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Risultati da 111 a 118 di 118

Discussione: Fine Del Capitalismo

  1. #111
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonid Visualizza Messaggio
    Gonfiando il debito
    Il debito USA è già stratosferico ed è già stato gonfiato negli anni passati a livelli esorbitanti.
    D'altra parte negli ultimi anni il tasso d'interesse americano è in continuo calo il che smorza enormemente tale aumento, ma favorisce l'inflazione: il che per altro indicherebbe anche che le ultime bolle e crisi, più che a debolezze del capitalismo, sono dovute ad un grosso surplus di liquidità che è stato immesso sul mercato americano.
    Comunque finchè Cina e altri paesi, attraverso i fondi sovrani, sosterranno il debito americano, la situazione non diventerà problematica; e oggi, tutti i paesi che hanno un'economia industriale avanzata sono interessati a sostenere i consumi americani

  2. #112
    SatanFascista
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    Citazione Originariamente Scritto da Gen. Bava Visualizza Messaggio
    Quel che mi lascia perplesso non è tanto la pretesa "fine del capitalismo" (si può argomentare, per quanto sinora abbia letto argomenti piuttosto deboli), quanto piuttosto l'attendismo fideistico e messianico che molti sembrano provare verso tale evento.
    Purtroppo l'analisi è realista , se manca un forte partito e una forte ideologia le crisi non servono a nulla , gli USA vissero negli anni '30 una fortissima crisi ma rimasero una democrazia liberale sostanzialmente non tanto diversa da quella pre-'29 , perchè non esistevano forti partiti anti-sistema...
    al contrario la crisi del '17 in Russia venne sapientemente sfruttata dai comunisti per conquistare il potere e plasmare lo stato secondo la loro ideologia.
    Oggi in Italia non esistono partiti anti-sistema se non all'acqua di rose come la Lega Nord , non esistono partiti d'estrema destra o sinistra , arrivasse davvero una crisi globale non cambierebbe nulla , si tirerebbe a campare ognuno cercando di sopravvivere ma non ne nascerebbe una nuova Italia fascista , per esempio...

    i "treni delle crisi" cosi come ci si salta su possono anche esser persi...

  3. #113
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    Non ti è passato per la mente che invece siamo di fronte ad una "privatizzazione" dello stato?
    In USA non si è nazionalizzato un bel niente, ma il governo è intervenuto con ingenti fondi per ripianare le perdite di alcune società. Con ciò non ha certo acquisito un controllo diretto su di esse, nè si sogna minimamente di entrare direttamente nelle scelte economico-finanziarie dei suddetti enti.
    di fatto lo stato si è comportato da grosso serbatoio di denaro (pubblico) a cui attingere in maniera pressochè irresponsabile e a costi ridottissimi.
    Ovvero l'intervento statale, lungi dal significare la fine del liberismo, che per inciso niente a a che vedere col capitalismo, è stato fondamentale per la sua continuazione dimostrando che tale sistema può ancora contare su un certo margine di liquidità "nascosto"
    guarda, per la mente mi saltano su tante cose e non sempre sono riferibili...

    tu ragioni per categorie, quando ti fa comodo e, quando invece, no, ragioni per astrazioni...

    rileggiti i miei passaggi precedenti... e, magari attieniti a quelli per le ossevazioni critiche...

    non c'ho voglia di correre dietro ai tuoi zig-zag...

  4. #114
    antonio massmo
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    Predefinito Coma Il Modello Liberista

    Coma Il Modello Liberista




    Con la montagna di miliardi di dollari (settecento, mille, e tanti altri se serviranno) messi sul tavolo dal governo degli Stati Uniti per fronteggiare una crisi di sistema, e non solo finanziaria, stiamo assistendo alle più grandi nazionalizzazioni della storia. Nell'America dove la parola mercato rappresenta il cuore della fede di una religione civile, lo Stato, con i suoi diversi strumenti di intervento, torna prepotentemente alla guida dell'economia e se così sono state salvate banche, colossi dei mutui (Fannie Mae e Freddie Mac), la prima compagnia di assicurazioni del mondo (Aig), è facile prevedere che in un prossimo giro sarà il Congresso a dare ossigeno ai giganti dell'auto, come la Gm, ormai sull'orlo del fallimento. Il capitale pubblico, dunque, è impegnato in dosi massicce, come in una guerra, di fronte al crac di un mercato dove prima dei bilanci delle società sono saltati tutti i livelli di regolamentazione, come se nel nuovo millennio il capitalismo avesse scoperto il suo volto da Far West. E a chi si straccia le vesti, come il senatore repubblicano Jim Bunning che denuncia la «la nascita del socialismo negli Usa», è facile rispondere che questo mercato dominato da banchieri potenti e truffatori e da autorità di controllo (la Fed e la Sec) almeno imbelli, se non complici, non può essere considerato un modello di sviluppo, di crescita e di libera concorrenza. Torna lo Stato in America, e torna lo Stato in Europa.


