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  1. #1
    Teppista
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    Predefinito Salvare Liberazione non prescinde dal salvare il Partito

    Direzione nazionale PRC 10 Ottobre 2008 - Intervento di Maria Campese
    di Maria Campese
    su redazione del 10/10/2008
    Ho ascoltato con molta attenzione le relazioni del Presidente il CdA della MCR, Sergio Bellucci, e del Tesoriere del Partito, Sergio Boccadutri.

    Da quanto relazionato emerge che la situazione del giornale è disastrosa, e che la situazione del Partito è preoccupante.

    Il Tesoriere ha acceso i riflettori sulle criticità economico-finanziarie del Partito, mentre il Presidente del cda ha ripercorso le dinamiche di ordine generale che hanno determinato questa situazione di grave disavanzo del giornale.

    Ritengo che questa discussione la stiamo affrontando con molto ritardo.

    Già da giugno scorso, in sede di discussione di bilancio, il Tesoriere sollevò il problema economico del Partito e stanziò la somma di E. 900.000,00 per il giornale, precisando che un tale stanziamento non era più ripetibile per le annualità future.

    Così come ritengo che, in un quadro generale di crisi dell'editoria politica, vadano anche indagati altri elementi specifici di Liberazione che attengono al rapporto fra gli iscritti al Partito ed il giornale: non solo non viene acquistato dal corpo degli iscritti, ma neanche dai gruppi dirigenti territoriali, così come è stata dismessa la pratica della diffusione.

    Ritengo importante sottolineare che il giornale vive perchè c'è il progetto politico del Partito della Rifondazione Comunista, nasce e vive in quanto strumento di quel progetto politico.

    Quindi un punto lo metterei in questo senso: credo non si possa mettere in discussione l'esistenza del progetto politico per conservare lo strumento che quel progetto si è dato.
    Vanno allora agite tutte le strade che consentano il mantenimento del giornale, ma nella consapevolezza che così com'è la situazione non è più compatibile con le condizioni economiche del Partito.

    Non ritengo vada accolta la proposta del Tesoriere di procedere alla liquidazione della società editrice; credo che la Direzione Nazionale debba esprimersi per lo stanziamento di fondi sufficienti ad allontanare l'ipotesi di fallimento, ma avendo tutti la piena consapevolezza che trattasi di un intervento di natura estremamente straordinaria, non più ripetibile, pena il fallimento del Partito.

    Credo che il Cda debba assumere questo dato di gravità e porsi il problema dell'autosufficienza economica in tempi veloci, poiché si rischia di assumere delle scelte fuori tempo utile.

    Un dato deve essere chiaro a tutti noi: la situazione, così com'è, non è più sostenibile, non ce la possiamo più permettere.

    Ritengo anche che un minuto dopo aver proceduto al salvataggio del giornale, che non può prescindere dal salvataggio del Partito, vada affrontata la discussione delle relazioni fra il giornale ed il Partito.

    Il giornale dovrà essere ripensato, tenendo presente che la sua utilità politica si misura da quanta gente raggiunge e dal messaggio politico che veicola, poiché se il Partito va in una direzione ed il giornale che dovremmo diffondere e sostenere va in un'altra, divergono, un problema politico si pone, come del resto è emerso dalla nostra discussione.


    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26071

  2. #2
    Teppista
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    Liberazione e il disagio
    della "base" che va ascoltato

