OMNIA SUNT COMMUNIA
Questa è l'ennesima legge che prepara lo stato di polizia, diverso da quello che conosciamo, ma stato di polizia rimane!
Le destre attaccano apertamente il diritto di sciopero
Si punta ad importare in Italia misure restrittive che mirano a cancellare un diritto soggettivo sancito dalla Costituzione. Fermo no della Cgil. Siamo di fronte ad uno dei più gravi attacchi alla democrazia e ai lavoratori
Alla vigilia dello sciopero generale del sindacalismo di base Cobas, Cub Sdl del prossimo 17 ottobre contro Berlusconi e Confindustria, il Governo annuncia un disegno di legge delega per «riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità»
Un attacco diretto al diritto dei lavoratori di manifestare il proprio dissenso e di concretizzarlo nella forma di protesta sancita dalla Costituzione. È un diritto soggettivo da esercitare collettivamente. Ma c'è di più, il tentativo di delegittimare il sindacato, inteso come struttura organizzativa dei lavoratori capace di mobilitarsi unitariamente nella difesa dei propri interessi. Scriveva Lenin, nel lontano 1920, che le organizzazioni sindacali hanno rappresentato «il passaggio dalla dispersione e dall’impotenza dei lavoratori ai primi germi dell’unione di classe» perché hanno contribuito a costruire in milioni di lavoratori la consapevolezza dei propri interessi. È una storia costellata da migliaia di lotte, di scioperi, di morti per i salari, per l’orario di lavoro, per condizioni di vita migliori.
Quello che oggi vogliono cambiare sono i rapporti di forza, facendo leva su un’organizzazione del lavoro sempre più frammentata, delocalizzata e parcellizzata nella sua struttura, nei suoi luoghi, nei suoi tempi, nei suoi uomini. Ad annunciarlo è il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che avanza la necessità di «regolare» il ricorso allo sciopero nei servizi pubblici. Naturalmente, per il bene del Paese. Un atto di responsabilità da parte del Governo e un segno di civiltà, oltre che di pubblica utilità, doveroso nei confronti degli utenti. Ma nei fatti non è altro che il tentativo di «prevenire il conflitto attraverso forme di conciliazione e arbitrato», ovvero di modificare, sotto la bandiera della modernizzazione, le regole della contrattazione. Il conflitto sociale è messo al bando, per non parlare dell’obsoleta lotta di classe. Niente più sfruttati e padroni. La parola d’ordine è «dialogo».
Arriva la democrazia del referendum consultivo preventivo, associato all’obbligo da parte del lavoratore di dichiarare la propria adesione allo sciopero. In modo tale che si possa disciplinare anche quel dannoso meccanismo della revoca all’ultimo-minuto senza che i responsabili - in questo caso i lavoratori - paghino pegno con la perdita del salario. Tali misure permetterebbero di intervenire, sempre a tutela e garanzia dei cittadini, anche sulla legislazione che regola gli intervalli di tempo tra uno sciopero e l’altro. Come se non esistesse in merito già una normativa e garanzie.
Nessun attacco al diritto di sciopero, ci tiene a precisare Sacconi. Ma si chiede, al tempo stesso, perché non pensare ad una forma di mobilitazione che non comporti l’astensione dal lavoro e l’interruzione del servizio. Si chiama «sciopero virtuale», e consiste nel far mettere al lavoratore in agitazione un fazzoletto al braccio che attesti la sua protesta ma non crei disagio. Il lavoratore, naturalmente, ci rimette il salario mentre il datore di lavoro è chiamato a versare in un fondo solidaristico - di destinazione non precisata - una «cifra congrua» per ogni astensione.
Un «punto fondamentale» rimane l’applicazione delle sanzioni, che oggi vengono decise da un’apposita commissione e che dovrebbero essere messe in atto dal datore di lavoro alla fine del conflitto. Cosa che «normalmente» non accade. E qui sta il problema, si tratta di una questione di giustizia che non può essere ignorata. Non dal Governo di centrodestra. E allora chi meglio dei prefetti, che rischiano l’accusa di omissione di atti d’ufficio, può essere incaricato di applicare le sanzioni? «Esiste già una regolamentazione per legge che limita gli scioperi nei trasporti e nei servizi pubblici. Ed è già una legge molto precisa e restrittiva», ribatte Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom-Cgil.
Un fatto è certo. Il Governo prevede un autunno caldo, lo testimonia la fretta e il pressapochismo con cui si accinge a regolamentare il diritto di sciopero. E quale miglior modo di evitare contestazioni, mobilitazioni, manifestazioni e, dulcis in fondo, scioperi, se non proibirli ed abolirli.
(15.10.08)www.larinascita.org
ARDITI NON GENDARMI




Alla vigilia dello sciopero generale del sindacalismo di base Cobas, Cub Sdl del prossimo 17 ottobre contro Berlusconi e Confindustria, il Governo annuncia un disegno di legge delega per «riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità»
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