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    Predefinito C'è un limite all'autonomia

    di Alberto Burgio
    su Liberazione del 09/10/2008


    In effetti è difficile dare torto a Piero Sansonetti e a molti redattori di Liberazione che hanno preso parte a questa discussione sul ruolo e le sorti del giornale. Reclamano autonomia: come non essere d'accordo? Chi se la sentirebbe di negare che l'autonomia sia un bene prezioso? Chi sarebbe tanto stravagante da non aspirare alla propria autonomia o tanto ingiusto da conculcare quella altrui? Le rivendicazioni del direttore e dei giornalisti di Liberazione sono di per sé inoppugnabili. C'è solo un piccolo problema, che ha a che fare, per dir così, con il principio di realtà.
    Il problema è, banalmente, questo: chi risponde delle conseguenze dell'autonomia? Basta poco, infatti, per accorgersi che qualcuno, prima o poi, dovrà renderne conto. Ogni azione produce effetti e ogni effetto implica responsabilità. Crescendo, ciascuno lo impara (dovrebbe impararlo), spesso a proprie spese. Non si tratta di una scoperta piacevole, ma è un'esperienza indispensabile a diventare adulti.
    Ne deriva un corollario: per quanto possa dispiacere, l'autonomia ha sempre un limite. Per un giornale, nei (rarissimi) casi - uno di questi è "il manifesto" - in cui si mantiene da sé, il limite è posto immediatamente dal mercato. Quand'è così, c'è poco da discutere. Devi farcela guadagnandoti giorno per giorno la fiducia di una quantità di lettori sufficiente a far quadrare i bilanci. Immagino non sia uno scherzo, soprattutto di questi tempi.
    Altrimenti il limite è costituito dalla proprietà. Così è per "Liberazione", proprietà del Prc (al quale difatti si chiede di fronteggiare una situazione finanziaria disastrosa). In questi casi è necessario che tra giornale e proprietà vi sia accordo: un modo di convivere che concili le legittime istanze di autonomia dei giornalisti con le non meno legittime esigenze della proprietà (deve pur esserci una ragione per farsi carico di spese, rischi ed eventuali perdite).
    I limiti dunque esistono, salvo forse che nel Paese delle meraviglie. Del resto, fino a qualche tempo fa tutti sembravano averne coscienza. Fino al 2006, la linea politica di "Liberazione" era sufficientemente armonica rispetto a quella del partito o, meglio, della sua maggioranza. Si può discutere se, nel riflettere la linea della maggioranza di Venezia, il giornale tenesse adeguatamente conto anche del dibattito interno al Prc. Sta di fatto che, sino a un paio di anni fa, tra partito e giornale le cose sono andate abbastanza lisce (il che non toglie che si fossero verificate di tanto in tanto fisiologiche divergenze e frizioni). Poi qualcosa è successo.
    Molto semplicemente, si è cominciato a discutere del ruolo di Rifondazione comunista e delle sue sorti. Se ne è teorizzato il «superamento». Si è sostenuto che è ormai tempo di piantarla col comunismo. Si è giunti a dire che essere o meno comunisti è una questione intima e che «comunismo» è parola «indicibile» (il che in italiano - linguaggi privati a parte - pare significhi «impronunciabile» perché impresentabile). Da quando è cominciata questa discussione, "Liberazione" ha cambiato partita.
    Nel sacro nome dell'autonomia, si è subito schierata con coloro che sostenevano la necessità di «andare oltre Rifondazione», contro la parte (già maggioritaria) che difendeva il partito. Durante il Congresso di Chianciano è entrata nel dibattito come parte in causa, appoggiando la proposta della Costituente della sinistra e attaccando (o discriminando) le altre posizioni. Ancora dopo il Congresso ha proseguito questa sua battaglia, nonostante le tesi "oltriste" fossero state battute e il partito si fosse dato un'altra linea, nel segno del rilancio del Prc, quindi del rifiuto di confluire in un nuovo partito post-comunista.
    Ora, sembra evidente che l'esercizio dell'autonomia, non più nel quadro di un rapporto armonico con il partito ma - al contrario - in una pratica di opposizione frontale, qualche problema lo crea. Per un motivo semplicissimo: finché c'è accordo, si tutelano entrambe le parti. Si salva l'autonomia (relativa) del giornale, e si rispetta al tempo stesso il diritto del partito di ottenere dal giornale sostegno alla (e un'adeguata rappresentazione della) propria linea politica. Ma quando l'accordo non c'è più, anzi è escluso a priori, allora una parte soltanto (il giornale) afferma le proprie posizioni, mentre l'altra (il partito, ridotto a nuda proprietà) può al più sperare che le sue scelte vadano a genio al giornale: dal quale non può pretendere nulla, pena l'infamante accusa di violarne l'autonomia.
    È chiaro che così il giocattolo non funziona. Questa asimmetria non è sostenibile, poiché pone la redazione e soprattutto la direzione del giornale in una posizione che non ha eguali. Tutti - a cominciare dal segretario del partito, pure eletto da un Congresso - debbono tener conto del contesto che consente loro di esistere e di operare. Debbono costruire mediazioni, fare sintesi. E' un principio generale e non derogabile, al quale nessuno dovrebbe tentare di sottrarsi.


