Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Le prime pagine del sito www.campoantimperialista.it

    Direi di inserire qui le prime pagine del sito del Campo Antimperialista, ogni volta che ci sono aggiornamenti molto importanti, come i seguenti.

    Da http://www.campoantimperialista.it/

    LA GRANDE «DEMOCRAZIA» AMERICANA
    le (poco note) regole elettorali dell'impero a stelle e striscie
    La Redazione
    Da sempre la “democrazia” americana ci viene indicata come un modello. Negli ultimi vent’anni i riferimenti a questo modello sono divenuti ossessivi. Bipartitismo, alternanza, spirito bipartisan sono diventate le parole obbligate del politicamente corretto. E siccome per gli americani di casa nostra la “democrazia” coincide (e, soprattutto, si esaurisce) nel voto, ossessivi sono diventati i richiami a quel sistema elettorale.


    «THE PLUMBER FOR PRESIDENT»
    pulsioni e compulsioni dell’americanismo tricolore
    di Moreno Pasquinelli

    L’unica cosa positiva, quando si saranno chiuse le urne negli Stati Uniti, è appunto che si saranno chiuse, ponendo con ciò fine a questo interminabile tormentone. Sin dalle primarie infatti, cioè da almeno un anno a questa parte, tutti i mezzi di informazione italiani non hanno fatto che parlare delle elezioni americane. Non sarebbe pazzesco che il 3 novembre ci sia chi si rechi alle urne anche qui da noi, convinto che si tratti di scegliere il nostro presidente.
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    SINFONIA DI LIBERTÀ
    le lotte armate di liberazione in Assam e nell'India del Nord est
    La Redazione

    L’India è formalmente una repubblica federale formata da ventotto stati e sette territori amministrati dal governo centrale. Formalmente poiché dietro la facciata del federalismo la struttura statale resta brahaminica e centralista, ovvero caratterizzata dalla totale supremazia Hindù. Sette di questi Stati si trovano nell’India del Nord Est, e vegono chiamati “Sette sorelle”. Essi sono: Arunachal Pradesh, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Nagaland, Tripura, infine l’Assam.

    Leggi tutto...

    RIDIAMOCI SU
    i fantasiosi numeri della piazza del Partito Democratico
    La Redazione
    Le autorità cinesi, solitamente precise fino alla pignoleria, calcolano che Piazza Tien An Men, con i suoi 490.000 metri quadrati, possa arrivare a contenere un milione di persone in base alla densità di due persone/mq. Quelle italiane, sempre larghe e sopra le righe, avevano invece calcolato che i 73.000 metri quadrati del Circo Massimo potessero arrivare a contenere circa 300mila persone, con una densità di quattro persone/mq.



    NO ALL'ESPANSIONE DELLA NATO AD EST
    L'Appello di Stoccarda per una mobilitazione europea contro la NATO e la guerra
    La Redazione

    Nell’aprile 2009 la NATO celebrerà il suo sessantesimo anniversario a Strasburgo e Kehl, proprio sul confine tra Francia e Germania. E’ in preparazione una massiccia mobilitazione internazionale per esprimere la protesta popolare e il rifiuto della NATO come strumento principale del dominio guerrafondaio, capitalista e imperialista occidentale. Leggi l'appello sottoscritto...


    ASSEMBLEA ANTIMPERIALISTA INTERNAZIONALE
    Beirut, 16-17-18 gennaio 2009
    La Redazione

    Su iniziativa del Centro Consultivo per gli Studi e la Documentazione di Beirut, in collaborazione con la Campagna Internazionale contro l’Occupazione Americana e Sionista (Conferenza del Cairo), il Comitato di Coordinamento per l’Anti-imperialismo Internazionale e la Solidarietà dei Popoli (Conferenza di Calcutta – India), la Campagna Stop alla Guerra (Londra), con la partecipazione dell’Assemblea Nazionale per il Sostegno alla Scelta di Resistenza (Libano), e con il supporto di altre forze politiche e sociali che firmano questo appello e partecipano alle deliberazioni assembleari...

