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  1. #1
    nissan
    Ospite

    Predefinito Fiore Commemora Rivolta Budapest

    Politica

    Scuola/ Forza Nuova in piazza, Fiore commemora rivolta Budapest

    E' il solo italiano nella capitale ungherse

    postato 8 ore fa da APCOM ARTICOLI A TEMA



    Roma, 23 ott. (Apcom) - Mentre gli studenti di Forza Nuova sono intenti a manifestare contro la legge Gelmini in tutta Italia, l'Eurodeputato di Forza Nuova Roberto Fiore sarŕ oggi presente alla principale commemorazione della rivoluzione di Budapest del 1956. Roberto Fiore č l'unico politico italiano che presenzierŕ a alla commemorazione. L'Organizzazione Hatvannegy Varmegye Ifůsŕgi Mozgalorn, ha previsto la presenza di oltre 5.000 manifestanti in onore della rivolta ungherese repressa nel sangue

  2. #2
    nissan
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    Esteri

    Ungheria/ Commemorazione rivolta del '56, tensione a Budapest

    Due anni fa anniversario sconvolto da duri scontri

    postato 7 ore fa da APCOM ARTICOLI A TEMA



    Roma, 23 ott. (Apcom-Nuova Europa) - Se fosse un paese riconciliato, la commemorazione annuale della rivoluzione democratica ungherese del 1956 sarebbe un fatto scontato. E, invece, da qualche anno a questa parte, non lo č piů. Il 23 ottobre ci si attendono sempre manifestazioni, c'č sempre il timore di scontri. Come accaduto due anni fa, nel cinquantenario, quando Budapest venne sconvolta da una giornata di durissimi scontri, con feriti che si contarono a centinaia.
    Anche oggi, come allora, la simbolica piazza Kossuth č blindata. E al suo esterno, estremisti di destra manifestano contro il governo del Partito socialista, che considerano erede di quello comunista che represse la rivolta. L'agenzia di stampa nazionale Mti riferisce che la polizia ha fermato un uomo che s'era recato alle celebrazioni con una pistola a gas e munizioni.
    L'organizzazione Hatvannégy Vármegye Ifjúsági Mozgalom afferma che saranno oltre 5mila i manifestanti di destra. Tra essi č prevista anche la presenza del leader dell'italiana Forza Nuova Roberto Fiore.
    Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa magiara Mti, le cerimonie hanno avuto inizio. Il presidente della repubblica Laszlo Solyom, il presidente del Parlamento Katalin Szili e il premier Ferenc Gyurcsany hanno deposto corone di fiori ai martiri della rivoluzione democratica e la bandiera magiara č stata innalzata di fronte al Parlamento neogotico, dal quale il primo ministro del governo che fece uscire momentaneamente l'Ungheria dal Patto di Varsavia nel '56, Imre Nagy, faceva le sue scelte, cercando di percorrere uno stretto sentiero tra l'aspirazione alla democrazia e il rischio della repressione, quella che poi effettivamente ebbe luogo con l'arrivo dei carri armati sovietici. Nagy e diversi altri eroi della rivoluzione persero la vita o furono barbaramente giustiziati.
    La commemorazione di quest'anno viene mentre il paese trema sotto i colpi della crisi finanziaria internazionale e della speculazione. Ieri la Banca centrale d'Ungheria ha dato una stretta improvvisa della politica monetaria, innalzando di tre punti percentuale il tasso di riferimento all'11,5 per cento, per cercare di contenere il crollo del fiorino. La situazione potrebbe farsi pesante e cominciano a percepirsi sinistri scricchiolii anche nell'economia reale. Gyurcsany ha costretto ieri le banche a firmare un accordo per cercare di aiutare le famiglie magiare che hanno acceso mutui, specie quelli in valuta estera.
    Due anni fa proprio il premier fu il centro della protesta violenta dell'estrema destra. A settembre di quell'anno filtrň ai media magiari una registrazione nella quale il primo ministro ammetteva d'aver mentito prima delle elezioni politiche di aprile sulla reale situazione economica del paese. Ne conseguirono violenze e gruppi di ultrŕ arrivarono a occupare e saccheggiare la sede centrale della televisione di stato Mtv. Il 23 ottobre 2006, la piazza Kossuth fu sigillata e i capi di stato e di governo accorsi per il cinquantenario, poterono partecipare alle commemorazioni. Alla fine delle quali, perň, iniziarono gli scontri che durarono fino a tarda notte. Fece il giro del mondo l'immagine d'un vecchio carro armato sovietico, rubato dai manifestanti in un'esposizione di piazza, che fu scagliato contro un blocco della polizia, per fermarsi a pochi metri da esso per la fine del carburante.
    Anche quest'anno Gyurcsany non si presente bene nel giorno della commemorazione. Aveva presentato una proposta di bilancio al Parlamento nella quale, dopo tre anni d'austeritŕ, di prevedeva un taglio alle tasse. La crisi ha messo in discussione anche questo.

