
Originariamente Scritto da
tolomeo
D'Alema il sempre sovietico che antipatizza per Israele
(Il Foglio del 19 settembre)
Nei suoi due anni alla Farnesina, Massimo D’Alema ha fatto di tutto per dimostrarsi quantomeno “non simpatizzante” di Israele, anche quando ha lavorato –con apprezzamento del governo di Gerusalemme, va riconosciuto- per una forte presenza italiana nella soluzione –molto temporanea- della guerra del 2006. Ma le sue strampalate idee su Hezbollah che non potrebbe essere liquidato come movimento terrorista perché ha consenso di massa e deputati (specchio di una sua ben misera e datata analisi del terrorismo islamico) e le sue aperture tattiche ad Hamas avevano chiarito antipatiche radici che ieri –in un convegno dell’Aspen Institute- sono state di evidenza plateale. Là dove Franco Frattini ha parlato a lungo di Israele come “parte” dell’Occidente e ha proposto all’Europa di considerarlo “partner strategico”, come lo considera il governo Berlusconi, D’Alema ha parlato d’altro. La “parte” per cui batte il cuore di D’Alema –ovviamente in una prospettiva di pace- non è quella israeliana, ma quella palestinese. L’ottica è rovesciata, opposta, anche se comune è l’auspicio di un accordo duraturo sulla scia di Annapolis. Frattini guarda all’accordo certo che le comuni radici di civiltà portino l’Italia a stare ben impiantata a Gerusalemme, D’Alema, invece è sempre con i piedi a Ramallah. Posizione lecita –comune e molti leader europei- ma che nel caso di D’Alema, non può non evocare una ininterrotta e poco gradevole continuità con analisi e strategie mediorientali dell’Urss nella fase post staliniana.
http://www.carlopanella.it/web/dett-art.asp?ID=87