  2. #2
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    Non so cosa pensino gli altri ma il nuovo sito del campo è curato davvero bene.

  3. #3
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    Molto ben curato il sito.
    Buono l'articolo di Pasquinelli sull'imperialismo culturale, mediatico e militare nord-americano.
    Gli altri articoli devo ancora leggerli.

  4. #4
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Lottavano così come si gioca
    TERZO FRONTE -
    Italia Lunedì 03 Novembre 2008 17:06

    Lottavano così, come si gioca…” recitava una nota canzone di De Andrè sul maggio francese, e questa frase, lungi dal risultare anacronistica, può a buon titolo rendere omaggio all’attuale movimento studentesco nato per contrastare la pseudo-riforma del sistema scolastico presentata dal governo nella persona del suo ministro, Mariastella Gelmini. Lottano come si gioca questi giovani usciti miracolosamente di sonno in ragione, e la modalità ludica del loro lottare è espressione di una autenticità cui da tempo non eravamo più avvezzi.
    Lottano come si gioca perché nessuno gli ha cucito addosso una causa e un vestito da portare, perché questa volta sono davvero i loro interessi e il loro futuro la posta in gioco, perché la riforma Gelmini non è che la punta dell’iceberg di una contraddizione molto più ampia che investe la crisi globale e non più mistificabile della nostra civiltà. Dal gioco alla presa di coscienza politica il passo può essere molto breve o non esserci per niente, questo non è dato saperlo, non si può azzardare una previsione su un movimento reale in atto, ma certamente è nostro dovere tentare una lettura degli eventi, inseriti nel loro quadro storico-sociale di riferimento, e presentare un’analisi politica che ci aiuti ad orientarci in quanto sta accadendo.
    E’ sotto gli occhi di tutti la fase di grande instabilità del modello economico capitalistico su scala internazionale: le continue crisi borsisitiche e un sistema bancario agonizzante, tenuto in vita solo da massicce iniezioni di soldi pubblici da parte dei governi occidentali, ne sono gli epifenomeni. Come sosteneva Trotsky, il carattere ineguale e combinato del capitalismo riproduce al suo interno profonde contraddizioni e dislivelli di sviluppo. Questi dislivelli per un lungo periodo si sono manifestati solo nei paesi poveri del mondo, il cui sfruttamento massiccio da parte dell’occidente ha garantito per sé il perdurare di una condizione di benessere diffuso e di redistribuzione delle ricchezze con la funzione di ammortizzatori sociali, tanto che le contraddizioni in questa nostra parte di globo si sono manifestate prevalentemente a livello sovrastrutturale. L’attuale dominio del capitale finanziario ha inoltre ridotto grandemente la nostra capacità produttiva diretta, delocalizzando fabbriche e investimenti e riducendo il nostro sistema economico ad una dimensione parassitaria, basata sulla rendita. A fronte di ciò una domanda sempre crescente di consumo, tesa a malcelare la crisi di sovrapproduzione insita nel processo di accumulazione capitalistico, si è imposta nei nostri paesi. L’impoverimento oggi non è più contenibile fuori dai recinti dell’occidente, la crisi economica è reale e si alimenta anche del denaro pubblico. In parole povere i tagli alla spesa sono inevitabili e ci vengono spacciati dai vari governi come riforme!
    In questo quadro la percezione comune circa la gravità della crisi in atto sta subendo interessanti e sostanziali mutamenti. L’impoverimento del ceto medio è un fenomeno tangibile contro cui sempre meno possono i consueti meccanismi di mistificazione ideologica. Le compensazioni economiche adottate dalle famiglie plurireddito sono ormai prossime all’esaurimento, la precarietà, non solo del lavoro ma della vita in genere, è una realtà di fatto ed è sintomatico che proprio l’attacco all’istruzione abbia innescato la scintilla di una protesta dalle connotazioni evidentemente ben più ampie.
