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Risultati da 31 a 40 di 45

Discussione: Una domanda...

  1. #31
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    E' chiaro che il forumista Voy_ager si sia sentito come dire violato nella sua interiorità da quanto ho ripostato e si è talmente sentito violato che scrive(avendone tutto il diritto ..non mi sento leso per questo...)

    E’ sempre poco elegante, se non si sfiora addirittura lo sciacallaggio morale......
    pseudo-filosofiche di qualche annoiato avventore di un cineclub virtuale
    non si glorifica Dio, non si celebra la Divina Liturgia del Signore con gioia e letizia,
    Rispettando totalmente anche l'irruenza e la collera del forumista (ma egli non conosce nè le motivazioni che mi spingono presbiteralmente a stare alcune ore della sera sul web...e non conosce neppure in concreto se io sia annoiato o se sia non annoiato..) e rispettando anche la sua formazione spirituale ed interiore che-nonostante la difficoltà della mia capacità di comprensione-intuisco che è alta , tuttavia-proprio rispetto all'asetticità accademica della propota del 3d- ho voluto (L'ospedaòle Ismett di Palermo,caro forumista, in questi anni incredibilmente è stata la tomba di altri due piccoli parrocchiani ) soltanto condividere non una gaiezza e neppure una superficialità ma una spietata antinomia (il cristianesimo -preferisco sempre dire la sequela a Gesù Cristo nel suo mistero e nel suo evento-è inquietudine...è lotta..è scetticismo cinico e disincantato continuo perchè è vissuto su quel dato quasi inesistente e sostanzialmente fragile che è la speranza) tra il rimprovero a Dio tre volte santo per questa e per queste sue ennesime sconfitte e comunque essa si letizia che nelle sconfitte comprese le sconfitte forse anche noi abbiamo di Lui misericordia celebrandone la Divina Liturgia come Lui ha nonostante e compresi noi stessi di noi misericordia...

    ..Attualmente diciamo così in quella continua partita senza fine e che si concluderà ai supplemntari e ai calci di rigore della parousia del Signore ,ai )alci di rigore del salmo 69(70) siamo sostanzialmente nelle zone pericolanti della classifica..verso l'imbuto delle retrocessione

    E non è detto che finisce bene...Possiamo pure perdere ..M ail figlio dell'uomo quado tornerà troverà la fede?

    Oni altra riflessione sul valore cosidetto redentivo della sofferenza non mi appartiene.All'interno della mia appartenenza condivido quanti nella sofferenza vedono la sconfitta di Dio ma inisstono nella sua glorificazione...


    Non ho comunque la presunzione di avere saputo comunicare..Ma andava detto

  2. #32
    Logiké Latreía
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    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    ma secondo voi, cristianamente, nella vita bisogna ricercare la felicità o la sofferenza?
    La domanda potrebbe sembrare banale, ma non lo è, visto che tanti santi e Cristo stesso nella vita non solo hanno sofferto, ma hanno anche ricercato la sofferenza, pregando Dio non solo di dar loro la forza di sopportarla, ma di dare loro sempre più sofferenze...
    E sta anche scritto che la via per il Cielo è piena di tribolazioni...

    Quanto a me è una domanda che mi sono sempre posto...

    allora? voi che ne dite?
    Nessuna delle due.

    Bisogna ricercare solo la volontà di Dio.

    Il resto va come va (potrebbe andarti pure di culo).

    P.S.

    La serenità morale derivante dalla ricerca della volontà di Dio, sola e soltanto, è la base per ogni felicità vera e duratura. E' già felicità, anche se magari associata ad altro genere di sofferenze. Chi cerca la felicità, ho l'impressione che non la trovi; chi solo cerca di fare la volontà di Dio, invece, la trova ed eterna.

  3. #33
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    Mi sa che non ci siamo capiti...
    Procurarsi gratuitamente del dolore mi pare cosa non sana, né fisicamente ne spiritualmente. Dio non è mica assetato del nostro sangue!
    Quindi le stigmate ai grandi santi le dona Lucifero?

    Comunque non stiamo parlando di pratiche masochistiche ma lievi fastidi che inducono a concentrarsi e meditare. I grandi santi pur di fuggire le tentazioni si gettavano, come S.Francesco, su cespugli di rovi.
    Come diceva giustamente Merello, ad andar in palestra si soffre di più. Vediamo di non esagerare.
    Si tenga presente che una pratica di mortificazione corporale deve durare poco ed avere un fine, quindi nessuna sofferenza e malattia autoricercata. E' un umiliazione del nostro orgoglio, una partecipazione unacum alle sofferenze del Cristo, un modo per staccarsi dal terreno, ha senso solo in determinati contesti di preghiera ed ascesi.