    http://notizie.alice.it/notizie/este...,16559499.html

  3. #3
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    da http://www.claudiomutti.com/index.ph...g=1&id_news=50
    Claudio Mutti, Budapest, Praga, Bucarest


    L’Ungheria tenta la secessione

    Intensificando la loro azione nei confronti dell’Ungheria, gli Stati Uniti sfruttavano la circostanza favorevole che si era presentata fin dal febbraio 1956, quando il XX Congresso del PCUS e le "rivelazioni" di Khruš?ëv avevano prodotto un terremoto in tutte le capitali dell’Europa soggetta a Mosca, ma soprattutto a Budapest.
    Il 20 febbraio 1956, a settant'anni dalla nascita di Béla Kun, la “Pravda” rievocava il leggendario ebreo d'Ungheria che, dopo aver fondato il Partito Comunista Ungherese e instaurato la Repubblica dei Consigli, era caduto vittima della purga staliniana del 1937 insieme con altri esponenti della vecchia guardia. A Budapest, dove la leggenda di Béla Kun era stata soppiantata da quella creata intorno al segretario del partito comunista Mátyás Rákosi (alias Mátyás Roth), l'articolo della “Pravda” suonň come un nuovo avvertimento. Nuovo, perché l'anno precedente aveva visto la defenestrazione di Malenkov, che era il protettore moscovita di Rákosi; sempre nel 1955, Khruš?ëv era andato a Belgrado per riconciliarsi con Tito, sconfessando cosě la campagna antititoista orchestrata a Budapest nel 1949 all'epoca del processo contro László Rajk e altri dirigenti comunisti.
    Il 17 marzo 1956, il fermento prodotto in Ungheria dal XX Congresso dŕ luogo alla nascita del Circolo Petöfi. Costituito da membri dall'organizzazione giovanile del Partito dei Lavoratori Ungheresi, il Circolo Petöfi indice numerose conferenze e assemblee, nelle quali si manifesta un'opposizione sempre piů decisa verso l’egemonia di Rákosi e si propugna il ritorno di Imre Nagy (primo ministro dal 1953 al 1955) alla testa del governo. A questa campagna partecipano attivamente molti esponenti dell'intelligencija mondialista; "moltissimi ebrei comunisti, come Tibor Déry, Gyula Háy, Tibor Tardos, Tamás Aczél, furono i principali animatori, nel 1956, dell'Associazione degli scrittori e del Circolo Petöfi" (6). Cosě scrive il neocattolico e neoliberale François Fejtö alias Ferenc Fischel, il quale dimentica perň, stranamente, di menzionare in quel contesto l’intellettuale piů illustre di tutti: “il vecchio rabbi hegeliano” (7) György Lukács (alias Georg Löwinger) (8), "il piů rispettato filosofo del regime comunista (...) figlio di un banchiere ebreo (...) divenuto un attivo militante comunista nel 1918" (9).
    Sotto la pressione delle proteste e delle rivendicazioni, consapevole che il "nuovo corso" voluto da Khruš?ëv comporta inevitabilmente un avvicendamento nei vertici dei partiti comunisti, il 21 giugno Rákosi, "per sottoporsi a cure mediche", vola a Mosca, dove tre anni prima il capo della polizia di Stalin, Lavrenti Berija, lo aveva accolto con queste parole: "Sei stato il primo e l'ultimo re ebreo dell'Ungheria!" (10). In realtŕ č stato il primo, ma non l'ultimo, poiché alla carica di primo segretario del Partito gli succede Ernö Gerö (alias Ernst Singer): membro del Partito Comunista fin dal 1918, Gerö ha partecipato alla Guerra di Spagna come capo della polizia segreta ed č stato il piů stretto collaboratore di Rákosi.
    Il 6 ottobre hanno luogo le esequie solenni di Rajk. La direzione del Partito ha acconsentito a riabilitarlo, perché si rende conto di non poter piů opporre resistenza: infatti č venuto a mancare l'appoggio dei Sovietici, che ormai ritengono inevitabile un cambio della guardia a Budapest.
