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Discussione: Un pò di Storia

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Un pò di Storia

    Valsusa: Si formano le bande partigiane


    La notizia dell'armistizio siglato tra Badoglio e le forze alleate,l'otto settembre del 1943,getta allo sbando l'ercito ; i cui alti comandi fuggono al sud insieme a Vittorio Emanuele.

    Le truppe di soldati stanziate lungo il confine con la Francia,constatando lo stato d'abbandono che regna tra gli alti comandi,abbandonano le caserme e,nel tentativo di ritornare alle proprie case,si uniscono alla IV armata francese,che resiste ai tedeschial valico del Moncenisio e a Modane.

    Nel frattempo la popolazione valsusina dava rifugio ai soldati nelle proprie case,salvandoli dalla rappresaglia tedesca,assaltava le caserme (ormai vuote) impadronenndosi di armi,coperte e viveri.,lasciando all'esercito tedesco (che le occupò nei giorni seguenti) un misero bottino.

    A San Didero,Bussoleno,Sussoleno e Foresto,sparirono quasi tutte le armi dalle caserme e vennero nascoste in luoghi sicuri dagli antifascisti,decisi a regolare una volta per tutte i conti con il fascismo e i suoi padroni.

    Alcuni giovani di San Giorio e dei paesi vicini acquisteranno delle armi da reparti di bersaglieri e alpini sciatori sbandati a Bussoleno il 9 e il 10 settembre, erano quasi tutti ex militari,che si riunivano nelle baite di Travers a Mont,sopra San Giorio e che organizzeranno la prima vera e propria banda partigiana della valle.

    Si erano già costituite delle bande a Borgone, Rubiana, Villardora, Mocchie, Condove le quali erano influenzate da elementi militari (a differenza di quelle della media valle,di orientamento comunista e decise a passare subito all'azione) e tendevano a organizzarsi per aspettare il famoso "momento opportuno".

    Nel mese di settembre l'attività dei primi gruppi partigiani fu soprattutto organizzativa,stabilirono i primi contatti tra le varie bande partigiane e gli antifascisti che vivevano nei centri urbani della valle ed erano in grado di fornire delle direttive. Si dedicarono al recupero di armi depositate in numerose casermette presenti nel fondovalle presidiate da tedeschi e carabinieri,con colpi di mano audaci e e rapidi.

    Verso la fine di settembre del 43 il movimento partigiano subì una spinta decisiva grazie all'azione di uomini quali: Carlo Carli, Walter Fontan, Felice Cima e Marcello Albertazzi, che assunsero il comando delle bande rendendo con azioni militari la vita impossibile a tedeschi e fascisti.

    Per coordinare l'azione dei partigiani venne costituito a Villardora un "Comando Militare della Valle di Susa, composto dal Comandante Maggiore "Valle", dal Commissario di guerra, ingegner Sergio Bellone, e dal Cappellano partigiano Don Francesco Foglia. Walter Fontan". Fontan,dopo l'8 settembre 43,era riuscito a tornare a Bussoleno;reduce dalla Jugoslavia,dove studiò attentamente il carattere tattico-militare dei partigiani locali.

    Le prime azioni


    Nei mesi a venire,sia per un ideale antifascista,sia per sfuggire ai nazifascisti e al servizio militare numerosi giovani accrebbero le file del movimento partigiano valsusino,Alla fine di novembre i "ribelli",i "banditen", erano circa 500 ,discretamente armati. Dopo il recupero di armi e munizioni i partigiani iniziarono sin dai primi giorni di ottobre una vasta e sistematica attività di guerriglia con attacchi alle caserme,colpi di mano,prelevamento di spie e sabotaggi.

    Mentre le azioni di sabotaggio erano compiute da uomini scelti della banda di Villardora,capeggiati dall' ing.Bellone.Azioni di più largo respiro erano compiute dalle bande di Cima e Albertazzi nella bassa valle e di Carli e Fontan nella media valle.

    Il 16 ottobre del 1943 Carli con la sua banda occupò per l'intera giornata San Giorio,costringendo i tedeschi e i loro servi in camicia nera a una precipitosa ritirata. (I nazifascisti arrivarono in forze nel paese per arrestare Bellone e impadronirsi di un deposito di armi). Nella notte successiva un gruppo di partigiani attacca la casa di Mario Ravetto,segretario del fascio di Bussoleno e nel combattimento viene ucciso il cognato di Cervetto fascista e pericolosa spia dei tedeschi.

    Sempre ad ottobre,a S. Antonino,i partigiani catturano una trentina di fascisti che si erano radunati per fondare una locale sezione del fascio repubblichino. A inizio novembre i tedeschi posero l'avviso "Achtung! Bandengebiet" sul ponte della Perosa,presso Alpignano.Anch'essi (al pari dei loro servi fascisti) consideravano oramai la Valsusa una zona pericolosa,in cui si entrava a proprio rischio e pericolo.

    Il primo novembre 1943 Walter Fontan e Bruno Peirolo difesero la borgata Pietrabianca (Bussoleno) da un offensiva nazifascista.Il 10 dello stesso mese Bruno Peirolo viene ucciso a tradimento dai fascisti di Usseglio (Valle di Viù), dove si era recato (con altri partigiani) in missione esplorativa.

    L'assassinio di Peirolo provocò lo sdegno di tutti gli abitanti della valsusa,la popolazione di Bussoleno e dei paesi vicini partecipò in massa al funerale,sia per rendere onore al "caduto",sia per manifestare la propria rabbia a tedeschi e fascisti che avevano vietato di "dar sepoltura al bandito".

    Dopo la morte di Peirolo Fontan si trasferirà con i suoi uomini sopra San Giorio, ricongiungendosi con i partigiani della Banda di Carli. Non sapendo che pesci pigliare i nazifascisti imporranno il divieto di circolazione degli automezzi civili in tutta la valle,da Rivoli a Cesana.Il provvedimento rimase in vegore sino alla metà di gennaio 1944.

    Dopo un attacco dei partigiani di Cima alle loro autoblinde presso Condove (25 novembre 1944) i tedeschi imposero il coprifuoco dalle 18 alle sette del mattino.Tali provvedimenti non solo non facevano che accrescere l'odio della popolazione verso i tedeschi e i fascisti.Ma avevano un impatto psicologico notevole sul movimento partigiano,rappresentavano,un riconoscimento implicito della forza dei partigiani..

    Il duro inverno


    Il primo inverno fu molto duro per i partigiani della valsusa.Costretti a lottare contro freddo e fame,oltre che contro i nazifascisti,vennero colpiti da una serie di sventure che,in pochi mesi,li privarono dei loro elementi migliori.