    Direzione nazionale PRC 10 Ottobre 2008 - Intervento di Simone Oggionni
    di Simone Oggionni
    su redazione del 10/10/2008
    Scusate se semplifico e schematizzo una questione così complessa come quella che stiamo affrontando. Mi pare di poter dire, dopo aver ascoltato le due relazioni di Bellucci e Boccadutri e quasi tutti gli interventi, che siamo di fronte alla peggiore congiuntura mai affrontata da Liberazione in questi anni. E mi pare che i problemi siano di due tipi: da un lato lo stato delle finanze, dall’altro il rapporto politico che intercorre tra il giornale e il partito editore.
    In un dibattito che non fosse viziato da scorie congressuali (a dire il vero: da scorie già pre-congressuali) e appesantito dalle frizioni che si sono generate in questi mesi, l’attenzione di tutti sarebbe rivolta innanzitutto verso il primo dei due punti. Perché è chiaro che se non si giunge ad un esito felice e soddisfacente del problema dei conti non ci può essere alcuna discussione – che a quel punto diventerebbe astratta – sul secondo ordine di problemi.
    E dico subito cosa penso sulla drammatica condizione dei bilanci del giornale.
    Primo: penso che 2 milioni e mezzo di deficit all’anno sia una cifra incompatibile con i bilanci del partito. Secondo: che è significativa anche la composizione del deficit, perché la diminuzione della pubblicità ci indica una minore attrattività del giornale per gli investitori, perché la diminuzione degli introiti derivanti dalle vendite del giornale indica un affievolimento del consenso presso il pubblico dei nostri lettori (abnorme rispetto alla flessione diffusa altrove: il mercato dell’editoria perde il 9% in due anni, noi quasi il 50% in sei), perché l’aumento del costo del personale indica una mancata capacità di prendere atto del carattere cronico delle difficoltà che attraversiamo.
    Terzo punto: che a maggior ragione 4 milioni e 416mila euro sarebbe una cifra non solo incompatibile con il nostro bilancio, ma porterebbe il partito a chiudere i battenti nel giro di un anno e mezzo. E io penso, con grande nettezza, che la libertà del partito di vivere sia il primo bene, e che venga prima anche della libertà del giornale di sopravvivere.
    Questo induce a seguire la proposta avanzata dalla segreteria. E cioè serve un intervento radicale che, se da un lato comporta il fatto che il partito ricapitalizza Mrc e ricompone il capitale sociale, dal 2009 deve imporre il pareggio e quindi mettere in campo un progetto di reale razionalizzazione e l’apertura dello stato di crisi.
    In una discussione seria ed equilibrata, mi fermerei qui.
    Però sono avvenuti nelle ultime settimane alcuni eventi che complicano la discussione e costringono a discutere anche, già oggi, del problema del rapporto politico tra il giornale e il partito: si apre una vertenza dei dipendenti del giornale contro la proprietà (in sé sempre legittima) prima ancora che sia aperto il tavolo di trattativa; si scrivono comunicati che accusano la segreteria di voler chiudere il giornale e mettere il silenziatore ai giornalisti; si parla di «liquidazione comunista»; si apre un blog sul quale si alternano gravi atti di accusa a caricature, scherni e ridicolizzazioni, anche personali. E soprattutto proseguono, come se non ci fosse stato un congresso nazionale convocato appunto allo scopo di avviare e concludere la discussione sulle prospettive politiche del Prc, articoli che – con il rilievo accordato ai pezzi “importanti” – smentiscono puntualmente la linea politica del partito. Non intervengono dialetticamente, puntualizzando, sfumando, investigando, problematizzando, relativizzando. Smentiscono. Travisano. Trasformano. Controbattono. Intervengono a gamba tesa con posizioni completamente opposte alla linea del partito. Non voglio fare l’elenco, mi permetto soltanto di richiamare l’intervista del 24 settembre in apertura a Fabio Mussi con il titolo: “cara Rifondazione, è ora di fare un altro partito”; l’avallo dato in prima pagina alla presentazione a Bologna di una lista civica concorrente a quella di Rifondazione; diversi articoli di fondo in prima pagina che hanno presentato il nostro dibattito interno come una disfida tra innovatori e giustizialisti, tra unitari e settari!
    Mi permetto di chiedere a Patrizia Sentinelli se questi articoli sono provocazioni, come lei dice, oppure semplici ed espliciti atti di contraddizione della linea del partito. E soprattutto: i nostri lettori come li percepiscono? Come provocazioni o come cause di perenne disorientamento?
    E cosa hanno a che fare queste azioni (le polemiche contro la segreteria e gli articoli che ho citato) con l’apertura all’esterno (sacrosanta), con l’autonomia professionale dei giornalisti (sacrosanta), con la rivendicazione della libertà (altrettanto sacrosanta) di scegliere una propria linea editoriale, e quindi le priorità, l’ordine dei temi, il profilo con cui si concretizza l’interpretazione dei fatti e degli eventi? Nulla.
    Da questo – e concludo – non discende la richiesta di dimissionare il direttore, ma quella di porre al direttore e a tutta la redazione questo che è un disagio crescente di tanti, tantissimi compagni e che, in quanto tale, ritengo vada ascoltato.