    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=26052

  2. #2
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    La Risposta di Sansionetti:

    Il limite è l'obbedienza?

    Piero Sansonetti
    Mi pare che Alberto Burgio sostenga tre idee fondamentali. Le riassumo (il meno faziosamente possibile). La prima è che l'autonomia di ogni giornale è giusta ma deve essere relativa. Non esiste autonomia assoluta. E i limiti di questa autonomia sono due: il mercato e la proprietà.
    La seconda idea è che l'autonomia è da salvaguardare solo quando c'è accordo tra giornale e proprietà (nel nostro caso tra giornale e partito, in altri casi tra giornali e imprenditori privati) altrimenti non serve a niente, non funziona, crea danni.
    E le persone responsabili devono rendersi conto di questo principio di realtà, se non vogliono restare bambini un po' scemetti.
    La terza idea è che questo accordo, questa comunione di pensiero tra giornale e proprietà (e partito) esisteva - nel caso di Liberazione - prima del congresso di Chianciano, ma ora non esiste più, o almeno non esiste su alcune questioni fondamentali, e quindi «il giocattolo non funziona più».
    Provo a rispondere a Burgio. Sul primo punto non ho molto da dire. La mia idea è diametralmente opposta alla sua. Sono da sempre convinto che l'informazione esiste ed è libera - e dunque garantisce il funzionamento della democrazia - solo se si sottrae alle regole del mercato e della proprietà. Penso che l'informazione sia una sorta di «servizio pubblico democratico» e non una attività commerciale e neppure l'espressione di una attività politica. Vado ripetendo queste cose da anni, ci ho costruito sopra tante battaglie, già dai tempi dell' Unità . E' difficile che ora, sul filo dei sessant'anni, possa rassegnarmi alla vittoria di quello che Burgio chiama il principio di realtà, cioè la legge del comando, del potere. Non so se la difesa di queste posizioni sia segno di fanciullezza, ma se lo è non me ne vergogno. Il vecchio Pci queste cose le aveva capite.
    Sul secondo punto (e anche sul terzo) avrei molte cose da obiettare. Certo che tra il giornale e il partito proprietario ci deve essere una area vasta di idee comuni. Penso che ci sia. Cito qualche tema: l'immigrazione, i diritti dei lavoratori, la lotta tra salari e profitti, il femminismo, l'ambientalismo, la democrazia come lotta alle gerarchie e al potere, il garantismo, l'antifascismo, la giustizia sociale, la libertà sessuale e la libertà della cultura, la battaglia contro una società subordinata al capitale, i diritti delle donne, la laicità dello Stato...
    Su questi temi esiste l'assonanza politica. E in genere Liberazione è all'avanguardia (su posizioni un po' più radicali di quelle del partito, ma questo è normale). Non sono i temi fondamentali? Gli argomenti sui quali bisogna parlare alla società? O invece l'argomento fondamentale è il tipo di organizzazione che si dà la sinistra, e il partito della Rifondazione? Se la risposta è la "seconda che ho detto", vuol dire che non avevo capito qualcosa, e in questo caso è giusta la richiesta di Burgio e cioè quella di porre all'ordine del giorno il problema della direzione di Liberazione.
    Credo che Burgio e altri (molti altri che in questi giorni stanno scrivendo articoli a valanga, interventi nei siti web, petizioni, eccetera, contro il giornale e contro di me) farebbero bene a uscire allo scoperto e a porre formalmente la questione: «Vogliamo cambiare il direttore di Liberazione». Altrimenti diventa una discussione finta e da paurosi.

    http://www.liberazione.it/pdf_sfoglia.php?move=1

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    La Risposta di Sansionetti:

    Il limite è l'obbedienza?