    Il diritto all’istruzione è più in generale diritto alla conoscenza, alla comprensione critica del mondo, all’autonomia del giudizio contro i meccanismi di controllo cognitivi, il libero accesso alla conoscenza è garanzia di una partecipazione attiva ai processi sociali quindi anche della possibilità di praticare un’opposizione concreta e consapevole. Questa generazione, privata progressivamente dei suoi fondamentali diritti e con essi dei necessari riferimenti politici, ha preso coscienza dell’insostenibilità della contraddizione in atto nel momento in cui questa ha toccato un punto alto nella scala dei diritti sociali, non una mera limitazione materiale come la riduzione del salario o del diritto di accesso al lavoro, ma l’attacco ad un settore strategico dell’emancipazione sociale quale è il tentativo di destrutturazione e progressivo smantellamento della scuola e dell’università pubblica. Un punto alto con una valenza simbolica, che evidentemente contiene in sé tutti gli altri, e che vede scendere in piazza studenti di ogni ordine e grado al fianco di docenti di ruolo, precari, tecnici e ricercatori. Un nuovo proletariato cognitivo, lo potremmo definire azzardando una connotazione di classe in questa nostra società in buona parte postclassista, le cui forme di organizzazione sono per alcuni aspetti riconducibili ad una logica tradizionale del fare politica, come le occupazioni e le manifestazioni di piazza, ma per altri decisamente atipiche, e queste ultime ci interessa indagare. Si è infatti parlato di onda, anziché di movimento, con la precisa volontà di stabilire una cesura, una soluzione di continuità, rispetto ai “movimenti” che a vario titolo hanno caratterizzato lo scenario politico degli ultimi anni. Non crediamo sia una mera questione semantica: la parola infatti, a discapito delle sue nobili origini, è passata un po’ sulla bocca di tutti nella storia recente, finendo per incarnare nell’immaginario collettivo dinamiche fallimentari quando non anche screditanti o strumentali, ragion per cui non si può che cogliere una valenza positiva nella volontà di differenziazione anche nominale. Altro dato interessante è che questa protesta non sembra essere meramente anti-berlusconiana, ovvero contingente, dal momento che nelle argomentazioni critiche presentate emerge inequivocabilmente la consapevolezza che il progressivo degrado dell’istruzione pubblica si protrae da almeno un decennio, con la complicità in primis dei governi di centro-sinistra, e che quello presentato dalla Ministra Gelmini è solo l’ennesimo grottesco attacco in ordine di tempo. Resta poi da sottolineare il fatto che la sfiducia nei partiti politici tradizionali e quindi nelle loro dinamiche di aggregazione, porta questi giovani a cercare luoghi nuovi di confronto e raggruppamento, luoghi di autorganizzazione che sfuggano ai filtri del controllo diretto di quei partiti che, in virtù del loro definirsi “di sinistra”, vorrebbero arrogarsi il diritto all’egemonia, Partito Democratico in primis. In questo senso è sintomatico il successo delle cause promosse in questi giorni su FaceBook, in particolare “Fermiamo la Gelmini”, attualmente con 38.684 membri e “A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla L. 133/08” con 158.214 membri; ma i numeri crescono di ora in ora.
    Il tentativo di mantenere una linea di autonomia rispetto ai referenti politici tradizionali non va però letto come una volontà apolitica tout-court, basta parlare con questi giovani per capire che le cose non stanno affatto così; semmai è vero il contrario, c’è in essi la precisa volontà di tornare ad essere protagonisti attivi del cambiamento sociale e quindi di raggiungere un’identità ed una coscienza certamente politiche, ma consapevoli e fuori dagli apparati di mediazione del potere. E’ evidente che se non troveranno i giusti referenti nel loro percorso saranno facilmente riassorbiti. A noi raccogliere la sfida.



    www.campoantimperialista.it


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