    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26072

  3. #3
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    Le responsabilità sono molteplici

    Direzione nazionale PRC 10 Ottobre 2008 - Intervento di Mimmo Caporusso
    di Mimmo Caporusso
    su Prc del 10/10/2008
    Dalla relazione del Presidente della Mrc emergono due aspetti inquietanti.
    Il primo: il giornale potrebbe chiudere il proprio bilancio al 31 dicembre 2008 con un disavanzo (se dovessero essere confermati i tagli all'editoria da parte del governo Berlusconi) di 4,4 milioni di euro. Se la matematica non e' un'opinione, e dovessero essere certificate queste perdite, il nostro giornale ogni giorno perde circa 15000 euro. Anche in assenza di tagli all'editoria il nostro giornale chiuderebbe con un disavanzo maggiore a quello del 2007 (forse anche grazie alla free press?!).
    Il secondo: le copie giornaliere vendute nel 2008 sono solo 7000, con un calo di circa il 42% rispetto al 2002 (si superavano le 12000 copie).

    Nella sua relazione il Tesoriere ha detto in maniera chiara ed inequivocabile che il nostro Partito (azionista unico del giornale), a fronte di minori entrate dovute alla nostra non presenza in Parlamento ed alla riduzione dei rimborsi elettorali, non puo' permettersi di continuare a stanziare soldi per il giornale, a meno che non si venda il patrimonio immobiliare (sedi centrali e periferiche) del Partito.

    Ritengo che la crisi economica che attraversa il giornale, oltre ai tagli effettuati all'editoria dal governo Berlusconi, dipende anche dalla linea editoriale, nient'affatto autonoma rispetto alla linea del Partito.
    Tutt'altro: Liberazione (organo ufficiale del Partito della Rifondazione Comunista) ha assunto una linea editoriale di parte, non maggioritaria nel Partito, che è quella del superamento di Rifondazione Comunista per la costituente di sinistra. Questa linea editoriale ha indotto numerosi nostri compagni, militanti e dirigenti, a non acquistare il nostro giornale, non fare la diffusione militante, non abbonarsi, ecc.
    Non solo. Ho avuto modo di riscontrare, durante iniziative svolte dal nostro Partito, applausi maggiori a chi peggio parlava di Liberazione.

    Ritengo che il Partito debba attuare quanto deliberato dal cpn che si è tenuto il 14 e 15 luglio 2007. Il documento approvato recita testualmente: “serve un piano, fatto di interventi di razionalizzazione e se necessario di carattere straordinario, per fare in modo che Liberazione raggiunga l'autosufficienza da contributi del Partito”.

    In pratica necessita che il cda appronti un piano di rilancio del giornale che si ponga come obbiettivo il pareggio di bilancio nel 2009. Se così non fosse, si andrebbe ad una situazione disastrosa che investirebbe il Partito, e non possiamo permettercelo.


    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26102

  4. #4
    per il centro-sinistra
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    Perfetto Oggionni.
    Tuttavia non condivido la conlcusione. Le dimissioni del direttore sono un passaggio ineludibile per il rilancio

  5. #5
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    Direzione nazionale PRC 10 Ottobre 2008 - Intervento di Bianca Bracci Torsi

    Non capisco lo scandalo suscitato dalla proposta di cambiare il direttore di Liberazione, per di più sollevato da chi continua a ripetere (senza scandalo) di non essere rappresentato dal segretario del partito di cui fa parte, regolarmente eletto da un congresso. E mi pare francamente eccessivo sostenere che questo cambio metterebbe in forse non solo la qualità e il prestigio del giornale (discutibili visto il calo delle vendite e la crescente disaffezione degli iscritti) ma addirittura l’identità e l’immagine di Rifondazione. Comunque non è oggi all’ordine del giorno la direzione di Liberazione, la sua autonomia e il suo legame, più o meno inscindibile, con l’attuale direttore, tutte questioni rinviate a un futuro che mi auguro prossimo, ma la sopravvivenza stessa del nostro giornale. Sono convinta delle necessità, per un partito di opposizione che non può contare su spazi adeguati nella comunicazione cosiddetta indipendente, di un giornale proprio per far conoscere le sue proposte e le sue battaglie, oltre che i fatti e i misfatti che altri hanno interesse a nascondere, ma se il partito cessa praticamente di esistere mi pare ovvio che anche per il suo giornale non ci sia più ragion d’essere. Perciò troverei assurda e improponibile una scelta economica che, per preservare Liberazione, riducesse in fin di vita il Prc.

