Si vota negli States per l’economia e un po’ di politica estera, ormai è assodato.
Ma sarebbe un peccato dimenticare che si vota anche per altro: per favorire
o contrastare modi diversi, divergenti, di intendere il rapporto tra religione
e vita pubblica e la sua ricaduta sulle libertà civili e individuali e sulle
leggi.
C’è sempre in gioco anche questo, nel voto in America.
Tanto più oggi nella sfida tra un repubblicano tradizionale e un democratico che sceglie a propria radice ideale la grande stagione dei diritti civili, che fu però anche il momento in cui un’idea di laicità come ostilità verso la religione iniziò a incidere nella vita americana.
A ricordare tale centralità hanno provveduto, dialogando presso il Centro
di orientamento politico Colloquim, il cardinale Ruini e l’ambasciatrice presso
la Santa Sede Mary Ann Glendon.
Il cardinale ricordando che “influenti anche nel Nordamerica” sono oggi le tendenze a un modello di laicità, “chiuso e ostile al ruolo pubblico delle religioni”, ma che il nuovo dialogo tra cattolici ed evangelici può positivamente influire in uno spirito di vera libertà.
A Mary Ann Glendon dobbiamo la sottolineatura che nella storia americana, proprio dai fatidici Sixties, si è inserita una mentalità che ha voluto intendere il Primo emendamento “come inteso a limitare la religione, e confinarla nella sfera del privato”, con gravi conseguenze anche nelle legislazioni.
E “non è un esagerazione dire che, nella situazione attuale, il ‘modello
positivo’ di laicità sta lottando per la sua vita.
L'America vota
G.F. www.ilfoglio.it
saluti




Rispondi Citando