    In ottobre si verificano gravi disordini in Polonia, dove Vladislav Gomulka, giŕ arrestato ed espulso dal Partito, ne diventa il nuovo segretario. Khruš?ëv si precipita a Varsavia e grida ai compagni polacchi: "Abbiamo combattuto per voi, e adesso vi vendete agli americani e ai sionisti!" Contemporaneamente, navi da guerra sovietiche incrociano davanti a Gdynia e due divisioni sovietiche di stanza in Polonia si mettono in movimento. Il 20 ottobre la legazione statunitense a Varsavia trasmette agli USA una richiesta di appoggio formulata da Gomulka. Subito, la centrale di Free Europe a Monaco di Baviera si attiva per tenere sotto pressione i paesi confinanti con la Polonia, tra i quali l'Ungheria. La AVH prevede disordini a Budapest a partire dal 22 ottobre.
    Quel giorno infatti ha inizio al Politecnico budapestino un'assemblea che si protrae fino a tarda notte e stabilisce che il giorno successivo un corteo andrŕ a deporre una ghirlanda al monumento a Bem, il generale polacco che nel 1848 aveva combattuto al fianco degli Ungheresi in rivolta contro l'Impero absburgico. Si tratterŕ dunque di una dimostrazione di solidarietŕ con i Polacchi. Il 23 ottobre rientrano da Belgrado, dove sono andati una settimana prima, il segretario del partito Gerö e altri tre gerarchi (il primo ministro András Hegedüs, il vice primo ministro Antal Apró, il capo dell’organizzazione del partito a Budapest János Kádár); il Comitato Centrale discute la situazione e decide di proibire la manifestazione indetta per quel giorno.
    Alle 12,53 la radio notifica il divieto, ma ormai č troppo tardi. Alle due, gruppi di studenti partono dalla facoltŕ di medicina e si dirigono verso il Museo Nazionale, lo stesso luogo in cui il 15 marzo 1848 Sándor Petöfi aveva recitato i versi che avevano dato il via alla rivolta antiabsburgica. Alle tre, parte dal Politecnico un corteo di quindicimila studenti; alle quattro e mezzo, quando arriva alla statua del generale Bem, il corteo conta ormai ventimila persone. "In questo mare di volti, si possono riconoscere centinaia di vecchi detenuti politici, i piů implacabili avversari del regime, come il leader studentesco Pál Jónás. Ci sono anche gli uomini di Nagy, Losonczy e Vásárhelyi per esempio. Ci sono anche i funzionari della legazione britannica e americana" (11). D'altronde l'incaricato d'affari statunitense Spencer Barnes, convinto che "sia giunta l'ora di sfidare la presenza militare sovietica nel paese" (12), ha giŕ inviato a Washington un telex di tre pagine, insistendo affinché sulla stampa americana "le informazioni siano pubblicate senza ritardo, in modo da sfruttare al massimo le rivendicazioni sempre piů radicali del popolo ungherese". Gli Inglesi non saranno da meno (13).
    Da quanto abbiamo riferito piů sopra, risulta che l'interesse dei diplomatici angloamericani per quanto stava accadendo non era certo un fatto personale o estemporaneo. D’altronde con l'”Operazione Focus” gli Occidentali avevano favorito la formazione di gruppi clandestini di orientamento democratico e si erano inseriti nella campagna elettorale del 1954 per il rinnovo dei consigli comunali. "L'America č con tutto il cuore a fianco del popolo ungherese - dirŕ Eisenhower il 25 ottobre 1956 - Gli eventi che hanno attualmente luogo in Ungheria sono considerati dagli Stati Uniti come l'espressione reiterata dell'intenso desiderio di libertŕ del popolo ungherese". Una settimana piů tardi, la Associated Press informerŕ che "il presidente Eisenhower ha offerto viveri e soccorsi all'Ungheria rivoluzionaria per il valore di 20 milioni di dollari".
