OMNIA SUNT COMMUNIA
CANTIERE PER LA COSTITUENTE COMUNISTA - NAPOLI Dopo quello di Andrea Catone anche il compagno Gianfranco Pala ci ha inviato un suo importante contributo sulla crisi, preparatorio al dibattito dell'incontro nazionale del 18 ottobre a Napoli.
Lo giriamo a tutti compagni con preghiera di inoltrarlo a chiunque possa essere interessato. A Gianfranco Pala un caloroso ringraziamento.
MA NON FINISCE QUI!
Non sono in grado di dire, e suppongo che nessun altro lo sia, come andrà a finire questa crisi. Né penso che ciò possa avere un qualche senso (tranne che per le "impanicate" richieste personali di singoli che si affannano a domandare: "che fine faranno i miei soldi?").gianfranco pala - per napoli 25 ottobre 2008
Il problema è nel capire che le radici pure di questa crisi stanno molto a monte. Gli equivoci sono moltissimi, a cominciare dalle strambe idee della "crisi bancaria" e particolarmente dell´incubo del tracollo del 1929. Anche allora, tuttavia, prima del panico provocato dal crollo delle borse e dai fallimenti bancari, chi aveva prospettive più ampie - come Henryk Grossmann - la vedeva così. Erano già alcuni anni che, per essere precisi, ancora non erano passati gli effetti della Ia guerra mondiale. Le crisi, del resto, al pari delle guerre in cui esse sono celate, vengono come le ciliegie: una tira l´altra. Ma è importante capire quale alternativa prenda il sopravvento: o come tra di esse possa esserci una scissura e una periodicità ricorrente, o invece una sorta di continuità segnata solo da ostinati e relativamente brevi fenomeni senza via d´uscita.
Si ricordi - anche per l´attualità - che Marx indicò precisamente come ogni crisi appaia nella sua prima fenomenicità come crisi monetaria; ma aggiunse con chiarezza che le manifestazioni monetarie - e prima la moneta e poi il credito - non siano mai la causa agente delle crisi. Viceversa la formazione intellettuale empiristica, soprattutto anglosassone anche se critica, non può che galleggiare sulla superficie dei fenomeni apparente, nell´esatto ordine in cui essi si manifestino; è nella stessa impostazione empirico-critica che la cause ultime degli eventi non siano cercate. Dunque anche col nazismo, quando si sono viste le conseguenze della Ia guerra mondiale, sembrò ai più - a lungo, incluso il regolamento dei conti con la IIa guerra mondiale - che la dittatura e l´ideologia nazionalsocialista fossero originate dai guasti della crisi del 29 anziché dallo sfacelo economico della Germania. imposto dall´imperialismo anglo-americano contro quello tedesco: insomma Hitler e non Krupp, per citare due nomi emblematici. Delle due alternative possibili della crisi avrebbe dovuto alla fine prevalere la seconda, in attesa della IIa guerra imperialistica. Ma a cagione di un´illusoria interpretazione che ignorava le due guerre come crisi, l´attenzione pseudo-scientifica come quella popolare concentrarono l´attenzione sul venerdì-nero-del-1929 come origine di tutto lo sconquasso degli anni 1930: perciò si legge nei libri di testo che "il crollo della borsa di New York scatenò la crisi economica".
L´effetto è stato trasformato in causa; si suppone che tutto sia stato generato dal panico di borsa, dove i titoli avevano ridotto la loro quotazione di otto volte, ma intanto era la produzione industriale che si era già dimezzata. Dunque quelle cause reali, già operanti, avevano fatto spostare lo sguardo sui successivi fallimenti bancari, e di lì sulla mostruosa disoccupazione - fino al nazismo. Viceversa Grossmann, con un´analisi marxista delle contraddizioni economiche, vide che la sovraproduzione formatasi in Usa negli anni 1920 non trovava sbocchi neppure nell´Europa, con l´Italia fascista prima ancora del nazionalsocialismo tedesco o del populismo francese. La Ia guerra non era bastata. Anzi. La crisi del 1914-1918 non era risolta e, nonostante le illusioni dei primi anni 1920, la continuità critica fu ristabilita fino alla conclusione della guerra 1939-45.