    Piero Sansonetti
    Mi pare che Alberto Burgio sostenga tre idee fondamentali. Le riassumo (il meno faziosamente possibile). La prima è che l'autonomia di ogni giornale è giusta ma deve essere relativa. Non esiste autonomia assoluta. E i limiti di questa autonomia sono due: il mercato e la proprietà.
    La seconda idea è che l'autonomia è da salvaguardare solo quando c'è accordo tra giornale e proprietà (nel nostro caso tra giornale e partito, in altri casi tra giornali e imprenditori privati) altrimenti non serve a niente, non funziona, crea danni.
    E le persone responsabili devono rendersi conto di questo principio di realtà, se non vogliono restare bambini un po' scemetti.
    La terza idea è che questo accordo, questa comunione di pensiero tra giornale e proprietà (e partito) esisteva - nel caso di Liberazione - prima del congresso di Chianciano, ma ora non esiste più, o almeno non esiste su alcune questioni fondamentali, e quindi «il giocattolo non funziona più».
    Provo a rispondere a Burgio. Sul primo punto non ho molto da dire. La mia idea è diametralmente opposta alla sua. Sono da sempre convinto che l'informazione esiste ed è libera - e dunque garantisce il funzionamento della democrazia - solo se si sottrae alle regole del mercato e della proprietà. Penso che l'informazione sia una sorta di «servizio pubblico democratico» e non una attività commerciale e neppure l'espressione di una attività politica. Vado ripetendo queste cose da anni, ci ho costruito sopra tante battaglie, già dai tempi dell' Unità . E' difficile che ora, sul filo dei sessant'anni, possa rassegnarmi alla vittoria di quello che Burgio chiama il principio di realtà, cioè la legge del comando, del potere. Non so se la difesa di queste posizioni sia segno di fanciullezza, ma se lo è non me ne vergogno. Il vecchio Pci queste cose le aveva capite.
    Sul secondo punto (e anche sul terzo) avrei molte cose da obiettare. Certo che tra il giornale e il partito proprietario ci deve essere una area vasta di idee comuni. Penso che ci sia. Cito qualche tema: l'immigrazione, i diritti dei lavoratori, la lotta tra salari e profitti, il femminismo, l'ambientalismo, la democrazia come lotta alle gerarchie e al potere, il garantismo, l'antifascismo, la giustizia sociale, la libertà sessuale e la libertà della cultura, la battaglia contro una società subordinata al capitale, i diritti delle donne, la laicità dello Stato...
    Su questi temi esiste l'assonanza politica. E in genere Liberazione è all'avanguardia (su posizioni un po' più radicali di quelle del partito, ma questo è normale). Non sono i temi fondamentali? Gli argomenti sui quali bisogna parlare alla società? O invece l'argomento fondamentale è il tipo di organizzazione che si dà la sinistra, e il partito della Rifondazione? Se la risposta è la "seconda che ho detto", vuol dire che non avevo capito qualcosa, e in questo caso è giusta la richiesta di Burgio e cioè quella di porre all'ordine del giorno il problema della direzione di Liberazione.
    Credo che Burgio e altri (molti altri che in questi giorni stanno scrivendo articoli a valanga, interventi nei siti web, petizioni, eccetera, contro il giornale e contro di me) farebbero bene a uscire allo scoperto e a porre formalmente la questione: «Vogliamo cambiare il direttore di Liberazione». Altrimenti diventa una discussione finta e da paurosi.

    http://www.liberazione.it/pdf_sfoglia.php?move=1
    sabato in piazza con un cartello con scritto che "sansonetti non è il direttore del nostro giornale"?

