



Totò....maschera tragicomica..... e nel contempo...smascheratore di ipocrisie




me ne frego!


Onore e solidarietà a tutti i caduti della RSI!




Tratto da:Gli ultimi Fascisti Franco Colombo e gli arditi della "MUTI"
Il quadro d’insieme della storiografia resistenziale, lo ricordo schematicamente a beneficio dei più giovani, ha rappresentato l’Italia fascista come un Paese in preda ad una forma di ipnosi collettiva fino al 25 luglio 1943, allorché assieme al crollo del regime si sarebbe verificato, nella coscienza degli italiani, il crollo dei fatiscenti valori imposti dal fascismo, e la RSI sarebbe stata nient’altro che una creatura dell’occupante germanico (una sorta di governo-fantoccio), sotto stretta tutela del medesimo sia sotto il profilo istituzionale e militare che sotto il profilo politico-culturale.
Tutto ciò per sostenere la tesi immaginaria che una latente tensione antifascista avrebbe animato il Paese per tutto il ventennio e sarebbe infine sfociata nell’altrettanto immaginaria insurrezione che ha portato alla cosiddetta liberazione.
Questa “cultura” resistenziale, oltre a coprire molte collusioni ideologiche e fattive con il regime di tanti cosiddetti “padri della repubblica” (il cui elenco sarebbe davvero troppo lungo da riportare) e a provocare laceranti distorsioni nella memoria collettiva del Paese, è stata il collante ideologico del cosiddetto “arco costituzionale” (insieme dei partiti che “democraticamente” negavano ogni rappresentatività parlamentare ai post-fascisti), che mantenendo vivo e ramificato l’odio di parte ha fatto da incubatrice all’antifascismo militante dei “nuovi partigiani” sessantottini che ha provocato decine di vittime tra i giovani neofascisti.
Ci sono voluti molti anni prima che la verità storica prendesse piede, grazie soprattutto al lavoro di quegli storiografi antifascisti (stranieri e nostrani) non omologati alla “cultura” resistenziale che hanno certificato, se così si può dire, ciò che gli storiografi fascisti sostenevano (con ragione e non per spirito di parte) da sempre:
1 che l’Italia mussoliniana è stata una Nazione che ha rivendicato e conseguito un ruolo internazionale di primo piano; che il regime fascista ha svolto una capillare ed efficace opera di modernizzazione del Paese, chiaramente antitetica alla modernizzazione tecnocratica di taglio angloamericano e allo stesso culto del fordismo e del taylorismo vigente nella Russia sovietica. Ancora, che il Fascismo ha diffuso un “progetto corporativo” (come prosecuzione del quale scaturirà, in RSI, l’idea di socializzazione) alternativo, nei metodi e nell’idea finale, al liberalcapitalismo occidentale e al capitalismo di stato sovietico. Riguardo la volontà di indipendenza europea propugnata dal fascismo di contro all’invasione culturale dell’americanismo, ne danno ampia testimonianza le fonti del regime:
L’elemento sul quale si concentravano di più le critiche e le accuse, e che faceva tenere alto il valore delle proprie tradizioni e della propria cultura, era, anche nel caso del possibile predominio economico dell’America sull’Europa, il fatto che tale predominio andasse unito a un’invasione culturale, il fatto cioè che all’imperialismo….si accompagnasse l’esportazione dell’americanismo, pericolo di fronte al quale gli italiani mostravano di essere ancora più sensibili…..schierandosi contro l’Europa americanizzante, protestante e democratica, erede e succube delle ideologie atlantiche, minacciata dalla “piovra democratica” che ha al suo servizio “il bolscevismo….”.
2 che la mistica fascista ha plasmato generazioni di giovani attorno ad un universo di valori virili e patriottici che hanno trovato conferma, dopo l’8 settembre del 1943, nell’adesione di circa seicentomila tra uomini, donne e ragazzi alla RSI, la cui costituzione ad opera di Mussolini, tra l’altro, impedirà la deportazione di centinaia di migliaia di persone nei campi di lavoro germanici;
3 che alla sconfitta delle forze dell’Asse ad opera dalla schiacciante superiorità militare degli Alleati, è seguita una tragica e sanguinaria caccia all’uomo condotta prevalentemente e capillarmente dai partigiani comunisti – in moltissimi casi con la complicità angloamericana - contro coloro che avevano aderito alla RSI e, più in generale, contro chiunque (anche molti antifascisti come ormai sappiamo) potesse ostacolare la trasformazione del Paese in una repubblica di orientamento marxista-leninista.