    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=26135

  6. #6
    Vamos bien!
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    Citazione Originariamente Scritto da Leninista Visualizza Messaggio
    Perfetto Oggionni.
    Tuttavia non condivido la conlcusione. Le dimissioni del direttore sono un passaggio ineludibile per il rilancio
    concordo.

  7. #7
    Teppista
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    Non capisco lo scandalo suscitato dalla proposta di cambiare il direttore di Liberazione, per di più sollevato da chi continua a ripetere (senza scandalo) di non essere rappresentato dal segretario del partito di cui fa parte, regolarmente eletto da un congresso.

    OVAZIONE!

  8. #8
    Μάρκος Βαφειάδης
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    --------------------------
    Sintesi intervento di Fosco Giannini alla Direzione Nazionale PRC sulla crisi di Liberazione (10 ottobre 2008)

    Condivido la proposta della Segreteria nazionale, volta a raggiungere, entro questo anno, il pareggio per ciò che riguarda il bilancio di “Liberazione”, e se ciò non accadesse prendere le dovute e conseguenti misure. Trovo tale proposta paziente, ragionevole ed equilibrata; nel contempo – per ciò che riguarda i tempi dati e l’avvertenza che senza pareggio di bilancio tutto dovrà cambiare, al giornale, – la trovo adatta a difendere i diritti del Partito, che non può fare la parte del vivo che viene trascinato a fondo dai debiti del morto.
    Condivido l’articolo che la compagna Bianca Bracci Torsi ha pubblicato su “Liberazione” alcuni giorni fa, nel quale si contestava la richiesta di completa autonomia del giornale dal Partito avanzata dal direttore, compagno Sansonetti.
    Credo che la questione dell’autonomia rappresenti uno “spostamento dei problemi” e che essa sia una questione fuorviante. E’ infatti sorprendente che, di fronte a problemi materiali di così grande e inquietante portata come quelli degli altissimi debiti del quotidiano e della caduta verticale di vendite nelle edicole, Sansonetti e altri compagni e compagne della redazione pongano come questione centrale e indipendente da ogni altra quella dell’autonomia: un modo un po’ opportunista di esorcizzare “il problema” per parlare d’altro.
    Il nostro giornale vive una crisi mortale e appare del tutto irrazionale che, prima delle questioni concrete – quelle che danno il segno materiale della crisi – si agiti lo spettro della “libertà” dal Partito e dell’autonomia dalla sua linea politica.
    Come facciamo a non parlare, prima di ogni altra cosa, del fatto che la vendita di “Liberazione” nelle edicole passa , negli ultimi anni, da circa 12/13 mila copie al giorno a 7 mila ? Come facciamo a non parlare del fatto che le perdite sono dell’ordine di 15/16 mila euro al giorno e che per ogni copia venduta in edicola si perdono circa 2 euro? Come facciamo a non parlare del fatto che negli ultimi dieci anni il Partito ha versato al giornale oltre 10 milioni di euro, dei quali 3 solo negli ultimi due anni? E come facciamo a non parlare del fatto che nel prossimo anno, se lo stato delle cose non cambiasse, se non vi fosse una potente ( e poco credibile) inversione di tendenza, se non si arrivasse a 20/ 30 mila copie vendute ogni giorno ( dalle attuali 7 mila!) il Partito dovrebbe spostare sul giornale altri 4 milioni di euro, e cioè la metà esatta delle sue entrate?
    Saremmo davvero di fronte al rischio di morte del Partito, delle sue Federazioni, delle suoi Circoli, della sua iniziativa politica generale.
    Si può, in queste condizioni, far finta di niente e proseguire il dibattito solo sulla questione dell’autonomia del giornale dal Partito, così come fa il compagno Sansonetti? E’ possibile che non ci si ponga il problema di rintracciare le basi materiali di tanta crisi ?

