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Discussione: Radicali

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    Maria Adelaide Aglietta

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    Maria Adelaide Aglietta (Torino, 4 giugno 1940Torino, 20 maggio 2000) è stata una politica italiana, esponente prima radicale e poi dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi, nonché parlamentare italiano ed europeo.
    Nel 1974 inizia a militare nel Partito Radicale impegnandosi nella campagna per l'introduzione della legge sul divorzio. Dopo la vittoria divorzista, fonda il C.I.S.A. (Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto) di Torino e porta avanti la battaglia per la liberalizzazione dell'aborto.
    Il 4 novembre 1976 nel corso del Congresso viene eletta Segretario del Partito Radicale. In quell'anno, promuove insieme a Lotta Continua e porta a termine la raccolta di firme degli "otto referendum contro il regime", di cui due, finanziamento pubblico dei partiti e legge Reale bis, andranno in votazione l'anno successivo. Durante il primo anno della segreteria si impegna nel suo più difficile sciopero della fame, durato 73 giorni, per il rispetto della riforma carceraria, contro l'insediamento delle carceri speciali.
    Nel 1978 viene sorteggiata, dopo il rifiuto di quasi cento cittadini, quale giurato popolare nel primo processo intentato in Italia ai capi storici delle Brigate Rosse e consente con la sua accettazione, nonostante le minacce di morte, la formazione della giuria e la tenuta di un processo equo.
    Nel 1979 viene eletta al Parlamento italiano nelle liste del Partito Radicale e diviene presidente del gruppo radicale alla Camera dei Deputati. È protagonista insieme al suo gruppo di una dura battaglia parlamentare ostruzionistica sulle leggi d'emergenza. Viene rieletta nel corso delle elezioni del 1983 restando in carica sino al 1985, quando si dimette per la rotazione.
    Viene rieletta nel 1987. In questi anni si impegna con sistematicità sul problema carcerario, a fianco dei detenuti ed in particolare dei detenuti politici, sostenendone gli scioperi della fame e le lotte nonviolente, dando un contributo determinante al superamento del regime delle carceri speciali. Sempre in questo periodo segue e coordina la campagna del Partito Radicale fino alla vittoria definitiva in Cassazione sul caso giudiziario di Enzo Tortora, il cui impegno coerente e profondo fa esplodere il problema delle gravissime deviazioni del sistema giudiziario italiano e ne fa il simbolo della lotta per una "giustizia giusta".
    Nel 1988 è eletta in una lista unitaria di Verdi, Radicali ed Ambientalisti al Consiglio comunale di Trieste. È tra i fondatori dei Verdi Arcobaleno. Dopo il rifiuto opposto dalle Liste Verdi a presentare una lista unitaria e aperta alle elezioni del 1989, si candida nelle liste dei Verdi arcobaleno che ottengono due seggi. È eletta nella circoscrizione del Nord-Est. Opta per l'impegno pieno al Parlamento europeo dimettendosi dal Parlamento nazionale e dal Consiglio comunale di Trieste. Nel Parlamento europeo è membro titolare nella Commissione Affari Esteri e Sicurezza, nella Commissione Affari Istituzionali e nella sottocommissione Diritti dell'Uomo.
    Viene riconfermata nel 1994, per le liste Verdi. È stata presidente della Delegazione per le relazioni con la Bulgaria, la Romania e l'Albania e del Gruppo Verde al Parlamento europeo; membro della Commissione per le relazioni economiche esterne, della Commissione per gli affari istituzionali, della Commissione per gli affari esteri e la sicurezza, della Delegazione per le relazioni con le Repubbliche di Jugoslavia, della Commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità, della Sottocommissione per i diritti dell'uomo, della Delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese.

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    Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948) è una politica italiana, vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008. Con Marco Pannella, è una delle due figure più significative del radicalismo liberale italiano dell'età repubblicana.
    È stata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi II, mentre in passato è stata Commissario Europeo dal 1995 al 1999, ed eurodeputato a Strasburgo. È stata membro della segreteria della Rosa nel Pugno, membro del comitato esecutivo dell'International Crisis Group (ICG) (organizzazione per la prevenzione dei conflitti nel mondo) e Professore Emerito all'Università Americana del Cairo.
    Note familiari [modifica]

    Emma Bonino è la secondogenita di Filippo Bonino e Catterina Barge. Vive i suoi primi anni in una fattoria nelle campagne di Bra. Nel 1954 la famiglia lascia il podere e si trasferisce a Bra dove il padre inizia un commercio di legname, raggiungendo presto una buona stabilità economica.

    Studi [modifica]

    Nel 1967 dopo aver ottenuto la maturità classica al liceo Gandino della sua città, Emma si sposta a Milano per frequentare la facoltà di Lingue e letterature moderne all'Università Bocconi, dove si laurea nel 1972 con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X.

    Storia politica [modifica]


    Primi anni [modifica]

    Emma Bonino entra in politica nel 1975 quando, dopo essere stata tra i fondatori del C.I.S.A. (Centro per l'informazione sulla sterilizzazione e l'aborto) si autoconsegna per procurato aborto, e, andando volontariamente in carcere, diventa uno dei protagonisti della campagna per la legalizzazione dell’aborto. È il primo dei suoi molti arresti per disobbedienza civile.
    Nell'anno successivo, il 1976, il Partito Radicale si presenta per la prima volta alle elezioni politiche, ed Emma Bonino, capolista alla Camera in molte circoscrizioni viene eletta a soli 28 anni, assieme ad altri 3 radicali (Marco Pannella, Mauro Mellini ed Adele Faccio).

    Emma Bonino durante una marcia contro lo sterminio per fame nel mondo


    Nel 1979 è eletta al Parlamento Europeo.
    Tra il 1980 e il 1981, oltre a promuovere diverse campagne per i referendum e per i diritti civili nell'Europa dell'Est, comincia a lavorare per l'istituzione di una Corte penale Internazionale, oggi arrivata a compimento.
    Nel 1981 Emma Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and Disarmement International, con lo scopo di coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretario. In tale veste nel 1986 organizza un Convegno Internazionale che lancia il "Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto". Nello stesso anno, in occasione di un incontro ufficiale con Papa Giovanni Paolo II, illustra in Vaticano le iniziative per combattere la fame.
    Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Jaruzelski e in favore di Solidarnosc. Viene arrestata ed espulsa dal paese.
    Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993.
    Nel novembre 1990, per denunciare la legge americana che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, si fa arrestare a New York, città in cui si trovano 175.000 tossicodipenenti, mentre distribuisce siringhe sterili.

    Emma Bonino e Marco Pannella in udienza da Papa Giovanni Paolo II, nel 1986


    Nel maggio 1991 è la prima firmataria di una mozione che, dopo essere stata approvata dalla Camera dei Deputati, impegna il governo ad impedire la proliferazione delle armi non convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.
    Nel 1993 promuove una campagna a favore dell'istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo.
    Nel 1993 è tra i fondatori di Non c’è Pace Senza Giustizia, una associazione internazionale no-profit che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto e della giustizia internazionale. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”.
    Sempre nel 1993 incontra il Dalai Lama e con lui tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina.
    Nello stesso anno diventa segretario del Partito Radicale.
    Nel 1994 viene nominata capo della delegazione del Governo Italiano all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per l'iniziativa della "Moratoria sulla Pena di morte".