    Per il resto sono d'accordo.
    UT UNUM SINT!

  4. #34
    Logiké Latreía
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    Anch'io credo che non abbia senso "ricercare" la sofferenza. E non credo nemmeno che i santi abbiano fatto questo.
    Alcuni santi cercavano la sofferenza fisica non come fine, ma come mezzo per la santificazione. Il fine era la santità, non la sofferenza. Cercavano la santità.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit Visualizza Messaggio
    E' chiaro che il forumista Voy_ager si sia sentito come dire violato nella sua interiorità da quanto ho ripostato e si è talmente sentito violato che scrive(avendone tutto il diritto ..non mi sento leso per questo...)



    Rispettando totalmente anche l'irruenza e la collera del forumista (ma egli non conosce nè le motivazioni che mi spingono presbiteralmente a stare alcune ore della sera sul web...e non conosce neppure in concreto se io sia annoiato o se sia non annoiato..) e rispettando anche la sua formazione spirituale ed interiore che-nonostante la difficoltà della mia capacità di comprensione-intuisco che è alta , tuttavia-proprio rispetto all'asetticità accademica della propota del 3d- ho voluto (L'ospedaòle Ismett di Palermo,caro forumista, in questi anni incredibilmente è stata la tomba di altri due piccoli parrocchiani ) soltanto condividere non una gaiezza e neppure una superficialità ma una spietata antinomia (il cristianesimo -preferisco sempre dire la sequela a Gesù Cristo nel suo mistero e nel suo evento-è inquietudine...è lotta..è scetticismo cinico e disincantato continuo perchè è vissuto su quel dato quasi inesistente e sostanzialmente fragile che è la speranza) tra il rimprovero a Dio tre volte santo per questa e per queste sue ennesime sconfitte e comunque essa si letizia che nelle sconfitte comprese le sconfitte forse anche noi abbiamo di Lui misericordia celebrandone la Divina Liturgia come Lui ha nonostante e compresi noi stessi di noi misericordia...

    ..Attualmente diciamo così in quella continua partita senza fine e che si concluderà ai supplemntari e ai calci di rigore della parousia del Signore ,ai )alci di rigore del salmo 69(70) siamo sostanzialmente nelle zone pericolanti della classifica..verso l'imbuto delle retrocessione

    E non è detto che finisce bene...Possiamo pure perdere ..M ail figlio dell'uomo quado tornerà troverà la fede?

    Oni altra riflessione sul valore cosidetto redentivo della sofferenza non mi appartiene.All'interno della mia appartenenza condivido quanti nella sofferenza vedono la sconfitta di Dio ma inisstono nella sua glorificazione...


    Non ho comunque la presunzione di avere saputo comunicare..Ma andava detto


    No! Mi spiace, evidentemente non mi sono espresso bene. L’annoiato avventore del cineclub virtuale, nella fattispecie, non saresti tu. Non potresti essere tu, poiché sei stato personaggio artefice e protagonista dell’evento doloroso, ancorché marginale. Hai, quantomeno, potuto vedere, in foggia di lacrime vere, negli occhi altrui il riflesso del dolore originante. Tu, però, l’avresti indelicatamente esposto alla vista di noi avventori del cineclub virtuale, ove tutto è assente, avventori che io ho voluto dipingere come annoiati. Nel paradosso fra la partecipazione attiva al dolore altrui e lo sguardo ozioso dell’avventore annoiato che legge e magari commenta, s’insinuano lo scandalo, la violenza, lo stupro. La tua indelicatezza, nell’averlo introdotto nell’agone della controversia, consiste proprio nell’aver offerto un evento sacro (cioè terrifico, intangibile e inaccessibile) personale (che,seppure esternamente, poiché al dolore altrui non si può partecipare in altro modo, coinvolge anche te in prima persona) al volgare commento altrui, che, nel suo dirsi ed esporsi, desacralizza l’evento stesso, esponendolo al rischio della violazione violenta. Averlo immolato sull’altare della disputa e dei ‘forse’, lo snatura, lo desacralizza. La noia, in questo caso, sarebbe solo il correlato a-dialogico (cioè che non entra in comunione o in comunicazione, perché l’affastellarsi affabulatorio si ferma sulla soglia, sul limine, giacché l’accesso al dolore altrui è precluso al contraddittorio, ed esibisce se stesso in vani sproloqui filosoficheggianti, perdendosi e vanendo la sua concreta partecipazione nei e fra le capziosità dei sottili distinguo) dell’accadere dell’evento sacro (il dolore), poiché, nella sua alterità, il dibattito che inneschi non è partecipe del dolore nella sua forma trasfigurante e trasfigurata, ma permane nel suo ambito di cupida osservazione. Il dolore altrui non consente accessi, e l’unica forma di compartecipazione che ammette è di carattere emotivo-sentimentale, ovvero quanto di meno partecipabile attraverso l’uso delle parole. Il connubio fra confronto che stimoli (su un fatto concreto, quel particolare fatto, ove concreta e genuina è la sofferenza) e la sacertà del dolore, crea un ibrido che aliena dall’evento doloroso il sentimento genuino di com-passione, rendendo strenuo partigiano delle proprie idee e convinzioni chiunque si accalchi intorno ad esso. Il dolore è così ridotto a epifenomeno, il cui emergere è appunto lo sterile dibattito accademico, che lo relega al ruolo di monade indicibile e inespressivo, che non comunica più il terrifico, il pathos, il tremendo che la vita si trascina appresso. Il rischio concreto è che si trasformi l’abnorme in oggetto di curiosità o in emblema per avvalorare le contrapposte tesi, traducendosi in perno intorno al quale ruota una discussione accademica, che disdegna d’indossare i calzari della sofferenza, e, dall’alto della sua privilegiata posizione atarassica, osserva l’evento come un fatto in sé, disgiunto dalla persona in prima istanza investita (travolta) dall’accadimento e, quindi, dalla sua sofferenza.
    La stessa indelicatezza che ho rilevato in Merello allorché ha proposto il tema dell’handicap genetico.

