





secondo me Segesto sembra Dr. Evil, anzi, Mini Me.:giagia:
(nell'avatar con il cavallo)
Ultima modifica di sugarbabe; 20-11-10 alle 11:46
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."


Ad auto commento di una mia foto qui pubblicata, mi viene in mente un episodio della mia vita di tanti anni fa, che su questo forum non ho ancora raccontato.
Una sera di martedì grasso del 1971 ad una festa mi presentai vestito da coniglietta di Playboy.
Beh, come al solito adesso non ci crederete, ma ebbi un notevole successo. Tutti i maschi più machi volevano ballare con me. E come potevo dire di no?
La festa si svolgeva in Francia, a Mentone. Ad un certo punto si avvicinò un tale, sembrava un sergente maggiore della Legione straniera.
“Pupa…tu sei mia, e quando dico mia dico che non vai più via… YouTube - lucio battisti - un uomo che ti ama ” mi disse subito con voce intrigante “Cosa fai più tardi?” mi chiese subito dopo.
Ed io, che ero 174 cm per 78 kg di muscoli – sviluppati seguendo gli esercizi di pesistica del manuale di John Vigna “Culturismo per campioni” - subito pensai “Se non è frocio, è quasi cieco… devono averlo congedato da poco…”
Poi continuò:“Vuoi ballare con me? Ho un grosso affare per le mani!”
“Anch’io” gli risposi, ma lui non mi stava a sentire. Mi spiaceva trattarlo male e così fui costretto ad accettare. Il primo brano era un vecchio bal musette parigino. Lui era rosso paonazzo dal piacere, e mi si comprimeva contro. Ebbi così subito conferma d’aver capito bene che cosa avesse inteso per “grosso affare”. Il brano successivo che l’orchestrina suonò fu “Amado mio”, quello di “Gilda” il celeberrimo film di Charles Vidor del 1946. http://www.youtube.com/watch?v=0d1C1qQ_VoI
E se il mio cavaliere non assomigliava a Glenn Ford, io con la parrucca bionda di sicuro non ricordavo Rita Hayworth. Quella canzone creò nella grande sala francese il clima malinconico di quel vecchio drammatico film hollywoodiano. Il ritmo lento si alternava a quello sudamericano ed io che avevo bevuto un paio di margarita alla fragola di troppo guardai il mio compagno negli occhi. Disgraziatamente quel gioco cominciava a piacermi. Gli chiesi con voce suadente: “Sei un militare della Legione?” avvicinandomi di più a lui.
Lui mi rispose “No, ho fatto il militare tanti anni fa a Cuneo e per favore toglimi quel tacco appuntito dal piede destro!”
“Cavolo!” esclamai “hai fatto il militare a Cuneo! Alla caserma Vian o al distretto?” gli domandai e continuai “io al distretto nella fanteria” e, pensando di essere spiritoso, recitai mettendomi sull’attenti: “Quando gli alpini discendon la valle a noi che siam fanti ci bacian le balle!” e inoltre, per sciogliere subito l’equivoco iniziale, mi tolsi la parrucca.
L’orchestra smise improvvisamente di suonare. Tutti, musicanti compresi, si girarono verso di noi. Gli occhi di duecento invitati uomini e donne erano puntati su di me, quattrocento occhi, meno uno, su di me. Probabilmente nessuno aveva dubitato che potessi non essere una donna.
Ora in tre righe, come in una specie di intermezzo, vi spiego il perché dei 399 occhi, cioè com’è che a uno degli invitati mancasse un occhio.
Lo avevo incrociato nell’hall del grande locale. Era un grasso bavarese travestito da Moshe Dayan l’eroe israeliano del 1967 della “guerra dei Sei giorni” http://it.wikipedia.org/wiki/Moshe_Dayan
ed era accompagnato da “due agenti del Mossad” con gli impermeabili neri di pelle tipo Beppe Grillo e (ironia della sorte!) agenti Gestapo. Mi aveva sorriso e con aria complice mi aveva fatto l’inchino. La striscia di cuoio nero che gli copriva l’occhio gli era scesa un poco ed avevo notato che era guercio per davvero.