    Ma riprendiamo il filo degli avvenimenti. Alle sei della sera del 23 la folla ha lasciato il monumento di Bem e si dirige verso il Parlamento, chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche, reclamando le dimissioni del governo e scandendo il nome Imre Nagy. Adesso sono duecentomila persone. Mentre in Piazza Stalin viene abbattuta la statua dell’eroe eponimo, in Via Bródy, dove si trova la sede della radio, tra la folla dei manifestanti e gli uomini dell'AVH ha luogo una vera e propria battaglia che si conclude con un massacro. Alcuni ufficiali dell'esercito distribuiscono armi alla folla: la defezione delle forze armate segna una svolta decisiva nell'insurrezione.
    Il giorno successivo, unitŕ militari sovietiche arrivano a Budapest su richiesta del governo ungherese. Si verificano i primi scontri tra i reparti sovietici e la popolazione. La radio annuncia cambiamenti nel Comitato Centrale e nel governo: Imre Nagy sostituisce András Hegedüs nella carica di primo ministro, ma Ernö Gerö rimane primo segretario del Partito. Imre Nagy si rivolge al popolo in questi termini: "Comunico che tutti quanti deporranno le armi e cesseranno la lotta entro le 13 di oggi, nell'intento di evitare ulteriori spargimenti di sangue, saranno esenti da ogni misura punitiva. Al tempo stesso, dichiaro che, con tutti i mezzi a nostra disposizione, attueremo la democratizzazione sistematica del nostro Paese, in ogni settore della vita economica e politica del Partito e dello Stato. Ascoltate il nostro appello, cessate il fuoco e assicurate il ristabilimento dell'ordine e della calma nell'interesse dell'avvenire del nostro popolo e del nostro Paese" (14). Anziché deporre le armi, gl'insorti conquistano le fabbriche di Budapest, tranne il quartiere industriale di Csepel, che cadrŕ nelle loro mani solo il 26. Frattanto vengono segnalati scontri anche a Debrecen, a Szolnok, a Szeged.
    Il 25 ottobre, mentre gli scontri proseguono e il governo Nagy afferma che l'ordine č stato riportato nella Capitale, Ernö Gerö viene sostituito da János Kádár. Nagy e Kádár dichiarano che, una volta ristabilito l'ordine nel Paese, cominceranno le trattative per l'evacuazione delle truppe sovietiche. Inoltre Nagy promette che il Parlamento esaminerŕ un programma di riforme. Ciononostante i combattimenti non cessano; anzi, gl'insorti estendono il loro controllo ad altre zone dell'Ungheria. Il 26, il Comitato Centrale si impegna a indire nuove elezioni, a negoziare con l'URSS il ritiro delle truppe, a riconoscere i consigli operai e ad amnistiare tutti coloro che deporranno le armi prima delle ore 21. Il giorno dopo, viene annunciata la formazione di un nuovo governo presieduto da Nagy, che comprende ministri non comunisti quali Zoltán Tildy (capo dello Stato tra il '46 e il '48) e Béla Kovács, mentre György Lukács č ministro della cultura. Domenica 28, Nagy dichiara che le truppe sovietiche lasceranno subito Budapest e che la AVH sarŕ sciolta. Un comitato d'emergenza, tra i cui membri sono Kádár e lo stesso Nagy, assume temporaneamente la guida del Partito. I consigli operai rivoluzionari e i comitati locali di unione nazionale avanzano una serie di richieste, le piů importanti delle quali sono la denuncia del Patto di Varsavia, la revisione della politica economica, la democratizzazione della vita politica. Il capo della polizia di Budapest annuncia la costituzione di unitŕ della Guardia Nazionale Ungherese. Lunedě 29, mentre a Budapest continuano i combattimenti, il ministro della Difesa annuncia il ritiro delle unitŕ sovietiche dalla Capitale e la loro sostituzione con reparti dell'esercito ungherese. Martedě 30: Imre Nagy procede a un nuovo rimpasto governativo, annuncia l'abolizione del partito unico e il ritorno alle condizioni politiche del 1945. Il ministro Tildy chiede che sia ricostituito il Partito dei Piccoli Proprietari; Ferenc Erdei, vice primo ministro del nuovo governo, formula una richiesta analoga per il Partito Contadino. Kádár