    Si aprirà nel movimento partigiano una crisi destinata a durare fino alla primavera del 1944. Il 27 novembre del 1944 i comandanti Cima,Albertazzi e il partigiano Camillo Altieri cadono in un imboscata delle SS presso Caprie,mentre fanno ritorno alle loro basi.

    La loro auto rimase in panne (per mancanza d'acqua nel radiatore).Durante la sosta sopraggiunse un auto di militari tedeschi,i quali aprirono il fuoco contro i partigiani.Solo Valle si salverà,e quando i partigiani di Cima e Bobba (avvisati telefonicamente) accorreranno sul luogo,non potranno far altro che recuperare i corpi dei loro compagni.

    I tedeschi,per paura di perdere un territorio strategico per i loro traffici rafforzarono i vari presidi:dapprima quelli permanenti di Condove, S.Antonino, Avigliana; poi i grandi presidi di Borgone, Bussoleno, Susa, Chiomonte, Oulx, composti da russi bianchi comandati da ufficiali tedeschi. .

    Questi stanziamenti di forze preannunciano a un grosso rastrellamento della zona,ordinato dal generale Zimmerman ai primi di dicembre,per stroncare il movimento partigiano. Di fronte a ciò il comando unificato della Valle,con l'approvazione di tutti i capi della resistenza decise di sciogliere il grosso delle bande,riorganizzandone le fila secondo le seguenti linee:
    1) una squadra di sciatori per tenere i collegamenti in alto; 2) una squadra di sabotatori, residenti a Torino, per compiere i colpi in bassa valle.

    Il 15 dicembre si sciolsero le formazioni di Carli e Fontan,i comandanti,scesi a Torino,mantenevano i conattti con i loro uomini nascosti in valle. Il 20 dicembre 1944 una colonna della "Polizia alpina" tedesca giunse con mezzi corazzati a Mocchie,alle prime luci dell'alba.In un attimo scattò l'allarme e una trentina di partigiani che avevano pernottato nei paesi vicini scapparono in montagna dove trovarono i russi bianchi,al servizio dei nazisti,che preclusero ogni loro tentativo di ripiego.

    Dopo il primo rastrellamento i russi bianchi del presidio di Susa e Borgone sotto il comando tedesco,compirono incursioni in tutta la media valle,macchiandosi di numerosi crimini contro la popolazione.Il 24 dicembre,su indicazione di una spia,sorpresero,a San Giorio,un gruppo di partigiani,ne catturarono tre:Tullio Bianco, Felice Andreone e Silvio Borgis e li uccisero dopo averli seviziati.

    I tedeschi dislocarono più di duemila uomini solo nella media e bassa valle,mentre i fascisti presidiavano la linea ferroviaria da Condove a Bardonecchia.

    I partigiani si riorganizzano


    Nel frattempo,in vista del nuovo anno i comandanti partigiani si riuniscono per esaminare la possibilità di ricostituire le bande.
    I partigiani non potevano restare nascosti a lungo nei loro rifugi in valle,bisognava riorganizzare le fila del movimento e continuare nell'azione per assestare i colpi finali ai nazi-fascisti. Si decise,così,di ricostituire i gruppi precedentemente sciolti,nella media valle si sarebbero installate le bande di Carli e Fontan.

    Sopra Condove (a Sciò) stabilirono le basi i gruppi di Alessio,Orazio e Mondino. L'8 gennaio,però,i russi e i tedeschi sorprendono il gruppo,arrestando il vicecomandante Orazio e 6 partigiani,che saranno portati a Torino.Il giorno seguente i tedeschi (guidati da 2 traditori) scopriranno il deposito di armi della banda di Fontan e incendieranno la borgata Bonino,dove questi aveva la sua base.

    Fontan e i suoi uomini si recarono nell'alta valle e recupereranno le armi nel forte di Exilles e nelle casermette delle Grangie della Valle e di Oulx. Di fronte al precipitare degli eventi Fontan deciste di affrettare la ricostituzione della sua banda,di fonderla con quella di Carli e di riunire i nuclei partigiani della media valle.Con questi uomini Walter fontan si stabilisce alle Strobbiette (Chianocco).

    La sera seguente,Fontan e il suo luogotenente (Aldo Rossero) scendono a Bruzolo per fingere un attacco presso il locale casello ferrovario,in accordo con i russi che lo presidiano e che sono intenzionati a passare (con le loro armi) alla resistenza. In realtà è una trappola,appena entrati nel casello pertono le raffiche della mitragliatrice,saranno in pochi i partigiani che si salveranno.Questo episodio segna la fine della "vecchia guardia" partigiana in valle.

    Nei mesi di marzo-aprile del 1944 il PCI invia nella valle dei nuovi comandanti:"Negro" (Carlo Ambrino), "Majorca" (Bosco) e "Rosa" (Wovacic). I bandi di richiamo alle armi spingevano in montagna numerosi giovani,e le file della resistenza crescevano sempre di più. A Bussoleno e nella bassa valle si costituirono le Brigate Garibaldi,attorno a Susa le formazioni GL,e gruppi sparsi nell'alta valle.

    A primavera inoltrata la dislocazione delle forze partigiane era la seguente: nella vallone del Lys, sopra Rubiana, fino a Mocchie, si era costituita la prima unità garibaldina della Val di Susa, la 17ª Brigata "Felice Cima", comandata da Alessio; da Mocchie a Foresto operava la 42ª Brigata Garibaldi "W.Fontan", e di qui al Moncenisio la formazione G.L. Sul versante opposto vi erano la 41ª Brigata Garibaldi "C.Carli" nella zona S.Ambrogio-S.Antonino, ed il distaccamento "G.Velino" appartenente alla 42ª brigata sui monti sovrastanti S.Giorio e Bussoleno.

    L'attacco al presidio di Bussoleno


    Estate del 1944:la resistenza in Valsusa ha assunto (come nel resto d'Italia) un ritmo impetuoso. Nel piemonte le forze partigiane assumono il controllo dell'intero arco alpino occidentale. La Val di Susa,con la sua ferrovia,rappresenta un territorio importante per i Tedeschi,che cercheranno sempre di presidiarla in forze.

    La preponderanza delle forze nemiche era concentrata nei presidi di Rivoli,Avigliana e Bussoleno.
    Questi furono attaccati dai partigiani la notte del 25 e 26 giugno,mentre altri distaccamenti partigiani vennero dislocati in tutta la vallata per bloccare strade e ponti.Il Ponte Rosso,tra Borgone e S.Antonino venne fatto saltare dai partigiani per ostacolare le comunicazioni del nemico.
    Alcune squadre della 17° brigata circondarono la Caserma di Rivoli,ma i nazifascisti,protetti dagli spessi muri riuscirono a resistere fino al sopraggiungere dei mezzi blindati da Torino,costringendo i partigiani a ripiegare verso le montagne.

