Castelvolturno, rivolta degli immigrati
dopo la strage di camorra
Vetrine rotte e auto in mezzo alla strada: «Non siamo trafficanti di droga, questo è razzismo»
Il luogo della strage (Epa) CASTELVOLTURNO (Caserta) - Sale la rabbia a Castelvolturno (Caserta) dopo la strage di camorra di giovedì sera (sei extracomunitari uccisi, oltre al titolare italiano di una sala giochi): alcuni immigrati, bastoni in mano, hanno frantumato le vetrine di alcuni negozi e rivoltato auto in mezzo alla strada, distruggendo vetri di altre vetture ferme. Il tutto davanti al luogo dove sono stati uccisi i sei stranieri.
FALSITA' - «Vogliamo giustizia - urlano - non è vero che i nostri amici ammazzati spacciavano droga o erano camorristi. Sono state dette tutte cose false». Sul posto sono presenti le forze dell'ordine ed è arrivato anche il sindaco di Castelvolturno (Caserta), Francesco Nuzzo, che sta cercando di convincere gli immigrati a porre fine alla protesta. Gli extracomunitari, soprattutto africani, continuano a puntare il dito contro chi li accusa di spacciare droga. «Noi siamo persone perbene, non è giusto che ogni volta che si parla di droga - dicono - siamo noi i colpevoli e questo solo perché è nero il colore della nostra pelle. Questo è razzismo». Nel gruppo che protesta ci sono anche diverse donne con i bambini.
REAZIONI - Ma la strage è al centro dei discorsi di tutti gli abitanti. Davanti ai bar di piazza Annunziata, gli anziani i Casalesi neanche li vogliono chiamare per nome. «Meglio non nominarli nemmeno». «Qui abbiamo paura, paura di essere ammazzati anche davanti a un bar - racconta uno - qui, quando si parla di camorra, è bene farlo a bassa voce». «Non si può avviare nessuna attività se prima non si paga il clan» racconta un altro. In molti se la prendono con lo Stato: «Ma lei questo lo definisce un paese normale? È normale che ci siano 18 morti in pochi mesi su neanche 20 mila abitanti? Lo Stato ci ha abbandonato, non c'è volontà di risolvere il problema e noi siamo ormai morti che camminiamo». Un altro commento: «Non serve l'esercito né le forze dell'ordine - dice - servono le leggi, lo Stato, serve qualcuno che cancelli tutta questa omertà. Qui la gente non parla perché ha troppa paura di morire»
19 settembre 2008
http://www.corriere.it/cronache/08_s...4f02aabc.shtml




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