  4. #4
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    [quote=Rikycccp;8732018]La Risposta di Sansionetti:

    Il limite è l'obbedienza?

    Piero Sansonetti
    Mi pare che Alberto Burgio sostenga tre idee fondamentali. Le riassumo (il meno faziosamente possibile). La prima è che l'autonomia di ogni giornale è giusta ma deve essere relativa. Non esiste autonomia assoluta. E i limiti di questa autonomia sono due: il mercato e la proprietà.
    La seconda idea è che l'autonomia è da salvaguardare solo quando c'è accordo tra giornale e proprietà (nel nostro caso tra giornale e partito, in altri casi tra giornali e imprenditori privati) altrimenti non serve a niente, non funziona, crea danni.
    E le persone responsabili devono rendersi conto di questo principio di realtà, se non vogliono restare bambini un po' scemetti.
    La terza idea è che questo accordo, questa comunione di pensiero tra giornale e proprietà (e partito) esisteva - nel caso di Liberazione - prima del congresso di Chianciano, ma ora non esiste più, o almeno non esiste su alcune questioni fondamentali, e quindi «il giocattolo non funziona più».
    Provo a rispondere a Burgio. Sul primo punto non ho molto da dire. La mia idea è diametralmente opposta alla sua. Sono da sempre convinto che l'informazione esiste ed è libera - e dunque garantisce il funzionamento della democrazia - solo se si sottrae alle regole del mercato e della proprietà. Penso che l'informazione sia una sorta di «servizio pubblico democratico» e non una attività commerciale e neppure l'espressione di una attività politica. Vado ripetendo queste cose da anni, ci ho costruito sopra tante battaglie, già dai tempi dell' Unità . E' difficile che ora, sul filo dei sessant'anni, possa rassegnarmi alla vittoria di quello che Burgio chiama il principio di realtà, cioè la legge del comando, del potere. Non so se la difesa di queste posizioni sia segno di fanciullezza, ma se lo è non me ne vergogno. Il vecchio Pci queste cose le aveva capite.
    Sul secondo punto (e anche sul terzo) avrei molte cose da obiettare. Certo che tra il giornale e il partito proprietario ci deve essere una area vasta di idee comuni. Penso che ci sia. Cito qualche tema: l'immigrazione, i diritti dei lavoratori, la lotta tra salari e profitti, il femminismo, l'ambientalismo, la democrazia come lotta alle gerarchie e al potere, il garantismo, l'antifascismo, la giustizia sociale, la libertà sessuale e la libertà della cultura, la battaglia contro una società subordinata al capitale, i diritti delle donne, la laicità dello Stato...
    Su questi temi esiste l'assonanza politica. E in genere Liberazione è all'avanguardia (su posizioni un po' più radicali di quelle del partito, ma questo è normale). Non sono i temi fondamentali? Gli argomenti sui quali bisogna parlare alla società? O invece l'argomento fondamentale è il tipo di organizzazione che si dà la sinistra, e il partito della Rifondazione? Se la risposta è la "seconda che ho detto", vuol dire che non avevo capito qualcosa, e in questo caso è giusta la richiesta di Burgio e cioè quella di porre all'ordine del giorno il problema della direzione di Liberazione.
    Credo che Burgio e altri (molti altri che in questi giorni stanno scrivendo articoli a valanga, interventi nei siti web, petizioni, eccetera, contro il giornale e contro di me) farebbero bene a uscire allo scoperto e a porre formalmente la questione: «Vogliamo cambiare il direttore di Liberazione». Altrimenti diventa una discussione finta e da paurosi.

    http://www.liberazione.it/pdf_sfoglia.php?move=1[/quote]

    sansonetti ha pienamente ragione.quando si cerca di limitare la libertà di un giornale è sempre una sconfitta per la democrazia.e noi comunisti lo sappiamo(o lo dovremmo sapere)benissimo

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da sinistra_polliana Visualizza Messaggio
    sansonetti ha pienamente ragione.quando si cerca di limitare la libertà di un giornale è sempre una sconfitta per la democrazia.e noi comunisti lo sappiamo(o lo dovremmo sapere)benissimo
    Spiegami perchè mai un partito dovrebbe finanziare (in questo caso ripianare il debito) di un giornale che gli rema contro