    Nel frattempo la 41° brigata "C.Carli" attaccava il Dinamitificio Nobel,nella notte del 26 giugno la brigata lascia le pendici del Col Bione,e si piazza attorno allo stabilimento al segnale convenuto inizia il combattimento,e i partigiani riescono a occupare buona parte dello stabilimento.,ma nel mattino i nazifascisti ricevono rinforzi e i partigiani devono ritirarsi ai piedi del monte Belvedere.

    Altri partigiani attacccano il presidio di bussoleno,dando luogo a una battaglia che infurierà tutto il giorno.Le vie del paese saranno bloccate dai partigiani,di modo da impedire l'arrivo dei rinforzi ai nazifascisti e la fuga dei nemici.La strada militare (statale 24) e la statale del Moncenisio erano anch'esse presidiate da partigiani in armi,L'intenso fuoco durò tutta la notte,E solo al mattino successivo,con l'impiego di un autoblinda come rinforzo,i nazifascisti costrinsero i partigiani a ripiegare.Poichè l'occupazione del paese di Bussoleno,a causa del numero di forze nazifasciste,era impossibile,i partigiani decisero d'infliggere al nemico il maggior numero di perdite possibili e,successivamente, di ritirarsi.
    La battaglia si concluse senza perdite da parte dei partigiani,mentre i nazifascisti dovettero contare 15 morti, 8 feriti e 22 cecoslovacchi presi prigionieri.

    Rastrellamenti


    L'estate del 1944 fu caratterizzata da una serie di rastrellamenti ad opera dei nazifascisti, essi non rispondevano tanto alle azioni dei partigiani,ma facevano parte di un piano preordinato di offensiva nemica che considerava l'Italia un fronte di guerra.
    Si impiegava una linea strategica di offensive alterne mediante rastrellamenti e stragi in modo da impedire al movimento partigiano di svolgere sui nazifascisti (e i tedeschi in particolare) una pressione decisa e uniforme.

    Il 2 luglio del 1944 si ha il rastrellamento al Col del Lys,tedeschi e fascisti sorprendono i partigiani salendo a scacchiera da Rubiana e Roccasella.
    Dopo il segnale d'allarme i partigiani si disposero a ferro di cavallo per evitare di essere circondati e portare in salvo i compagni feriti e i pochi rifornimenti.
    L'armamento partigiano era formato da 2 mitragliatrici Bredae un paio di mortai da 81,oltre alle armi individuali.
    La mancanza di munizioni costrinse i partigiani a ritirarsi verso Civrari e il Colle S. Giovanni,26 di loro troppo giovani e con poca conoscenza della zona vennero catturati seviziati e trucidati sul Col del Lys

    A Susa,Meana,Chiomonte e negli altri paesi vicini,tutti gli uomini dai 15 ai 60 anni vennero catturati durante il rastrellamento e deportati in Germania.Chi si salvò scappò in montagna,verso l'Assietta ingrossando le fila del comandante "Marcellin",che con i suoi uomini controllava tutta la Val Chisone.il battaglione "Monte Assietta", formato dalle: 231ª compagnia al Sestriere, 232ª alla capanna Rivera e 233ª al Colle dell'Assietta, al comando di Ettore Serafino.

    Il 17 Luglio un reparto di tedeschi aveva occupato il Triplex,dirigendosi verso il Basset e la capanna Riviera.,mentre una squadra di partigiani tentava di contenere l'assalto con tiri di mitragliatrice e con un mortaio.All'improvviso la situazione si capovolse a favore dei partigiani: una squadra capeggiata daSerafino e proveniente da Moncrò aveva occupato il Triplex,e aveva respinto la compagnia tedesca con tiri di mortaio,i tedeschi si trincerarono a trenta metri dalla cresta del Basset,dove trovarono la morte molte ore dopo.

    La vittoria di Balmafol


    L'8 luglio del 1944 i reparti fascisti del 28° battaglione "M.M:"salgono a Balmafol da Bussoleno, con lo scopo di annientare la 28°brigata "Walter Fontan".La maggior parte di questa formazione partigiana era schierata a "ferro di cavallo" sulle pendici della Grand'Uia e nel vallone del torrente Prebec: a Balmafol erano attestati i distaccamenti "Leschiera" e "A.Rossero" con un gruppo di partigiani russi; al Colle delle Coupe il distaccamento "Molé" (poi "Ninì Rossero") col compito di proteggere la brigata alle spalle da eventuali incursioni nemiche provenienti dalle Valli di Lanzo; al Colongo (o Colone) alcuni soldati dell'Italia meridionale formavano il distaccamento "Bianco Giuseppe", costituendo l'ala sinistra dello schieramento, mentre più a Est, verso Maffiotto vi erano altri distaccamenti che nell'autunno formarono la 114ª brigata "M.Albertazzi". Al centro dello schieramento erano dislocati il Comando delle Combe, distaccamenti "Tarroboiro" a Pianfé, "Altieri" alle Druge e, più tardi, il distaccamento "Ferrovieri" alle Strobiette, composto dai ferrovieri di Bussoleno.

    Il piano d'attacco nemico stabiliva la divisione del battaglione in 2 colonne per accerchiare la brigata con una manovra a tenaglia.Le sentinelle partigiane scorsero la prima colonna di fascisti che si dirigeva a Balmafol dopo aver attraversato Falcemagna.L'avvicinarsi del nemico indusse il Comandante Alessandro Ciamei ("Falco") a vagliare rapidamente un piano di difesa che comprendeva di fermare gli attaccanti con un fuoco improvviso, e di colpirli quindi ai fianchi con una manovra avvolgente.

    Un colpo partito innavvertitamente a un partigiano diede inizio alla battaglia, il nemico, colto di sorpresa,cercò riparo rifugiandosi nei vallonetti sottostanti in attesa della notte per potersi ritirare. Per temporeggiare i fascisti diedero inizio a una guerra di posizione molto pericolosa per i partigiani,a corto di munizioni.

    Bisognava snidare i fascisti,e fu il margaro di Balmafol (il cui figlio era prigioniero dei fascisti), a proporre di far rotolare dei macigni addosso ai nemici.
    La proposta fu attuata dai partigiani,,i fascisti,spaventati dai macigni,uscivano dai nascomndigli diventando facile bersaglio per i partigiani..

