Usa/ La marea nera 'sporca' l'immagine di Obama: troppo lento
La catastrofe al rallentatore che si sta consumando nel Golfo del Messico, dalla costa della Louisiana alla Florida occidentale, non minaccia solo l'ambiente e l'industra della pesca: in pericolo c'è anche la credibilità del presidente Barack Obama e del suo governo. La risposta delle autorità federali all'emergenza è stata finora inesorabilmente lenta. Nonostante le rassicurazioni della Casa Bianca al Congresso e all'opinione pubblica, nonostante la trasferta a New Orleans di Obama, "non c'è una soluzione rapida per quello che sta accadendo". Lo ammette parlando a Politico una fonte vicina al presidente. "La soluzione potrebbe richiedere un intervento di tre mesi, questo non è un segno dell'impotenza del governo, ma dei suoi limiti oggettivi".
Il presidente, che in campagna elettorale ha accusato il governo di non avere saputo rispondere alla catastrofe dell'uragano Katrina, nel 2005, ora è "nel panico". La sua ricetta: un intervento più coordinato e massiccio del governo per la soluzione dei problemi degli americani in questo caso sembra fare cilecca.
Il rimpianto di molti alla Casa Bianca sarebbe quello di avere aspettato troppo a lanciare il vero allarme sul disastro, fino a giovedì scorso, una settimana dopo l'incidente sulla piattaforma Bp, avvenuto il 20 aprile. La dichiarazione di calamità naturale non è arrivata che sabato. Nei primi giorni dopo l'esplosione la convinzione era che Bp sarebbe riuscita a fermare il flusso di petrolio prima che fuoriuscisse nel Golfo.
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