









Io la vedo così: penso che ciò che si è sempre chiamato anima sia nient'altro che il cervello. Quindi nessuna distinzione tra materia e spirito.
Credo che il senso che voleva dare l'autore della frase (anche se è difficile "giudicarla" così, al di fuori del discorso) sia che ci sono piaceri che consideriamo legati alla corporeità (magari piaceri più bassi, quasi immorali? Considerando l'epoca, lo trovo probabile) e altri che sono nutrimento per l'anima, le gioie spirituali della fede, dell'amore per dio etc. Ma essendo corpo e anima un tutt'uno, non si può fare questo tipo di distinzione, ciò che è piacere per il corpo, lo è per l'anima e viceversa.
Questo penso intendesse D'Aquino.
Io concordo nel senso che si, piaceri dell'anima e del corpo sono in realtà la stessa cosa, sottendono alla stessa categoria se vogliamo, dato che l'anima non esiste ed è identificabile in qualcosa di materiale anch'esso, cioè il cervello come dicevo prima.
Quindi diciamo che sono d'accordo, ma con motivazioni opposte a chi ha scritto la frase.

