VOGLIONO SCIPPARCI LA SCUOLA
PUBBLICA!
NON PERMETTIAMOLO!
La propaganda televisiva dice bugie: Vogliono impoverire la scuola di tutti/e, Vogliono
rubare il futuro dei nostri ragazzi, Vogliono favorire i privati, Vogliono licenziare i
lavoratori, Vogliono rubarci la libertà d’insegnamento della Costituzione
Stanno facendo leggi che prevedono:
+ più potere ai privati:
Le Scuole Statali saranno trasformate in “fondazioni” guidate da un consiglio
di amministrazione. Saranno favoriti flussi di finanziamenti privati verso la scuola pubblica, mentre lo
Stato ridurrà drasticamente i suoi investimenti deresponsabilizzandosi e lasciando ogni istituto in balìa
degli interessi dei finanziatori stessi.
+ più soldi alle "private":
I soldi pubblici saranno, invece, utilizzati per rafforzare le scuole private in
nome del principio di sussidiarietà.
+ più clientelismo:
I docenti non saranno assunti tramite pubblico concorso e graduatorie, ma scelti
personalmente dal singolo dirigente scolastico. Il rischio di una deriva nepotistico-clientelare è
evidente, così come l'incostituzionalità della procedura.
- meno docenti per studente:
Saranno licenziati di fatto circa 100.000 docenti e 43.000 ATA nei
prossimi 3 anni e in tutti gli ordini di scuola le classi diventeranno più numerose per effetto del
previsto aumento del rapporto alunni/docenti. Con un “colpo di spugna” viene cancellata la positiva
esperienza dei moduli nella scuola elementare italiana, che attualmente occupa brillantemente i primi
posti nelle classifiche internazionali. Con il ritorno del maestro unico , e senza le ore di
compresenza non sarà più possibile organizzare attività di laboratorio per gruppi di recupero o
potenziamento, né uscite didattiche nel territorio. Un solo docente dovrà insegnare tutte le materie, in
minor tempo, ed aggiornarsi su tutto! Ma per quanto volenteroso esso sia, è logicamente impossibile
pensare che possa mai eguagliare il livello di preparazione di 3 docenti specializzati sulle rispettive
materie d’insegnamento che lavorano con tempi più distesi.
- meno ore di lezione:
Orari e insegnamenti saranno ridotti in tutti gli ordini di scuola: Scuola
elementare da 27+3 facoltative a 24 ore settimanali - Scuola media da 32 a 29 Licei: da 33 a 30 - Tecnici
e Professionali da 36 a 32. Allo studio, inoltre, l’ipotesi di contrarre la durata delle superiori da 5 anni a
4 anni.
- meno scuole:
le scuole con meno di 500 alunni saranno cancellate e ciò determinerà la chiusura di
oltre 2000 istituti nei piccoli comuni.
- meno soldi alla scuola pubblica
: i finanziamenti saranno ridotti di 8 miliardi di euro entro il
2012 (forse sarebbe utile un raffronto con le cifre delle spese militari e dell'evasione fiscale)
- meno diritti e tutele per i lavoratori
: sono state adottate norme vessatorie contro i dipendenti
malati, ecc.
- meno tutele per gli alunni disabili e immigrati:
le finanziarie hanno apportato tagli al numero di
posti degli insegnanti di sostegno e dei facilitatori linguistici
Non vogliamo tornare indietro: ridateci la nostra Scuola elementare e ridateci il tempo
pieno!
Non vogliamo la scuola azienda: ridateci la Scuola Statale, e permetteteci di insegnare
in un clima di solidarietà e armonia!
Non vogliamo una Scuola Pubblica considerata una spesa a perdere: ridateci il nostro
ruolo e la nostra dignità!
Perciò diciamo
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE E ALL’AZIENDALIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA
NO AL RIPRISTINO DEL MAESTRO UNICO
NO ALLA PRECARIETA’
NO AI TAGLI DI PERSONALE, DI FINANZIAMENTI, DI CLASSI, DI SCUOLE…
NO AL DOPPIO CANALE ALLE SUPERIORI
NO ALL’EMARGINAZIONE DEGLI ALUNNI IN DIFFICOLTA’: DISABILI E IMMIGRATI
Vogliamo il ritiro delle leggi vergogna Gelmini-Aprea-Tremonti
Chiediamo a tutti i cittadini di difendere con noi la Scuola Pubblica di tutti/e
FIRMA E FAI FIRMARE L’APPELLO
SCUOLA PUBBLICA
un bene comune in grave pericolo
Appello alla mobilitazione contro la privatizzazione della Scuola Pubblica in difesa
della libertà d’insegnamento e dei diritti dei lavoratori
Per scaricare i moduli per la raccolta delle sottoscrizioni o firmare on line collegarsi all’indirizzo