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    Predefinito Immigrati, l'incubo permessi scaduti: un milione e mezzo in attesa del rinnovo

    Immigrati, l'incubo permessi scaduti:
    un milione e mezzo in attesa del rinnovo




    di Corrado Giustiniani
    ROMA (4 ottobre) - «Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda». Suscita uno scoppio di riso amaro la lettura dell’articolo 5, comma 9, del Testo unico sull’immigrazione. Perché poche volte la distanza fra un diritto garantito per legge e la sua soddisfazione pratica è apparsa così ampia. E in prima fila tra i diritti negati agli immigrati, che hanno provocato una triplice denuncia della Chiesa in pochi giorni, c’è quello al permesso di soggiorno per chi lavora nel nostro paese. Il documento che ti consente di iscriverti all’anagrafe, di affittare un alloggio, di aprire un conto in banca, di accendere un mutuo, di prendere la patente, di non aver paura quando cammini per la strada, di esistere socialmente.

    Tarda invece il primo rilascio del permesso: appena 150 mila domande di assunzione esaminate in nove mesi, su 740 mila presentate da dicembre a maggio dai datori di lavoro (e 90 mila nulloasta partoriti alla data del 1 ottobre). Tanto che il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha appena proposto una regolarizzazione: «Facciamo un censimento rigoroso - ha chiesto il padre dell’attuale legge sull’immigrazione - e mettiamo a posto le centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia senza permesso. Non è una sanatoria, ma emersione dal nero».

    Ma tarda, e questo è ancora più paradossale, il rinnovo dei permessi elettronici scaduti. Sono circa 1 milione e mezzo, secondo la Cgil, gli immigrati in attesa di risposta alla richiesta di rinnovo. La domanda è costata loro 72 euro e 50: 30 per le Poste, che la accolgono e fanno una prima lavorazione, 27,50 al Poligrafico dello Stato, che materialmente stampa le tessere elettroniche, 14 allo Stato come diritti di bollo. Una circolare di Giuliano Amato, che risale all’estate 2006, abilitava la ricevuta delle Poste a momentaneo permesso di soggiorno.

    «Ma la circolare non ha forza di legge, e spesso non viene tenuta in considerazione - denuncia Pietro Soldini, responsabile del Dipartimento immigrazione della Cgil - Abbiamo decine di casi, a Brescia ma anche in Emilia Romagna, di lavoratori non assunti, o sospesi dal lavoro, e di contratti di affitto negati per paura della confisca dell’alloggio. Li stiamo mettendo insieme per una futura ”class action”, una causa collettiva nei confronti dello Stato». Conferma Pilar Saravacos, dell’Ufficio immigrati della Uil, una donna che vive in trincea con gli stranieri della capitale, aiutandoli a presentare le domande: «A Roma per un rinnovo ci vogliono da dieci mesi a un anno. Presenti la domanda all’ufficio postale e solo sei-sette mesi dopo vieni convocato dal Commissariato di zona, dove dovrai portare i documenti in originale, e dove ti riprenderanno impronte digitali di cui già sono in possesso, perché te le avevano già chieste per il primo permesso di soggiorno»

    Pilar conferma anche la difficoltà di far valere per buona la ricevuta: «Ho una quantità di casi drammatici, da quell’ecuadoriano bloccato da mesi nel suo paese, perché le autorità pretendono un documento, al dentista affranto per non poter assumere una bravissima odontotecnica: il suo commercialista si rifiuta di avallare la ricevuta postale. Ci muoviamo tra ignoranza, malafede e...razzismo».

    Di chi è la colpa del ritardo? Fonti ufficiali delle Poste assicurano di rispettare i tempi: «Fino ad oggi abbiamo lavorato 2 milioni e 56 mila domande, fra rilascio e rinnovo di permessi di soggiorno: tutte consegnate alle Questure di competenza». Il Poligrafico dello Stato fa sapere: «Ci arrivano dalle Questure 4 mila richieste al giorno, tutte evase in tempo, con due stampe a settimana. Tra permessi elettronici per gli adulti, e per i minori, che dobbiamo abbinare agli adulti, abbiamo riconsegnato indietro circa 1 milione di pezzi». E allora è allo Sportello Unico delle Questure che tutto si blocca, visto che dal dicembre 2006 ad oggi, quando è partito il nuovo sistema, non più di 400 mila sono i permessi consegnati.