    Dopo aver abbandonato armi ed equipaggiamento i fascisti si diedero a una precipitosa fuga per i pendii scoscesi.La seconda colonna di attaccanti,ignara della sorrte dei propri camerati,,saliva verso le Combe,ma a Pavaglione venne attaccatta e sconfitta dopo una sanguinosa battaglia. Sul finire della giornata i fascisti ebbero 21 morti,quaranta feriti e 2 prigionieri.

    La battaglia di Grange Sevine


    Vista l'impossibilità di espugnare le posizioni della "Walter Fontan", i nazifascisti sferrarono un nuovo attacco contro i partigiani dirigendosi verso il Colle della Croce di Ferro per ricongiungersi con altre compagnie nazifasciste incaricate di rastrellare la Valle di Viù . In questa manovra si sconrarono con i partigiani della IV Divisione "G.L." "Stellina", dislocati sul versante Sud del Rocciamelone. .

    A Novalesa si trovavavano circa 80 partigiani della "Stellina" all'alba del 26 agosto,quando giunsero 2 staffette recanti la notizia che una colonna nemica saliva da Susa per rastrellare la zona.
    I partigiani corsero alle loro postazioni per difendere la conca delle Grangie Sevine.La quantità di armi e la conformazione geografica del luogo permise ai partigiani di far avanzare il nemico per poi sorprenderlo alle spalle nel valloncello.

    Il comandante mandò in avanscoperta dua pertigiani con l'ordine di sorvegliare il nemico.I due, giunti nei pressi delle Grangie Sevine videro due compagnie di SS italiane intente a riposarsi in un prato,visto l'atteggiamento il nemico era ignaro della consistenza dei partigiani in quella zona. Intanto i due partigiani spararono delle raffiche di mitra sulle SS causando lo scompiglio fra i nazifascisti,che scapparono rifugiandosi nelle case vicine e usando gli abitanti come ostaggi.Per stanarli, senza rischiare la vita degli ostaggi, fu escogitato l'espediente di impaurire il nemico dandogli l'impressione di essere circondato da forze imponenti e ben armate.
    I partigiani misero in azione un mortaio da 81, e alle ore 18 accorsero in aiuto due squadre di garibaldini.

    All'imbrunire il Comandante Laghi,preceduto da una bandiera bianca,si avvicinò alle case occupate dai nazifascisti per intimare la resa.Dopo 40 minuti di trattative si concordò quanto segueonsegna di tutti gli effettivi in uomini, armi, materiali, salva la vita a tutti, libertà agli ufficiali tedeschi con l'onore delle armi.

    Il colpo di mano all'Aeritalia


    I problemi che caratterizzavano il movimento partigiano erano quelli del vettovagliamento,l'equipaggiamento e l'armamento. A quest'ultimo si provvedeva solitamente con il disarmo di fascisti o attraverso assalti a caserme e presidi.
    Per far fronte a questa carenza di armi il comando della III divisione Garibaldi progetta il colpo di mano all'Aeritalia,cioè al campo d'aviazione sito tra Torino e Collegno.
    I comandanti partigiani erano venuti in possesso di dettagliate piantine del capo d'aviazione,su cui erano indicati i depositi di armi,munizioni ecc... . Per accertarsene i partigiani mandarono uno di loro al campo volo camuffato da operaio,a controllare che i disegni corrispondessero alla verità.
    L'incaricato prese i contatti con i gappisti e i sappisti della zona,si improvvisò meccanico ed entrò nella fabbrica di aerei presente nel campo volo.

    Dopo aver appurato l'esattezza delle informazioni si mise in atto il colpo,il quale mirava ai seguenti scopi: 1) venire in possesso di tutto il quantitativo di armi, carburante, munizioni, automezzi necessari alle formazioni partigiane; 2) evitare la distruzione dello stabilimento da parte degli alleati risparmiando così molte vite umana; 3) il fattore psicologico: un grande colpo ben riuscito nella città di Torino, in luogo presidiato da numerose truppe nazifasciste senz'altro dava un'impronta della perfetta organizzazione partigiana che poteva colpire l'invasore in qualsiasi posto e in qualsiasi momento; 4) il colpo avrebbe consentito di sabotare gli apparecchi sul campo, le macchine nell'officina ed avrebbe creato una psicosi presso la massa operia che non doveva lavorare per i nazifascisti.

    Il 18 agosto 170 partigiani della III Divisione Garibaldi,penetrano nel campo e,con una manovra a tenaglia,si dirigono verso i punti prestabiliti. Nel giro di un ora tutti i Partigiani riescono a penetrare nella fabbrica,una parte mette in moto gli autocarri e carica le munizioni,altri sabotano tutto il materiale bellico.

    Dopo circa tre ore i partigiani lasciano il campo di aviazione,con l'aiuto degli operai della fabbrica di arerei,si sono impadroniti di 240 mitragliatrici, moschetti, munizioni, autocarri, carburante. Il lauto bottino di armi venne in seguito spartito proporzionalmente tra altre brigate partigiane della Val di Susa (42ª e 113ª) e della Valle di Viù.

    Insurrezione e liberazione

    Nella primavera del 1945 ci fu l'unificazione delle formazioni partigiane,dalla quale trae giovamento in particolar modo l'Alta Valle, dove Autonomi, Matteotti e G.L. si fondono nella 41ª Divisione Unificata. La III e la XIII Divisione Garibaldi, comprendendo già da sole un elevato numero di uomini e brigate, mutato solo il nome, diventando ripsettivamente la 42ª e la 46ª Divisione Unificata, al comando di Negro e Massimo Ghi.

    Al gruppo dell'alta valle sono riservati compiti di antisabotaggio di dighe e cenrati,mentre quelli della bassa valle spettano compiti di sabotaggio sul I settore Torino. I movimenti del nemico,sebbene minimi,sono continuamente disturbati.specie nella media e bassa valle,da azioni di sabotaggio che i partigiani continuano a compiere nonostante la minaccia dei tedeschi di uccidere tre partigiani o tre civili per ogni atto di sabotaggio.. Pensando alla liberazione,sempre più vicina,il comando partigiano costituisce gruppi di antisabotaggio per difendere le centrali idroelettriche dagli attacchi dei tedeschi in fuga.

    Tutti gli inpianti vennero salvati dalla ritirata del nemico.Rimanevano da sminare le strade e i ponti,minate dai tedeschi.
    Anche se i partigiani riuscirono a inertizzare buona parte delle cariche saltarono il ponte di ferro all'ingresso di Borgo Nuovo a Bardonecchia, i ponti della Dora e del Fenils a Cesana, a Oulx, a Exilles. .
    Ma nella fase insurrezionale della guerra partigiana,i partigiani della Valsusa non si limitarono alla difesa delle ifrastrutture,delle strade e dei ponti.