    Commissario europeo [modifica]


    Emma Bonino durante una missione a Kabul nel 1997


    Nel gennaio 1995, grazie all'appoggio del primo governo Berlusconi, fu nominata Commissario Europeo responsabile della Politica dei Consumatori, della Politica della Pesca e dell’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Urgenza (European Community Humanitarian Office, noto anche come ECHO).
    Il 26 gennaio 1995, quarantotto ore dopo il suo insediamento, parte per l'ex Jugoslavia, recandosi a Sarajevo e a Mostar, primo membro della Commissione europea a mettere piede in Bosnia dall'inizio della guerra, con la volontà di denunciare l'impotenza di Europa e il disinteresse dell'ONU dinanzi al protrarsi del conflitto e all'allargarsi della "pulizia etnica". In un articolo per il Corriere della Sera scrive:
    «Può sembrare paradossale, certamente amaro se “da convinta nonviolenta quale sono da sempre” mi ritrovo a condividere, se non addirittura a invocare, l'uso della forza da parte della comunità internazionale per mettere fine ai crimini contro l'umanità che vengono impunemente perpetrati in un angolo d'Europa chiamato Bosnia. Sia chiaro: non sono pacifista, non sono per la pace ad ogni costo, soprattutto quando il costo è qualcun altro a pagarlo e a questo prezzo. Sono, invece, per la supremazia del diritto ad ogni costo, ed è amaro doversi arrendere all'evidenza che esistono circostanze storiche in cui la difesa della legalità non puo essere affidata, ancorché temporaneamente, che all'uso delle armi».In ogni caso il suo schierarsi a favore dell'intervento militare in Kosovo le alienerà il supporto di parte del mondo nonviolento e pacifista.
    Nel febbraio 1995, dopo che un peschereccio spagnolo viene intercettato a cannonate dalla marina militare canadese e sequestrato con l'intero equipaggio, Emma Bonino accusa il Canada di "un atto di pirateria internazionale" e avvia un difficile negoziato che sfocia in aprile in un accordo Bruxelles-Canada che le guadagnerà una forte stima in tutta la Spagna.
    In seguito, in quanto responsabile dell'ECHO, promosse e guidò diverse missioni umanitarie. La sua gestione della struttura non fu esente da critiche (vedi più avanti).
    Nel 1996, all'indomani del genocidio in Ruanda, ha compiuto diversi viaggi nella regione dei Grandi Laghi in Africa per sostenere il diritto dei profughi all'assistenza umanitaria, per ribadire l'impegno finanziario dell'Europa e per invocare, invano, un intervento politico urgente da parte dell'ONU o delle grandi potenze.
    Nello stesso periodo ha visitato la Somalia un paese oramai allo stremo e nuovamente in mano ai signori della guerra durante il quale il suo convoglio subisce un attacco armato da parte dei guerriglieri di Aidid. Subito dopo si reca nel Sudan, sfidando l’embargo imposto dal regime di Khartoum, allo scopo di riaprire il corridoio umanitario per le vittime di una crisi ‘dimenticata’, fra il Nord ed il Sud del paese.
    Nel 1997, svolge una missione nel Kurdistan iracheno, paese allora colpito dalle sanzioni economiche, e in Afghanistan dove si reca per denunciare il regime dei Talebani. Qui viene arrestata e finisce in carcere per alcune ore dalla "milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtu" assieme alla sua delegazione. Le reazioni furono durissime: il vicesegretario del Consiglio d'Europa, Hans Khristian Krueger definì il suo arresto "scandaloso e intollerabile" e il ministro degli Esteri tedesco Klaus Kindel addirittura "infame". Di rientro da Kabul, decide di lanciare la campagna ‘Un fiore per le donne di Kabul’ contro ogni discriminazione e per consentire l’accesso agli aiuti umanitari da parte delle donne afghane.
    Sempre nel 1997, essendone tra le principali promotrici, firma, per conto della Commissione europea, la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo.
    Nel 1998, Emma Bonino è particolarmente attiva nella mediazione della crisi in Guinea Bissau, come pure nel monitorare l’intervento umanitario in Sierra Leone e nel Kosovo, prima e dopo l’intervento della NATO nel 1999. Nel giugno dello stesso anno, guida la delegazione della Commissione europea alla conferenza internazionale di Roma per la Corte penale internazionale, contribuendo ad ottenere, dopo una lunga negoziazione, le 60 firme necessarie alla ratifica, nonostante l'opposizione degli USA.

    Bonino contro Arlacchi [modifica]

    Nel 1998 Emma Bonino criticò fortemente l'operato dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del Crimine, Pino Arlacchi. Il piano Arlacchi prevedeva sia sussidi agli agricoltori in cambio della riconversione delle piantagioni di sostanze illegali, sia la promozione dell'istruzione nell'uso di altre colture, ed in generale interventi tesi a diminuire la dipendenza dei contadini dai signori della guerra.
    La Bonino, tuttavia, in un articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo "El Pais" il 12 marzo, sostenne che la riduzione della produzione così ottenuta non poteva che essere un risultato a breve termine, senza alcuni effetti strutturali, e che si trattava di politiche del tutto sorpassate. Ma soprattutto la Bonino accusò Arlacchi di trattare con il regime ferocemente misogino dei talebani di Kabul in cambio del loro impegno a cessare la coltivazione di papaveri da oppio nella zona meridionale del Paese. Un vero schiaffo per la Bonino, attivissima nella denuncia delle violazioni dei diritti umani attuate dal regime di Kabul.
    Su questa questione, il 13 febbraio il Parlamento Europeo adotta all'unanimità una risoluzione in cui, oltre a reiterare la sua ferma condanna del regime dei talebani, esprime preoccupazione per l'accordo concluso dall'UNDCP di Pino Arlacchi con i talebani, e chiede di sospendere tutti i programmi di cooperazione con loro.
    Arlacchi quindi risponde con una lettera inviata al presidente della Commissione Europea Jacques Santer chiedendo di prendere sanzioni contro la Bonino che si era schierata così apertamente contro il suo operato. Per tutta risposta Santer difese la stessa Bonino, sostenendo che "non c'è nulla di negativo nel portare avanti una riflessione sulla questione fondamentale delle politiche delle droghe". Santer sottolineò anche come, la giustificazione presentata da Arlacchi che sostenne che l'accordo da lui siglato in Afghanistan sarebbe servito a "consentire allo staff dell'ONU di lavorare nelle zone di produzione della droga", era quantomeno azzardata, poiché poco dopo tutte le agenzie ONU, compresa l'Undcp, si dovettero ritirare dal sud-Afghanistan" (dopo che un funzionario era stato aggredito da un dignitario taleban): "questo dimostra - aggiunse Santer - che se necessario, che non vi è nulla di insultante nel sollevare dubbi sulla sostenibilità dei programmi finanziati dall'ONU".
    In seguito, nel 2001 il parlamento europeo ridusse di 2/3 il finanziamento del fondo contro la droga gestito da Arlacchi, con una decisione legata alla presunta mala gestione del Fondo e alla richiesta di revisione dei meccanismi di funzionamento del Fondo stesso. Da quel momento, la produzione di droga in Afghanistan è cresciuta costantemente[senza fonte].
    Il 5 marzo 2007 la Rosa nel Pugno ribadisce la sua convinzione dell'inutilità di quella parte della strategia di Arlacchi che prevede di pagare i contadini per aiutarli ad abbandonare l'oppio per passare ad altre colture, e rilancia proponendo (con l'appoggio di altre forze politiche) che il governo italiano avvii un programma sperimentale per l'acquisto dell'oppio afgano, per utilizzarlo nella produzione di farmaci per la terapia del dolore. [1].