    Dispiace dirlo, ma Sansonetti pone la questione della libertà del giornale partendo da una concezione borghese della libertà, e ciòè la libertà concepita come esercizio privato delle proprie azioni, privato e privo di vincoli etici e politici, privato e privo di responsabilità. Come si fa, in queste condizioni, a lavorare per produrre un giornale comunista? La libertà assoluta, per ogni giornale e dunque anche per un giornale comunista, è priva di senso.
    La libertà richiesta da Sansonetti nulla ha a che vedere con la sinergia che è richiesta tra Partito e giornale, e comunque è anche difficile parlare di “Liberazione” come un giornale non libero dal Partito : basti pensare agli articoli di Angela Nocioni su Cuba e sul Venezuela, articoli così apertamente anticubani e antivenezuelani… Basti pensare all’articolo di Bifo nell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, quando il beniamino di Sansonetti – sulle pagine del giornale del PRC – scrisse che la Rivoluzione d’Ottobre non fu che una follia sanguinaria, prodotta da uno “psicopatico” come Lenin ( scrisse così: psicopatico, senza che nessuno, in redazione, gliene chiedesse conto).
    Il punto è che “Liberazione”, così come è condotta da Sansonetti, non è l’organo del Prc, ma è esplicitamente l’organo della “Costituente di Sinistra”, il giornale della liquidazione comunista pagato dagli iscritti comunisti (che in buona parte, inclusi militanti e quadri, non lo leggono).

    La crisi delle vendite, la crisi di credibilità di “Liberazione” è pesante e profonda. Come uscirne? Occorrerebbe far nascere una nuova passione per il giornale. Fare un giornale capace di promuovere la diffusione militante domenicale; un giornale che moltiplichi attorno a sé le feste e le iniziative, il sostegno e l’autofinanziamento, con l’obiettivo – almeno – di passare dalle attuale 7 mila copie vendute a 10/12 mila.
    Ma come far nascere una nuova passione attorno a “Liberazione ” se il giornale entra continuamente in rotta di collisione con il senso comune della base del Prc, se entra in rotta di collisione con il sentire comunista dei nostri compagni e delle nostre compagne? Come si fa a far nascere tale passione se “Liberazione” diventa l’organo della liquidazione del Partito Comunista, se si trasforma nell’organo della Rifondazione Socialista?

    La richiesta della libertà – così come formulata da Sansonetti, Alfonso Gianni, Migliore, Giordano – è posta in modo così assoluto che, se concessa, la maggioranza del Prc nata dal Congresso di Chianciano non avrebbe ( non ha già, quasi?) nemmeno qualche pagina dell’intero giornale.
    Sansonetti, nella rubrica delle lettere, sfida il compagno Alberto Burgio e gli dice: parla chiaro, se credi che io debba essere sostituito dillo sinceramente, senza paura.
    Ora, la Segreteria nazionale non avanza, in questa Direzione, la proposta di sostituire il direttore, chiedendo invece a “Liberazione ” di uscir fuori dai propri debiti e di non trascinare a fondo il Partito.
    Tuttavia – preso atto della proposta della Segreteria – i toni di sfida dell’attuale direttore del giornale appaiono fuori luogo e anche alquanto prepotenti. A Chianciano vi è stato un Congresso; dal Congresso è uscita una linea politica di maggioranza contraria alla liquidazione comunista; da quel Congresso sono usciti molti nuovi segretari di Federazione e molti nuovi dirigenti, compreso – mi pare – anche il segretario nazionale. Da questo punto di vista non sarebbe davvero un dramma politico, né una misura “stalinista”, se fosse cambiato anche il direttore di “Liberazione”. Sarebbe una scelta normale e fisiologica. E i toni da crociata che alzano i compagni della minoranza in difesa del loro direttore sembrano sempre più la ricerca nervosa di un “casus belli”, il tentativo di provocare un atto della maggioranza che determini una risposta della minoranza: quella della rottura e dell’accelerazione del processo di separazione dal Partito.

    ------------------

    <DIV><FONT size=2 face=Arial><FONT size=3>Liberazio sabato 11 ottobre 2008

    <I><SPAN style="FONT-FAMILY: LucidaStd-Italic; COLOR: #231f20; mso-bidi-font-family: LucidaStd-Italic"><FONT face="Times New Roman">Ma è imperativo pareggiare il bilancio nel 2009. In direzione, sotto attacco la linea editoriale

  9. #9
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    Markos, manca il link...

    Bell'intervento quello di Giannini.

  10. #10
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    la questione sembra essere: volete un bollttino di partito ( rivolto e comprato dai soli iscritti) oppure un giornale libero ( rivolto e comprarto da tanti)?
    la risposta è ovvia: dove stanno i tanti?
    ciao
    mao

 

 

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