Il Pd compie un anno di vita, il che fa intendere come siano se non altro un po’ prematuri gli epitaffi funebri che alcuni commentatori già gli dedicano. La delusione che spesso viene ostentata nei confronti della creatura è proporzionale alle illusioni un po’ esagerate che aveva suscitato.
Se si guarda con un po’ di realismo alla sua breve vicenda, invece, si può
riconoscere che l’operazione politica per la quale è stato costituito è tuttora valida, al di là delle sfortunate circostanze che hanno accompagnato i suoi inizi.
Quel che serviva era un partito contenitore, cioè un luogo nel quale raccogliere in modo interclassista ed interculturale un elettorato che si sente alternativo all’altro grande polo: quello moderato raccolto intorno a Silvio Berlusconi.
Il contenitore, pur con tutti i suoi limiti, c’è.
Forse non ha adottato la tattica inclusiva che è propria di un contenitore e ha anche accettato forme di selezione del personale politico che hanno determinato esclusioni e secessioni, ma esiste.
Quel che sichiede a una formazione di questa natura
è una collocazione politica generale e
un criterio di organizzazione interna che
consenta la competizione. Questo, almeno
formalmente, è garantito dall’adozione
delle consultazioni interne, che se pure
alla prima prova si sono dimostrate
più confermative che selettive, rappresentano
potenzialmente un meccanismo
efficace per la selezione e la promozione
dei gruppi dirigenti. Sarà poco, ma è più
di quanto offra oggi la concorrenza.
All’atto della sua nascita il Pd ha metaforicamente
ucciso il padre, perché voleva
sostituirsi come partito-baricentro
alla paternalistica funzione esercitata da
Prodi nella costruzione del sistema di alleanze
tanto vasto quanto ingovernabile.
La reazione degli alleati scaricati, ridotti
alla condizione extraparlamentare, e
quella dell’unico alleato prescelto, diventato
oltremodo arrogante, ha reso difficile
l’esercizio di una egemonia sull’opposizione,
ma non è detto che questa
funzione non possa essere ripresa con
successo, soprattutto se si abbandoneranno
le pretese ideologiche o moralistiche
che hanno poco spazio in un partito
contenitore come si deve.
www.ilfoglio.it 17 10 08
saluti
ps: scaricare alleati validi per sceglierne uno solo fuori da tutti gli schemi di sana politica non depone certamente a favore dell'attuale segretario.
Che se ne dovrà andare.
Riusciranno i nuovi "entrati" a risolvere la questione Di Pietro?




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