Dunque anche gli eventi bancari del 1929 avevano le loro fondamenta nella straripante sovraproduzione di capitale. Le dissipazioni bancarie di allora erano certamente anche attribuibili a una carenza di normative adeguate, ma i fautori di quella tassativa tesi fenomenica, oggi si dovrebbero ricredere. Questa sui fatti del 1929, perciò, non è una divagazione. È nella base reale, allora come adesso e come sempre nel modo di produzione capitalistico, che vanno rintracciate le cause della crisi. Da metà anni 1960 a oggi, per quarant´anni, non c´è stata alcuna ripresa effettiva; e invece - attraverso Kissinger, Baker, Reagan, Greenspan, Bush´s e via speculando - tutti hanno concorso a gonfiare il pallone di carta color verde dollaro. E così tutti quanti i politici e i loro sicofanti socio-economisti - fino alle "protesi" Berlusconi, Tremonti, ecc. - hanno seguitato a dire che i "fondamentali" sono sani (senza dire che cosa siano per loro quei cosiddetti fondamentali).
Ma, di fronte al tracollo delle banche Usa, sono tutti andati in panico. Ormai - solo adesso - è diventato un tormentoso leit motiv prendersela con gli Usa: non c´è osservatore o commentatore, ancorché reazionario, che non lanci loro i suoi strali. Dicono - a cominciare dal "mercatista" Tremonti, re di privatizzazioni, cartolarizzazioni per "trasformare debiti in titoli", e che se avesse potuto si sarebbe venduto pure con "titoli spazzatura" le spiagge italiane, e in tutte le speculazioni in generale - che oggi si contempla la morte di un sistema: quello Usa. Straparlano del fallimento del neoliberismo e della fine del liberismo, come se il "liberismo", che è uno solo da Böhm-Bawerk a Keynes a da Mises a Hayek, come se quell´unico liberismo e il suo mercato non avessero da tempo dato prova dei loro limiti e delle loro falsità. Ma sono stati sempre altri - siamo stati altri - a capirlo e dirlo, ma "altri" inascoltati perché ... inattendibili marxisti, come Grossmann.
Non si tratta, perciò ancora oggi, di ripetere noiosamente "lo avevo detto". Il problema è che la faccenda risale a molto tempo prima del crollo delle torri gemelle, e ancora in precedenza con l´invenzione della "nuova economia" (a es., basterebbe ricordare le folli speculazioni sui titoli derivati stile banca Baring´s di Singapore). La fatiscenza dell´economia mondiale (Cina, India, ecc. a parte) guidata dagli Usa era da lunga pezza sotto gli occhi di chiunque volesse vederla senza infingimenti. La speculazione montante è stata fomentata esplicitamente da un sistema finanziario fittizio in rottura prolungata. Una politica di bassissimi tassi di interesse, prestiti facili senza alcuna garanzia, rigonfiamento di decine di volte del prezzo dei "pacchetti" di titoli secondari spediti alla ventura sul mercato mondiale ha portato alla situazione attuale (esempio folgorante, è l´aggettivo adatto, sono stati i finti fondi-pensione della serie Maxwell, Enron, ecc. e quindi gli appelli anche sindacali per "farsi la pensione privata"). Di qui l´urgenza di interventi statali di "salvataggio" dei banditi della speculazione (con dirigenti degli enti incriminati, premiati con favolosi "premi di produzione" - fino a 400 mln $! - ... perché hanno fatto fallire le rispettive imprese!).