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    Spiegami perchè mai un partito dovrebbe finanziare (in questo caso ripianare il debito) di un giornale che gli rema contro
    compagno,la libertà di stampa è sacrosanta.la definizione di "giornale che rema contro",scusami,mi ricorda troppo montanelli che sbattè la porta quando berlusconi comprò"il giornaaale".seguendo il tuo ragionamento,la rai avrebbe dovuto chiudere il tg 3 perchè l'azienda,gestita da un governo di cdx doveva ,ai tempi di telekabul,aveva questa spina dell'informazione nel fianco

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da sinistra_polliana Visualizza Messaggio
    compagno,la libertà di stampa è sacrosanta.la definizione di "giornale che rema contro",scusami,mi ricorda troppo montanelli che sbattè la porta quando berlusconi comprò"il giornaaale".seguendo il tuo ragionamento,la rai avrebbe dovuto chiudere il tg 3 perchè l'azienda,gestita da un governo di cdx doveva ,ai tempi di telekabul,aveva questa spina dell'informazione nel fianco
    La questione è semplicissima.

    Il partito ha bisogno di un organo di stampa.

    I soldi del partito sono pochi.

    L'attuale redazione ha fatto colare a picco le vendite.

    L'attuale redazione non rappresenta il partito, ma denigra volontariamente la sua linea stessa, privilegiando quella di un altro (sinistra democratica).

    Dato che la redazione è nominata dall'editore PRC, i responsabili di questo disastro se ne vanno a casa per permettere al partito di essere rappresentato in modo diverso all'interno della società.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da sinistra_polliana Visualizza Messaggio
    compagno,la libertà di stampa è sacrosanta.la definizione di "giornale che rema contro",scusami,mi ricorda troppo montanelli che sbattè la porta quando berlusconi comprò"il giornaaale".seguendo il tuo ragionamento,la rai avrebbe dovuto chiudere il tg 3 perchè l'azienda,gestita da un governo di cdx doveva ,ai tempi di telekabul,aveva questa spina dell'informazione nel fianco
    L'esempio non calza, perchè il cdx, aveva comunque rai 1 e rai 2 per fare propaganda. Rifondazione ha solo un giornale, quindi è obbligatorio che chi scrive esponga agli elettori le posizioni della linea maggioritaria del Partito. Al contrario si sta caldeggiando un'altra linea che tra l'altro non è una linea minoritaria all'interno del partito visto che è sempre più probabile che porti ad un altro partito. Non possiamo sperare, ammesso che lo faccia, che la linea maggioritaria del Partito venga esposta grazie al buon cuore di altri giornali come il Manifesto. Tutto qui. O Sansonetti si adegua o se ne va.

