Il termine negro indica in genere una persona appartenente a una delle etnie originarie dell'Africa e caratterizzate dalla pigmentazione scura della pelle. Queste etnie sono predominanti nell'Africa subsahariana, che per questo motivo è chiamata anche "Africa nera" (espressione rimasta nell'uso soprattutto, ma non solo, in ambito letterario). Utilizzato in senso più ampio, il termine può includere altri gruppi etnici di pelle scura, come i negritos delle Filippine o gli australiani aborigeni.[1] A seconda del contesto, il termine può essere inteso in senso neutro oppure assumere una connotazione dispregiativa.[2]
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Etimologia [modifica]
Il termine "negro" deriva dal latino niger ("nero" o "scuro"). Dalla stessa radice derivano anche gli equivalenti in altre lingue neolatine e indirettamente termini come negroide (introdotto a partire dal XIX secolo dagli antropologi per denotare una delle ipotetiche "razze" umane) e toponimi come Niger e Nigeria.
In italiano, l'uso della parola per riferirsi alle etnie africane di pelle scura è attestato fin dal basso medioevo, e la stessa era anche usata per riferirsi al colore nero.[3]
Nelle altre lingue [modifica]
In spagnolo e portoghese negro significa semplicemente "nero", e viene usato comunemente per riferirsi agli africani e ad altri gruppi etnici di pelle scura. In epoca coloniale, e in particolare in seguito alla tratta degli schiavi, la parola spagnola negro entrò nell'uso anche in inglese.
In inglese tanto il termine negro quanto il suo derivato dispregiativo nigger (tradotto in italiano talvolta come negraccio[4], ma anche, meno opportunamente[5], come negro) hanno iniziato ad assumere connotazioni negative solo dalla fine degli anni '60 del XX secolo.
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Illustrazione per l'edizione originale de La capanna dello zio Tom, Boston 1852
Sino ad allora erano termini di uso comune, privi di implicite connotazioni dispregiative: a dimostrazione di ciò si può ricordare, ad esempio, come l'edizione originale (del 1852) del romanzo abolizionista La capanna dello zio Tom facesse uso del termine "negro" e come questo fosse usato con valenza neutra nelle opere di un autore progressista come Mark Twain e in quelle di Joseph Conrad (che ha usato tale termine nel titolo di una sua opera, Il negro del "Narciso") e di Agatha Christie (il titolo originale del suo celebre romanzo del 1939 Dieci piccoli indiani era Ten little niggers[6]).
L'uso del termine negro era talmente radicato ancora negli anni 60 del XX secolo che personaggi come Malcolm X[7] o Martin Luther King[8], nonostante fossero in prima linea per la lotta contro la discriminazione dei neri, lo usavano correntemente nei propri discorsi.
Tuttavia già verso la fine del XIX secolo alcuni minoritari movimenti di neri avevano iniziato a considerare negro e nigger offensivi per via del fatto che erano stati usati per identificare gli schiavi di origine africana: a dimostrazione di ciò, uno dei più antichi movimenti anti-razzisti statunitensi, fondato nel 1909, venne battezzato National Association for the Advancement of Colored People ("Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore"), evidentemente con l'intento esplicito di evitare le denominazioni derivate da "negro". Risulta curioso notare come oggigiorno negli USA il termine "colored" (letteralmente "colorato") venga comunemente considerato razzista e gli venga preferita l'espressione "people of color" ("persone di colore")[9].
Oggigiorno negli USA, principalmente[10] come conseguenza della lotta portata avanti dal "Movimento per i Diritti Civili" sin dagli anni '60[11], entrambi i termini sono considerati razzisti e politicamente scorretti e vengono sostituiti da espressioni come black people ("neri"), afro-americans ("afro-americani") e african-americans ("africani-americani").
La ragione della volontà del Movimento per i Diritti Civili di abbandonare l'uso del termine "negro"e dei suoi derivati, che si affermò progressivamente tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni '70, fu il rifiuto dei neri di utilizzare in riferimento a sè stessi termini reputati legati al passato schiavista e che erano stati coniati dai bianchi, considerati all'epoca oppressori.
