Ho finito di leggere pochi giorni fa La mente politica di Drew Westen, edito dal Saggiatore, ottimo testo che si riferisce alla realtà politica americana ma è in realtà pienamente adattabile al contesto italiano.
Non mi interessa qui recensire il libro, che consiglio a tutti; volevo cercare qualche spunto riguardo al linguaggio del centrosinistra (PD in questo caso), troppo spesso succube della destra anche sul piano dell'espressione linguistica.
Dice Westen che i democratici USA soffrono della debilitante convinzione che gli elettori siano spassionati, votino in base alle aride cifre ripetute più o meno abilmente dai politici di centrosinistra. E sbagliano. Perché gli elettori, sia quelli informati si quelli disinformati, decidono innanzitutto in base alla capacità dei politici di suscitare emozioni, di attivare reti mentali e di stabilire una connessione identificativa tra sé e il pubblico.
Ora, sulla scuola il PD secondo me si sta comportando benino. Però vorrei consigliare ai responsabili del partito di mettere in naftalina espressioni odiose come "questa non è la riforma organica di cui la scuola italiana ha bisogno" o "il governo ha emesso un decreto su ha cui posto la fiducia", per non parlare di quando definiscono i tagli della Gelmini "legge 133" o "la 133" (e chi ci capisce niente?) o, peggio ancora, "riforma", dandogli una dignità che non possiede.
La realtà passa innanzitutto attraverso le parole. Le parole che prima di definire incorniciano concetti e categorie.
Così, quando si parla di scuola, sarebbe bene che il cuore del discorso democratico suonasse più o meno così.
Sull'università bisognerebbe calibrare meglio il messaggio, chiedendosi anche perché il governo dice di voler colpire i baroni, foraggiati da sempre dalla politica, ma nella realtà colpisce i ricercatori, e perché se ci sono delle università inefficienti non si chiudano quelle, anziché danneggiare tutti.Il decreto tagliascuola, perché non è una riforma ma è solo un insieme di tagli all'istruzione, colpisce duramente la scuola italiana. A partire dalla scuola elementare, che è dove nasce il futuro dei nostri figli. Il governo colpisce la scuola perché non si preoccupa di chi fa sacrifici per far studiare i propri figli.
Questo è un governo che tira fuori soldi per chi ne ha già, come le banche, l'Alitalia, la borsa, la finanza, ma non per chi ne avrebbe bisogno. E cioè la nostra scuola, i nostri insegnanti, i nostri figli.
Il governo non accetta che gli insegnanti, i genitori, gli studenti che vivono tutti i giorni nella scuola manifestino liberamente la propria contrarietà a questi tagli.
L'unica cosa che il governo è efficacissimo a fare sono le leggi sbagliate, come questa. Che va contro il nostro Paese perché colpisce il futuro del nostro Paese.
E quando si parla di Alitalia, anziché impegolarsi in "prestito ponte", "gestione commissariale", "sanzioni europee", "legge Marzano", perché non veicolare un messaggio del genere?
Berlusconi aveva demonizzato Air France, la compagnia aerea più prospera del mondo, dicendo che non avrebbe mai permesso che Alitalia venisse svenduta.
La verità dei fatti è che il governo ha cercato in tutti i modi di svendere Alitalia a un gruppuscolo di imprenditori scaricando i debiti sulle spalle dei cittadini.
Ora la situazione si aggrava perché si ritorce contro la testardaggine e la miopia di questo governo. Che poteva scegliere se colpire i dirigenti incapaci piazzati dalla politica o colpire i lavoratori e i passeggeri, e ha scelto di colpire i lavoratori e i passeggeri.
A causa dei gravi errori commessi dal centrodestra, che si era proposto come salvatore della nostra compagnia, adesso le opzioni sono due. O Alitalia fallirà, con migliaia e migliaia di lavoratori per strada da un giorno all'altro e la sparizione della nostra compagnia di bandiera da tutti gli aeroporti, o nascerà una compagnia provinciale, con prezzi più alti e servizi più scadenti per i suoi clienti.
Che dite? Si chiama populismo? Forse. Ma con le astrazioni e i volteggi numerici dei vari Fassino e Santagata non mi pare che siamo andati molto avanti.




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