  6. #36
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    Alcuni Santi si auto-infliggevano vero e proprio dolore fisico al limite della salute per espiare i peccati. Qualunque peccato necessita di un'espiazione e del contributo del singolo unito alla Passione di Cristo che ha espiato al nostro posto.
    Il fine era quello di unirsi con le loro sofferenze alla passione di Cristo per aiutare i fratelli. Quelle sofferenze aumentano i meriti della persona. Questo aiuto ai fratelli era quello di contribuire a salvare la loro anima che è il massimo bene.
    Cioè si ritorna al solito tema: per il cattolicesimo la persona non riceve passiva la Grazia e l'espiazione vicaria di Cristo, ma contribuisce attivamente con le proprie forze in Grazia di Dio. In questi casi il contributo è quello di associarsi alla Passione di Cristo.
    La Grazia prima però non si può meritare.
    Qui si sta parlando di dogmi sanciti al Concilio di Trento: Grazia, libero arbitrio, contributo umano. Lo dico per mettere le mani avanti.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius Visualizza Messaggio
    Alcuni Santi si auto-infliggevano vero e proprio dolore fisico al limite della salute per espiare i peccati. Qualunque peccato necessita di un'espiazione e del contributo del singolo unito alla Passione di Cristo che ha espiato al nostro posto.
    .
    Non trovate tremendo e contro ogni logica che un innocente si sacrifichi per i peccati altrui ?

    Un Dio onnipotente non poteva escogitare qualcosa di meglio ?

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    I grandi santi pur di fuggire le tentazioni si gettavano, come S.Francesco, su cespugli di rovi.
    Preceduto molto prima da S. Benedetto che fugò lo stesso genere di tentazioni su un cespuglio di rovi, e anche lì, miracolo volle che ne nacquero rose.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da Thomas Cranmer Visualizza Messaggio
    Preceduto molto prima da S. Benedetto che fugò lo stesso genere di tentazioni su un cespuglio di rovi, e anche lì, miracolo volle che ne nacquero rose.
    S. Francesco, S. Benedetto.....ma ve ne accorgete che state parlando di giganti assoluti? Va bene che solo pochi giorni fa ho visto paragonato S. Paolo a Giuliano Ferrara ....però, raga, un po' di senso delle proporzioni....se io avessi appena iniziato un corso di nuoto non pretenderei di mettermi a fare i tempi della Pellegrini.....

  10. #40
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da Ginny Visualizza Messaggio
    S. Francesco, S. Benedetto.....ma ve ne accorgete che state parlando di giganti assoluti? Va bene che solo pochi giorni fa ho visto paragonato S. Paolo a Giuliano Ferrara ....però, raga, un po' di senso delle proporzioni....se io avessi appena iniziato un corso di nuoto non pretenderei di mettermi a fare i tempi della Pellegrini.....
    Cara ginny, pienamente d'accordo. Ma qui si disquisisce se nuotare sia giusto e cristianamente corretto, al di là dei tempi al cronometro.
    UT UNUM SINT!

 

 
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