da: http://www.rinascita.info/cc/RQ_Edit...mcRTpRnY.shtml
Il marcio c'è
Mercoledì 29 Ottobre 2008 – 122 – Rinascita
![]()
Il mondo della scuola si agita contro una riforma che esiste in quanto figlia di una finanziaria liberista che trasforma le università in fondazioni e di fatto in prospettiva uccide l’istruzione gratuita e pubblica. Una riforma che blocca il ricambio degli insegnanti nelle primarie con un rilevante costo sociale e che, al contempo, uccide ogni possibile rivalutazione della meritocrazia.
Guardiamo le novità per le elementari, peraltro il settore scolastico più interessato alla riforma Gelmini.
Maestro unico (che poi non è unico, ma prevalente), ritorno al grembiule (che non è obbligatorio ma solo consigliato), classi d’ingresso per quelli che non conoscono la lingua italiana, ripristino del voto in condotta. Il tutto condito con il taglio del “turn-over” degli insegnanti. Non un taglio di merito, ma un’accettata cieca che mira a fare cassa senza progettualità.
Sui provvedimenti didattici possiamo essere d’accordo. Sul taglio cieco, no. Si tolgano però gli insegnamenti inutili o fantasiosi. Si ricostruisca una scuola per formare i giovani nell’interesse della Nazione.
E si giunga al più presto ad una rivoluzione delle università. Diventate fabbriche di lauree, di “master”, di corsi e specializzazioni stravaganti, i nostri atenei devono essere rifondati completamente, secondo i principii del merito individuale e dell’utilità sociale.
Tantopiù che la stessa conferenza dei rettori (i “monarchi” degli Atenei) dichiara che oggi la spesa per studente in Italia è più alta rispetto al resto d’Europa. Mentre nessuno rileva come nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo. Tutti concorsi che hanno, in pratica, già i loro vincitori. Generalmente banditi dalle università per titoli ed esami sono stati infatti confezionati su misura per il vincitore in pectore: il ricercatore che diventa ordinario o il dottorando che diventa ricercatore. Sanatorie - ma clientelari - per i tanti “precari” dell’università. Concorsi che la Gelmini ha ereditato dalla precedente gestione, quella di Mussi, con un iter che fu “prudentemente” avviato prima del cambio di governo. Gli studenti, medi e universitari, devono indirizzare la loro protesta contro un sistema che blinda già oggi le cattedre per almeno i prossimi dieci anni ed impedirà loro l’accesso all’insegnamento universitario in barba a qualsiasi meritocrazia. Devono poi chiedere la cancellazione delle norme approvate dal governo Prodi sull’aumento dell’età pensionabile. Soprattutto la protesta deve interessare la scandalosa proliferazione delle cattedre attraverso l’istituzione di corsi di laurea fotocopia o fantasiosi.
Qualche esempio? L’università di Catania produce dottori in “Geofisica applicata alla difesa del territorio”, ma anche dottori in “Geologia applicata alla salvaguardia del territorio”. Ancora più “creativi” a Bari dove esistono corsi di laurea in “Informatica”, “Informatica e comunicazione digitale” e “Informatica e tecnologia per la produzione del software”. Ma nel capoluogo pugliese sanno fare anche di meglio con i corsi laurea in “Scienze ambientali” e quello in “Scienze forestali e ambientali”, raggiungendo però l’apice della fantasia con il corso di laurea in “Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto”. Sì, motivi per protestare contro questa istruzione e ricerca italiana ce ne sono e le colpe sono di tutta la classe politica, passata e presente. Il marcio c’è: ribellarsi è giusto, ma bisogna mirare bene.




2 – Rinascita
Rispondi Citando