Ma noi e qualche altro (non molti, ma in numero sufficiente ancorché non riconosciuti) "lo avevamo detto" da più di dieci o quindici anni. Il collasso del sistema Usa, dei suoi malamente detti fondamentali e della sua valuta, era un´annunciata "storia di ordinaria follia". Gli esperti-coglioni seguitavano ad assicurare che "l´economia Usa è solida e va benissimo" e che "la crisi dei titoli secondari è un fuoco di paglia senza conseguenze significative". L´illusione che la crisi della bolla immobiliare fosse finita è stata nutrita dai suddetti esperti broker (o meglio "broccoli") presso gonzi investitori e speculatori d´accatto, non solo, ma anche presso grandi-dirigenti-bancari. Epperò un commentatore, illustrando le crepe della crisi, ha potuto dire che "con le notizie di Merrill e di Citi, le persone stanno capendo che siamo ben lontani dalla fine, che non si aggiusterà tutto velocemente e che c´è ancora più incertezza di quanto chiunque vorrebbe".
Perciò chiunque può vedere come stanno andando le cose. Dopo il collasso di dollaro su euro e il passaggio da azioni a obbligazioni, l´Ue ha continuato a reggere un po´ meglio l´urto (ma ora anche in Italia molti disperati per debiti su mutui-casa non riescono a pagare le rate, mentre "pagano" senza saperlo per le case ipotecate negli Usa, nei debiti "impacchettati"); perciò la valuta Usa ha dovuto per un po´ invertire la tendenza per correre ai ripari. Intanto le borse asiatiche, che dipendono di più dal dollaro, seguitano ad andare giù ripetutamente (ma, in tutte le piazze, ci sono giornate di pausa in cui si dà tempo agli affaristi di rivendere quei titoli, che avevano comprato ai minimi, a prezzi momentaneamente maggiorati per una mattinata).
Dunque se megabanche del livello di Bear Stearns, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Goldman Sachs - le quattro maggiori banche di investimento Usa - hanno registrato più del 20% di perdite in un trimestre, perché sorprendersi? Il caso Bear Stearns è stato per qualche tempo l´apice di questo imbroglio; quella banca d´affari ha avuto una crescita esplosiva dell´intermediazione di derivati (per un giro d´affari di 13 mmrd $) con ogni tipo di speculatori finanziari; l´utilizzazione delle riserve del sistema creditizio negli Usa ha raggiunto i 45 mrd $ per coprirne più di 600 di prestiti fuori bilancio (importi quindici volte superiore) "scommettendo" sulle capacità di restituzione dei prestiti da parte di imprese e stati. È in tali frangenti che Bear Stearns è stata acquistata da Jp Morgan a un prezzo stracciato delle azioni (scese da oltre 150 a 2 $), con vantaggio per essa stessa e per le remunerazioni dei dirigenti; con rovina per azionisti, dipendenti e fondi pensione di insegnanti e altri funzionari pubblici, cui è stato "consigliato" l´acquisto dei "pacchetti" di derivati.
Poco dopo ha fatto il vero grande botto Lehman bros, emblematico per l´intero sistema speculativo: perfino Bernanke lo temeva [cfr. per tali considerazioni Vampirismo geoeconomico su www.carmillaonline.com, e pubblicato poi a stampa in la Contraddizione, no.122, che "Sbancor" Lattanzi aveva scritto già in primavera prima di morire; ma lo diceva anche molto tempo prima]. Questa banca di banditi poco rispettabili ha così diffuso guai in tutto il mondo per la mostruosa quantità di derivati detenuta, indebitandosi fino a 600 mrd $. Nel frattempo la prima impresa di assicurazioni in Usa, la Aig, perché di interesse pubblico, è stata salvata dal governo. Siccome anche le citate Morgan Stanley e Goldman Sachs avevano ormai raggiunto l´orlo del fallimento, lo stato federale, senza nazionalizzarle perché ciò è ancora vietato dalla legge per le banche di investimento, le ha ritrasformate in banche di credito ordinario ed è intervenuto con i dollari.