    La fine del mandato [modifica]

    Il 15 marzo 1999, assieme al resto della Commissione Santer, si è dimessa, per le accuse di frode e malgestione nei confronti del commissario Edith Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costrinse l'intera Commissione a una dimissione collettiva. Il rapporto dei "saggi", tuttavia, conteneva critiche al comportamento di numerosi commissari, inclusa la stessa Bonino.
    Le accuse alla Bonino e al suo predecessore ricadevano in cinque aree:
    • Dipendenza della Commissione da consulenti esterni per l'esecuzione dei compiti di ECHO e i problemi da essa derivanti nel caso in questione.
    • Ritardi della Commissione nell'affrontare i problemi connessi con ECHO.
    • Interventi dei Commissari e dei loro gabinetti per alterare il corso delle indagini.
    • Mancata informazione del Parlamento europeo.
    • Possibili favoritismi nell'ambito delle attività di ECHO.
    In effetti la situazione del personale era poi tornata alla normalità pochi mesi dopo l'incarico alla Bonino, quando nuovo personale venne regolarmente integrato, mentre per gli altri punti la sua gestione non fece nulla.

    Lista Bonino [modifica]

    Nel giugno 1999 ha partecipato alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome e ha ottenuto uno storico 8.5% dei voti, diventando la quarta forza politica nazionale. Tale risultato non è mai stato raggiunto in seguito.
    Nel giugno 2000 presenta una proposta di risoluzione che denuncia la crudele pratica (in una trentina di paesi africani e mediorientali ma anche fra le comunità immigrate in Europa) delle mutilazioni genitali femminili praticata in molti paesi africani e mediorientali ma anche fra le comunità immigrate in Europa.
    Nell'ottobre 2000 è stata al centro di alcune polemiche per l'utilizzo massiccio di messaggi di posta elettronica e SMS non desiderati a fini promozionali, con una campagna di spam ripetuta in diverse occasioni fino a quando, nel febbraio 2001, un pronunciamento dell'Autorità Garante per la Privacy chiarì che la pratica con cui erano stati raccolti ed utilizzati gli indirizzi di posta è illegale.

    Medio Oriente [modifica]

    Nel dicembre 2001, in seguito all'insuccesso della sua lista alle elezioni politiche italiane, si trasferisce al Cairo con l'obiettivo di studiare la lingua e la cultura araba. Inaugura nel marzo 2003 una rassegna quotidiana di stampa araba, in onda su Radio Radicale.
    Nello stesso periodo inaugura la campagna contro le mutilazioni genitali femminili, intitolata “StopFgm”, per dare appoggio e visibilità internazionali alla lotta combattuta da decenni dalle donne africane.
    Nel novembre 2002, in rappresentanza del governo italiano, Emma Bonino partecipa a Seoul alla seconda conferenza ministeriale della “Community of Democracies”, un’unione di Stati che si sono dati l’obiettivo di lavorare per la creazione di una “Organizzazione Mondiale della Democrazia”, al fine di rafforzare le libertà civili e politiche nel mondo.
    Nel gennaio 2004 organizza a Sana'a, con l'Ong "Non c'è Pace Senza Giustizia", la prima “Conferenza Intergovernativa Regionale su Democrazia, Diritti Umani e sul ruolo della Corte Penale Internazionale”, un'assoluta novità per un paese arabo.
    Nel 2004 viene rieletta al Parlamento Europeo per la "Lista Bonino", iscrivendosi al gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa.
    Nel 2005 torna in Afghanistan in veste ufficiale, questa volta come Capo delegazione della Missione degli osservatori elettorali dell’Unione europea alle elezioni parlamentari e provinciali.
    Fino al 2006 rimane membro della Commissione per gli affari esteri; della Commissione per i bilanci; della Sottocommissione per i diritti dell'uomo; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia; della Delegazione all'Assemblea parlamentare Euromediterranea; vicepresidente della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrek.

    Rosa nel pugno [modifica]


    Emma Bonino con gli altri dirigenti della Rnp durante la presentazione del simbolo


    Dopo un decennio trascorso con posizioni vicine alla Casa delle Libertà, pur con molti distinguo, alle Elezioni politiche del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, un nuovo partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli.
    Il nuovo partito ottiene un deludente 2.6%, una percentuale largamente inferiore alla somma degli elettorati attribuibili a Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani, ma sufficiente ad eleggere 18 parlamentari, tra cui la stessa Emma Bonino, che rientra nel Parlamento Italiano dopo 12 anni. Il 27 aprile 2006, infatti, opta per il Parlamento Italiano e si dimette da quello Europeo.
    In occasione delle elezioni amministrative dello stesso anno Emma Bonino si candida come capolista della Rosa nel Pugno a Roma, nella coalizione che sosteneva la candidatura del sindaco Walter Veltroni.

    Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche europee [modifica]

    Nei giorni immediatamente precedente alla formazione del secondo governo Prodi, la Bonino chiese per sé il Ministero della Difesa, che in quel momento sembrava destinato a Clemente Mastella, al quale poi andrà il dicastero della Giustizia: al termine di varie riunioni, l'esponente radicale è entrata a far parte del secondo esecutivo guidato dal "Professore" in qualità di Ministro per gli Affari Europei.
    Il 17 maggio 2006 è stata nominata ministro delle Politiche Europee del governo Prodi II.
    Il 18 maggio 2006 viene istituito il Ministero per il Commercio internazionale che viene affidato ad Emma Bonino, che mantiene anche le competenze in materia di Politiche Europee.

    Dopo l'esperienza governativa [modifica]

    In occasione delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 è stata candidata ed eletta al Senato come capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Piemonte, in base ad un accordo fra democratici e radicali. Il 6 maggio 2008 è stata eletta vicepresidente del Senato della Repubblica con 107 voti a favore[1].

