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Discussione: Addio concorrenza

  1. #1
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Addio concorrenza

    La crisi internazionale ha l'effetto di distruggere quel poco di consenso (fragilissimo) che si era potuto mettere insieme, per lo meno a livello di élites, sulla necessità di maggiori liberalizzazioni.

    In tempi di crisi finanziaria internazionale i fautori del libero mercato e della concorrenza si trovano inevitabilmente sulla difensiva. La crisi rilancia con forza le posizioni di coloro che chiedono "più Stato", più intervento pubblico e più regolazione statale. Il rischio più grave che si corre è che la crescita generalizzata di intervento statale porti con sé una altrettanto generalizzata spinta al protezionismo. Se questo accade la crisi finanziaria si avvita e finisce per avere effetti catastrofici sull'economia reale. Dopo di che, si salvi chi può.

    Nel caso italiano la crisi internazionale in atto sembra avere l'effetto di distruggere anche quel poco di consenso (fragilissimo, mai davvero sostenuto dagli orientamenti culturali profondi del Paese) che si era potuto mettere insieme, per lo meno a livello di élites, negli anni passati, sulla necessità di maggiori liberalizzazioni e di maggiore concorrenza.

    In un Paese a forte tradizione statalista come il nostro, anche gli esperimenti detti di "federalismo" hanno finito per irrobustire l'intervento pubblico e le politiche anticoncorrenza. Abbiamo oggi un sistema nel quale alle tradizionali propensioni interventiste del "centro" (dello Stato centrale) abbiamo sommato un vorace statalismo decentrato, "municipale". Si veda, per esempio, con quanta tenacia, a sinistra prima e a destra oggi, viene contrastata ogni ipotesi di vera liberalizzazione dei servizi locali.

    In questo frangente, fa benissimo l’Istituto Bruno Leoni, un Istituto che si è consacrato alla missione di diffondere analisi e studi rigorosi ispirati ai principi del liberalismo economico, a tenere alzata, sperando in tempi migliori, la bandiera del libero mercato e l’idea che solo con più concorrenza, meno Stato e più libertà di intraprendere si possano curare i mail del Paese.

    Liberare l'Italia è l'ultimo rapporto dell'Istituto Leoni. Le proposte ivi contenute dovrebbero (ma, temo, non lo saranno) essere prese in seria considerazione dal governo. Vi si propone un tentativo in controtendenza (più mercato e meno Stato) di fuori uscita della crisi. Condivido, oltre che la filosofia a cui il rapporto si ispira, anche le diverse proposte avanzate. Ne cito una per tutte: il suggerimento di rivoluzionare il rapporto fra lo Stato e il Mezzogiorno. Si tratterebbe di abolire ogni forma di sostegno pubblico alle imprese del Mezzogiorno, attribuendogli, come contropartita, lo status di no tax area: nessuna tassa per un certo numero di anni in cambio dell'abolizione dei tradizionali interventi assistenziali. Se mai una ricetta del genere venisse adottata (superando anche un possibile veto dell'Europa) gli effetti positivi, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, potrebbero manifestarsi anche in tempi molto rapidi.

    Si sa che il ministro dell'economia Giulio Tremonti è impegnato in una politica di segno opposto a quella auspicata dall'Istituto Bruno Leoni. Tremonti punta su politiche keynesiane di sostegno all'economia. Ma la condizione in cui storicamente versa il Mezzogiorno dovrebbe spingere un uomo del suo ingegno e delle sue capacità a non disdegnare a priori un'idea che, se applicata, potrebbe cambiare davvero il corso della storia del Sud e, per conseguenza, dell'Italia nel suo insieme.

    Da Il Corriere della Sera Magazine, 25 settembre 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7102

  2. #2
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbott Visualizza Messaggio
    La crisi internazionale ha l'effetto di distruggere quel poco di consenso (fragilissimo) che si era potuto mettere insieme, per lo meno a livello di élites, sulla necessità di maggiori liberalizzazioni.

    In tempi di crisi finanziaria internazionale i fautori del libero mercato e della concorrenza si trovano inevitabilmente sulla difensiva. La crisi rilancia con forza le posizioni di coloro che chiedono "più Stato", più intervento pubblico e più regolazione statale. Il rischio più grave che si corre è che la crescita generalizzata di intervento statale porti con sé una altrettanto generalizzata spinta al protezionismo. Se questo accade la crisi finanziaria si avvita e finisce per avere effetti catastrofici sull'economia reale. Dopo di che, si salvi chi può.

    Nel caso italiano la crisi internazionale in atto sembra avere l'effetto di distruggere anche quel poco di consenso (fragilissimo, mai davvero sostenuto dagli orientamenti culturali profondi del Paese) che si era potuto mettere insieme, per lo meno a livello di élites, negli anni passati, sulla necessità di maggiori liberalizzazioni e di maggiore concorrenza.

    In un Paese a forte tradizione statalista come il nostro, anche gli esperimenti detti di "federalismo" hanno finito per irrobustire l'intervento pubblico e le politiche anticoncorrenza. Abbiamo oggi un sistema nel quale alle tradizionali propensioni interventiste del "centro" (dello Stato centrale) abbiamo sommato un vorace statalismo decentrato, "municipale". Si veda, per esempio, con quanta tenacia, a sinistra prima e a destra oggi, viene contrastata ogni ipotesi di vera liberalizzazione dei servizi locali.