  9. #9
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    L'autonomia di Liberazione è un dogma?
    di Bianca Bracci Torsi *
    su Liberazione del 07/10/2008
    Sui termini della polemica fra Liberazione e il Prc, suo editore, ci sarebbe poco da aggiungere se non ci fosse un argomento tabù che tutti danno per scontato: l’autonomia del giornale rispetto a tutti, compreso appunto il partito di cui è organo, come recita ogni giorno la prima pagina. “Unico giornale libero” ripete spesso il suo direttore e sull’unicità non ci sarebbe nulla da dire. Tutti i giornali del mondo rispondono infatti alla loro proprietà e ne seguono con più o meno elasticità, la linea politica, direttore e redattori la condividono o vi si adeguano. Fanno eccezione i quotidiani gestiti da una cooperativa come il manifesto creato da un gruppo di compagni legati da un comune progetto e da una comune passione, fra i quali le differenze erano comunque assorbibili da una scelta strategica comune. Naturalmente i proprietari dei giornali dettano legge su quello che si deve o non si deve pubblicare e come. Quando la proprietà è un partito la linea editoriale coincide con la linea politica del partito stesso. Può risultarne un bollettino interno rivolto solo ai militanti o un giornale vero aperto al mondo.
    Questo fu l'Unità dei suoi anni migliori, ricca di firme prestigiose, di inchieste che facevano epoca, di polemiche appassionate che coinvolgevano un pubblico molto più vasto del pur ampio popolo comunista. Il paragone fra il Pci e il Prc e quindi fra l'Unità e Liberazione segna una divaricazione profonda. Cambiati i tempi, cambiati i partiti, cambiata la sinistra, cambiati i comunisti fra i quali le differenze latenti sono diventate dibattito aperto, anche aspro, fino alla scissione e/o allo strutturarsi in correnti interne allo stesso partito con linee politiche anche strategiche contrapposte. E possibili cambi di maggioranza.
    Un giornale di partito, aperto alla sinistra più ampia e multiforme ha in questo caso un compito molto difficile: sostenere la linea politica votata dalla maggioranza-dirigenza del partito e contemporaneamente dare spazio alla sinistra esterna e a quelle componenti che alla linea vincente si sono opposte, le quali peraltro possono legittimamente avere loro pubblicazioni come Essere comunisti, Falce e Martello, Alternative per il socialismo. Ed è su questo punto che cade la unicità di Liberazione come giornale autonomo dal suo stesso partito-editore e aperto a tutte le idee a e tutte le proposte di tutta la sinistra a partire dalle componenti interne del Prc.
    Infatti il nostro giornale è stato fedele interprete e abile divulgatore della linea approvata al Congresso di Venezia e delle sue modifiche "in itinere" dei suoi alleati interni ed esterni e dei compagni che quella linea dettavano e modificavano riducendo al minimo la visibilità delle minoranze sia negli spazi che nella collocazione (chi ha qualche pratica di giornali conosce la differenza tra l'essere messi in prima pagina o nelle pagine interne, fra un titolo a quattro o cinque colonne e uno a due o tre, oltre che dal modo in cui un compagno o una proposta sono presentati nel titolo e nel commento redazionale).
    Il contrario dell'autonomia, in tutti sensi. L'ultimo congresso però ha votato un'altra linea e ha eletto un altro gruppo dirigente, del quale la ex maggioranza ha rifiutato di far parte.
    Per Liberazione però non è cambiato nulla o quasi e lo sforzo della sua redazione è quello di continuare a sostenere i leader e la politica della ex maggioranza oscurando o distorcendo quella della maggioranza attuale.
    Qualche esempio: va in prima pagina l'area, trasformata in associazione politico culturale, "Rifondazione per la sinistra", la sua festa, il lancio del suo tesseramento; come l'intervista a Mussi con un grande titolo che grida: "Cara Rifondazione, facciamo un altro partito" senza una parola di commento mentre si definisce sbrigativamente "dipietrista" la politica illustrata dal segretario Ferrero, contrapposta alla "innovazione" (parola magica) di Bertinotti e Vendola, in coda a un articolo sulla definizione del comunismo "parola indicibile" che naturalmente ha l'onore della prima pagina quasi sempre negata al segretario stesso.
    Sono alcuni esempi, ogni lettore può divertirsi a collezionarne molti altri, in media uno al giorno.
    Ma, per favore, se le parole hanno un senso il direttore e la redazione di Liberazione vantino i loro effettivi meriti, non quelli inesistenti, si dichiarino per quello che sono: un giornale schierato con una componente del Prc ieri maggioranza e oggi minoranza e accettino le critiche che questo atteggiamento suscita consapevoli che diventare minoranza dopo una lunga stagione di maggioranza dominante è duro per tutti ma è una regola della democrazia interna che bisogna accettare, magari rendendosi conto che il Congresso di Chianciano ha introdotto, fra gli altri, un cambiamento di stile non poco significativo. Il rispetto per tutti i compagni e per tutte le posizioni interne ed esterne al Prc.

    * Direzione nazionale Prc


    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26038

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    La questione è semplicissima.

    Il partito ha bisogno di un organo di stampa.

    I soldi del partito sono pochi.

    L'attuale redazione ha fatto colare a picco le vendite.

    L'attuale redazione non rappresenta il partito, ma denigra volontariamente la sua linea stessa, privilegiando quella di un altro (sinistra democratica).

    Dato che la redazione è nominata dall'editore PRC, i responsabili di questo disastro se ne vanno a casa per permettere al partito di essere rappresentato in modo diverso all'interno della società.
    semplice, chiaro e conciso

 

 
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