Brodolini nel ricordoL’undici luglio 1969, colpito da una grave e incurabile malattia, morì a Zurigo Giacomo Brodolini, allora ministro del lavoro. Dalle file del Partito d’Azione passò al PSI. Dal 1952 al 1955 fu segretario nazionale del sindacato edili della CGIL e dal 1955 al 1960 vicesegretario della CGIL. Membro della Direzione del PSI divenne vicesegretario unico del PSI dal 1963 al 1966 e quindi vicesegretario del PSI-PSDI unificati dal 1966 al 1968.
Fu eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione marchigiana nel 1953, nel 1958 e nel 1963 e senatore nel collegio di Ancona nel 1968. Nel dicembre 1968 divenne ministro del Lavoro e della Previdenza sociale portando avanti importanti iniziative, tra cui lo Statuto dei lavoratori.
Era nato a Recanati (MC) il 19 luglio 1920.
Giacomo Brodolini non fu soltanto il militante socialista che, per non comuni doti umane ed intellettuali e per l’acutezza del pensiero politico, ha saputo rivelarsi come dirigente sindacale prima, come esponente politico, poi, ed infine, come uomo di governo dotato di salda preparazione e di forte volontà.
In ogni incarico ricoperto Egli impresse il segno indelebile di una responsabile opera di convinto ed esemplare socialista.
La motivazione della medaglia che la città di Recanati gli offrì il 19 aprile 1969 (appena tre mesi prima della sua scomparsa) sintetizzò la figura e la personalità dell’uomo in modo efficace: "A te Giacomo, che nel dolore e nei volti dei lavoratori hai vissuto le lunghe tacite pene della tua gente, per la quale, fiducioso nel progresso che solo può dare la libertà, nascesti alla vita politica, i cittadini con sentimento di riconoscenza offrono a sostegno e conforto della tua opera illuminata e generosa di ministro del Lavoro".
Del discorso che Giacomo Brodolini pronunciò per ringraziare i suoi concittini ricordiamo alcune frasi, tra le più significative, che evidenziano il suo carattere ed il suo pensiero politico.
Egli disse:
"L’aver potuto quanto meno avviare, nel corso della mia attività di ministro, alcune fondamentali riforme che interessano profondamente la civiltà del nostro Paese, è cosa che mi conforta. I primi ai quali mi è sembrato che fosse un dovere pensare sono stati i pensionati italiani... Credo di aver compiuto, da questo punto di vista, opera economicamente necessaria, totalmente utile, ma anche opera di più vasta portata politica nel campo della affermazione del valore della dignità e della personalità umana".
Considerando i problemi economici disse che "l’obiettivo fondamentale, quello della piena occupazione, esige che il potere economico sia costretto a negoziare con il potere politico". Il prossimo 12 luglio ricorre il 30° anniversario della scomparsa di Giacomo Brodolini, che conobbi fin dal 1946 e che è stato per me fraterno amico, del quale conservo un imperituro ricordo. Penso che anche per "Marche", come da parte del mondo politico e sindacale di area riformista, sia doveroso ricordarlo nel 30° anniversario della sua scomparsa.
Fu Lui che volle che io fossi indicato, per le elezioni politiche del 1968, candidato al Senato nel collegio di Pesaro-Fano, per cui subentrai nel 1969 nel Suo seggio senatoriale, e fu quella la precisa condizione che Giacomo pose a Nenni, nel corso di un apposita riunione a Roma (sede PSI) me presente (c’erano anche Massi, Strazzi, Simonazzi, ecc.), per accettare, allora, la candidatura al Senato in luogo di quella per la Camera dei Deputati, dove era stato eletto la prima volta nel 1953, sempre nella circoscrizione delle Marche. Brodolini, dopo le prime esperienze politiche in Ancona, come segretario provinciale e regionale, prima del Partito d’Azione, e poi del PSI, divenne, negli anni ’50 segretario nazionale del sindacato edili della CGIL, e, poi, vice-segretario nazionale delle CGIL. Nel 1956 Brodolini fu l’estensore del documento con il quale la CGIL (diretta allora da Di Vittorio) espresse condanna all’invasione sovietica in Ungheria.
Brodolini morì in una clinica di Zurigo l’11 luglio 1969, dove si era recato nel tentativo di far fronte al male che lo stava divorando nonostante l’intervento chirurgico dell’estate 1997.
Come Ministro del Lavoro nel governo Moro propose la legge sullo statuto dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, l’istituzione delle pensioni sociali, il superamento delle gabbie salariali e la riforma pensionistica.