Naturalmente resta ancora molto da spiegare e rettificare della storia di quel periodo, e il presente saggio, rigorosamente documentato, nello smascherare le falsificazioni nei confronti dei “mutini”, ristabilisce un altro spicchio di verità storica, sullo sfondo della quale si stagliano una volta di più i valori che hanno animato tutti coloro che aderirono alla RSI.
Valori che dal punto di vista meta-politico, che qui mi preme rilevare, rimandano alla mistica fascista del dovere e del sacrificio per l’onore e la salvaguardia della Patria, mentre dal punto vista meta-storico si collocano (come Luca sottolinea opportunamente) nel solco della tradizione spirituale esclusivamente mediterranea-latina-italica, che a volte viene dimenticata o sottovalutata anche dalla storiografia e dalla pubblicistica neofascista afflitta da un fastidioso complesso d’inferiorità nei confronti del germanesimo e di infatuazioni “nordiciste”.
In questo quadro, la figura di Franco Colombo emerge ammantata di una luce cristallina.
Il “balordo”, come lo ha definito sbrigativamente il De Felice, in realtà è un uomo tutto d’un pezzo che, assieme alla sua creatura, la Legione Muti, durante i seicento giorni della RS1 diventa nientemeno che la “pupilla del Duce”.
E non è un ruolo usurpato, tutt’altro. Come si evince dalle pagine del libro, Franco Colombo aderisce giovanissimo allo squadrismo milanese e rimane ben saldo nella sua Fede anche dopo l’espulsione dal PNF (nel quale verrà poi reintegrato) e, con lo stesso spirito ardito che ne ha caratterizzato gli esordi, si cala nell’ultima trincea.
L’8 settembre 1943 è alla guida dei diciotto (!) uomini che riaprono la sede milanese del Partito Nazionale Fascista e poco prima lo troviamo nel gruppo di fascisti che prendono contatto con Ettore Muti per organizzare la liberazione del Duce.
Crea e organizza capillarmente e in tempi ristrettissimi la Legione Muti, e ne difende sempre l’autonomia dall’alleato germanico e da chiunque altro cercherà d'inquadrarla nei propri ranghi.
Assieme ai suoi uomini è l’ultimo a lasciare Milano, la mattina del 26 aprile 1945, per coprire le spalle alla colonna del Duce che già si era mossa da ore e, infine, affronta la morte apostrofando con tono sprezzante i suoi carnefici.
Bastino queste veloci anticipazioni per sottolineare le sue capacità e le sue doti di fedeltà, coraggio e abnegazione.
Ma c’è di più: il “balordo” è anche carico di senso civico ed espressione della caratterialità meneghina, esempio di generosità e sensibilità, come dimostrano le iniziative a favore della popolazione e dei più bisognosi in particolare, la sua presenza sui luoghi colpiti dai bombardamenti per rimuovere le macerie e aiutare i feriti, la decisione di costituire il battaglione “Redenzione e Ricostruzione” per salvare i renitenti e altri che rischiano la deportazione, delegandoli ad attività di servizio in favore della popolazione, nel rispetto di una precisa filosofia, che mette in risalto il concetto di redenzione nel lavoro anziché di pena afflittiva.
Questa, in estrema sintesi, è la figura di Franco Colombo che con assai maggiore ricchezza di fatti, particolari, valutazioni emerge dalle pagine del libro.
Un uomo pieno di pathos che nel suo discorso in occasione del primo annuale della Legione Muti, ha scagliato verso il cielo il grido di dolore e di speranza che deve rimanere stampato nei nostri cuori: «Lunga e difficile è ancora la strada che dobbiamo percorrere. Che importa?Non abbiamo mai valutato né il rischio, né la fatica. Oggi ancor meno ci attardano le preoccupazioni di questo genere. Ci preoccupa solo il pensiero e ci sospinge l’ansia di mantenerci e possibilmente superarci nel futuro, non per i l’ambizione di una nuova ricompensa, ma per l’unico fine di rendere vivo ed eterno il sacrificio dei nostri morti».
Gilberto Cavallini
http://francocolombo.ilcannocchiale.it
Sono stato proprio ieri al Campo X di Milano per commemorare i Caduti della RSI... come sempre un'emozione straordinaria, vedere labari, badiere, tanta gente presente (uniti di fronte ai nostri Caduti aldilà di tutte le divergenze partitiche), parà della Folgore a titolo informale, reduci, giovani, militanti e simpatizzanti... Che Dio benedica quel suolo zuppo di Sangue Italico...


"Si scoprono le tombe, i legionari gli arditi della MUTI son risorti".
http://francocolombo.ilcannocchiale.it/


un grandissimo!