Ma per Lehaman bros ormai non restava che il "mercato" con il tacito assenso statale per l´intero scompiglio determinatosi. Lo spazio è stato perciò occupato dalla banca inglese Barclay, così come viene fatto da altre banche per altri eccellenti fallimenti di istituzioni finanziarie mondiali, come la ricordata acquisizione Jp Morgan su Bear Stearns (anche in Italia Unicredit sta a rischio, dopo i "capolavori" di Banco di Roma - Geronzi, da Ior a Federconsorzi o da Berlusconi a Parmalat, ma forse conta su qualche altra protezione). La rovina però ormai, come ha ricordato il citato Lattanzi, coinvolge tutte le principali istituzioni bancarie del mondo con svalutazioni da capogiro: alle suddette Bear Stearns, Morgan Stanley e Goldman Sachs (aggiungendo la belga Fortis ai fallimenti) fanno coorte Ubs, Citigroup, Merrill Lynch, Credit Suisse. "Perdite di sangue. Emorragie di denaro. Sintomi gravi, ma, temo, non terminali. I vampiri cercano sangue. E prima o poi lo trovano" [Sbancor]. Ebbene anche due tra le altre principali banche usamericane - Merrill Lynch e Citigroup, appunto - sono barcollate sotto i colpi della speculazione edilizia e dell´improprio vasto ricorso agli inaffidabili titoli derivati, ormai definiti da molti senza mezzi termini "titoli spazzatura" [junk bonds].
Già l´estate scorsa, Merrill Lynch era stata indagata dalla commissione per il controllo della borsa (Sec) per l´uso spregiudicato di simili truffaldine pratiche contabili. L´immondizia di quei "titoli spazzatura", derivati da una realtà produttiva smarrita per sempre, sarebbe servita a Merrill Lynch per, come si suol dire, "parcheggiare" i suoi crediti più a rischio presso alcuni fondi chiusi di investimento, ossia per occultarli. La perdita nella quotazione delle azioni, svendute da molti possessori proprio a causa di quei contratti truffaldini, è arrivata in un attimo a scendere del 15%. Cosicché la banca-banda avrebbe poi potuto "ricomprare" tale spazzatura ulteriormente deprezzata in maniera da far guadagnare i fondi stessi, coprendo così le svalutazioni. Fatto sta che la svalutazione effettiva di tali titoli immobiliari ha raggiunto rapidissimamente gli 8 mrd $ (ma alcuni ottimisti-nel-pessimismo avevano azzardato a preconizzarne ancora svalutazioni necessarie per ulteriori 10 mrd $! Ma la realtà è molto più grave).
Senonché Merrill Lynch è momentaneamente sopravvissuta accaparrando le attività "buone" di chi è fallito prima di essa, ma la sua "affidabilità" ufficiale è scesa di sei gradi (da A1 a Ba1). Si prevede che anche per Citigroup - ma soltanto se come Merrill non fallisce prima - saranno necessarie svalutazioni per un´altra decina di miliardi di dollari. Con una diminuzione di oltre la metà degli utili, a causa della bolla immobiliare, una perdita di quasi un quarto del proprio valore di borsa e una caduta dei titoli vicina al 10% (in un anno la valutazione era già crollata del 30%), pure su di essa la Sec ha aperto un´inchiesta per gli accordi sottobanco con i "fondi chiusi", e anche in questo caso col fine di occultare alcune svalutazioni. La realtà dello sfascio bancario in corso ha superato la fantasia.
Un pretestuoso piano-di-salvataggio, detto di 700 mrd $ (ma in realtà salito poi fino a 850) è stato tardivamente e ambiguamente tirato fuori dal cappello di Bush dal ministro del tesoro Paulson. Esso si è aggiunto alle precedenti centinaia di miliardi rapinate (altro che "bruciate"!, come fanno dire ai mezzi di comunicazione) appena l´anno precedente ai contribuenti Usa per mettere, come si suol dire, una "pezza fuori colore" sull´enorme buco dei derivati "scrausi" (che loro adesso chiamano "tossici"). Quei buontemponi degli yankees hanno pensato di gridare allo scandalo "socialista", tipo Urss di un tempo, per la perversa-politica-statale-di-nazionalizzazioni. Ovviamente le cose sono ben diverse e stanno altrimenti. Intanto la faccenda non è piaciuta, non solo ai "nazionalisti" repubblicani di McCain-Bush(jr&sr)-Reagan, ma neppure ai populisti e ai finanzieri "democratici", che tengono d'occhio Obama.
