



la Chiesa? esiste solo quella! -.-'


Credo che Dio sia Padre nella stessa misura in cui è Madre... a sua immagine lo creò, maschio e femmina li creò. Sbaglio?


no....Dio è anche Madre, certo....ha in sè l'amore di un padre e di una madre, poichè è Padre....ma Cristo ci ha insegnato il Pater noster, non il Mater noster....abbiamo noi il diritto di cambiare ciò che Dio ci ha affidato? no....


Questo è l'errore di Giovanni Paolo II, che, in alcuni suoi documenti e discorsi, è giunto ad ammettere un aspetto "bisessuale" in Dio, pervenendo persino ad alterare un passo della Scrittura (quel passo della lettera di S. Paolo agli Efesini dove si parla della paternità divina).
In realtà, in Dio non esiste alcun "femminino sacro".![]()


ma è ovvio che non esiste alcun femminino sacro nella Santissima Trinità!


Io non credo in un aspetto bisessuale di Dio, semmai in un aspetto asessuale, penso che si dica Padre perchè "Theos" è maschile, questo non è però necessariamente significativo, altrimenti dovremmo dare significato al fatto che in ebraico il Santo Spirito (Ruah) sia femminile.
Credo che i sessi siano necessari per la continuazione della vita ma che non riguardino l'eterno, naturalmente se le scritture e la tradizione dicono il contrario riconosco di sbagliare.


Quel che scrivete è condivisibilissimo. Ci mancherebbe altro.
Solo che noto che nessuno ha letto con attenzione i documenti magisteriali di Giovanni Paolo II, che giunge, pur di sostenere una natura androgina o un femminino sacro in Dio ad alterare persino le Scritture.
Tanto per fare un esempio, nella sua "Lettera alle famiglie" per l'anno 1994, Giovanni Paolo II cita o parafrasa i due versetti, 14 e 15, del terzo capitolo dell’Epistola di San Paolo agli Efesini. In questo passo è evidente il collegamento che stabilisce San Paolo tra Dio Padre e tutti gli altri padri, spirituali o carnali, angeli o uomini, che solo analogicamente a Lui possono fregiarsi di questo nome che, altrimenti, non spetterebbe loro (“E non chiamate nessuno sulla terra Padre, perchè uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” Matteo, XXIII, 9). L’espressione paolina è fedelmente riportata nei nn. 5 e 6 della "Lettera". Ma nel n. 7, Giovanni Paolo II la parafrasa scrivendo “dal quale ogni paternità e maternità trae nome”; la citazione rinvia il lettore a Ef 3, 14-15, dove però invano si troverà il termine “maternità”.
Nel n. 9 Giovanni Paolo II non parafrasa più il versetto di San Paolo, ma lo cita direttamente ... inserendo una parentesi inesistente nella Bibbia: “piegando le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità [e ogni maternità] nei cieli e sulla terra prende nome”.
La “maternità” si è così intrufolata tra parentesi, per poi essere ammessa a pieno titolo nel n. 11 (“Piegando le ginocchia davanti al Padre, dal quale proviene ogni paternità e maternità...”), e così ogni altra volta in cui il versetto è parafrasato (n. 16 e 23), mentre la parentesi ritorna nella citazione del n. 15. Curiosamente, poi, le parole scritturali “del Signore nostro Gesù Cristo” sono omesse tutte le volte (tranne una, al n. 15) senza neppure avvertirne il lettore coi puntini di sospensione.
Ora, se S. Paolo ha utilizzato il termine “paternità” e non quello di “maternità” ciò non è stato certamente a caso. Certo, Dio è creatore di tutte le cose, causa prima di ogni “movimento” (incluso quello della maternità) ed esemplare di ogni creatura.
Ed è altrettanto vero che Dio, puro Spirito, non è sessuato, non è né maschio né femmina.
Ma non a caso, tuttavia, Dio si è rivelato a noi come Padre e non come Madre, e la seconda persona, quella del Figlio (e non “della Figlia”) si è incarnata in un uomo di sesso maschile, Gesù Cristo, che è “il nuovo Adamo”
(cf. Rm 5 e 1 Cor 15) e non la nuova Eva. Posto che l’interpolazione della Sacra Scrittura operata da Wojtyla non è casuale, quale ne sarebbe il motivo?
“La maternità - scriveva Giovanni Paolo II - implica necessariamente la paternità e, reciprocamente, la paternità implica necessariamente la maternità: è il frutto della dualità, elargita dal Creatore all’essere umano ‘dal principio’”.
Questa spiegazione è piuttosto banale. Non possiamo, evidentemente, contentarci. Infatti, paternità e maternità sono reciproche solo nel caso di una generazione corporale. Ma non si implicano affatto nella generazione spirituale, alla quale anche (e soprattutto) fa allusione l'Apostolo delle Genti: nè all’eterna generazione di Dio Figlio da parte di Dio Padre (alla sua paternità non corrisponde la maternità) nè nella “paternità” angelica cui, pure, accenna S. Paolo (cfr S. Tommaso, Somma Teologica, I, q. 45, a. 5, ad 1; Commento all’Epistola agli Efesini, 3, lect. 4) con le parole “in coelis”. Ora, è proprio la paternità di Dio Padre in cielo che è il modello di ogni altra paternità in terra; questo modello non include quindi necessariamente la maternità, a meno che non si voglia inserire, al seguito del Maestro di Wojtyla, Solo’vev, l’elemento femminile in Dio.
Perchè, dunque, Giovanni Paolo II ha interpolato S. Paolo, facendogli dire che “ogni maternità” viene dal ... Padre[!]? Possiamo rispondere che certamente egli ha voluto venire incontro alle istanze femministe? No, questo non basta. Dietro, vi è il pensiero personalista e, ancor più in profondità, il concetto che, in fondo, Dio (che è una Persona, anzi, Tre Persone) è, come scrisse all'epoca il giornale dei "Vescovi", Avvenire, “insieme, padre e madre”, è insomma quell’Androgino (cioè Ermafrodito, Uomo-Donna) primitivo vagheggiato dalle tradizioni esoteriche, all’unità del quale bisogna tornare per risolvere la dualità. Per capire ciò basta collegare l’interpretazione del libro della Genesi fatta da Wojtyla con quella della Lettera agli Efesini interpolata, illuminare il tutto alla luce di Solov’ev e... servire in Loggia! Quanto alla teologia “femminista”, non solo non ci allontana da questa conclusione, ma ci riporta ancora una volta ad essa, poichè l’idea di un Dio “femminilizzato” è un caposaldo di detta “teologia” da strapazzo, fondata sull'idea di un dio hegeliano e sulla falsa mistica panslavista, con ascendenze “frankiste” (non mi riferisco al Generale Franco, ma a J. Frank, “mistico” giudeo-polacco!).
Per incidens: questo è uno dei motivi per il quale non ritengo che Giovanni Paolo II goda delle visione beatifica di Dio!


I contributi di Augustunus spesso mi invogliano ad una raccolta e stampa degli stessi... prima o poi mi deciderò a farlo.
UT UNUM SINT!