    La sua voce è forte ovunque: in Francia dove Nicolas Sarkozy salva la Société Générale, in Inghilterra dove si nazionalizzano istituti di credito in default, in Germania dove il Parlamento scolpisce una legge statale che impedisce l'aggressione dei fondi sovrani alle industrie considerate strategiche nel paese. E perfino nella nostra Italietta, dove invece dei templi della finanza, l'intervento dello Stato si è concentrato negli ultimi mesi nel tentativo di salvare aziende destinate al fallimento (Alitalia) o alla cessione a nuovi padroni stranieri (Telecom). Ma siamo sicuri che uno Stato così interventista in economia - un giro della Storia dei paesi occidentali così marcato - sia riconducibile soltanto alla crisi economica e agli effetti a catena in un mondo in recessione? Personalmente non ci crediamo. Pensiamo che, al netto di inutili dispute ideologiche, il ritorno della mano pubblica nelle sue diverse espressioni sia un fenomeno innanzitutto politico. E non tanto perché sono politiche le decisioni che stanno determinando un planetario giro di boa, quanto per il fatto che con la «tempesta perfetta», una crisi che dura già da più di un anno e che diventa ogni giorno più pesante per ogni cittadino, è arrivata al capolinea l'onda lunga del liberismo, quello maturato nel segno del tandem Margaret Thatcher-Ronald Reagan, che ha dominato il mondo capitalista negli ultimi trent'anni. Non a caso le nuove dottrine politiche elaborate nell'universo dei pensatoi conservatori anglosassoni sono unanimi nel ritenere ormai indispensabile una correzione sostanziale del rapporto tra Stato, economia e mercato. Un esempio



    significativo arriva in queste settimane: se seguite l'avanzata militare di David Cameron in Inghilterra, vi accorgete che il giovane erede della Thatcher si prepara a diventare l'astro nascente dei conservatori europei in totale discontinuità con la politica antistatalista della lady di ferro. Tutti i governi di centrodestra che oggi hanno in mano il timone dei principali paesi europei sono alla ricerca di una strada virtuosa che, senza scivolare nelle barricate del protezionismo, restituisca allo Stato la sua centralità. E la stessa Europa, che continua a balbettare come un bambino in fasce che ha paura di crescere, può trovare una sua ragione di essere, una nuova e solida identità, proprio in quelle politiche di interventi pubblici comunitari che sono ormai indispensabili. Anche per aiutare il Vecchio Continente a uscire dalla trappola della sua dipendenza energetica e quindi da un imbuto che ne segna, in modo negativo, la crescita. Il ritorno dello Stato, di una politica che abbia sempre come orizzonte gli interessi generali, è una grande opportunità anche per l'Italia. In fondo, la discesa in campo del Tesoro americano, con tutta la sua forza e la sua responsabilità, ricorda molto da vicino ciò che è stato nel nostro Paese l'Iri del suo fondatore, Alberto Beneduce, un socialista anarcoide che collaborò da protagonista prima con i liberali di Nitti, poi con Mussolini e infine con De Gasperi. E lo fece sempre sentendosi investito di una grande missione, non da un'ideologia: servire l'Italia e gli italiani.

  5. #115
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    Citazione Originariamente Scritto da neo-peronista Visualizza Messaggio
    il comunismo è morto nel 91,e gli ultimi rimasugli moriranno a breve,il capitalismo sta iniziando a morirel giustizialismo è il futuro,difatti ciò che sta succedendo oggi in america è esattamente ciò che fece peron negli anni 40/50 o il duce negli anni 30,il terzerismo7giustizialismo prenderà il sopravvento prima o dopo!
    non sono molto d'accordo sulle semplificazioni che fai...

    e nemmeno molto sull'ottimismo che ti pervade...

    come ho ripetuto più volte in questa discussione, io mi attesto sulla evidenza che il capitalismo liberista è fallito...

    le esperienze del passato: dal keynesismo, al fascismo, al peronismo, tutte molto positive, a parer mio, valgono, però, allora per allora o, al massimo, come pietra di paragone: qui gli scenari che si chiudono e che, auspicabilmente, si aprono sono tutti da verificare...