La mediazione, inevitabile, è architettata solo affinché i candidati non rischino alle elezioni parlamentari, oltre a pensare a quelle presidenziali; ma l´obiettivo principale di Paulson & Bush è quello di "tutelare" i loro più stretti compari di Wall street, ancora ai danni dei contribuenti. Tant´è vero che né questi ultimi manifestando scontento (anche reale, se pur basato sul rifiuto di rinunciare all´american way of life), né gli operatori di borsa hanno considerato valido il provvedimento: o perché vessatorio nei confronti dei più poveri, o perché insufficiente per proteggere i titoli, sì che gli indici d borsa sono continuati a cadere.
Neppure il bluff tentato dalla Fed, prima dell´aumento dei tassi di interesse, col loro primo provvisorio taglio - per alleviare l´onere passivo buttato sulle spalle degli scrausi mutuanti compratori di case, che dovrà essere reiterato appena possibile - è servito a nessuno dei tre motivi principali che lo avevano ispirato:
- anzitutto perché il "parcheggio", presso oscuri pacchetti inventati da fondi investimento a insaputa dei compratori dei debiti da essi contratti, è rimbalzato da lì sull´ormai perdurante insolvenza di quegli sciagurati e quindi sull´asfissia, come largamente previsto, anche delle grandi banche creditrici che venivano a mancare di liquidità; per cui esse hanno perso tutti i vantaggi che alcuni supponevano che avrebbero tratto da quel taglio dei tassi; ciò comportava anche la necessità di immettere centinaia di miliardi di dollari, euri o yen da "bruciare" in borsa, e altrettanti messi in circolazione a breve termine (in "nottata", lèggi overnight) dai cosiddetti prestatori di ultima istanza, cioè le banche centrali di Usa, Ue e Giappone per prime;
- l´abbassamento del tasso ufficiale da parte della Fed non ha neppure potuto evitare l´allontanamento degli investimenti dal mercato azionario di New York, divenuto sempre più insicuro, verso il relativamente più stabile mercato obbligazionario, cosa che sta avvenendo in tutto il mondo come detto sopra; tutto ciò ha impedito quindi di frenare l´arresto dell´afflusso di capitale straniero alla borsa Usa, andato a favore di altre destinazioni; la Fed, come appena detto, dovrà così intervenire ulteriormente sul tasso, con esiti imprevedibili;
- la caduta del livello del corso del cambio del dollaro soprattutto rispetto all´euro, che era salito fino a quota 1,50 sulla valuta Usa, ha obbligato questa a una contromossa, confermando la disastrosità della situazione usamericana (e di qui anche il rigonfiamento valutario e nominale del prezzo del petrolio greggio).
A parte questi dati di fatto più recenti - ma non nuovi, né analiticamente né praticamente - nulla muta circa le considerazioni sulla struttura economica delle cause della crisi, degenerata nella sua forma speculativa verso la quale si era indirizzata da dieci-quindici anni la scelta delle istituzioni bancarie e monetarie. Le analisi - dollaro, petrolio, mutui, derivati - sono quindi quelle di cui ho riferito nell´ultima quindicina di anni e non ho nulla da aggiungere. Così è pure per la fase critica attuale, con particolare riferimento al predominio del capitale fittizio e all´invasione mondiale dei titoli derivati, primari e secondari. Su quest´ultima, per me, fa testo lo scritto sui derivati che presentai per l´ultimo nostro incontro; semmai è su quello che servirebbero osservazioni specifiche di merito, se come indicatomi sarebbe opportuno ricavarne un opuscolo (nel quale terrei conto anche di cause e significato delle difficoltà bancarie recenti qui sommariamente illustrate).
ARDITI NON GENDARMI




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