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Oggi ad un modello di organizzazione della società di tipo federale si attribuiscono, più a torto che a ragione, proprietà quasi taumaturgiche.
In generale, si enfatizza il fatto che il federalismo favorisce lo sviluppo delle diversità, intese come patrimonio di valori legati al territorio, ma al contempo si trascura di dire che esso si presta meno bene a combattere la nascita o la persistenza di fenomeni di disparità sociale ed economica.
La legittima aspirazione a salvaguardare ed a promuovere le diversità comporta, infatti, l'insorgere di una competizione tra i territori che può avere effetti benefici solo se vengono rispettati alcuni principi fondamentali tra i quali ineludibile è quello che le diversità dei punti di partenza dei partecipanti alla competizione siano adeguatamente prese in considerazione e neutralizzate; senza di ciò si accentuerebbero i fattori di disparità e di disuguaglianza con il risultato di realizzare una perdita netta di benessere sociale del sistema nel suo complesso.
Certamente, laddove esso esiste, il problema della riduzione della disparità diviene più difficile ad affrontare in una realtà federale dove maggiore sarà la resistenza ad investire risorse nelle politiche di convergenza. Ciò, a sua volta, sarà ancor più vero se il modello di federalismo da realizzare è quello con perequazione "orizzontale" nel quale cioè una parte di rilievo nella regolazione dell'uso delle risorse finanziarie è riservata ai rapporti contrattuali tra le Regioni.
Il rischio, insito nel cosiddetto modello di federalismo competitivo, è quello di legittimare nelle regioni più forti la pretesa di essere titolari delle risorse prelevate sul proprio territorio e quindi a fronte delle esigenze di perequazione fiscale, di considerarsi le finanziatrici delle Regioni più deboli. In questa prospettiva i parametri della perequazione divengono oggetto di una contrattazione il cui esito dipenderà, in definitiva, dai rapporti di forza tra le parti.
Ad evitare che le Regioni più ricche rivendichino la possibilità di governare il sistema di perequazione, spetta allo Stato di esercitare un ruolo di indirizzo e di controllo tale da garantire la libertà e l'uguaglianza dei cittadini per quel che concerne quei diritti civili e sociali che la nostra Costituzione definisce "essenziali" e che rappresentano la base del patto costitutivo di un sistema unitario.
Questa è l'essenza del modello di federalismo di stampo cooperativo (appunto di perequazione "verticale") nel quale lo Stato mantiene un ruolo centrale nelle decisioni perequative.
Fino a che la Repubblica ha come obiettivo la riduzione delle disuguaglianze per garantire un pari accesso alla soddisfazione dei diritti costituzionalmente garantiti, le risorse a ciò destinate non possono, neppure fittiziamente, fare riferimento ad un rapporto tra Regioni donanti e Regioni beneficiate.
Ne deriva anche che, in questa prospettiva, è del tutto fuor di luogo invocare la categoria di un federalismo "solidale" perché l'azione perequativa trova fondamento nella tutela dei diritti di cittadinanza e non nella solidarietà.
Tutto ciò è chiarissimo nella formulazione data nel 2001 alla riforma del titolo V della Costituzione: gli aspetti perequativi spettano esclusivamente allo Stato, così come spetta esclusivamente allo Stato la definizione di quali sono i servizi essenziali che devono essere garantiti a tutti i cittadini.