    In questo frangente, fa benissimo l’Istituto Bruno Leoni, un Istituto che si è consacrato alla missione di diffondere analisi e studi rigorosi ispirati ai principi del liberalismo economico, a tenere alzata, sperando in tempi migliori, la bandiera del libero mercato e l’idea che solo con più concorrenza, meno Stato e più libertà di intraprendere si possano curare i mail del Paese.

    Liberare l'Italia è l'ultimo rapporto dell'Istituto Leoni. Le proposte ivi contenute dovrebbero (ma, temo, non lo saranno) essere prese in seria considerazione dal governo. Vi si propone un tentativo in controtendenza (più mercato e meno Stato) di fuori uscita della crisi. Condivido, oltre che la filosofia a cui il rapporto si ispira, anche le diverse proposte avanzate. Ne cito una per tutte: il suggerimento di rivoluzionare il rapporto fra lo Stato e il Mezzogiorno. Si tratterebbe di abolire ogni forma di sostegno pubblico alle imprese del Mezzogiorno, attribuendogli, come contropartita, lo status di no tax area: nessuna tassa per un certo numero di anni in cambio dell'abolizione dei tradizionali interventi assistenziali. Se mai una ricetta del genere venisse adottata (superando anche un possibile veto dell'Europa) gli effetti positivi, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, potrebbero manifestarsi anche in tempi molto rapidi.

    Si sa che il ministro dell'economia Giulio Tremonti è impegnato in una politica di segno opposto a quella auspicata dall'Istituto Bruno Leoni. Tremonti punta su politiche keynesiane di sostegno all'economia. Ma la condizione in cui storicamente versa il Mezzogiorno dovrebbe spingere un uomo del suo ingegno e delle sue capacità a non disdegnare a priori un'idea che, se applicata, potrebbe cambiare davvero il corso della storia del Sud e, per conseguenza, dell'Italia nel suo insieme.

    Da Il Corriere della Sera Magazine, 25 settembre 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7102


    Un semplice appunto da parte di chi è digiuno di economia ..ma non di buonsenso..
    La parte che lo stato non esige..m'immagino che non rimanga senza pretendenti....son sicuro che le mafie avrebbero di che gioire..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  3. #3
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    Leggo sempre gli editoriali di Panebianco sul corriere magazine e non l'ho mai visto così liberista

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da (Controcorrente Visualizza Messaggio
    Leggo sempre gli editoriali di Panebianco sul corriere magazine e non l'ho mai visto così liberista
    difatti gli unici due giornalisti interessanti da leggere sul CorSera sono lui ed Ostellino.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbott Visualizza Messaggio
    difatti gli unici due giornalisti interessanti da leggere sul CorSera sono lui ed Ostellino.
    sempre presi di mira da quel giustizialista e mai garantista di Travaglio ... lui non sarà di sinistra, ma non sa dove stia di casa il liberalismo. Non ho mai sentito dire una cosa liberale a travaglio, solo il velino della magistatura...mai una parola ocntro i dipendenti pubblici, solo contro gli evasori del nord!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Un semplice appunto da parte di chi è digiuno di economia ..ma non di buonsenso..
    La parte che lo stato non esige..m'immagino che non rimanga senza pretendenti....son sicuro che le mafie avrebbero di che gioire..
    caxxate, la mafia già oggi non paga le tasse è una misura per attirare la nascita di nuove imprese. Che poi sia insufficente lo sappiamo tutti, visto l'humus culturale di quella zona....ma è UNA misura, non LA misura

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Un semplice appunto da parte di chi è digiuno di economia ..ma non di buonsenso..
    La parte che lo stato non esige..m'immagino che non rimanga senza pretendenti....son sicuro che le mafie avrebbero di che gioire..
    Perche' secondo te oggi la mafia, quando chiede il pizzo, si fa prendere da compassione per le alte tasse che le sue vittime devono pagare ?
    mah.

  8. #8
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Rochefoucauld Visualizza Messaggio
    caxxate, la mafia già oggi non paga le tasse è una misura per attirare la nascita di nuove imprese. Che poi sia insufficente lo sappiamo tutti, visto l'humus culturale di quella zona....ma è UNA misura, non LA misura
    Volevo dire che la mafia aumenterebbe il pizzo..se sapesse l'imprenditore meno tassato..
    In parole povere la mafia si pretenderebbe anche la parte dello stato..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Perche' secondo te oggi la mafia, quando chiede il pizzo, si fa prendere da compassione per le alte tasse che le sue vittime devono pagare ?
    mah.
    I mafiosi saranno cattivi ma non credo siano imbecilli..e se l'imprenditore non ha soldi non credo che siano insistenti più di tanto..
    ammettendo che la loro intelligenza sia quella dei pastori..sanno che le pecore si tosano per la lana che hanno non per quella che si vorrebbe avere..
    Oppure li faccio troppo intelligenti ?..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Volevo dire che la mafia aumenterebbe il pizzo..se sapesse l'imprenditore meno tassato..
    In parole povere la mafia si pretenderebbe anche la parte dello stato..
    Si applicherebbe solo alle nuove imprese, non a quelle già esistenti. E quindi è difficile chiedere il pizzo "aggiuntivo" a chi non ha ancora prodotto utile

 

 
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