Da un altro forum:
Il DL Tremonti n.133 ha scatenato un putiferio nel mondo dell'istruzione ma sopratutto negli atenei di tutta Italia. Primo tra tutti a rispondere "al fuoco" è stato l'antico ateneo pisano, in cui le associazioni studentesche non hanno lasciato respiro fin dal principio a questo attentato all'università italiana. Dapprima il corpo studentesco si è mosso solitario con numerosi striscioni ironici come: "Vendesi Universtià di Pisa Chiavi in Mano: Contattare Giulio Infame" poi ha raccolto adesioni anche da parte del corpo docente che ne è coinvolto tanto quanto gli studenti. Dopo un assemblea di ateneo è sorta l'esigenza di una protesta più corposa, più incisiva in modo che Pisa sia la prima di una grande unione nella protesta degli atenei di tutta Italia. Il polo didattico di Giurisprudenza è stato occupato e i gli studenti annunciano di non mollare fino all'approvazione della finanziaria. A Pisa ha seguito "La Sapienza" di Roma, Firenze, Siena, Genova e tante altre stanno entrando in quest'ottica. Cosa ne sarà di questa università? E' possibile un ritorno del '68 se le condizioni non cambiano? E se dovessero approvare il DL?
da studente universitario che vivo in primis questa situazione propongo a chi ne avesse voglia di partecipare alla protesta, sottoscrivendo il documento contenunto nel link a seguire! L ISTRUZIONE E' PER TUTTI...NON PER POCHI
NON DISTRUGGETE L'UNIVERSITA` PUBBLICA
OCCORRE RIFORMARLA E POTENZIARLA
Questa è una dichiarazione di contrarietà rispetto ai recenti provvedimenti legislativi e governativi sull'Università, ed un appello a potenziare e riformare l'Università pubblica.
Da molti anni il sistema italiano dell'Università e della Ricerca è in condizioni di forte svantaggio, rispetto a quelli degli altri paesi europei: abbiamo meno docenti, ricercatori e tecnici, sia in rapporto alla popolazione, sia agli studenti; spendiamo meno per la didattica e per la ricerca, per cui strutture e strumenti sono obsoleti, i costi per gli studenti sono alti e i servizi offerti sono insufficienti. Molti corsi di studio e centri di ricerca lavorano al meglio delle loro possibilità e con ottimi risultati, ma una generazione di brillanti studenti e giovani ricercatori è spinta a cercare all'estero migliori condizioni di studio e di lavoro: un danno enorme per il Paese. Tutto questo in palese contrasto con i periodici proclami che indicano nella ricerca e nell'innovazione il motore dello sviluppo futuro e della ripresa economica.
I tagli imposti dal DPEF del luglio 2008 sono distruttivi. Si tratta del progressivo smantellamento dell'Università pubblica. Il blocco dell'80% del turnover, insieme all'ondata di pensionamenti dovuta a cause demografiche e alla nuova normativa, ridurrà rapidamente il personale e impedirà il reclutamento di giovani: continueremo ad avere la classe docente più vecchia del mondo. Ciononostante, con la riduzione progressiva prevista dalla legge, il Fondo di Finanziamento Ordinario non basterà neppure a pagare gli stipendi. Il risultato sarà una spinta alla privatizzazione, che è già in atto in forma strisciante e potrebbe culminare con la trasformazione delle Università in fondazioni, possibilità ammessa dalla legge. Intanto, già proliferano autoproclamati “centri di eccellenza”, che approfittano dell'assenza di una rigorosa valutazione e non possono offrire una formazione di qualità se non a ristrette élite di studenti.
Noi crediamo che l'Italia abbia bisogno di scuole ed università pubbliche, che garantiscano il diritto allo studio ed un'alta qualità dell'istruzione e della ricerca. Una università non è un'azienda: deve rispettare un bilancio, ma la maggior parte delle entrate deve provenire dallo stato, affinché si possa pianificare e realizzare il servizio fondamentale dell'alta formazione in autonomia da interessi privati, e si garantisca la libertà di ricerca, come vuole la Costituzione. Nell'interesse del Paese, pensiamo che si debbano potenziare e premiare le strutture didattiche, i centri di ricerca ed i singoli che hanno dimostrato nei fatti di operare ad alto livello; riformare ed innovare dove i risultati sono insoddisfacenti o interessi personali hanno avuto il sopravvento. Una strategia diversa, come quella di distruggere (per poi ricostruire?) non dà garanzie di qualità, ed è uno spreco intollerabile di competenze, di persone e di soldi.
http://compass2.di.unipi.it/scuola/index.aspx




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