    «Le procedure sono sfibranti e il personale è scarso e male organizzato» commenta Soldini. Del resto, anche per il primo rilascio del permesso di soggiorno gli sportelli unici sono andati in tilt. La fotografia scattata al 29 settembre 2008 dal Viminale, all’interminabile operazione flussi 2007, rivela che solo il 53 per cento dei nullaosta sono stati consegnati. Rispetto però alla quota di 170 mila ingressi, del tutto insufficiente. E quello di Roma lotta con Caltanissetta per la maglia nera di peggior Sportello unico d’Italia: ha emesso solo il 19 per cento dei nullosta (e cioé 2973, su una quota assegnata di 48 mila). Quasi tutti i 740 mila stranieri che sono stati richiesti, si trovano già in Italia, lo dice Fini e lo conferma il prefetto Morcone, nell’intervista che pubblichiamo. «Una situazione gravissima. La proposta di un decreto flussi ”ad hoc” è comprensibile - osserva il sindacalista della Cgil - Ma non risolutiva. E’ necessaria una regolarizzazione. Del resto, se lo ammette persino Gianfranco Fini...».


    http://www.ilmessaggero.it/articolo....=HOME_INITALIA

  2. #2
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    Predefinito

    Morcone: allungare la durata dei soggiorni



    ROMA (4 ottobre) - Un decreto flussi senza nuove domande, e dunque senza ”click-day”. Una specie di ”concorso interno”, interamente riservato alle richieste di assunzione di stranieri già presentate fra il dicembre scorso e il maggio 2008, per consentire «lo scorrimento in avanti della graduatoria». Il governo lo varerà tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, dando via libera ad altri 170 mila stranieri, in aggiunta ai 170 mila del decreto Prodi.
    Le nuove assunzioni maturate nella seconda metà del 2008 per imprese e famiglie, troveranno dunque risposta soltanto nel 2009. Il prefetto Mario Morcone, che guida il Dipartimento immigrazione del Viminale, anticipa le mosse del governo e rifeltte su alcune modifiche da apportare alla legge Bossi-Fini: «Permessi di durata più lunga e ”permessi per ricerca di lavoro” riservati a determnate qualifiche».

    Sono arrivate 740 mila domande, e in nove mesi ne sono state analizzate appena 150 mila. Una Waterloo burocratica?
    «Molte domande, procedure complicate, personale insufficiente. Certo, non possiamo essere orgogliosi di dare un nullaosta in sei mesi. Ma ora siamo impegnati a rimettere in gioco le domande eccedenti rispetto alla quota prevista che era per 170 mila lavoratori. Tra fine ottobre e i primi di novembre verrà emanato un altro decreto flussi, per 170 mila nuovi nullaosta, decreto dedicato interamente allo scorrimento dell’attuale graduatoria».

    Ma così i posti saranno 340 mila, meno della metà delle richieste pervenute...
    «E invece credo che così ce la possiamo quasi fare. Ben il 40 per cento delle domande, infatti, sono senza i requisiti richiesti. Se la percentuale riscontrata fino ad oggi si mantiene, dovremmo dare 440 mila nulla osta, e saremmo sotto di 100 mila. Ma sono convinto che col passare dei mesi molti hanno ripetuto la domanda, per timore che si fosse persa o altro. La quota delle ”nulle” potrebbe aumentare e, comunque, solo quelle presentate più tardi non verrebbero ancora accontentate».

    Ma questi lavoratori sono già in Italia, e da irregolari non possono prendere nemmeno un alloggio in affitto.

    «Sì, questa è una realtà odiosa da confermare: gran parte degli stranieri, anziché all’estero, come prescrive la legge, sono già al lavoro fra noi e tornano poi al loro paese a ritirare il nullaosta. Ciò potrebbe suggerire due modifiche alla legge Bossi-Fini. Primo, l’introduzione di un ”permesso per ricerca di lavoro” da riservare a qualifiche e mansioni di cui vi sia particolare carenza nel paese. Badanti anzitutto, poi chessò, tornitori, piastrellisti: da definire di volta in volta. Secondo, la possibilità, per tutti, di ritirare il nullaosta direttamente presso i consolati in Italia dei paesi di provenienza dei lavoratori, evitando viaggi in patria e altre perdite di tempo».

    Altre modifiche?
    «Allungare la durata dei permessi, per sfoltire la burocrazia, eliminando anche l’articolo che impedisce il rilascio di un permesso di durata superiore rispetto al primo. Purtroppo, la regolarizzazione del 2002 prevedeva permessi della durata massima di un anno, che ancora si trascinano da allora. Sino ad oggi il governo è stato impegnato sui grandi temi dell’economia e della sicurezza: mi aspetto che presto vi sia un clima più tranquillo per ragionare sulle cose che possono essere migliorate».
    C.G.



    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=10079&sez=HOME_INITALIA&npl=&d esc_sez=

 

 

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