approva. L'aviazione ungherese minaccia di bombardare i carri armati sovietici se non se ne andranno da Budapest. Intanto gli insorti espugnano il comando della AVH a Pest e incendiano la sede del Partito Comunista a Buda. Viene liberato il cardinale Mindszenty. Un funzionario della legazione USA, mister Quade, si reca in veste ufficiale alla caserma Kilián e assicura i rivoltosi che possono contare sull'appoggio statunitense. Mercoledě 31: mentre il governo manifesta l'intenzione di far uscire l'Ungheria dal Patto di Varsavia e intraprende trattative in questo senso col governo sovietico, il capo militare della rivolta, Pál Maléter, č nominato sottosegretario alla Difesa. Appaiono nuove testate giornalistiche, č riammessa la ricostituzione del partito socialdemocratico, escono dalle prigioni i detenuti politici. Le truppe sovietiche lasciano Budapest.
    Giovedě 1 novembre: il governo Nagy denuncia il Patto di Varsavia, proclama la neutralitŕ dell'Ungheria e si rivolge alle grandi potenze e all'ONU affinché se ne facciano garanti. János Kádár annuncia lo scioglimento del partito comunista e la fondazione di un nuovo partito, "operaio e socialista". Venerdě 2: il governo Nagy protesta per il rientro di truppe sovietiche in territorio ungherese e dŕ mandato a una delegazione militare di trattare coi Sovietici il ritiro delle truppe. Queste si sono impadronite della linea ferroviaria Záhony-Nyíregyháza e mantengono il controllo dell'aeroporto internazionale di Budapest. Il consiglio dei rabbini e il "comitato rivoluzionario" della comunitŕ ebraica della Capitale salutano "con entusiasmo il compimento della rivoluzione" ed esortano gli organismi ebraici internazionali ad aiutare la rivolta. Sabato 3: la delegazione guidata da Pál Maléter viene arrestata dai Sovietici. In un appello alla nazione, il Cardinale Mindszenty annuncia un programma di "conquiste democratiche" (15) e pone "i grandi Stati Uniti d'America" (16) in testa alla classifica delle nazioni con le quali l'Ungheria vuole avere rapporti di amicizia. Qualche giorno piů tardi si rifugerŕ proprio nell'ambasciata statunitense, dove resterŕ per quindici anni.
    Il 4 novembre, alle 4,20, Imre Nagy parla da Radio Kossuth e annuncia che ha avuto inizio l'attacco sovietico contro Budapest, "con l'evidente intento di rovesciare il governo legale e democratico d'Ungheria". Le truppe sovietiche, appoggiate da paracadutisti, si impadroniscono di tutti i centri nevralgici dell'Ungheria, nonostante la resistenza opposta da truppe ungheresi e da gruppi armati di civili, ai quali nella parte orientale del paese si sono uniti alcuni guerriglieri dell’Ukrainska Povstanska Armiia, l’organizzazione ucraina antisovietica sostenuta dagli angloamericani (17). Intanto János Kádár e altri (Ferenc Münnich, Imre Horváth, István Kossa, Antal Apró, Imre Dögei, Sándor Rónai) annunciano di aver dato vita a un nuovo governo e di aver chiesto l'intervento dell'Armata Rossa per soffocare la controrivoluzione. Molte stazioni radio cadono sotto il controllo sovietico e per tutta la giornata successiva ripetono appelli per la cessazione del fuoco e la ripresa del lavoro. Nella giornata di lunedě continuano i combattimenti nell'ottavo distretto di Budapest, a Csepel, nella regione del Balaton e a Kecskemét. Gli scontri si protraggono per una settimana, a Budapest e in altre localitŕ del Paese.
    Seguě un mese di resistenza passiva, diretta dal Consiglio Operaio Centrale di Budapest, finché il 9 dicembre il Consiglio fu sciolto e i suoi membri furono arrestati. Imre Nagy e i suoi compagni saranno condannati a morte nel 1958, dopo un processo a porte chiuse.
    Per la perestrojka e per la liquidazione del “socialismo reale”, era ancora troppo presto.