Ma torniamo al racconto.
A già scusate di nuovo, prima voglio ancora precisare che come qualcuno a suo tempo brevettò i film con i sottotitoli, io brevetterò questo tipo di racconto con i (sotto) video you-tube e link wikipedia.
Le luci colorate della sala e dei grandi lampadari di cristallo si riflettevano nel lucido della mia testa calva. Guardai quei duecento invitati nei loro 399 occhi abbagliati, gettai la parrucca per terra e con aria di chi ha deciso di sfidare la sorte, facendo ruotare il braccio disteso col dito indice puntato, dissi ad alta voce in spagnolo (n.b. non lo so se è giusto, ma capire si capisce e poi forse la sapete già!) “Cago su todos, meno che su esto segnor vestido de blanco” e indicai un invitato di fianco a me, vestito con un completo bianco, cappello, capelli, camicia, cravatta e scarpe compresi. In una mano teneva un piccolo borsello, bianco.
Abbandonai la sala con le buone prima che i due agenti del Mossad mi cacciassero con le cattive.
All’uscita il signore vestito di bianco, che era basso e grassoccio ed aveva dei lunghi peli che gli uscivano dritti dalle orecchie, mi ringraziò per quello che avevo detto: “Le sono grato d’avermi escluso” mi disse sorridendo. Anche la sua voce era bianca, da frocio. “Prego” gli risposi “intendievo tenerla por pulirmi el culo!”. Deluso e ammutolito, rientrò nella sala senza salutarmi.
Fuori il cielo era sereno. Una grande luna rischiarava e rendeva speciale quella notte di Carnevale della Costa Azzurra. A renderla magica, contribuiva l’odore dei limoni che era rimasto nell’aria, misto a quello della salsedine, dopo la tradizionale sfilata dei carri che si era svolta nel pomeriggio.
Pensai a due amici: Eugenio M. e Lucio D.. La mia testa completamente pelata sembrava una pallina ed il cielo un biliardino. Mentre passeggiavo vidi un limone per terra, lo raccolsi e lo annusai.
Udii una voce di ragazzo: “O Anna” e di ragazza: “O Marco”. I due seduti su una panchina si stavano baciando mentre si tenevano per mano. YouTube - Lucio Dalla Anna e Marco
Era quasi mezzanotte. Sentii un esplosione: i fuochi artificiali che chiudono il Carnevale illuminarono il cielo. Ah, pensai, ma in petto, nel cuore: “I limoni… le trombe d’oro della solarità”.YouTube - Nando Gazzolo - I Limoni - Eugenio Montale (Poesie e Messaggi di Saggezza)
Quando i fuochi artificiali terminarono mi avviai verso la mia FIAT 128 1300 rally, 70 cavalli con sedili ribaltabili, copri volante in finta pelle e alettone posteriore a scacchi.
La macchina davanti sulla destra era leggermente inclinata. Cazzo! Una ruota era forata!
Vestito da coniglietta di Hugh Hefner, mentre ogni tanto qualche turista notturno sbronzo mi chiedeva se avevo bisogno di un aiuto, da me gentilmente rifiutato per non dar adito ad altre situazioni imbarazzanti, dovetti cambiare la ruota. Salito finalmente in macchina, indeciso se fare la strada di Tenda o l’Aurelia della Riviera mi avvia verso l’amata, disprezzata Cuneo. Pensai al mio lavoro: “Da Vanni detto il Glabro – parrucchiere per signore”, e meditai su quanto Morpheus dice a Neo in “Matrix” dei fratelli Andy e Larry Wachowski un film del 1999, 4 premi oscar, che allora ovviamente non era neanche ancora uscito (e forse Keanu Reeves non era neanche ancora nato, o se era nato era un poco più di un poppante) YouTube - Matrix pillole
“UN CONTO E’ CONOSCERE IL SENTIERO, UN ALTRO E’ IMBOCCARLO”… e mi sembrò proprio che avesse qualcosa a che vedere con la mia quasi esperienza transessuale.











