
Originariamente Scritto da
zarath
non e' una battuta, e' una situazione a cui sto pensando da lungo tempo e mi hai dato l' occasione per ritornarci sopra.
Prova a farti un' esempio.
In un villaggio(A) ci sono 10 campi di patate da 1000 metri quadri, assegnati ognuno a una famiglia. Ognuno e' padrone del suo campo e delle patate che produce. Le patate servono a mantenere la famiglia, e tutto cio' che avanza viene venduto sul mercato.
Ora, in questa situazione ci sara' chi investe nell' aratro nuovo, chi lavora anche la domenica.
Nel giro di qualche anno il villaggio prosperera', i campi diventeranno sempre piu' produttivi a causa degli investimenti che vengono fatti e del lavoro dei loro proprietari.
Questo e' il capitalismo.
In un altro villaggio, i 10 campi vengono fusi in uno solo. Tutti quelli che lavorano hanno diritto a 1 sacco di patate, indipendentemente da quanto lavorano a quanto producono.
In questa situazione, si smettera' di lavorare di domenica, poi anche di sabato. Piano piano si produrra' il minimo indispensabile per avere il proprio sacco, poi nemmeno piu' quello : tanto e' garantito, sara' lo Stato a procurarsi le patate altrove. Ammesso che ne trovi.
Questo e' il comunismo.
I due villaggi possono coesistere fintanto che il villaggio B non conosce l' esistenza del villaggio A, poi inizia a buttare giu' i muri.
Veniano ora al mio caso precedente.
In un terzo villaggio(C) ci sono il 93% di persone che coltivano le patate, e il 7% di mangiatori di patate a sbafo.
Ebbene, questo e' un modello che puo' sopravvivere a lungo : c'e' chi produce, e chi vive a sbafo, ma non in percentuale sufficientemente alta da danneggiare il villaggio stesso.