Per la storia della Rai e della Consulta (elezione del presidente della Commissione di vigilanza e del giudice mancante della Corte Costituzionale), Walter Veltroni rischia il monumento.
Scritta sul piedistallo: «Il politico italiano che riuscì a farsi fare fesso meglio di ogni altro. E che si salvò solo perché neppure i suoi amici lo presero sul serio». Fesso, beninteso, nel senso buono: colui il quale viene messo nel sacco.

Per un leader, comunque, non è un complimento.
Seguite.
Da questa mattina Camera e Senato si riuniranno in seduta comune per le due elezioni. I papabili, dopo il lungo braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, sembravano essere due: Leoluca Orlando, candidato del Pd, per la Rai e Gaetano Pecorella, candidato del PdL, per la Consulta.

Andiamo subito al dunque: Orlando è l’uomo di Antonio Di Pietro, il quale Di Pietro è nel centrosinistra il più accreditato e combattivo avversario di Veltroni. Per il segretario del Pd non sarebbe stato un bell’affare.
Vogliamo chiamarla una resa?
Forse esageriamo: tentativo, anche abbastanza maldestro, di ingraziarsi il rompiscatole Di Pietro.
Gaetano Pecorella è invece l’avvocato di Silvio Berlusconi.
Un altro affare a perdere per Veltroni. E sapete quale geniale mente aveva messo in moto il meccanismo elettorale?
Non sforzatevi: il fine tessitore dello smacco veltroniano era stato proprio lui, Veltroni Walter, professione politico, poi salvato in corner dai suoi uomini. Forse, sul piedistallo, si potrebbe scrivere anche qualcosa di più pesante.

È andata così.
Se volete, immaginate pure la scena. Cominciamo da martedì pomeriggio. Veltroni è all’inaugurazione di Youdem, la tv del Partito Democratico. Intervistato da Gianni Riotta sul tema Rai & Consulta dice: «Il PdL indichi chi è il suo candidato alla Consulta e noi lo voteremo, ma loro votino Leoluca Orlando a presidente della Vigilanza».
Voleva fare il furbo, Veltroni: convinto che il PdL mai e poi mai avrebbe dato il suo voto ad Orlando, si era lanciato in una predica buonista.
Tipo: vedete, io collaboro, non chiudo le porte. Sono loro i cattivi che vanno avanti a forza di veti e non vogliono dialogare. Sono loro che hanno bloccato tutto.
E infatti loro, lì per lì, hanno risposto picche: «Orlando? Improponibile, inaccettabile. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo».
Veltroni, buonista al quale piace la cattiveria politica, forse avrà sorriso.

Troppo presto.
Perché, pochi minuti dopo, la proposta è arrivata alle orecchie di Berlusconi. E Berlusconi, che non è buonista ma solo pragmatico, ha convocato un vertice e ha deciso: bene, visto che Pannella sciopera per la doppia elezione, che il Quirinale lancia appelli, che il Parlamento non può essere bloccato da votazioni ad oltranza e che Veltroni è stato così cortese da mettersi in trappola da solo, accettiamo la proposta del segretario del Pd. Il nostro candidato per la Consulta è Pecorella, il loro candidato per la Rai è Orlando. Votiamoli e non se ne parli più.
Poco dopo Gianni Letta era già in missione per limare gli ultimi aspetti dell’accordo, la conferenza dei capigruppo si riuniva per prendere atto dell’evoluzione della vicenda e Waterloo Veltroni finiva nel sacco con tutto il suo falso buonismo.

Che dite: glielo facciamo questo monumento? Fermi, non chiamate ancora lo scultore.
Prima ascoltate questa: Orlando, lo abbiamo visto, è l’uomo di Antonio Di Pietro. Fin dal primo momento Di Pietro ha considerato la sua elezione irrinunciabile.
Ieri Di Pietro e i dipietristi, primi fra tutti, hanno sparato a zero contro l’accordo che avrebbe permesso l’elezione del loro uomo.
Sono impazziti?
No. Sono Di Pietro e i dipietristi, che ragionano così: noi puntiamo i piedi, diciamo che questi baratti non ci piacciono e che Pecorella non può essere eletto perché potrebbe essere rinviato a giudizio e dunque è incompatibile.
Loro vanno avanti ed eleggono Orlando e Pecorella.
E noi possiamo continuare a prendere a martellate il Pd e Veltroni, anche se il nostro uomo sta dove volevamo noi.

Furbissimi. E sfortunati.
Perché ieri il Pd ha respinto la candidatura di Pecorella, salvato Veltroni e dimostrato che se il segretario parla nessuno lo ascolta.
Lo abbiamo detto: il monumento gli spetta di diritto.
Sul piedistallo scrivete ciò che volete voi. A noi non piace essere querelati. Però, abbiamo una proposta aggiuntiva: perché Walter non se ne va a fare il comico nella sua neonata tv?
Visto il clamoroso insuccesso dell’esordio, urge un rilancio per Youdem.
Va bene anche una “Paperissima-dem”.

Mattias Maniero su www.libero-news.it

saluti