E' giunto in piazza della Bocca della Verita' a Roma il corteo dell'opposizione di sinistra contro il Governo Berlusconi e la Confindustria. Il lungo serpentone di bandiere rosse ha sfilato per il centro della Capitale con partenza piazza Esedra. "Siamo 300mila", hanno annunciato gli organizzatori dal palco, mentre secondo indiscrezioni le Forze dell'ordine fornirebbero un dato di presenze intorno alle 100mila. Sul palco, mentre risuonano le note di 'Bandiera rossa' e di canzoni partigiane, sono presenti i leader delle formazioni che hanno dato vita alla manifestazione: il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero; quello del Pdci, Oliviero Diliberto e i leader dei Verdi, Grazia Francescato, e di Sinistra democratica, Claudio Fava.
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Non è bastata la disfatta elettorale delle ultime Elezioni Politiche: la sinistra comunista e radicale torna unita, in piazza, con le bandiere e le sigle di partitucoli ormai ridotti ai minimi termini, extraparlamentari, senza alcun peso reale.
Tornano le magliette del Che, i Soli che ridono, le Falci e i Martelli.
Simboli ormai desueti, condannati dalla Storia, archiviati dal popolo italiano con democratiche elezioni.
Costoro, che vorrebbero rappresentare gli operai, i lavoratori, gli immigrati, i pensionati, sono ridotti ad un misero ed insignificante 3%. Nonostante il recente disastro, hanno il coraggio di ribadire una unità che si è rivelata catastrofica da tutti i punti di vista, e di insistere con slogan antiquati, sorpassati, del tutto inefficaci.
Oggi si sono presentati in 100.000, una minoranza che non fa rumore, non fa notizia, non certo perchè i mezzi di informazione sono schierati, bensì per l'intrinseca irrelavanza di progetti che sono ormai falliti.
Cosa ci fanno ancora Ferrero, Grazia Francescato, Diliberto, Pecoraro, Bertinotti, Fava, incarnazioni della storica sconfitta della sinistra, leaders incapaci e inconcludenti?
Comunisti, ecologisti, radical-chic e quant'altri rappresentano l' "Italia del NO", una Italia cacciata giustamente dal Parlamento, polverizzata dai cittadini.
Per loro il tempo è finito, il treno della Storia è passato da un pezzo.
Addio, non ci mancherete, e non saranno certo queste piccole e scarse manifestazioni a cambiare il giudizio su di voi.
Ora è il tempo dell'Italia del "SI'", del fare, dell'azione dinamica.







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