Dio perdona Maroni no
di Gigi Riva
http://espresso.repubblica.it/dettag...-no/2043238//0
Più uomini e mezzi per la guerra ai Casalesi. Banca del Dna e Schengen rivista per frenare i clandestini. Il ministro dell'Interno spiega la 'tolleranza zero'. Colloquio con Roberto Maroni
Quattrocento poliziotti. E, da sabato 4 ottobre, anche 500 militari. Che rimarranno nel Casertano "un anno, due, tutto il tempo necessario". Roberto Maroni, leghista, vuole essere il ministro dell'Interno capace di riportare sotto il controllo dello Stato la fetta di territorio finita nelle mani del clan più sanguinario: quello dei Casalesi. Non lesinerà uomini e mezzi, dice in questa intervista a 'L'espresso'. Gioisce per il primo successo, la cattura del gruppo di fuoco della strage di Castel Volturno: "Per la prima volta c'è una risposta corale, i carabinieri contro i killer, i poliziotti contro gli imputati di reati gravi, la Finanza contro i patrimoni dei clan Bidognetti e Schiavone. Non sempre in passato è stato possibile farlo, ma è la via che intendiamo seguire".
Non si trova in imbarazzo nel sedere nello stesso governo con Nicola Cosentino, Forza Italia, sottosegretario all'Economia, secondo un pentito il punto di riferimento politico dei boss come ha documentato il nostro settimanale: "Vale la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato". La camorra è un'emergenza. Ne deve affrontare tante altre: "Ci manca solo quella delle cavallette". Campi nomadi, immigrazione clandestina, violenza negli stadi, prostituzione.
Tante emergenze. Stabilisca una priorità.
"Una sola. Ristabilire il rispetto delle regole che si sintetizza nello slogan 'Tolleranza zero'. C'è la percezione che si possono impunemente violare le leggi e i cittadini onesti devono subire senza che lo Stato intervenga. Io voglio ribaltare la percezione".
Le statistiche, comprese quelle di Eurobarometro, indicano che l'Italia è tra i Paesi più sicuri, per numero di delitti. Ma è anche il Paese dove la percezione dell'insicurezza è più diffusa.
"Non è propriamente vero. Con l'indulto si è rotto il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni. Dopo quel provvedimento i delitti sono aumentati e adesso stanno diminuendo perché è finito l'effetto dello svuotamento delle carceri. L'indulto è stato il provvedimento peggiore che si potesse prendere in materia di sicurezza ed è stato una delle cause della sconfitta di Prodi".
Fu votato dal Parlamento a larga maggioranza...
"Non dalla Lega. È forse il motivo per cui c'è un leghista al ministero dell'Interno".
Da tempo non si facevano indulti. Nella Prima Repubblica erano frequenti e non c'era allarme.
"Non sono un sociologo, ma un ministro che si occupa di problemi concreti. Oggi è diverso perché c'è l'emergenza aggiuntiva legata all'immigrazione clandestina".
Lei è davvero convinto che si possano annullare gli sbarchi dei clandestini?
"Sì. Il problema non è l'immigrazione, ma la clandestinità. Le legge Bossi-Fini dice che chiunque può entrare in Italia se ha un regolare contratto di lavoro. La clandestinità fa paura perché la gente semplice, da cui provengo, ragiona così: se non hai un lavoro, come vivi? Rubando o commettendo reati e questa tua condizione mi rende insicuro. Il fenomeno va combattuto. Per questo abbiamo fatto un accordo con la Libia".
La Libia ha ironizzato circa la sua presenza sulle motovedette che pattuglieranno il mare.
"Ho auspicato che venga data attuazione all'accordo. Le sei motovedette italiane sono pronte. Ho detto che mi piacerebbe esserci il giorno che si attuerà l'intesa. Fino ad allora l'immigrazione a Lampedusa continuerà perché non possiamo metterci in mezzo al mare a bloccare le navi".
La Libia non è il solo luogo d'imbarco.
"Da lì parte il 20 per cento dei clandestini".
Poi ci sono altri canali, le frontiere di terra.
"Non siamo più padroni delle nostre frontiere se non di quelle aeroportuali. La Slovenia, la Polonia sono entrate in Schengen. Ma il canale di accesso principale, a cui abbiamo posto rimedio col mio decreto, è un altro. Abbiamo deciso di reintrodurre l'obbligo di visto per chi viene da paesi extracomunitari anche per motivi turistici. Prima funzionava così. Uno veniva fermato dalle forze dell'ordine, diceva di essere entrato una settimana prima ed essendo il visto turistico valido per 90 giorni, nessuno poteva verificare se quel limite era stato superato o no. Col timbro d'entrata non sarà più così. Dopo 90 giorni uno è clandestino".