    Numerosi partigiani scesero a Torino per dare il loro contributo alla fase finale dell'isurrezzione. Il comando di zona si era stabilito a Vinovo, nel villino della signora Elisabetta Grana e qui ricevette il famoso ordine: "Aldo dice: 26x1. Stop. Applicate piano E 27. Stop". Era la sera del 25 Aprile.

    Nell'alta valle le operazioni erano iniziate già il 24 aprile,quando si venne a sapere che i nemici ritiravano le loro truppe i partigiani inseguirono i tedeschi in ritirata impegnandoli in una furiosa battaglia ad Exilles (erano i partigiani dell' "Assietta"). Il 26 aprile le formazioni partigiane scesero a Torino,i pochi uomini rimasti in Valle ostacolarono la ritirata con l'aiuto della popolazione.

    Dopo una lunga marcia la 42° brigata"W.Fontan" raggiunse C.so Francia, ,la 17° brigata catturava i tedeschi conducendoli nei campi di raccolta di S. Gillio e Givoletto. In questa zonna vennero inseguiti e attaccati i tedeschi che avevano compiuto l'eccidio di Grugliasco,il 29 aprile.

    Raggiunti dai partigiani, i tedeschi fuggirono impauriti lasciando a terra morti e feriti. La Valsusa era libera,e così anche Torino,dove i partigiani procedevano all'eliminazione del cecchinaggio fascista,ultimo rottame del ventennio ancora presente.Opera piuttosto difficile e pericolosa, nella quale trovò la morte il comandante della 46ª Divisione, Massimo Ghi, mentre saliva le scale di una casa di Corso Galileo Ferraris 31, per snidare uno di quei brigatisti che sparavano dalle finestre..

    Le formazioni valsusine rimasero a Torino fino ai primi di maggio,iniziando la smobilitazione dopo la sfilata del 6 maggio.
    www.resistenze.org

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    NOTE STORICHE
    La brigata Rosselli - dedicato a Nuto
    (CN 18 P3)

    Dopo il rastrellamento tedesco che il 12 gennaio aveva fatto ripiegare i partigiani dalle postazioni di Paralup e di San Matteo, le bande partigiane si andarono ridistribuendo nell’intera Valle Stura. La valle rappresentava uno dei luoghi strategici dell’intero arco alpino meridionale soprattutto per i collegamenti con la Francia attraverso il colle della Maddalena. Così dalla prima banda "Italia libera" nei mesi successivi si costituirono diversi distaccamenti: a Paralup rimase la 1ª banda con Giuseppe Vento ed Ezio Aceto; Ettore Rosa diede origine alla 2ª banda con un’ottantina di uomini attestandosi sopra Rialpo di Demonte presso la località il "Fortino"; Aldo Quaranta si spostò con la 3ª banda in Valle Gesso presso Andonno; infine nel marzo Nuto Revelli, che era arrivato a Paralup l’11 febbraio, si spostò con 70 uomini nel vallone dell’Arma sopra Demonte, costituendo la 4ª banda.
    L’organizzazione delle formazioni Italia Libera trasformò un lungo tratto della valle Stura in una valle occupata dai partigiani e, come spesso accadde nella guerra di liberazione, la popolazione civile collaborò con le bande tanto che, come ricorderà Nuto Revelli, la gente della valle Stura «considera la propria terra staccata dalla pianura, una cosa a sé, ormai libera, da difendere perché resti così». Un posto di blocco al ponte dell’Olla segnalava l’inizio della zona libera partigiana ed era presidiato da carabinieri - partigiani, mentre a Gaiola uno sbarramento trasversale mostrava la forza delle bande partigiane. In tutto questo lavoro ebbe un ruolo importante Dante Livio Bianco.
    Nell’agosto 1944 si modificarono tutti gli scenari di guerra e la valle Stura ne rimase pienamente coinvolta. Il 15 di quel mese infatti gli americani sbarcarono in Provenza ed i partigiani sperarono che un corpo di spedizione si dirigesse verso l’Italia, invece furono i tedeschi a muoversi per primi cercando di occupare le montagne del cuneese per creare un fronte alpino. Cominciarono proprio dalla valle Stura che con in valico della Maddalena rappresentava la principale via di comunicazione fra Italia e Francia.
    Dall’8 agosto Nuto Revelli aveva preso la direzione della brigata «Carlo Rosselli» il cui comando era a Demonte e che era costituita da circa 600 uomini. Dieci giorni dopo, i tedeschi cominciarono l’attacco alla valle e Nuto Revelli predispose la sistemazione del caposaldo di Pianche e raccolse gli uomini che avevano risalito la valle facendo saltare i ponti dietro di sé. Nella giornata del 20 iniziò il vero e proprio attacco tedesco alle postazioni di Pianche, ma i partigiani riuscirono a infliggere forti perdite ai nazisti. Dopo il combattimento i partigiani si spostarono a Bagni di Vinadio, dove cominciarono a presentarsi i primi problemi di rifornimenti alimentari.
    I partigiani ripresero la marcia e all’alba raggiunsero il rifugio Migliorero, ma le condizioni peggiorarono: i viveri erano scarsi e arrivavano sempre più uomini disarmati dalla valle Stura. Il 22, dopo due giorni di sosta nella notte ricominciò il cammino fino ai boschi di Callieri dove si contarono: erano circa 400 uomini, dei quali però appena un quarto sarebbe stato in grado di sostenere un combattimento. Il 24 agosto raggiunsero finalmente il santuario di Sant’Anna di Vinadio dove gli uomini malati e i meno motivati a continuare lasciarono la brigata.
    Così, dopo una notte passata nel santuario, la brigata «Carlo Rosselli» poté ripartire per il Colle della Lombarda: erano rimasti in 250. Dietro di loro i tedeschi risalivano la valle Stura, ma passato il colle della Lombarda i partigiani poterono sostare a Mollières dove dovettero decidere se andare in Italia o in Francia. Nuto Revelli avrebbe voluto che la scelta fosse per il nostro paese, ma la maggioranza volle la Francia: così la Brigata Rosselli il 28 agosto raggiunge Isola accolta festosamente dalla popolazione, ma, come scrive Nuto Revelli, «con i tedeschi vicini e i maquis lontani a Plan du Var e Nizza».