  4. #4
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    Avanti Ragazzi di Buda! Avanti ragazzi di Pest ! Studenti, braccianti, operai, il Sole non sorge piů ad Est !

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    Ragazzi di Budapest

    46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione
    75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai piů

    23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietŕ con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

    Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci cittŕ, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.

    31 ottobre. I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre. Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerŕ fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

    Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerŕ gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.

    Ragazzi di Budapest (FdG Trieste) zip.3.252kb
    I carri ci schiaccian le ossa,
    nessuno ci viene in aiuto
    il mondo č rimasto a guardare
    sull’orlo della fossa seduto.

    Ragazza non dirlo a mia madre
    non dirle che muoio stasera
    ma dille che sto su in montagna
    e che tornerň a primavera

    Compagni noi siam condannati,
    sconfitta č la rivoluzione
    fra poco saremo bendati
    e messi davanti al plotone

    Compagno il plotone giŕ avanza,
    giŕ cadono il primo e il secondo
    finita č la nostra vacanza,
    sepolto l'onore del mondo

    Compagno riponi il fucile
    torneranno a cantare le fonti
    quel giorno serrate le file
    e noi torneremo dai monti

    Avanti ragazzi di Buda,
    avanti ragazzi di Pest
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    il sole non sorge piů all'Est

  6. #6
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    Non so perchč, ma quando sento parlare di questo trise avvenimento oltre che una ceta tgristezza mi torna sempre in mente il coraggio di un certo Ian ed il suo gesto compiuto 13 anni dopo l'avvenimento inerente a questo topic

  7. #7
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    daje bob portace qualche ungherese! ( donna si intende )

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    Citazione Originariamente Scritto da NationalPOPARt! Visualizza Messaggio
    daje bob portace qualche ungherese! ( donna si intende )


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    Ragazzi di Budapest

    46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione
    75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai piů

    23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietŕ con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

    Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci cittŕ, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.

    31 ottobre. I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che, per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre. Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerŕ fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

    Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerŕ gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.

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    Io la canzone la conoscevo con Camerata al posto di compagno

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    Onore agli insorti di Budapest, onore ai martiri della libertŕ europea!

 

 
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