Questo non risolve la questione Schengen.
"Schengen aveva un senso quando riguardava sei, sette paesi. Adesso che sono molti di più, i margini di sicurezza si riducono. Tanto che si sta discutendo di Schengen 2, la riforma dell'accordo. Uno dei mezzi da mettere a disposizione delle polizie è la banca dati europea del Dna. Il governo l'ha approvato ed è in Parlamento per la ratifica. Appena il Parlamento approverà, entro un anno avremo la banca dati nazionale".
Lei vuole chiudere le frontiere quando la sua stessa base si lamenta che col decreto flussi manca la manodopera per le aziende.
"Il decreto flussi non è poi così stretto, 170 mila ingressi non sono pochi. Il problema non è elevare il numero, ma snellire le procedure. L'immigrazione è un capitolo diviso in due: quella legale va favorita e quella illegale contrastata".
Le procedure sono lunghe e provocano disagi.
"Si articolano in due fasi. La prima è il controllo delle questure ed è abbastanza rapido, la seconda è il controllo dei consolati dove c'è il vero collo di bottiglia. Intendo migliorare l'efficienza passando le competenze dei permessi di soggiorno dalle questure ai sindaci. Non sarà più concentrato in un ufficio stranieri, ma ci sarà un ufficio analogo in ogni comune. E se i comuni non ce la faranno, potrà intervenire la provincia o un consorzio di comuni".
Il federalismo dell'immigrazione.
"Esatto. Metteremo la norma del disegno di legge che si sta discutendo al Senato".
Resta il fatto che è spesso impossibile ottenere in tempi umani il permesso.
"Nella Bossi-Fini c'è una opportunità che gli industriali non hanno mai usato. Prevede che le loro associazioni, il sindacato e l'università possano istituire, a spese del governo, dei centri di formazione e selezione nei paesi d'origine. I paesi d'origine della stragrande maggioranza degli immigrati sono meno di una decina, ma nessuno ha mai fatto ricorso a quella opportunità".
L'opposizione vi accusa di aver tagliato i fondi per la sicurezza.
"La prima Finanziaria di Prodi tagliò 800 milioni di euro al ministero dell'Interno. La seconda, quella del 2008 attualmente in vigore, altrettanto. Nonostante questo noi stiamo agendo perché non ci siano problemi e non ce ne saranno. Per il 2009 abbiamo previsto un taglio di 400 milioni, la metà. Taglio ampiamente compensato perché abbiamo istituito un fondo che prevede l'utilizzo dei depositi bancari e dei conti corrente confiscati alla mafia. Stimiamo che solo alle Poste ci sia un miliardo di euro. Sarà disponibile nel 2009, oltre ai 100 milioni dati ai sindaci per la sicurezza urbana e a una compensazione per altri 200 milioni. Per la prima volta, dopo cinque anni, il Viminale avrà in realtà più soldi".
La camorra: i Casalesi hanno scatenato un'offensiva sanguinaria. Lei ha usato il termine guerra civile. Cosa intende esattamente?
"Che una parte di cittadini si batte contro cittadini dello stesso paese sparando nel mucchio e non bada se le vittime sono civili o militari. Si semina il terrore. Cosa che è avvenuta ad esempio con l'omicidio di sei extracomunitari a Castel Volturno. E alcuni erano estranei al traffico di droga".
Come si riprende il controllo dei territorio?
"Aumentando la pressione, mantenendo la pressione. Rimanendo il tempo necessario perché scatti la reazione della società civile e si tolga l'acqua dove nuotano questi squali. Io voglio far capire a questi camorristi che lo Stato c'è e vuole tornare padrone del territorio. Se serve mandando anche i militari. Cosa che faremo da sabato 4 ottobre. Ci saranno 500 soldati in aggiunta ai 400 agenti che abbiamo già inviato".
All'inaugurazione del commissariato di Casal di Principe, da lei voluto, il sottosegretario Nicola Cosentino, pur plaudendo, non ha mai pronunciato la parola camorra e ha difeso la sua terra. Cosentino, stando a un pentito, sarebbe il riferimento politico dei boss. Non le provoca imbarazzo? Non crede che dovrebbe dimettersi?