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    Giuseppe "Peppino" Calderisi (Monte Sant'Angelo, 11 settembre 1950) è un politico italiano.
    Entrato nel Partito Radicale negli anni Settanta e con questo deputato nell'VIII Legislatura viene riconfermato nella IX Legislatura. Nella X Legislatura è stato capogruppo del Gruppo Federalista Europeo alla Camera dei deputati. Rieletto nella XII e nella XIII è stato membro della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali.
    È particolarmente noto per la sua competenza in materia di sistemi elettorali e per aver partecipato all'elaborazione dei più importanti quesiti referendari radicali. All'interno del partito radicale è stato Tesoriere tra il 1985 e il 1986 e fra i promotori dell'Arcod (Associazione Radicale per la Costituente Democratica).
    Alle elezioni suppletive del 24 e 25 ottobre 2004 si è candidato alla Camera dei deputati nel collegio di Scandicci: sostenuto dalla Casa delle Libertà e da Alternativa Sociale, ha ottenuto solo il 16,8% dei voti ed è stato sconfitto dal rappresentante dell'Ulivo Antonello Giacomelli.
    Dopo aver abbandonato negli anni Novanta il partito di Marco Pannella, nel 2005 ha fondato con Marco Taradash, Benedetto Della Vedova e Carmelo Palma, i Riformatori Liberali, del quale è Coordinatore nazionale. Nel 2007 diventa membro del Comitato promotore del Referendum elettorale. È tra i soci fondatori e consiglieri di amministrazione della Fondazione Magna Carta.
    Candidato dei Riformatori Liberali nelle liste di Forza Italia alle elezioni del 2006, non viene eletto, risultando il primo degli esclusi nella circoscrizione dell'Emilia Romagna.
    Calderisi torna però alla Camera in occasione delle elezioni politiche del 2008, eletto nelle liste del Popolo della Libertà.

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    Daniele Capezzone (Roma, 8 settembre 1972) è un politico e scrittore italiano.
    Ex segretario dei Radicali Italiani (2001-2006) ed ex deputato della Rosa nel Pugno (2006-2008), è attualmente portavoce di Forza Italia.
    Durante la XV legislatura è stato il primo parlamentare radicale ad assumere la carica di Presidente di una commissione permanente della Camera (la X Commissione Permanente - Attività Produttive, Commercio e Turismo)
    Biografia [modifica]


    La gioventù [modifica]

    Figlio unico di Felice Capezzone e Anna Gambini (proprietari di un negozio di abbigliamento nel centro di Roma), frequenta il Collegio San Giuseppe - Istituto De Merode di Roma fino alla maturità classica. Di quel periodo, dirà poi:[1]
    « Ho frequentato per 11 anni il San Giuseppe De Merode, un istituto gestito dalla Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Una scuola cattolica da cui sono uscito con il massimo dei voti e con il minimo della fede. »
    Nel 1990 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli, che però abbandona per seguire «la mia vera passione che poi mi ha assorbito 15 ore al giorno», la politica.[1]
    Nel 1993 prende la tessera radicale. Nel 1997 svolge il servizio civile a Roma presso Legambiente. Il 1° gennaio 1998 partecipa alla sua prima manifestazione organizzata dai Radicali, dove conosce Marco Pannella. Inizia a frequentare assiduamente la sede radicale, diventando responsabile per l'informazione dei radicali.[2]

    Attività politiche ed editoriali dal 2001 al 2006 [modifica]


    Daniele Capezzone


    Il 15 luglio 2001 viene eletto segretario del neo-costituito movimento dei Radicali Italiani.[3] A soli 28 anni, è uno dei più giovani segretari di partito di sempre.
    Dall'estate del 2001 fino a giugno 2007, ha curato per Radio Radicale la puntata domenicale della rassegna stampa Stampa e regime, oltre che vari spazi di approfondimento e di "Filo diretto" (intervista-conversazione) con gli ascoltatori.[4] Ha spesso collaborato con o firmato editoriali per testate giornalistiche italiane ed estere (fra cui Libero[5] ed il Washington Times[6]).
    È apparso nelle vesti di commentatore satirico a Markette (trasmissione televisiva condotta da Piero Chiambretti su La7) dal 2004 al 2007.[7] Tra le occasioni che hanno contribuito ad accrescere la sua notorietà, è opportuno ricordare anche la caricatura-imitazione di Neri Marcorè a SuperCiro, andata in onda su Italia 1 nel novembre 2004.[8]
    Nel 2003 pubblica il suo primo libro, Uno shock radicale per il XXI secolo, che viene anche tradotto in inglese e presentato presso l'American Enterprise Institute di Washington D.C. nel marzo 2004.[9] Nel 2004 pubblica il suo secondo libro, Euroghost - Un fantasma s'aggira per l'Europa: l'Europa.[10]
    Fra il 2002 e il 2004, Capezzone intraprende assieme a Marco Pannella, Rita Bernardini e Sergio D'Elia vari scioperi della fame per sollecitare l'approvazione di un provvedimento che risolva la situazione di sovraffollamento carcerario.[11]
    Fra il 2004 e il 2005, si spende in prima persona per i referendum parzialmente abrogativi della legge 40/2004, in tema di procreazione medicalmente assistita. Nel luglio 2004, pone in atto un altro sciopero della fame (insieme a Rita Bernardini) per ottenere che si aprisse un contraddittorio pubblico sulle reti RAI.[12]
    Nel novembre 2005, viene rieletto per la quarta volta segretario dei Radicali Italiani e gestisce, per parte radicale, la collaborazione con lo SDI per la costituzione di un nuovo soggetto politico di area liberalsocialista, la Rosa nel Pugno. Candidatosi alle Politiche 2006, Capezzone viene eletto nelle file della RnP alla Camera dei deputati nella circoscrizione elettorale Sicilia I. Il 6 giugno 2006 viene eletto Presidente della X Commissione Permanente - Attività Produttive, Commercio e Turismo (carica che ricoprirà fino al 7 novembre 2007).[13]
    Sul fronte editoriale, tra il 2006 e il 2007 ha condotto insieme al giornalista-blogger Mario Adinolfi 70in2, un talk show di attualità politica dedicato alla generazione dei trentenni cresciuti negli anni '80. Il programma è andato in onda prima su Radio Città Futura (una radio locale romana) e poi sulla webradio Radio Alzo Zero.

    Il V Congresso dei Radicali Italiani [modifica]

