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  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Qualcuno dice che sarebbe Europa...

    15/10/2008 (7:15)
    La Turchia censura Youtube


    Francoforte, Pamuk denuncia "I politici nemici degli scrittori"
    ORHAN PAMUK
    La Fiera del libro di Francoforte si è aperta ieri con un attacco di Orhan Pamuk al suo paese: nella lectio inaugurale della Buchmesse (di cui publichiamo qui un brano) lo scrittore premio Nobel per la Letteratura nel 2006 ha accusato la Turchia di restringere la libertà d’espressione. Era presente il presidente turco Abdullah Gül, che ha ammesso: «Ci resta molto da fare».

    Negli ultimi dieci anni ho girato il mondo, ho visitato molti Paesi e, se escludiamo qualche nazione occidentale, ho sentito da parte di tutti lo stesso rammarico, quello cioè di essere sconosciuti agli altri popoli o di essere oggetto di pregiudizi ed errate convinzioni. Le idee sull’identità e il carattere di un popolo, probabilmente, cambiano da persona a persona e da Paese a Paese, ma molti popoli sono convinti che gli altri abbiano di loro una visione fallace e negativa. Perciò credo fermamente di esprimere sentimenti universali, pur affrontando il discorso sul piano personale.

    Noi turchi ci siamo tanto lamentati negli ultimi secoli dell’immagine sbagliata che ha sempre avuto il resto del mondo nei nostri confronti, che questo pensiero è diventato parte integrante della nostra identità. Essere rinnegati dagli altri popoli per la maggior parte di noi è la dimostrazione della libertà delle nostra cultura e della nostra letteratura, oltre che della sua forza. Proprio come alcuni scrittori sperimentali di non facile comprensione a buon diritto si vantano di non ottenere il riconoscimento dei lettori, c’è anche chi interpreta il mancato riconoscimento della letteratura turca come una dimostrazione della sua anima bizzarra e variegata. È possibile! Ma interpretare il rifiuto e la mancanza di un pubblico di lettori come un sintomo dell’incomprensibilità e del particolare mistero della cultura alimenta un’idea ancora più pericolosa che un po’ alla volta si fa più forte: ritenere «estranei» ideali di impronta occidentale - parlo della parità dei sessi, dei diritti delle donne, della democrazia, e della libertà di pensiero - credere che questi ideali non siano adatti all’identità nazionale e che, addirittura, potrebbero lederla... E non lo dico solo riferendomi alla Turchia. [...]

    Negli ultimi venti anni gli sviluppi politici e culturali a livello mondiale hanno portato all’attenzione universale la vecchia querelle tra modernità e tradizione, accesa nel mio paese da oltre duecento anni. È difficile oggi affermare che ci sia ancora qualcuno che non conosce la posizione della Turchia sulla carta geografica. Se centinaia di scrittori e editori sono venuti qui a Francoforte per far sentire la propria voce, significa che ci siamo liberati, seppur non del tutto, del pessimismo da incompresi. Negli ultimi secoli tanti libri sono stati messi al bando, bruciati, tanti scrittori assassinati, rinchiusi in prigione, esiliati come traditori della patria, o umiliati sui giornali senza possibilità di replica, ma niente di tutto questo ha contribuito ad arricchire la cultura turca, al contrario, l’ha inaridita. È ancora attuale la consuetudine del governo di punire gli autori e i loro libri: a causa dell’articolo 301 del Codice civile turco usato per mettere a tacere ed emarginare tanti scrittori come era accaduto a me, ancora oggi centinaia di scrittori e giornalisti vengono processati nei tribunali e condannati a lunghe pene detentive.

    Quest’anno, lavorando a un romanzo inedito, ho dovuto guardare vecchi film turchi e ascoltare vecchie canzoni. Ci sono riuscito con estrema facilità grazie a YouTube, ma adesso non potrei più farlo: per motivi politici, a chi risiede in Turchia è stato vietato l’accesso a YouTube e a centinaia di siti locali e internazionali dello stesso genere. I detentori del potere politico saranno certo soddisfatti di tante interferenze, ma tutti noi - scrittori, editori, artisti - che abbiamo dato il nostro contributo alla cultura turca, non comprendiamo queste pressioni che rappresentano un ostacolo al riconoscimento della stessa a livello mondiale.

    Non si pensi, tuttavia, che autori e editori abbiano perso l’entusiasmo. Negli ultimi quindici anni l’editoria turca è cresciuta a una velocità impressionante, arricchendosi notevolmente: ovunque in Turchia oggi si pubblica molto di più che in passato e ritengo che la ricchezza delle librerie di Istanbul sia sintomatica delle stratificazioni storiche e culturali della città. Questi scrittori e editori che raccontano la nostra storia e la nostra cultura, entrambe singolari, ricche e straordinarie, quest’anno sono qui a Francoforte. Spero vivamente che i giovani autori arrivati dalla Turchia, nel vedere la imponenti dimensioni dell’editoria mondiale, provino lo stesso senso di vuoto e insignificanza che provai io diciotto anni fa. Se tuttavia, con uno sforzo di introspezione, hanno individuato in se stessi le voci capaci di suscitare interesse nel lettore, non saranno sopraffatti dal pessimismo dell’«A chi vuoi che interessi uno scrittore turco?!».

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...7323girata.asp

  2. #2
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    Bellissimo articolo, da leggere senza pregiudizi. Il problema c'è, reale ed attuale. Ed è molto simile a quello che accade in Cina.

    Sono paesi che, arretrati culturalmente, vogliono venire considerati alla pari degli altri senza prima recuperare il gap.

    La soluzione di entrambi i governi (turco e cinese) è di tenere in incubazione il proprio paese e fare da interfaccia con il mondo esterno, in modo da evitare i fortissimi e pericolosissimi contraccolpi dell'incontro fra la loro arretratezza e la spregiudicatezza del sistema liberistico.

    Non penso che contrastare, da parte nostra, questa strategia sia utile ai turchi ed ai cinesi. E d'altronde sarebbe difficile per noi interagire direttamente con le popolazioni senza l'approvazione governativa.

    L'Europa ha preso una posizione abbastanza chiara: entrerete in Europa quando sarete pronti a vivere senza frontiere. Ma questo atteggiamento è pericoloso, può ingenerare una reazione contraria.

    Ma che altro si può fare? Il governo turco non è in grado di accelerare la trasformazione, e nemmeno di garantire la protezione di agenzie straniere che vogliano cooperare!

    Io ritengo (anche se già immagino lo scroscio di risate) che solo la Chiesa Cattolica è in grado di creare ponti fra varie culture così diverse e lontane. Solo che, guarda caso, proprio la Chiesa Cattolica è considerata pericolosa dagli islamisti turchi e dal governo cinese.

  3. #3
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    La turchia in europa è solo un desiderio americano, hanno più interessi loro che altri, e l'europa schiava com'è esegue.

 

 

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