Perdonate la lunghezza del post, ma ho sintetizzato il piu possibile.
Quest’oggi, complice una trasmissione televisiva sul tema, ho intavolato una discussione con mio padre inerente il cosidetto fenomeno del “razzismo”.
Eventi di cronaca recenti han reso l’argomento di stretta attualità e quindi i media ne han dato ampio spazio, in molti casi distorcendo o strumentalizzando gli eventi, sia in un senso che nell’altro.
Secondo me il razzismo è principalmente un “effetto” e non una “causa”. Vanno quindi ricercate le cause che han prodotto l’aumento di questi fenomeni di intolleranza. Una su tutte è la MALAGIUSTIZIA, il senso di IMPUNITA’ che pervade questo paese. Criminali comuni catturati un giorno e scarcerati quello seguente, l’impotenza delle persone civili verso chi civile non è grazie alla complicità, talvolta involontaria, dello Stato che invece dovrebbe tutelarli. Questo fatto, unito al crescente aumento della povertà, spinge alcune persone a cercare nel “diverso” la causa di tutti i mali. Il “tornatene in Africa” detto da una signora rivolgendosi ad un immigrato piu che “razzismo” vero e proprio è un gesto “egoistico”, di chi si sente “minacciato” nel lavoro, nella vita, nella “sopravvivenza”. Una lotta tra “poveri” per intenderci.
Il “razzismo” come effetto della crisi economica e della malagiustizia riguarda però principalmente i cittadini “maturi”, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia, chi insomma “vive” nel verso senso della parola e si trova a “lottare” in una società in cui ci sono sempre meno risorse ( e diritti) e che dall’altro canto ci spinge sempre a consumare di piu.
Ma c’è un altra causa, piu subdola, piu preoccupante, che spinge verso il razzismo. E cioè il fatto che esso sia diventato “una moda”. E questo fenomeno colpisce maggiormente i giovani, i ragazzi e le ragazze che crescono in una società in cui i valori sono sempre piu relativi. Tutto perde di valore, anche una vita. In Inghilterra giorni fa un ragazzo sull’orlo del suicidio è stato quasi “incitato” dalle persone a gettarsi nel vuoto, persone che poi han ripreso tutto con i telefonini, per avere un “ricordo”. Qualche settimana è uscita la notizia di una ragazzina che “vendeva” le sue foto nuda per pagarsi i vestiti firmati che i genitori non volevano comperarle. Per non parlare del fenomeno del bullismo, sempre esistito, ed ora esasperato dalla presenza di questi videofonini che fan sentire i “bulli” piu potenti di prima, con la possiiblità di pubblicare le loro “azioni” anche sul Web. Apparire, apparire, apparire, questa è la società di oggi. Belli o bulli che sia, l’importante è “esserci”.
In una società di questo tipo naturalmente tutto perde di importanza e tutto diventa relativo. E diventa di moda anche essere “razzisti”, o essere fascisti. Fa fare "gruppo", unisce. Ed i media, in alcuni casi, non aiutano. E’ di qualche giorno fa l’intervista di un giocatore del Milan, Abbiati, che si dichiara orgoglioso di essere fascista. I giocatori dovrebbero essere modello di esempio per i giovani. Questo sdoganamento del fascismo, unito al silenzio delle istituzioni (dal Coni, alla Fgci, alla Lega Calcio) è preoccupante. Nessuno ricorda ad Abbiati che oltre all’Ordine il fascimo ha negato la libertà di espressione a milioni di persone? Nessuno ricorda ad Abbiati che i fascisti han perseguitato ed ucciso chi non la pensava politicamente come loro?.
Riassumendo il tutto, il razzismo “maturo” dovuto ai problemi reali della vita quotidiana (lavoro, sicurezza, crisi economica) mixato al razzismo “giovanile” dovuto alla perdita di consapevolezza di cosa sia veramente il fenomeno, possono creare un cocktail veramente esplosivo. Se le giovani generazioni per un verso e le vecchie generazioni per l’altro, arrivano a pensarla allo stesso modo ecco che un popolo intero puo scivolare verso una deriva pericolosissima.
Sarebbe quindi il caso di porre rimedio a questo stato di cose agendo su piu fronti. Da una parte garantendo LA CERTEZZA DELLA PENA, una giustizia GIUSTA, veloce, senza tanti sconti di pena che possa quindi scoraggiare i delinquenti nostrani e quelli stranieri. Dall’altra lo stato dovrebbe varare dei SERI PROGRAMMI DI INTEGRAZIONE. Se uno straniero viene in Italia e poi rimane “ghettizzato” nel suo quartiere, parlando solo con altri della sua stessa nazionalità non interagisce con il nostro paese, facendo del male a se stesso ed a noi. Vanno varate delle politiche serie di integrazione. Molte volte l’intolleranza nasce dalla diffidenza, dalla paura del diverso. Ma su questo mondo siamo tutti uguali, siamo solo cresciuti in realtà diverse e tali realtà ci hanno “plasmato”. E’ bene che lo stato Italiano cerchi di integrare realmente i propri immigrati, cosi da evitare che essi stessi in futuro, sentendosi estranei, vengano affascinati dalle teorie degli estremisti.