    Dopo l'elezione alla Camera nel 2006, iniziano i primi screzi fra Capezzone ed il leader storico dei radicali Marco Pannella. Il giovane segretario differenzia via via le sue posizioni rispetto a quelle dei Radicali Italiani, contestando ai socialisti scarsa collaborazione nella gestione della Rosa nel Pugno e cercando di spostare l'attenzione del soggetto dai diritti civili alle libertà economiche. Pannella controbatte accusandolo più volte di agire per la propria visibilità personale, piuttosto che per il Partito.
    Il culmine dello scontro si raggiunge poco prima del V Congresso dei Radicali Italiani: il 1° novembre viene diffusa la registrazione audio/video, già pubblicata da Radio Radicale,[14] di una riunione molto animata della Direzione Nazionale dei Radicali Italiani del 26 ottobre, in cui si assiste ad uno scontro verbale molto acceso fra Pannella e Capezzone.[15]
    Durante il Congresso, Capezzone viene fatto oggetto di critiche da parte di Marco Pannella e da alcuni altri dirigenti. Vengono contestati soprattutto l'atteggiamento critico tenuto nei confronti del Governo Prodi II ed una eccessiva ricerca di esposizione mediatica personale, che lo avrebbe distolto dall'obiettivo di incrementare il numero degli iscritti ai Radicali Italiani. Le critiche non vengono però accettate da larga parte della base, che si esprime a favore dell'operato di Capezzone.
    In seguito ad una lunghissima ed altrettanto animata Direzione Nazionale, tenutasi nella notte fra il 4 e il 5 novembre,[16] Capezzone conferma la sua intenzione di non ricandidarsi alla carica di segretario e di sostenere la candidatura della tesoriera uscente Rita Bernardini, eletta poi segretaria la mattina seguente. Tuttavia, il Congresso adotta una mozione generale, redatta da Capezzone stesso (e co-firmata da Capezzone e Bernardini), che accoglie i rilievi dell'ex-segretario e che impegna i Radicali Italiani a sollecitare il Governo Prodi II ad intraprendere una serie di provvedimenti relativi alle auspicate riforme economico-sociali e ai diritti civili.[17]

    Attività parlamentare nella XV legislatura [modifica]

    Tra i vari progetti di legge di cui è primo firmatario o co-firmatario,[18] risaltano il provvedimento per la concessione di amnistia ed indulto (successivamente è stato approvato il solo indulto)[19] e per il progetto di legge conosciuto come "Sette giorni per aprire un'impresa",[20] volta a snellire le pratiche burocratiche necessarie per l'inizio di un'attività imprenditoriale.[21]
    Il 25 gennaio 2007, intraprende uno sciopero della fame[22] per sollecitare gli Organi competenti a pronunciarsi in merito ai ricorsi (presentati singolarmente da Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Nuovo PSI e Verdi-PdCI) sulla attribuzione di otto seggi contestati al Senato della Repubblica.[23] Al suo sciopero hanno progressivamente aderito centinaia di persone.[24]
    I ricorrenti sostengono che tali seggi sarebbero stati illegittimamente attribuiti a L'Ulivo (5 seggi), Rifondazione Comunista (2 seggi) e Forza Italia (1 seggio), a causa di una errata applicazione della soglia di sbarramento regionale, prevista dalla vigente legge elettorale. Il partito maggiormente danneggiato sarebbe proprio la Rosa nel Pugno, che avrebbe diritto a 4 degli 8 seggi contestati.[23] Lo sciopero, proseguito ininterrottamente per quaranta giorni, è stato sospeso il 7 marzo 2007, a seguito della decisione della Giunta per le Elezioni del Senato di procrastinare ulteriormente la soluzione della vicenda.[25]
    In seguito alla crisi del Governo Prodi II e al rinvio del governo stesso alle Camere per i relativi voti di fiducia, il 25 febbraio 2007 Capezzone annuncia la propria astensione, contestando il comportamento «di una Unione che sceglie una soluzione rabberciata e di retroguardia, molto probabilmente inadeguata non solo rispetto alle esigenze del paese, ma anche rispetto agli ostacoli di cui il percorso politico-parlamentare delle prossime settimane è già disseminato.» [...] «E perciò, alla Camera (dove la cosa non ha nè può avere alcuna valenza negativa, di "ricatto", di "pistola sul tavolo"), ritengo opportuno dare un segnale politico limpido, sereno e forte di astensione»,[26] aggiungendo che «solo la grande stima umana e politica che ho per Emma Bonino come membro del governo, fa sì che io non mi spinga oltre».[27]
    Successivamente alla sua fuoriuscita dai Radicali Italiani, il 7 novembre 2007 Capezzone rende note con una lettera[28] le sue dimissioni da Presidente della X Commissione permanente della Camera e comunica di lasciare contestualmente il gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno per aderire al Gruppo misto.[29]

    Il progressivo allontanamento dai Radicali Italiani [modifica]

    Il 10 ottobre 2006, Capezzone coordina assieme ai deputati Bruno Tabacci, Nicola Rossi e Paolo Messa il primo incontro della "Tavola dei volenterosi", un network parlamentare trasversale per l'innovazione e le riforme economiche e sociali.[30] L'11 dicembre 2006, i quattro parlamentari assieme ad altri parlamentari (come il senatore Antonio Polito) e tecnici (Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Franco Debenedetti, Giuliano Da Empoli) presentano il Manifesto dei Volenterosi, un appello per la modernizzazione del paese sulla base dei principi di merito e concorrenza.[31] Il 29 gennaio 2007, il network de I volenterosi viene ufficialmente presentato a Milano.[32]
    Nonostante le continue assicurazioni di non voler lasciare il partito, lo scontro fra Capezzone e Pannella riprende proprio in quei giorni. Pannella protesta per non essere stato informato (al pari degli altri colleghi di partito) della presentazione[33] e poi si interroga, in una puntata della Conversazione settimanale con il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin, sulla opportunità di continuare a riservare a Capezzone l'edizione domenicale della Rassegna stampa.[34]
    Sempre nel gennaio 2007, diventa membro del Comitato promotore per il referendum elettorale sulla legge elettorale.[35] Anche qui differenzia la propria posizione da quella dei Radicali Italiani, dal momento che Pannella smentirà in seguito il sostegno ufficiale dei RI al referendum.[36]
    L'annuncio dell'astensione sul voto di fiducia al Governo Prodi II è un altro momento di frizione fra l'ex segretario e la dirigenza radicale. Emma Bonino, ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche europee, critica duramente la decisione di Capezzone in una intervista a Radio Radicale. La Bonino trova «sorprendente che si arrivi ad annunciare delle posizioni in un moto irrefrenabile di coscienza senza avere neanche la decenza di affrontare un dibattito con i compagni, nel partito», arrivando a definire la dichiarazione «un atto contestualmente di arroganza» e chiedendo «a Daniele» [...] «di non usare queste motivazioni della pretesa stima nei miei confronti perché non motivano letteralmente niente».[37]
    Capezzone risponde alle dure critiche, affermando di aver «ascoltato con stupore e amarezza le dichiarazioni di Emma Bonino a Radio radicale e i suoi attacchi nei miei confronti», trovando «tutto questo molto deludente.» [...] «In ogni caso, non mi faccio intimidire e confermo, in mancanza di fatti nuovi, la mia astensione».[38]
    Il 28 e 29 maggio 2007, appare sul sito dei Radicali Italiani un nuovo botta e risposta fra il Pannella e Capezzone. Il leader storico radicale accusa l'ex-segretario di operare «esplicitamente in opposizione a noi, non solamente al centro-sinistra che, per nostra scelta, ti aveva nominato "Presidente", nemmeno un anno fa", di annunciare "collaborazioni, compagnie, strumenti, decisioni" escludendo "responsabili e momenti decisionali delle compagne e dei compagni, dei soggetti politici radicali», di aver tenuto una condotta ondivaga nei confronti di vari soggetti politici ed economici (non ultimo Luca Cordero di Montezemolo) e di aver presenziato molto poco all'attività parlamentare (in contrasto alla assidua presenza che contraddistingue il modus operandi radicale).[39]
    Capezzone risponde il giorno dopo, lamentando di essere «sottoposto ad un fuoco di fila di attacchi, con punte di comicità ai limiti del surreale» e ricordando che la sua scarsa presenza in aula è frutto di una precisa scelta: quella di dedicarsi a tempo pieno ai lavori di Commissione e all'approvazione del suo progetto di legge per la semplificazione dei termini per aprire nuove attività imprenditoriali.[40]
    Verso fine giugno 2007 si consuma la rottura. Capezzone annuncia che non parteciperà al Comitato Nazionale dei Radicali Italiani, in programma a Roma dal 29 giugno al 1° luglio 2007, «determinato a non offrire occasioni, pretesti per negatività, risse, battibecchi".[41] Inoltre, in una intervista a Libero, annuncia di voler fuoriuscire dai Radicali Italiani per fondare un network liberale che non parta "dal fronte parlamentare, ma da imprenditori, artigiani, lavoratori del privato e semplici cittadini».[42]
    Contemporaneamente, dopo la sospensione della Conversazione settimanale con Daniele Capezzone (avvenuta il 20 maggio), viene decisa la sospensione anche della rassegna stampa domenicale curata dall'ex-segretario.[43] Il Comitato Nazionale dei RI frattanto vota, non senza malumori, una mozione per la pubblicità della documentazione dell'attività politica di tutti i parlamentari, in cui viene esplicitamente citato Capezzone come esempio «di un comportamento che esaspera i comportamenti di casta, anti istituzionali, antidemocratici sia in parlamento, sia nell’azione politica nei confronti dei soggetti politici radicali cui appartiene».[44]
    Il 4 luglio 2007, Capezzone presenta il network "liberale e liberista" Decidere.net, basato su 13 punti programmatici relativi alle riforme sociali ed economiche necessarie, secondo i promotori dell'iniziativa, per il Paese.[45] Riguardo la collocazione politica del network, «questione di mesi e decideremo con chi stare", perché "non credo ad avventure terziste" e "resto convinto bipolarista e bipartitista».[46]
    Il 19 novembre 2007, in merito alla presentazione del nuovo movimento berlusconiano Popolo della Libertà, dichiara che «tutti attendiamo di sapere e capire di più dopo l'annuncio di ieri di Silvio Berlusconi. Ma quel che si può dire sin d'ora è che questa novità va salutata come una grande opportunità.» [...] «Per quanto mi riguarda, sono determinato a fare il possibile affinché gli obiettivi liberali del network Decidere.net siano a disposizione del nuovo soggetto politico annunciato da Silvio Berlusconi».[47] Il 9 febbraio 2008, Daniele Capezzone annuncia la sua adesione al Popolo della Libertà, la lista unica che sarà presentata da Berlusconi e Fini in occasione delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008[48], anche se non viene candidato.
    Successivamente, l'11 maggio 2008, viene nominato nuovo portavoce di Forza Italia, prendendo il posto a via dell'Umiltà di Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.