    NOTE TECNICHE

    LA BRIGATA ROSSELLI - CN 18 P3
    Pianche - Bagni di Vinadio - Rif. Migliorero -
    S. Bernolfo - Borgata Calleri - Santuario di S. Anna di Vinadio - Colle della Lombarda - (Molliéres)

    Dislivello: m.2000 al Santuario di S.Anna di Vinadio
    m. 2400 al Colle della Lombarda
    Modalità di percorrenza: a piedi
    Tempi di percorrenza: h. 10 da suddividere in tappe
    Difficoltà: Escursionisti esperti
    Individuazione su mappa:
    - CAF e CAI (a cura di): Alpes sans frontières/ Alpisenza frontiere, Istituto Geografico Militare Firenze 2000, n.5-6
    - Carta dei sentieri e dei rifugi n° 7 " Valli Maira-
    Grana - Stura", Istituto Geografico Centrale,
    scala 10.000
    Torna su

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    LABORATORIO STORIA & MULTIMEDIA

    Tesi di diploma anno scolastico 1998-99
    SENTIERI PARTIGIANI IN VAL SANGONE
    a cura di Veronica Ugazio
    Prima di cominciare a descrivere quali potrebbero essere questi percorsi, è secondo me necessario, introdurre un po’ l’argomento e ricordare soprattutto, quali sono stati gli eventi più importanti in quel periodo almeno nella mia vallata, che del resto è la valle a cui io faccio riferimento in questo mio lavoro.
    Bisogna innanzi tutto ricordare che la guerra partigiana, comincia l’8 Settembre 1943 e termina il 25 Aprile del 1945.
    L’8 Settembre Badoglio comunica che ha firmato l’armistizio con gli alleati. Ma non è la fine della guerra, anzi è solo l’inizio. L’esercito tedesco s’impossessa dell’Italia del Nord e del Centro, per tenere lontani dalle sue frontiere gli alleati e per sfruttare per la guerra nazista le risorse economiche ed umane dell’Italia.
    Nascono quindi le bande partigiane, per impedire che questo succeda. Nasce la solidarietà fra popolazione e partigiani per combattere la "Guerra di Liberazione".
    Anche in Val Sangone nel Settembre del ’43, sotto la guida del Maggiore degli Alpini Luigi Milano, il 9 Settembre, si raccolgono in vallata i primi gruppi partigiani. Tra gli altri, arrivano dei giovani ufficiali, quali: Nicoletta, Fassino, Magnone, Bertolani ed ex prigionieri alleati.
    Inizia quasi da subito, un’attiva partecipazione dei civili alla costruzione della Resistenza nella valle. Il 23 Settembre i tedeschi effettuano il primo rastrellamento, primo, perché nei venti mesi successivi, ne avrebbero effettuati ventisette.
    Le prime vittime degli attacchi tedeschi, sono il pittore di Giaveno Guglielmino, ucciso nella sua casa al Colletto del Forno ed una valligiana che non si era fermata all’intimazione di alt dei tedeschi.
    Questi episodi di barbarie, suscitano nella popolazione, un sentimento di forte solidarietà con i partigiani e di sdegno per il nemico.
    Nell’Ottobre - novembre ’43, i gruppi partigiani si dispongono al Ciargiur con il Maggiore Milano, alla Dogheria con Cantelli e Bertolani, ed al Palè con Nicoletta e Fassino (vedi foto numero 4).
    Il 22 Ottobre, viene catturato il Maggiore Milano, ma non s’interrompono gli attacchi ai presidi ed ai depositi tedeschi, che rispondono con un duro rastrellamento.
    Quando Milano fu catturato, l’ufficiale Giulio Nicoletta, prende con sé tutti i gruppi di partigiani della vallata e si rifugia in Val di Susa a Mon Benedetto. Dopo una ventina di giorni ritornano in vallata e si dividono in quattro gruppi.
    Quello di Giulio Nicoletta al Palè, quello di Sergio de Vitis alla Verna, quello di Nino Criscuolo alla Moncalarda e quello di Franco Nicoletta al Col Bione, questi, sono quasi tutti posti che ora, fanno parte del parco.
    Nel Dicembre ’43, continuano gli attacchi ai presidi tedeschi e gli scontri contro i nazifascisti, durante le azioni partigiane per il recupero di armi, vettovagliamenti, ed equipaggiamenti.
    Nella valle, le bande partigiane, sono sorrette dalla attiva partecipazione dei gruppi di Resistenza civile. I tedeschi allora intensificano le azioni anti partigiane e di terrorismo sulla popolazione.
    Nel Gennaio-Febbraio ’44, la vallata è sotto il controllo delle Forze di Liberazione, dopo l’eliminazione delle squadracce fasciste. Iniziano anche le operazioni in pianura.
    Nel Marzo-Aprile ’44, le bande sono formate da centinaia di uomini ed includono anche ex prigionieri sovietici, polacchi, cecoslovacchi e angloamericani.
    I problemi organizzativi diventano sempre più gravi, ma il CLN, tenta in tutti i modi di aggiustare la situazione.
    Vengono intensificati e diventano più efficaci i colpi, le imboscate ed i prelievi di materiale nemico. Fra le ritorsioni più inumane, ci fu quella dell’eccidio di Cumiana, dove i tedeschi, con l’aiuto delle SS italiane, uccidono 50 civili ed un partigiano pochi minuti prima dell’arrivo del parlamentare partigiano, da loro stessi invitato per lo scambio. Questo, scambio avverrà ugualmente, ma solo con i superstiti.
    Nel Maggio ’44, vi furono le più gravi perdite subite dalla Resistenza militare e civile in Val Sangone. Le truppe nazifasciste si scatenarono in un enorme rastrellamento, il più grande. Attaccarono dal fondo valle, dalla Val Chisone, e dalla Val di Susa, accerchiando così i partigiani della Val Sangone.
    Gli scontri più duri sono avvenuti al Col Bione, sotto il Colle della Russa ed al Pontetto. Si contarono più di un centinaio di morti.
    Nel Giugno ’44, affluiscono nuove leve e le formazioni attaccano la polveriera di Sangano. Il comandante De Vitis, dopo aver conquistato la polveriera, ed aver catturato tutto il presidio, sostiene con un gruppo di coraggiosi, il contrattacco tedesco e cade per consentire la ritirata alla sua formazione.
    Nel Luglio-Ottobre ’44, colpi, imboscate, sabotaggi e contro sabotaggi, diventano più numerosi. Gli effettivi delle bande sono più di un migliaio e l’organizzazione diventa più efficiente. La vallata è sotto il controllo partigiano. Gli alleati inviano anche una loro missione in vallata. Popolazione e clero, partecipano con entusiasmo all’opera delle bande.
