazie Florian, anche i tuoi argomenti sono molto consistenti, ed è sempre piacevole leggerti. Vorrei dire che desiderare..."sognare" la realizzazione di un'idea (o meglio l'inizio della realizzazione, perchè l'unità politica europea sarebbe solo propedeutica alla missione europea) senza che questa si sia ancora realizzata, dopo così tanti anni, non vuol dire che si debba rinunciare. Sicuramente la responsabilità di questo fallimento è da imputare alle stesse classi dirigenti europee, che - hai ragione - sono volutamente clienti degli USA. Non mi sono mai posto la questione se alcune mie idee rieccheggino quelle della destra radicale, personalmente ritengo di appartenere ad una corrente talmente minoritaria da non avere neppure un nome, cmq non ho nulla contro gli Stati Uniti, per se stessi. Ritengo molto sciocco essere contro, a me interesse essere pro. Le contingenze storiche creano naturalmente divergenze d'interessi, senza per questo dover scadere nella retorica del nemico brutto&cattivo. Ancora hai ragione quando scrivi che i governi europei si premurano - sempre e comunque - dal rischiare il sangue delle loro popolazioni imbelli, ma dunque bisogna considerare eterna questa situazione, e non auspicare che muti? Proprio perchè come giustamente scrivi, prima di rivolgere le nostre energie verso soggetti esterni, dobbiamo riformare noi stessi, penso che si debba tenere come stella polare l'obiettivo dell'unità dell'Europa carolingia. Altrimenti sarebbe più produttivo chiedere l'ammissione come nuovi Stati degli USA.

 

 

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