    La recente attività politico-editoriale [modifica]

    Nel 2007 tiene una serie di rubriche su NessunoTV ed all'interno del programma di Rai Due Confronti, è ospite fisso del talk show calcistico Il Processo di Biscardi e cura la rassegna stampa della Domenica su Radio 24. Inoltre, dal 20 dicembre 2007 assume la direzione politica dell'agenzia di stampa Il Velino.[49] Dal Febbraio 2008 è editorialista del quotidiano Ideazione per il quale tiene una rubrica, Note a margine, pubblicata ogni lunedì. [50]

    Opere [modifica]

    • (a cura di), Tornare alla Costituzione - Atti provvisori del Convegno "Tornare alla Costituzione" (Roma, Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, Camera dei Deputati, 6 e 7 dicembre 1999), Giappichelli, Torino, 2000, ISBN 8834893492
    • Uno shock radicale per il XXI secolo, Radicali Italiani, Roma, 2003
    • Euroghost - Un fantasma s'aggira per l'Europa: l'Europa, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004, ISBN 8849808992

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    Marco Cappato (Milano, 25 maggio 1971) è un politico italiano, attivista del Partito Radicale, dei Radicali Italiani e segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. È membro della segreteria nazionale della Rosa nel Pugno, e attualmente è deputato europeo radicale eletto nella Lista Bonino, iscritto al gruppo ALDE.
    Indice

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    Biografia e attività politica [modifica]

    Dopo aver conseguito la maturità classica e la laurea in economia all'Università Bocconi si è dedicato per breve tempo a un'esperienza aziendale con responsabilità di gestione delle risorse umane. In precedenza aveva ricoperto gli incarichi di consigliere generale del "Movimento dei Club Pannella", di cui divenne segretario nazionale nel 1994.
    Nel gennaio 1995 interrompe la sua attività lavorativa per impegnarsi a tempo pieno in politica, divenendo consigliere generale del Partito Radicale e collaboratore degli eletti della "Lista Pannella" al Parlamento europeo. È particolarmente coinvolto nelle campagne antiproibizioniste e libertarie, che alcuni anni dopo, nel dicembre 2001, lo porteranno a sottoporsi volontariamente all'arresto a Manchester per un'azione nonviolenta di disobbedienza civile contro le leggi britanniche che vietano il possesso di droghe ad uso personale. Sconta per questo quattro giorni di detenzione nel carcere della cittadina inglese.
    Nel 1996 diviene tesoriere del CORA (Coordinamento radicale antiproibizionista), nel 1997 e nel 1998 è il responsabile del Partito Radicale Transnazionale alle Nazioni Unite di New York, dove in particolare è impegnato nella campagna per l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale. Dal gennaio 1999 al luglio 2001 è coordinatore del "Comitato dei Radicali per la rivoluzione liberale e gli Stati Uniti d'Europa", il soggetto di coordinamento politico di tutte le organizzazioni dell'area radicale.
    Nel giugno 1999 viene eletto deputato europeo della Lista Bonino, carica che gli verrà rinnovata nelle elezioni del 2004.
    Da deputato è attivo in particolare sulle questioni delle "libertà digitali" ed è relatore del Parlamento europeo per la Direttiva sulla "privacy nelle comunicazioni elettroniche". Il suo lavoro contro le proposte di sorveglianza generalizzata delle comunicazioni elettroniche gli vale l'attribuzione del premio "Europeo dell'anno" da parte del settimanale di affari europei European Voice. Nella motivazione per la nomination si legge: "per la sua leadership nella campagna per la protezione della privacy, in particolare per mantenere protetti i dati personali dei cittadini nel momento in cui Unione europea e Stati Uniti hanno intrapreso la guerra contro il terrorismo".
    Cappato versò il premio di 5.000 euro all'"Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica". Sempre per l'impegno contro leggi europee di sorveglianza riceve la nomination per il premio "Politico dell'anno" da parte della rivista americana Wired. È anche relatore parlamentare sulla Decisione sugli "attacchi contro i sistemi d'informazione" e sul "riutilizzo delle informazioni detenute dalle amministrazioni pubbliche".
    Dal marzo al novembre del 2002 è Presidente della Direzione del Partito Radicale Transnazionale. Dall'ottobre 2002 è Coordinatore dei Parlamentari per l'Azione Antiproibizionista, un centinaio di legislatori da tutto il mondo per la riforma delle convenzioni internazionali sulle droghe.
    Nel 2004 viene eletto Segretario dell'"Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica", fa parte dei Comitati promotori dei referendum abrogativi della nuova legge sulla fecondazione assistita ed è coordinatore delle iniziative elettorali e referendarie dell'area radicale e radical-liberale in occasione delle elezioni europee del 2004.
    Dopo l'incontro dei radicali con Luca Coscioni, il ricercatore universitario malato di sclerosi laterale amiotrofica che investe il partito dell'urgenza di una campagna per la libertà di ricerca scientifica, anche Cappato si occupa direttamente della questione. Durante il suo mandato parlamentare si impegna con successo per sbloccare i fondi europei destinati alla ricerca sulle cellule staminali da embrioni sovrannumerari. Come Segretario dell'"Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica", Cappato è tra i promotori della Sessione costitutiva del "Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica".
    Nel 2005 è stato rieletto segretario dell'Associazione Luca Coscioni, che ha contribuito a far diventare soggetto costituente del nuovo soggetto politico liberal-socialista della Rosa nel Pugno. È stato candidato alle politiche del 9 e 10 aprile nelle liste della Rosa nel Pugno per la camera dei deputati ed è stato conseguentemente proclamato eletto per la circoscrizione Piemonte I.
    L'8 maggio 2006 si è dimesso per andare a ricoprire le funzioni di deputato europeo, essendo subentrato ad Emma Bonino, dimissionaria in quanto optante per la carica di deputato e ministro italiano.
    All'Europarlamento, è iscritto al gruppo dell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa. È membro della Commissione per gli affari esteri e della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrek.
    Il 27 maggio 2007 è stato arrestato a Mosca mentre era alla testa di una delegazione radicale che, assieme a parlamentari di altri gruppi, voleva consegnare al sindaco Luzhkov una lettera firmata da 50 deputati europei e italiani che sollecitava le autorità ad autorizzare lo svolgimento del Gay pride moscovita.[1] Mentre veniva distribuito il volantino col testo della lettera, un gruppo di naziskin ha aggredito violentemente i manifestanti. Subito dopo c’è stato l’intervento della polizia russa che, anziché proteggere gli aggrediti, ha provveduto ad arrestarli.[2] Venne scarcerato il giorno successivo senza processo, benché avesse chiesto volontariamene di esservi sottoposto e per il quale aveva anche approntato un'articolata memoria difensiva.