    Essendo molto vicini a Torino ed avendo diverse strade di comunicazione con la Francia, fu possibile compiere numerose spedizioni contro le caserme torinesi e ciò permise di catturare anche molti gerarchi fascisti e ufficiali tedeschi. Proprio per questo motivo furono molte anche le puntate del nemico, in una delle quali, venne catturato e impiccato il comandante "Campana". A comandare la sua brigata, viene chiamato il professor Usseglio (vedi foto numero 5).
    Nel novembre-dicembre ’44, i nazifascisti iniziarono grandi rastrellamenti e vi sono molti scontri. Il 27 Novembre, vi fu una grossa operazione di rastrellamento, ma i partigiani seppero organizzarsi bene e non subirono gravi perdite.
    Purtroppo, vi fu un lancio da parte degli alleati per rifornire i partigiani delle tre vallate, di armi, su alla Maddalena. Era stato stabilito che avrebbero dovuto farlo in situazione di calma, invece fu fatto all’improvviso e così si presero tutto ov quasi, i tedeschi. Proprio questi, decisero allora di mettere dei presidi in vari paesi ed in varie borgate della vallata e diedero inizio, ad uno stillicidio di azioni terroristiche contro civili e partigiani catturati.
    Nel Gennaio-Maggio ’45, le formazioni partigiane, estesero la loro influenza sulla popolazione con la quale vivevano in simbiosi sia in montagna, sia in pianura.
    I rapporti con le rappresentanze politiche cittadine, si infittirono e, tra le formazioni, cominciarono a crearsi differenze e cominciarono a scindersi in GL e Garibaldine. Furono comunque tenuti dei collegamenti molto stretti tra queste.
    Il 25 Aprile, la Val Sangone, partecipò con mille partigiani alla liberazione di Torino, schierandosi alle porte del capoluogo da Moncalieri a Grugliasco, per impedire l’attraversamento delle truppe del generale Schlemmer, che riversano allora la loro rabbia sugli abitanti del posto provocando sessantasei vittime civili
    Dopo venti mesi di dura battaglia le formazioni partigiane, consegnano i poteri militari e civili al CLN di Giaveno. Crolla così l’esercito nazifascista ed è la libertà.
    Questi, sono stati gli eventi più importanti successi in vallata, adesso è quindi necessario descrivere i percorsi che i partigiani effettuavano in quel periodo per sfuggire ai tedeschi.
    E’ però opportuno ricordare che i partigiani, proprio perché dovevano sfuggire al nemico, non avevano dei percorsi specifici da seguire, ma si spostavano ovunque, l’importante era non finire nelle mani nemiche. Per cui, io citerò soprattutto i sentieri che loro percorrevano per andare alle loro postazioni e per andare a recuperare i rifornimenti. Cercherò, per ogni posto che cito, di spiegare quello che proprio lì è successo.
    Prima di cominciare, ritengo sia importante sapere quali erano tutte le bande della zona, e i posti dove erano situate.
    Un possibile percorso, è quello da effettuare nel vallone del Sangonetto (vedi cartina).
    Si parte dalla borgata Tonda, all’Indiritto, poi si tocca a Sordini, il torrente Sangonetto, ma solo dopo
    passati attraverso le borgate Canalera e Mamel.
    Viene poi raggiunta la Dandalera, e di qui si sale alle baite del Palè. Attraversando appena un po’ più sopra, Pian Gurai, si ritorna poi a Tonda passando per le borgate Sisi, Dogheria e Barmarola. Volendo, si possono fare delle tappe al Col Bione e al Lago Blu, ma sono più impegnative dal punto di vista escursionistico.
    Tutti i posti che ho citato, sono molto significativi per ciò che concerne il discorso sulla Resistenza in valle. Nel vallone dell’Indiritto, tra il Ciargiur, il Palè e Dogheria, si stanziarono i primi nuclei di partigiani nel Settembre ’43. In seguito alla riorganizzazione delle Case Tessa, resta per qualche mese nella zona del Col Bione solo la banda Nicoletta.
    All’Indiritto, torna poi Fassino nel Marzo ’44, dopo la scissione della banda "Nino-Carlo". Questa faceva base fra la Dogheria e Mamel ed era molto attiva anche in Val Susa.
    Nel rastrellamento del Marzo ’44, i partigiani, si rifugiarono ai Picchi del Pagliaio e quelli di Fassino, prima di disperdersi in Val Susa, salirono al Lago Blu. Dopo la riorganizzazione del 12 Giugno, la brigata garibaldina "Carlo Carli" di Fassino torna all’Indiritto.
    Volendo entrare più nello specifico, parlerò degli avvenimenti successi nelle più importanti borgate citate durante la descrizione di questo percorso.
    Mamel e Canalera, sono due borgate dove si dislocò la banda "Geni" di Fassino, dalla primavera del ’44, fino alla pianurizzazione seguita al rastrellamento del novembre sempre del ’44.
    Il Palè (vedi foto numero 10), fu sede del gruppo di Nicoletta, dopo la divisione seguita al rastrellamento del 23 settembre, e sede del comando di valle dopo la cattura del Maggiore Milano. In questo posto avvenne anche un lancio paracadutato dagli aerei alleati nella notte del 2 Maggio ’44.
    La Dogheria (vedi foto numero 11) invece, fu la sede del gruppo Cantelli-Bertolani, dopo il rastrellamento del 23 settembre. Nella primavera del ’44, vi si dislocarono poi i partigiani del comandante Fassino.
    Il Col Bione fu un luogo di scontro a fuoco nel rastrellamento del 10 maggio ’44, e nei suoi dintorni, si dislocarono nell’estate di quello stesso anno, i partigiani della Carlo Carli (vedi foto numero 12).
    Al lago blu, non furono mai combattute delle battaglie, ma sempre in quell’estate, si dislocò il gruppo di Fassino, ed ancora oggi, si possono trovare dei muretti a secco che sono resti di baracche di questi partigiani.
    Un altro possibile percorso da effettuare, sarebbe quello nella zona del Ciargiur .
    E’ un percorso non troppo impegnativo dal punto di vista escursionistico, ma molto interessante sotto il punto di vista storico con riferimento alla lotta partigiana.
    Partendo dalla borgata Ferria, situata nei pressi del Forno di Coazze, si percorre il versante a Nord del vallone del Ricciavrè, raggiungendo il Ciargiur per poi far ritorno a Forno, passando per la miniera di talco di Garida.