D’altronde il discorso è semplice. Se io vado in un paese nuovo ed i cittadini di quel paese mi accolgono in malo modo, io tendo a chiudermi in me stesso, a cercare persone simili a me, a rimanere nel mio “ghetto”. E magari, piu in là, a rivendicare diritti per il mio “ghetto” maturando un senso di intolleranza verso chi mi ospita.
Se invece vengo accolto come tutti gli altri, vengo messo a mio agio, farò amicizia anche con altri cittadini e non solo con miei connazionali e pian piano mi sentirò a “casa”. Non avrò quindi nessun bisogno di reclamare nulla, perche non sarò piu un ospite ma sarò io stesso parte di quella società. Questo discorso naturalmente non puo valere per tutti, ci sono persone che non si vogliono integrare, ci sono persone profondamente razziste che credono davvero in una “razza superiore” rispetto alle altre, ci sono persone che credono in una religione distorta da odii secolari e che per essa sono disposti a morire. Per queste persone non c’è speranza ma NOI DOBBIAMO RENDERE QUESTE PERSONE UNA MINORANZA INFINITESIMALE, tale da poter essere controllata e gestita. E questo lo si puo fare solo con GIUSTIZIA ed INTEGRAZIONE.
Bene, dopo tutto questo discorso, scherzando, chiedo a mio padre: “allora, secondo te, mi posso candidare in parlamento?” e lui mi risponde “No, perche tu credi nell’utopia. La verità è che questi (riferendosi agli stranieri) arrivano qui continuamente e non se ne vanno, quando vengono con i barconi, noi li dobbiamo rispedire al mittente ed andare a dire a quei paesi che ce li mandano che se continua cosi li bombardiamo”
Io ho risposto che naturalmente servono delle quote annue, che non possiamo “accettare tutti” pena l’invasione e che vanno attuate delle politiche serie per evitare questi continui sbarchi, ma che l’Unione Europea stessa dovrebbe darci una mano a pattugliare i mari, cosi da scongiurare anche le tragedie di cui abbiamo ogni tanto notizia.
Lui ha concordato pur rimarcando che “dobbiamo impedire l’arrivo in massa di questi immigrati”
Dunque, mio padre è sempre stato un pò un cane sciolto della politica, nel senso che non è stato mai iscritto ad alcun partito, ma sin da giovane ha votato per il PCI-PDS-DS. Ora è indeciso tra Di Pietro e la Sinistra Arcobaleno, di cui condanna però le politiche filo-immigrati.
Da qui una mia riflessione. La classe politica italiana, soprattutto quella di sinistra, deve saper “ascoltare” i propri cittadini. (Ed i risultati delle elezioni scorse dimostrano quanto poco lo abbia fatto negli ultimi anni) NON deve rendere conto solo agli iscritti, perche quelli bene o male sono gia ideologizzati. Deve ascoltare i dubbi, le perplessità, le paure, le speranze di chi vive ogni giorno una vita sempre piu difficile. E deve poi tradurre questi sentimenti in politiche concrete che scongiurino il deterioramento, gia evidente, di questa società.
Meno litigi sulle poltrone, meno dialogo con questo o quello, e maggiore concretezza. A partire dal basso, dalle “sezioni”, dai “circoli”. Ascoltare e comunicare con i propri cittadini, anche attraverso iniziative che li avvicinino. Ma parlando di temi concreti, sentiti. E non basta una manifestazione. Serve una politica “capillare” e soprattutto una classe dirigente locale capace di saper interpretare questi sentimenti, traducendoli in politiche efficaci, capaci di dare un segno TANGIBILE della presenza sul territorio. D’altronde questa è LA POLITICA. L’arte di mettersi al servizio del cittadino. Magari cercando anche di far capire ai cittadini quali rischi si corrono nel sottovalutare il razzismo.
Per far capire a persone come mio padre che gli immigrati non sono nemici, che possono essere una risorsa. Ma avendo anche un minimo di onestà nel comprendere che non è possibile aprire le porte a tutti. Che in fenomeno va regolato, con quote annue. E che oltre alla regolamentazione ci vuole L'INTEGRAZIONE. E soprattutto che ci vuole GIUSTIZIA, CERTEZZA DELLA PENA e non Indulti e abolizione dell'ergastolo (come proposti o attuati in passato da governi o partiti di sinistra)
Tutto questo non per farmi eleggere in parlamento (non potrei mai, non essendo all'altezza della situazione), ma per non continuare a perdere elettori in favore di forze populiste (leggi Di Pietro, ma anche Lega.. e chissàchi dopodomani).
Spero di aver aperto una discussione interessante.




), ma per non continuare a perdere elettori in favore di forze populiste (leggi Di Pietro, ma anche Lega.. e chissàchi dopodomani).
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