Giuseppe Righetti
Brodolini, nel suo ultimo discorso nella sua terra marchigiana, disse anche:
"Ciascuno può trarre dalla esperienza della vita e dal corso delle cose un motivo per vedere possibilità di nuovi incontri, di nuove soluzioni politiche che concorrano alla civiltà del Paese".
"Dobbiamo renderci conto che il nostro dovere è anche quello di preparare il nuovo, di preparare un migliore domani per il nostro Paese, e preparare gli equilibri politici corrispondenti alle variazioni profonde che sono intervenute nella realtà economica, nel mondo del pensiero, nei rapporti fra gli Stati, nella vita di tutta intera la nostra civiltà".
Mentre è oggi, in atto, sulla stampa e da parte di vari esponenti politici, di organizzazioni partitiche e sindacali, ecc. una campagna diretta a disconoscere la "paternità" della legge istitutiva dello statuto dei diritti dei lavoratori a Giacomo Brodolini, non è dato di constatare un efficace impegno a difesa della verità storica e del ruolo primario svolto, in proposito, da Giacomo Brodolini, sia come ministro del lavoro nel 1969, sia ancora prima come sindacalista, dirigente socialista e parlamentare.
Giacomo Brodolini rivendicò l’esigenza di uno statuto dei diritti dei lavoratori, che fosse "non una proclamazione solenne dei principi, ma la garanzia di una più alta condizione di dignità, di libertà e di responsabilità del cittadino lavoratore, da conseguirsi con molteplici strumenti e su più piani", ed afferrò anche le necessità del potenziamento e della qualificazione degli organi di intervento e di controllo dello Stato, ma soprattutto auspicò "una politica generale capace di superare atteggiamenti e mentalità arcaiche verso le lotte operaie e le rivendicazioni sindacali".
Oggi si rendono necessarie iniziative idonee a tutelare la verità storica sul pensiero e l’opera di Giacomo Brodolini, contestando e contrastando anche l’appropriazione indebita che altri soggetti stanno compiendo e che tacitamente consentono che venga effettuata.
In Giacomo Brodolini fu sempre forte l’attenzione ai problemi del rinnovamento delle istituzioni per stare al passo con la evoluzione della società, così come per il modificarsi dei processi produttivi e dalla organizzazione industriale moderna.
Già nel novembre del 1965, al congresso nazionale del PSI, egli ebbe a dire:
"Quando sollecitiamo l’intero movimento sindacale ad acquisire consapevolmente i valori della programmazione economica noi intendiamo non deprimere, come sostengono i comunisti, ma esaltarne il potere contrattuale ed il ruolo democratico. Chi alimenta ancora oggi nei sindacati la tendenza ad un’azione rivendicativa incontrollata ed isolata dal contesto economico finisce in definitiva non per svilupparne il potere e l’autonomia, ma per condurre il sindacato ad una posizione che è essa sì di fatto una posizione strumentale e subordinata, condannata ad adeguarsi con ritardo e con danno dei lavoratori alle trasformazioni tecnologiche e agli sviluppo dell’economia, senza consentirgli alcuna possibilità di influire nella determinazione del carattere e delle scelte della nostra politica economica".
Merita anche di essere ricordato che in quel discorso congressuale Giacomo Brodolini affrontò il tema di "promuovere una incisiva iniziativa internazionale dei socialisti" che, a suo parere, si poneva "indipendentemente dalle prospettive di unità socialista di cui stiamo discutendo in Italia".
Ed, infatti, affermò:
"Voglio dire anche, che il problema di un nostro impegno nella internazionale Socialista nasce dalla realtà europea e mondiale di questo periodo, in cui le contraddizioni del Terzo Mondo, la crisi del sistema comunista, le spinte contraddittorie che si manifestano nelal Europa occidentale chiamano a più alte responsabilità i liberi movimenti socialisti dei paesi industrializzati e assegnano ad essi non solo un ruolo importante e primario nella lotta per la costruzione democratica dell’Europa unita e per la difesa coordinata degli interesse dei lavoratori su scala europea, ma gli assegnano anche il compito di inserirsi come componente rilevante nella vicenda internazionale e come fattore di sollecitazione alla solidarietà tra i popoli e alla pace".
Alle soglie del Duemila il pensiero di Giacomo Brodolini è più che mai valido ed è patrimonio di tutti i democratici.
Giuseppe Righetti
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