    Il percorso, comprende due luoghi fondamentali per ciò che concerne la Resistenza in Val Sangone. Al Ciargiur, si raccolsero i primi partigiani già dall’autunno del ’43, al comando del Maggiore degli alpini, Luigi Milano.
    La borgata Forno di Coazze, fu invece, il capoluogo della Resistenza valligiana; infatti, dalla primavera del ’44 ospitò i comandi delle bande partigiane di Sergio de Vitis, Giulio Nicoletta e in seguito anche della brigata "Sandro Magnone" ai comandi di Giuseppe Falzone. Fu una borgata duramente colpita dal rastrellamento nazifascista del maggio ’44, vennero, infatti, incendiate molte case e ventitré prigionieri furono trucidati in una fossa comune sulla riva destra del Sangone. Alla fine della guerra proprio a Forno, è stato edificato l’Ossario dei Caduti, simbolo della Resistenza in vallata.
    I luoghi toccati da questo percorso sono quattro: Ferria, borgata che venne incendiata nel maggio ’44 e dove la chiesa venne profanata e danneggiata; Il Ciargiur, di cui si può solo affermare che fu sede del Maggiore Luigi Milano. Forno di Coazze, già descritto prima ed infine le miniere di Garida dove nel maggio del ’44, furono uccisi cinque partigiani.
    Altro possibile percorso da effettuare, è quello nel vallone del Sangone .
    Per fare questo itinerario, ancora una volta, si parte da Forno di Coazze, poi si percorre il vallone del Sangone passando dalle miniere di Garida per salire fino al Forte San Maurizio, nei pressi degli alpeggi del Sellery. Al ritorno, si segue il sentiero che tocca la Palazzina Sertorio e il Colletto del Forno.
    Alcune località di questo percorso, sono state teatro dei combattimenti più intensi e sanguinosi dell’alta Val Sangone. All’alba del 10 maggio 1944, dei reparti nazifascisti, scollinano dal Colle della Roussa, sorprendendo i partigiani di Sergio De Vitis, accampati nelle grange del Sellery inferiore, nonché quelli di Giulio Nicoletta, sistemati leggermente più a valle, nella Villa Sertorio (palazzina di caccia).
    La banda di De Vitis subiva gravi perdite, ed uno dei capi, Sandro Magnone moriva nel combattimento. Gli uomini di Giulio Nicoletta, resistettero e con poche perdite fino nel tardo pomeriggio quando, grazie al sopraggiungere di una fitta nebbia, poterono mettersi in salvo in direzione dei Picchi del Pagliaio. In quell’occasione, fu distrutta a colpi di mortaio la Palazzina Sertorio.
    Il Sellery e la Palazzina Sertorio, furono entrambe sede del combattimento avvenuto il 10 maggio 1944
    Il Colletto del Forno invece, fu sede delle bande di Giulio Nicoletta e Sergio De Vitis nei mesi di marzo e aprile ’44. Qui furono tenute prigioniere le SS italiane, catturate dai partigiani a Cumiana, e oggetto delle drammatiche trattative che per decisione dei tedeschi porteranno all’eccidio di Cumiana del 3 aprile 1944.
    Ultimo percorso, ma sicuramente non meno importante, è quello dell’anello di Coazze
    Da Coazze, si sale passando per la borgata Ruffinera, alla Collina del Castello e alla Mattonera. Si raggiungono poi il Pianiermo e l’Alpe Brunetto.
    Discendendo lungo la strada sterrata del Col Bione, s’interseca il Sentiero dei Franchi e si devia verso il Bosco Ugo Campagna. A questo punto s’incontrano le Case Tessa e le Prese del Colonnello, poco prima di giungere alla Pradera, cava di pietra usata per costruire il Santuario del Selvaggio.
    Da Selvaggio Sopra, passando per le borgate Mulino, Ruadamonte e Trucetto, si ritorna a Coazze. Questo, essendo il capoluogo, è stato il punto d’appoggio delle bande partigiane operanti sui monti circostanti. Dappertutto nel paese, ora sono presenti vie, lapidi, cippi e fontane che ricordano gli avvenimenti o le vittime della Resistenza.
    Sui monti a nord di Coazze, si concentrano i partigiani nell’autunno del ’43 e dopo la riorganizzazione delle Case Tessa, in zona resta solamente la banda di Nicoletta.
    In queste zone, sono stati numerosi i partigiani e i civili uccisi e numerose baite, sono andate distrutte durante i rastrellamenti.
    A Coazze, vi sono principalmente tre edifici che sono da considerare importanti per ciò che concerne quel periodo: l’ex Municipio, in Viale Italia 61, usato come carcere durante il rastrellamento del 10 maggio ’44; Villa Prever, sede del comando del presidio tedesco, istituito dopo il rastrellamento del 27 novembre ’44 e mantenuto fino al marzo del ’45. Infine l’ex oratorio situato in Piazza Vittoria, che serviva da prigione per gli ostaggi.
    Nelle borgate Mattonera e Pianiermo, si stabilisce la banda Nicoletta nel dicembre del ’43, dopo la divisione di Case Tessa. Alla Mattonera vi sono ancora i resti di baite bruciate durante i rastrellamenti.
    Il Colle Remondetto, insieme con il Col Bione e il Colle Braida, fu uno dei transiti per i rifornimenti e le azioni partigiane in Val Susa.
    A Case Tessa, alla fine di novembre ’43, dopo il disorientamento seguito alla cattura del Comandante Luigi Milano ed al rastrellamento del 13 novembre, si riuniscono circa un centinaio di partigiani. Questi, decisero di dividersi in piccole bande, più funzionali alla guerriglia. La banda "Nino-Carlo" si stanziava sullo spartiacque cumianese, vale a dire alla Verna e Moncalarda; la De Vitis, si spostava verso Forno e la Nicoletta, verso la Mattonera e Pianiermo.
    Alle Prese del Colonnello, Demetrio Tessa è fucilato nel cortile di casa sua dai tedeschi, che si apprestavano alla già citata rappresaglia al Selvaggio.
    Infine al Selvaggio Sopra, due prigionieri inglesi, confessarono di essere stati ospitati in borgata, dopo essere stati catturati dai tedeschi nel corso del rastrellamento del maggio ’44. Fu immediata la rappresaglia nazista. Durante il corso di questa, furono catturati cinquanta ostaggi (trasferiti poi alle carceri "Nuove" a Torino ed in seguito deportati in Germania); cinquanta famiglie rimasero senza tetto e trentadue case furono incendiate e distrutte.
    In conclusione io penso che questi eventi siano stati tutti molto significativi per l'intera vallata e soprattutto, per la popolazione che in essa abitava.
    www.pinerolo-culture.it

 

 

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