
Originariamente Scritto da
Muntzer
OMNIA SUNT COMMUNIA
Diliberto su Rinascita, «riunificare i comunisti per battere l'involuzione autoritaria»
L'intervista completa al segretario domani sul settimanale in edicola

Un'anticipazione dell'intervista al segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, che troverete in versione integrale col settimanale Rinascita in uscita
Puoi fare innanzitutto il punto sul processo di riunificazione con il Prc?
La nostra posizione è nota. Abbiamo tenuto un congresso su questo che ha visto una larghissima maggioranza dei nostri compagni approvare la linea della riunificazione dei due partiti comunisti. Questa riunificazione potenzialmente è in grado anche di suscitare un effetto attrattivo verso tantissime compagne e compagni che nel corso degli ultimi 17 anni, dal 1991 a oggi, di scissione in scissione hanno abbandonato l’uno e l’altro partito. E contemporaneamente può rappresentare uno straordinario punto di riferimento per le nuove generazioni che positivamente stanno tornando in piazza a lottare, penso al movimento degli studenti e alle occupazioni, e che hanno bisogno di uno sbocco politico.
Un partito riunificato sotto le insegne comuniste può rappresentare un punto di riferimento per queste lotte, senza alcuna pretesa né egemonica né tanto meno di guida, ma come sponda politica. I nostri giovani sono già parte integrante di questi movimenti e noi riteniamo che il processo di riunificazione con il Prc possa potenziare questa lotta. D’altro canto vi è un’urgenza dettata dalle cose. In Italia si sta verificando un processo di involuzione autoritaria che è molto preoccupante. Le voci dissonanti sono davvero poche. E allora quelle poche devono riunificarsi.
Per descrivere quella che tu definisci una “involuzione autoritaria”, qualcuno usa il termine “regime”. Pensi che sia una definizione corretta?
Io non so se si debba parlare di regime nel senso tradizionale, ma che ci sia un’involuzione dal punto di vista della dialettica democratica questo è sicuro. Sommariamente voglio ricordare gli elementi di questo processo.
Primo. Il parlamento è stato completamente svuotato. È il governo che sta determinando interamente il processo legislativo. Si sta andando avanti approvando decreti, cioè provvedimenti approvati dal consiglio dei ministri, quasi sempre tra l’altro con il voto di fiducia. Già il Parlamento per come è composto (per nomine e non per elezione) e con una legge elettorale capestro non rappresenta il paese. Ma in più, ancorché mutilato, il parlamento è svuotato di ruolo.
Secondo. I processi di ristrutturazione della giustizia vanno nella direzione di un tentativo di vassallaggio da parte del governo verso la magistratura inquirente, cioè verso i pubblici ministeri, che è la fine dell’indipendenza della magistratura.
Terzo. La ristrutturazione della scuola, da un lato con tagli selvaggi e dall’altro con una sostanziale privatizzazione, porta alla fine di uno dei baluardi della democrazia. E cioè la scuola per tutti, il diritto allo studio al di là dell’appartenenza a un ceto o a un altro.
Quarto. Abbiamo l’esercito nelle strade in funzione di ordine pubblico. Ricordo: esercito non più di popolo, ma professionale non essendoci più la leva.
Quinto. Il sistema di comunicazione è interamente in mano a Berlusconi. La sinistra è stata sistematicamente e deliberatamente esclusa da tutto. Ma l’informazione così come l’intrattenimento (di un livello abietto), nella normale programmazione delle reti cosiddette “generaliste”, è interamente in mano al premier, anche nelle tv pubbliche.
ARDITI NON GENDARMI