Traggo questo passo da un'introduzione di Bruno Cerchio. Spero che si possa, cioè che sia lecito copiare piccoli stralci di libri, come una pagina su 100.
[...]La Divinità è per Bohme un Ungrund (neologismo, lett: senza fondo) un abisso, come di solito si traduce: basta questo termine a dirci quanto siamo lontani da ogni conforto della teologia positiva e come si profili una descrizione in termini mitosimbolici del Divino- la medesima idea ci sarà di guida per evitare interpretazioni "morali" delle concezioni bohmiane. L'Abisso è un Nulla, non nel senso che non sia, ma in quello di non esere alcunchè di definito; esso è la "dimora" dell'Unità divina (che è a sua volta semplicemente un altro modo di intendere l'Abisso, perchè mancandovi la molteplicità è necessariamente Uno: "uno" non nel senso di qualcosa- che altrimenti sarebbe separato da qualcos'altro- ma in quello di non due, inseparato): "Oltre la Natura si trova il nulla ovvero il silenzio e il riposo eterno. In questo Nulla sordo, dall'eternità, una Volontà versa qualche cosa che essa appetisce e non è in fondo che se stessa, poichè non v'ha nulla fuor che se stessa. Tale brama è la proprietà della fame che si sazia da se medesima, e questo ingerimento produce l'oscurità". In tal modo Bohme riesce a distinguere le tre ipostasi della Trinità cristiana: il Padre è la Volontà dell'Unità divina, il Figlio l'oggetto di questa Volontà e lo Spirito Santo la Potenza che lo realizza. Così considerato, l'Ungrund cessa di apparire tale (cioè senza fondo) poichè la Volontà (=Padre) è già una delimitazione che genera se stessa (=Figlio) grazie a se stessa (=Spirito Santo).
Questa distinzione (che è la stessa tra la Divinità e Dio) evidenzia un processo generativo che appare inarrestabile: la Potenza, in quanto Potenza di una Volontà, promuove il Verbo divino (altra nuova espresione del Figlio), il cui primo pronunciamento sarà la saggezza, ove finalmente la Potenza può operare. Questa operazione è chiamata da Bohme Mysterium Magnum, ed è Dio stesso considerato da un nuovo punto di vista. L'enigmaticità del termina ha una sua evidente ragion d'essere, poichè dal punto di vista creaturale la presenza della Volontà nel Nulla appare un mistero insondabile: nel Mysterium Magnum, inoltre, compaiono due essenze e due volontà: una è l'Unità divina di cui è permeata la Saggezza stessa, l'altra è la Volontà generativa che ha base non nell'unità, ma in se stessa. Da questo punto delicato traggono origine le accuse di dualismo alle teorie bohmiane, accuse che non hanno ragione d'essere. La teosofia di Bohme appare inquietante al pensiero "mitologico" cristiano, abituato essotericamente a considerare un Dio supremo "buono" e un'entità inferiore e ribelle (il diavolo) "cattiva": Bohme invece non può a questo stadio ragionare in termini di mitologia morale, e deve necessariamente considerare il Divino nella sua onnicomprensività. Ecco dunque la compresenza degli aspetti luminosi e tenebrosi, che non possono essere considerati slegati dalla Volontà divina, poichè "non muove foglia che Dio non voglia".




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