    Curiosità [modifica]

    Al passo coi tempi, scrive ogni giorno sul proprio sito personale, dove risponde di proprio pugno a tutti gli utenti che gli sottopongono questioni.

  6. #6
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    Fabrizio Cianci (Roma, 30 novembre 1976) è un politico italiano ed è l'attuale Coordinatore dei Radicali di Sinistra[1].
    Fabrizio Cianci fu eletto Portavoce dei RS in occasione della costituzione formale del movimento a Bolsena il 25 aprile 2004,[2][3] e venne riconfermato nella sua carica in occasione del I Congresso RS a Correggio (RE), nei giorni 25-26-27 novembre 2005[4].
    Il suo primo impegno politico risale agli inizi degli anni '90 tra le file degli Antiproibizionisti dell'area radicale guidata da Marco Pannella. In seguito egli contribuì alla fondazione del Club Pannella per l'Ambiente Urbano di Roma, partecipando alle campagne referendarie di quegli anni, e collaborando con le associazioni esperantiste e i Federalisti Europei. Nel 1997 abbandonò la Lista Pannella, della quale non condivideva più la linea politica; nel 1999 contribuì alla nascita del Movimento dei Radicali Libertari, ed a partire dal 2002 concorse ad organizzare i Radicali di Sinistra[5]
    Il coordinatore dei Radicali di Sinistra si candidò al consiglio comunale di Roma alle elezioni amministrative italiane 2006 nelle liste dei Verdi per Veltroni. Non è ancora chiaro il motivo della sua esclusione dal consiglio in quanto son stati registrati dei possibili brogli nel conteggio delle preferenze, ed è stato immediato il ricorso![6]

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    Roberto Cicciomessere

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


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    Roberto Cicciomessere (Bolzano, 30 ottobre 1946) è un politico italiano, esponente del Partito Radicale e già deputato e parlamentare europeo, nonché informatico di lungo corso.
    Tesoriere del Partito Radicale nel 1970. Segretario generale nel 1971 e nel 1984. Deputato del Partito radicale per 5 legislature (1976-1994). È subentrato al Parlamento europeo nel settembre 1984, dopo essere stato candidato alle elezioni del 1984 per la lista del PR. È stato membro della Commissione per i bilanci, della Commissione per il regolamento e le petizioni, della Delegazione per le relazioni con Israele, della Commissione per gli affari istituzionali, della Commissione per il regolamento, la verifica dei poteri e le immunità.
    Nel 1989, a Roma, in pieno periodo pioneristico per la telematica italiana, crea, assieme a Gianni Sandrucci (già direttore di Radio Radicale), "Agora' Telematica". Una BBS, raggiungibile in fonia ma, in tempi rapidi, anche tramite la rete di commutazione a pacchetto basata su X.25 (Itapac, in Italia). Agora', assieme a MC-link, Galacticomm e poche altre furono le prime BBS italiane ad appoggiarsi ad X.25, consentendo la partecipazione di un gran numero di utenti da tutto il mondo.
    Nel 2006 ha partecipato al progetto Volenterosi distinguendosi con un intervento sulla Pubblica Amministrazione in Italia. Nel 2007 ha seguito la vicenda parlamentare del cosiddetto "protocollo welfare", ovvero l'intesa programmatica su previdenza, lavoro e competitività sottoscritta dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil con il governo Prodi il 23 luglio 2007 e successivamente convertita nella Legge 24 dicembre 2007 n. 247

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    Franco Corleone (Milano, 29 settembre 1946) è un politico italiano, esponente dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi e già parlamentare europeo.
    È subentrato al Parlamento europeo nel luglio 1989 dopo essere stato candidato alle elezioni del 1989 per la lista dei Verdi Arcobaleno. È stato membro della Commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia.