"Nessun imbarazzo. Io sono per il principio di legalità. Se uno è condannato in via definitiva deve andare in galera, ma prima c'è il principio costituzionale della presunzione d'innocenza. Chi indaga vada fino in fondo e rapidamente. Nel frattempo io devo garantire gli interventi necessari. La stazione di polizia è stata aperta, ci ho mandato 400 uomini, venerdì presiederò una riunione congiunta di due comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, quelli di Caserta e Napoli, è la prima volta che succede. Voglio coordinare di persona la presenza dello Stato. Tutto il resto è contorno che non influisce sul mio agire. Ho il pieno appoggio del governo. Le polemiche restano fuori dalla porta del mio ufficio".
Su altre 'emergenze', rom, immigrati, è scattata nei suoi confronti l'accusa di razzismo.
"Da vent'anni si accusa la Lega di essere razzista. All'inizio mi dava molto fastidio. Adesso lo vedo come uno stereotipo che non ha effetto nell'opinione pubblica che sa bene che non lo siamo".
Sui campi nomadi è stato attaccato da 'Famiglia Cristiana' e condannato dal Parlamento europeo.
"Si sono basati su presupposti falsi. Non abbiamo mai pensato di prendere le impronte digitali ai rom, non abbiamo mai pensato a una schedatura su base etnica. Basta andarsi a riprendere la 'Gazzetta Ufficiale' del 31 maggio. C'è scritto: rilievi fotosegnaletici. Ho resistito a una campagna denigratoria e ho avuto ragione se ho avuto il gradimento del 62 per cento nel sondaggio Ipr Marketing per 'Repubblica'. Significa che hanno condiviso anche molti che votano a sinistra. Nei campi nomadi abbiamo trovato rom di origine romena, rom e sinti di origine italiana, extracomunitari non rom e italiani. Di tutto. L'aspetto drammatico è che la metà sono minori senza genitori. Li manderemo a scuola".
Quanto ne avete censiti?
"Stiamo ultimando l'indagine. Pensavamo fossero 120 mila. Sono meno. Molti se ne sono andati spontaneamente verso la più permissiva Spagna di Zapatero".
Lei dice: tolleranza zero. Poi succede che ci siano ultras che devastano le stazioni e la pena per loro sono pochi euro di multa.
"Lei si riferisce ai responsabili dei disordini prima di Roma-Napoli. Esula dalla mia competenza. Se la magistratura applica in modo blando norme che prevedono sanzioni anche severe non è affare mio. È colpa dell'atteggiamento culturale di parte dei magistrati. Io sono contrario all'inasprimento delle pene perché non è quella la strada. Ma, ad esempio, mi batterò, per la riduzione dei benefici carcerari. Quando ho scoperto che uno dei presunti assassini di Castel Volturno era agli arresti domiciliari, ho subito proposto, e lo metteremo in un disegno di legge, che si riducano i benefici carcerari a partire dai domiciliari. Voglio lavorare soprattutto sulla prevenzione. È stata molto criticata la nostra decisione di mandare 3 mila militari nelle città. Ma uno evita di fare una rapina dal tabaccaio se vede in giro gente in divisa non se gli dico che invece di due anni gliene do cinque".
La convincono i provvedimenti dei sindaci contro la prostituzione in strada?
"Uno dei pilastri dell'azione di governo sulla sicurezza riguardo proprio il coinvolgimento dei sindaci a cui viene dato il potere di ordinanza. È una visione federalista della sicurezza. I sindaci sono 8.400 di tutti i colori politici e concedere loro questo potere può comportare qualche stravaganza. Per questo le ordinanze vanno prima comunicate al prefetto che ne valuta la legittimità. Entro metà di ottobre faremo un monitoraggio di tutte queste ordinanze che non riguardano solo la prostituzione, ma la vendita di alcolici, l'accattonaggio, il commercio abusivo. Avremo una mappa dei problemi dell'intero territorio".
Le ordinanze sulla prostituzione non sortiscono forse l'effetto di far spostare l'esercizio di quella professione laddove non ci sono restrizioni?
"Sì, ma se tutti lo fanno cosa succede?".
È contento di 'Gomorra' candidato all'Oscar?
"Mi piace di più l'immagine dell'Italia che arriva da film come 'La vita è bella' di Benigni rispetto a questo che mette in luce l'emergenza criminalità. Detto questo, il film è ben fatto, il libro di Saviano da cui è tratto è bello. Gli auguro di vincere".
Umberto Bossi ha preferito lei come 'delfino' al figlio Renzo definito, per ora 'trota'.
"Siamo diversi. La trota è un pesce, il delfino un cetaceo. Quello che Bossi ha detto è stato una sorpresa anche per me. Mi lusinga. E sono attratto dalle sfide. Ma è un problema che non si pone. Bossi sarà il nostro leader per i prossimi cento anni".
Un altro immortale come Berlusconi?
"...".




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