Il termine "negro" continua a essere usato marginalmente nei paesi anglofoni, in particolare negli Stati Uniti, in riferimento a periodi storici o a particolari istituzioni che hanno conservato tale vocabolo nel nome, come ad esempio lo United Negro College Fund, istituzione benefica per la concessione di borse di studio a vantaggio di studenti neri[12]. Invece, il termine nigger risulta completamente ostracizzato e negli Stati Uniti è diffuso persino l'eufemismo "n-word" ("la parola con la n").[13]
Alcuni giovani neri statunitensi, soprattutto nel contesto della cultura hip hop, stanno tentando un controverso recupero della parola nigger nella sua storpiatura colloquiale nigga.[14]
Uso del termine in Italia [modifica]
In Italia, il termine "negro" (anche nelle sue declinazioni dialettali) continua ad essere usato (come in passato[15]) per riferirsi alle persone di pelle scura, come sinonimo di "nero"[2] (di cui è una versione arcaica[16][17][18] ) e di "uomo/donna di colore", senza che tale termine assuma connotazione dispregiativa.[2] Esso risulta esser usato in tal senso anche in contesti differenti dall'uso quotidiano, per esempio nel doppiaggio cinematografico[19].
Il vocabolo "negro" può essere utilizzato anche senza connotazioni dispregiative, per esempio nella parola Negritudine, che designa "l'insieme dei valori etnici e culturali dei popoli negri"[20].
Per quello che riguarda invece il significato negativo e offensivo del termine, la magistratura italiana ha considerato come incitamento all'odio razziale, l'uso di del termine "negro" con evidente e voluto tono offensivo e discriminatorio o l'associazione di tale parola a termini di per sé stessi offensivi (ad esempio, nelle espressioni "sporco negro" e "negro di merda")[21].
Il fatto di considerare tale termine in modo esclusivente negativo è considerato da alcuni una causa di una imitazione acritica del politically correct anglosassone[22] e persino razzista nella lingua italiana, condannandone l'uso e chiedendone la sostituzione preferibilmente con l'espressione "uomo/donna di colore" o con denominazioni quali "afroamericano" (nel caso ci si riferisca ai neri statunitensi). Il termine "nero" viene considerato un'alternativa accettabile da coloro che seguono i dettami del politically correct.
Secondo alcuni, l'idea che "negro" sia un termine esclusivamente spregiativo sarebbe stata originata dall'identificazione del termine "negro" con le connotazioni dispregiative di nigger, il che potrebbe essere riconducibile al cattivo doppiaggio italiano dei film statunitensi.[23]
Per quello che riguarda la traduzione di opere letterarie del passato, in alcuni casi, l'inglese negro o nigger o il francese nègre vengono tradotti in "negro"; questa scelta, tuttavia, è talora accompagnata da una esplicita giustificazione da parte del traduttore.[24] In altri casi, "negro" viene tradotto oggi come "nero" o "di colore".[25]
Il termine "negro", così come i suoi corrispettivi in altre lingue, ha assunto nel tempo significati metaforici, legati soprattutto alla tratta degli schiavi africani; un esempio è la locuzione "sudare/lavorare come un negro" (ovvero "come uno schiavo") o l'uso della parola "negro" per riferirsi a chi lavora al posto di un altro (per esempio nel campo della letteratura)[26].
Bibliografia [modifica]
- Flavio Baroncelli, Il razzismo è una gaffe: eccessi e virtù del politically correct, Donzelli Editore, 1996, ISBN 8879892061
- Wu Ming 1, New Thing, Giulio Einaudi Editore, 2004
- Esoh Elamé, Non chiamatemi uomo di colore, EMI Editrice, 2007,ISBN 8830716759





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. Ed inoltre faccetta negra bell'abbissina avrebbe stonato 