    Biografia [modifica]

    Laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano. E’ stato deputato nell’VIII e nella IX legislatura, membro della Commissione Giustizia si è impegnato nel dibattito per l’approvazione della Legge Gozzini e per la legge sulla dissociazione.
    Nella X legislatura è stato senatore e componente della Commissione Giustizia; fra le tante iniziative è da segnalare la promozione di una indagine conoscitiva sulle cosiddette “carceri d’oro” e il ruolo di relatore di minoranza per la legge sulle droghe (162, 1990). E’ stato membro della Commissione Antimafia.
    È subentrato al Parlamento europeo nel luglio 1989 dopo essere stato candidato alle elezioni del 1989 per la lista dei Verdi Arcobaleno. È stato membro della Commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia. Carica da cui si è dimesso dopo alcuni mesi.
    Deputato nella XII legislatura, componente della Commissione Affari Costituzionali.
    Deputato nella XIII legislatura, è stato sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001 con i ministri Flick, Diliberto e Fassino con la delega alla giustizia minorile e al carcere. In questo ruolo ha dato impulso alla definizione e alla approvazione del Nuovo Regolamento di esecuzione delle pene elaborato dal Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Sandro Margara.
    Come rappresentante del Governo ha seguito l’iter parlamentare di molte leggi sul carcere e meritano di essere ricordate quella sull’incompatibilità della detenzione per i malati di Aids, quella sulle detenute madri, la legge Smuraglia sul lavoro dei detenuti, la legge Simeone-Saraceni, la legge sulla sanità penitenziaria.
    Ha coordinato gruppi di lavoro per progetti di riforma della legge sulle droghe e sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si è battuto per affermare il diritto all’affettività in carcere attraverso una sperimentazione in alcuni istituti, ma un parere del Consiglio di Stato ne ha impedito l’avvio. Attualmente è Segretario dell’Associazione Forum Droghe.
    Ha scritto numerosi saggi e articoli sui temi della giustizia e dei diritti. Fra i volumi pubblicati, citiamo: Giustizia senza fine (1998, Stampa Alternativa) e La Giustizia come metafora (2002, Edizioni Menabò). Ha curato l’edizione del volume Lo Stato moderno (1989, Passigli Editori).

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    Benedetto Della Vedova (Sondrio, 3 aprile 1962) è un politico ed economista italiano, attuale leader del movimento dei Riformatori Liberali, membro del Popolo della Libertà.
    Laureato in discipline economiche e sociali all'Università "Bocconi" di Milano, è stato ricercatore presso l'Istituto per l'Economia delle fonti di energia e presso l'Istituto di ricerca della Regione Lombardia.
    Il suo impegno politico inizia nel 1994, quando diventa segretario nazionale e tesoriere del movimento dei Club Pannella-Riformatori. Dal 1997 al 1999 è dirigente della Lista Pannella.
    È stato membro del Parlamento Padano di Chignolo Po.
    Dal 1999 al 2004 è membro del Parlamento Europeo, eletto nella lista dei Radicali Italiani. Nel 2005 è stato nominato dal Consiglio dei Ministri del terzo governo Berlusconi membro del CNEL [1], un ente statale a carattere consultivo formato da 121 membri. È commentatore per il quotidiano di economia e finanza Il Sole 24 Ore ed è editorialista del settimanale "La Provincia di Sondrio" e del quotidiano telematico L'Occidentale. Dal febbraio 2005 cura la rubrica “Un libro, un caso” sul Corriere Economia; collabora con Il Foglio e ha condotto su Radio Radicale la trasmissione Catallassi (interviste-conversazioni sull’economia in onda il sabato mattina).
    Nel 2005 è uscito da Radicali Italiani (rimanendo iscritto al Partito Radicale Transnazionale), dopo la decisione del partito di perseguire un'alleanza radical-socialista (la"Rosa nel Pugno") nel centrosinistra italiano insieme allo Sdi.
    Della Vedova, ritenendo che il posto più adatto alle istanze radicali e liberali fosse il centrodestra, ha deciso di fondare - assieme agli ex-deputati Marco Taradash e Giuseppe Calderisi - il movimento dei Riformatori Liberali, facendolo immediatamente aderire alla Casa delle Libertà, coalizione all'interno della quale i candidati di RL si presenteranno alle politiche del 2006.
    Candidato nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Piemonte-1, risulta l'unico eletto dei Riformatori Liberali. Aderisce al gruppo parlamentare di Forza Italia ed è membro della Commissione Finanze.
    Nella sua attività da parlamentare ha portato avanti alcune battaglie liberali, in particolar modo legate al settore economico. Il 12 giugno 2007, durante una seduta della Camera dei Deputati, un suo emendamento al ddl sulle liberalizzazioni del Ministro Bersani concernente la possibilità per le librerie di praticare sconti sul prezzo dei libri oltre l'attuale limite del 15%, ha fatto andare sotto la maggioranza di Governo, che si era espressa negativamente circa la sua proposta.[2].
    Il 26 settembre 2007 ha lanciato l'"Italians for Rudy Coalition", campagna d'opinione a favore della candidatura di Rudolph Giuliani alla presidenza degli Stati Uniti. Nel mese di ottobre ha tenuto un intervento alla Commissione Ambiente del Congresso americano, a Washington, nel corso del quale ha espresso le sue posizioni critiche nei confronti del protocollo di Kyoto. Nel corso della visita a Washington, ha esposto il caso della "emergenza fiscale italiana" all'American for Tax Reform di Grover Norquist. Inoltre ha sostenuto e lanciato con forza la proposta (divenuta bipartisan) di invitare il Dalai Lama Tenzin Gyatso a parlare al Parlamento, in antitesi con le violazioni dei diritti umani in Cina.
    In occasione delle elezioni politiche del 2008, Della Vedova è rieletto alla Camera nelle liste del Popolo della Libertà, nuova formazione politica unitaria alla quale il partito di Della Vedova aderisce. Di recente, ha lanciato l'idea di una fondazione liberale: "Sul terreno dell’economia e della bio-politica - ha spiegato - vogliamo competere sul mercato delle idee con altri soggetti che stanno prevalendo".

  10. #10
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    Olivier Dupuis (Ath, 25 febbraio 1958) è un politico belga naturalizzato italiano. Esponente del Partito Radicale e dei Radicali Italiani, già parlamentare europeo, fu il segretario del PR tra l'aprile del 1995 ed il maggio del 2003.

    Biografia [modifica]

    Laureato in scienze politiche e sociali, aderisce al Partito Radicale nel 1981. Nel 1986 viene incriminato per diserzione per aver sostenuto che né la difesa militare né la difesa civile alternativa rappresentano delle difese efficaci di fronte alle minacce reali alla pace e alla sicurezza, costituite invece dall'assenza di democrazia nell'Unione Sovietica. Dal 1988 risiede a Budapest dove partecipa alla nascita del Partito Radicale Transnazionale: dal 1989 al 1993 coordina le attività del PRT nei paesi dell'Europa Centrale.
    A Sofia, nel luglio 1993, viene eletto presidente del Consiglio Generale del PRT; a Roma, nell'aprile 1995, ne viene eletto segretario generale. Egli mantiene l'incarico sino al maggio 2003, quando presenta le proprie dimissioni per differenze politiche con Marco Pannella.
    È subentrato al Parlamento europeo a marzo del 1996, a seguito delle dimissioni di Marco Pannella, dopo essere stato candidato alle elezioni del 1994 per la Lista Pannella, poi riconfermato nel 1999 per la Lista Bonino. È stato vicepresidente della Delegazione per le relazioni con le Repubbliche transcaucasiche Armenia, Azerbaigian, Georgia; membro della Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa e della Delegazione per le relazioni con l'Europa sud-orientale.

 

 
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