  6. #116
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    Citazione Originariamente Scritto da miro renzaglia Visualizza Messaggio

    come ho ripetuto più volte in questa discussione, io mi attesto sulla evidenza che il capitalismo liberista è fallito...

    ..

    Ce ne si sarebbe dovuti accorgere oltre 20 anni fa, quando in una fase di monetarizzazione (o dollarizzazione) e liberismo selvaggio in due paesi come il Cile e l'Argentina, dopo gli entusiasmi procurati dagli insegnamenti di Friedman, messi in atto dai Chicago Boys da un lato e da Martinez de Hoz dall'altro, alle prime avvisaglie di crisi globale (vedi il crollo del prezzo del rame in Cile), i governi furono costretti a rilevare le banche e ad indebitarsi sempre più con l'FMI.La differenza dove sta???Che gli Stati Uniti i loro debiti non li pagano e che le grandi compagnie affermatesi con il sistema neo-liberista possono contare del supporto statale, che piaccia o meno agli elettori di metter le mani in tasca...Più che un fallimento un rafforzamento...

  7. #117
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    Citazione Originariamente Scritto da ulver81 Visualizza Messaggio
    Ce ne si sarebbe dovuti accorgere oltre 20 anni fa, quando in una fase di monetarizzazione (o dollarizzazione) e liberismo selvaggio in due paesi come il Cile e l'Argentina, dopo gli entusiasmi procurati dagli insegnamenti di Friedman, messi in atto dai Chicago Boys da un lato e da Martinez de Hoz dall'altro, alle prime avvisaglie di crisi globale (vedi il crollo del prezzo del rame in Cile), i governi furono costretti a rilevare le banche e ad indebitarsi sempre più con l'FMI.La differenza dove sta???Che gli Stati Uniti i loro debiti non li pagano e che le grandi compagnie affermatesi con il sistema neo-liberista possono contare del supporto statale, che piaccia o meno agli elettori di metter le mani in tasca...Più che un fallimento un rafforzamento...
    stai semplicemente confondendo i piani:

    io parlo di fallimento del modello capitalista-liberista, mentre tu parli di rafforzamento delle entità che prima erano capital-liberiste e adesso, obtorto collo, si sono convertite ad altro (non meglio specificabile...) modello...

    è chiaro che il salvataggio delle banche operato dalla Fed sia la soluzione, i cui esiti peraltro sono tutti da verificare, ad una situazione altrimenti senza uscita...

    ma è altrettanto chiaro che la strada imboccata sia la fine del capitalismo come l'america l'ha praticato e propagandato fino ad oggi, ovvero, in termini estremamente sintetici: fuori lo stato dall'economia...

    mi sembra che la formula non sia più enunciabile...

    tutto qui...

  8. #118
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    Citazione Originariamente Scritto da miro renzaglia Visualizza Messaggio
    stai semplicemente confondendo i piani:

    io parlo di fallimento del modello capitalista-liberista, mentre tu parli di rafforzamento delle entità che prima erano capital-liberiste e adesso, obtorto collo, si sono convertite ad altro (non meglio specificabile...) modello...

    è chiaro che il salvataggio delle banche operato dalla Fed sia la soluzione, i cui esiti peraltro sono tutti da verificare, ad una situazione altrimenti senza uscita...

    ma è altrettanto chiaro che la strada imboccata sia la fine del capitalismo come l'america l'ha praticato e propagandato fino ad oggi, ovvero, in termini estremamente sintetici: fuori lo stato dall'economia...

    mi sembra che la formula non sia più enunciabile...

    tutto qui...
    Tale strategia è stata sempre pianificata (proprio rispolverando Keynes, che non parla di nazionalizzazione specificatamente ma di interventi).Non confondiamo il piano finanziario con quello ad esempio della grande industria (che sempre al meccanismo del capitale appartiene).Per farti un esempio in parole povere: il Giappone produce macchine di qualità; gli americani temono la concorrenza e puntano ai dazi, ma se la General Motors va a puttane o la si delocalizza per esempio in Cina (sistema fondato sul dirigismo e dunque sulle joint ventures) o la si lascia crepare (dai un'occhiata alla Detroit di oggi rispetto a quella degli anni d'oro).Nel caso degli imperi finanziari invece (parte integrante del sistema "stato" americano anche da un punto di vista decisionale) si è intervenuti senza riserve.Ovvio che se i comparti energetici, militari e finanziari di una grande potenza sono a rischio, li si deve soccorrere e deve intervenire la macchina statale.Stato e sistema finanziario (non economia in senso generico, sia ben chiaro) sono un tutt'uno nel sistema Usa.

 

 
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