
Originariamente Scritto da
Katuiros
Credo, personalmente, che a fronte delle manifestazioni che sono in atto in tutto il nostro paese sia ora di fare luce sulla riforma Gelmini: questo articolo cerca, volutamente, di essere al di sopra di qualsiasi orientamento politico, e vuole gettare uno sguardo critico sia al processo di riforma delle nostre scuole che alle manifestazioni che la stanno seguendo.
Il decreto legge in cui si trova la riforma è il 133, più precisamente agli articoli 64 e 66( se ne avete voglia, potete leggerlo al link
http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm ) più qualche aggiunta minore agli art. 33 e 16; esso non si occupa altro che della riorganizzazzione della struttura scolastica al fine di diminuire la spesa pubblica e rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse convogliate o già esistenti.
Leggiamo nell'art. 64 che per ottenere questo:
1.Entro il 2011 si dovrà ridurre del 17% il personale totale.
2.Nella scuola primaria si avrà un orario settimanale di 24 ore con maestro unico.
3.Sarà stabilizzato intorno alle 30 ore l'orario settimanale di scuola secondaria e superiore.
4.Verrà riformato il criterio di formazione delle classi, aumentando il minimo di alunni. 5.Gli istituti scolastici con meno di 500 alunni (circa 700 ad oggi) saranno accorpati agli altri.
(approfondimenti qui:
http://www.gildains.it/news/2008/011...ni_sintesi.htm)
All'art.66 invece troviamo riforme riguardanti le assunzioni e i finanziamenti alle università:
1.
Per ogni 10 pensionati, si potranno effettuare solo due nuove assunzioni. (“Blocco dei Turnover”)
2.
Riduzione progressiva dei finanziamenti alle università fino a 450 milioni circa per l'anno 2012.
Infine – non mi ricordo però dove se ne parli però – si è voluto agire anche in senso meritocratico formulando questa soluzione: ai professori più bravi verrà dato un bonus sullo stipendio.(Leggere qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292247 )
La riforma Gelmini, quindi, non riguarda in nessun modo la privatizzazzione degli atenei!
Quest'ultima infatti è stata fatta nel DL 112 ("Decreto Brunetta")
varato il 25 giugno 2008, più precisamente all'art.16 (”
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”) e funziona pressapoco così
: su libera iniziativa una università può trasformarsi in fondazione di diritto privato,
per fare questo però deve ottenersi, in seno ad essa, il favore del 51% del senato accademico.
Nella sostanza già dal 25 giugno, se i professori vogliono, possono rendere l'università privata:
perchè nessuno ha manifestato allora? La parte che più va a danno degli studenti è questa!
Che strana coincidenza.. Vediamo di trovarci una spiegazione plausibile: i giovani non hanno le stesse capacità e lo stesso contatto con la politica (per un insieme di ragioni) dei professori, ed è proprio per questo che si è dovuto aspettare che fossero i professori a dare l'incipit degli scioperi! Chi non è neofito di manifestazioni e occupazioni studentesche troverà in queste righe la conferma alle proprie perplessità di fronte a quella strana evidenza per la quale molto spesso in mezzo a quest'ultime si celi una quantità strabiliante di insegnanti.
Sarebbe divertente se si scoprisse che pure quel 40enne calvo e brizzolato che l'altro ieri (29/10/08) parlava al microfono in piazza Navona era un professore! Fors'ancora proprio come quelli che arrivarono nella stessa piazza all'inizio degli scontri!
Ritorniamo al punto precedente: questo governo - ancora prima dell'inizio della crisi – ha sempre sbandierato la necessità di una “iniezione di meritocrazia” nella nostra società; questa qui, chiaramente, deve, in primis, passare dalla formazione!
Tale ragionamento sarebbe perfettamente logico se non fosse che, evidentemente, nel passare alla pratica qualcuno -la Gelmini- ha fatto confusione: si è dimenticato che a decidere il destino della nostra nazione non sarà la bravura dei formatori, ma quella dei formati: il merito dovrebbe essere premiato fra i ragazzi!
Questa è, sì, una grossolana falla della riforma!
Proviamo a trovarci un'altra spiegazione plausibile: probabilmente il ministro, ben sapendo che questo insieme di tagli avrebbe suscitato le ire roventi della casta dei professori, largamente rappresentata in ambito politico dall'opposizione, ha ben pensato di agire in questo modo (cioè col bonus di stipendio ai professori bravi) per gettare un po' d'acqua sul fuoco. Trattamento di riguardo verso cui gli studenti non hanno uguale diritto, dato che questi non hanno lo stesso peso politico degli altri, come dimostra ampiamente il fatto che alla manifestazione “unitaria” di ieri sono arrivati tutti: CGIL,CISL,UIL,PD,RIFONDAZIONE, e chi più ne più ne metta!
Il fatto è che la scuola italiana necessita di una riforma già da un sacco di tempo(più o meno dal '68); stando ai rapporti OCSE il nostro stesso ateneo di Bologna (il più vecchio dell'occidente) sta al 192esimo posto nella classifica mondiale. (figuriamoci gli altri atenei italiani!)
Può, obbiettivamente, avere senso che su un campione medio di 100 italiani 50 siano laureati scienze politiche, 30 in dams e 20 in aeronautica spaziale?
Può, ancora, avere senso che per fare il carabiniere uno debba avere una laurea in lettere?
Perchè io devo pagare l'università pubblica per chi dopo 7-8 anni deve ancora finire la triennale?
Questi sono problemi che vanno risolti!
Significa allora che bisogna privatizzare? Assolutamente no! Dato che la privatizzazzione non cura in nessun modo il bisogno di meritocrazia e dinamismo dell'istruzione: chi diamine ha detto che se uno ha i soldi per permettersi di studiare è necessariamente dotato? Così facendo si ritorna punto e a capo: quella puzza di stantìo dell'istruzione attuale, massificata e '68ina sarà la stessa puzza che si respirerà negli atenei allorquando l'istruzione sarà riservata ad una stretta cerchia di persone dotate economicamente. Nell'istruzione attuale il successo non è praticamente presente, così come il fallimento. Nell'istruzione privata non lo sarà nemmeno: sarà semplicemente diminuito il range di persone che avranno diritto a prendervi parte.
Ci sono una serie di errori di fondo nell'istruzione e nella struttura scolastica relativa che vanno risolti.
Cercherò di coglierne, per adesso, i due all'ordine del giorno:
E' ora di finirla di puntare sulla quantità, e bisogna puntare sulla qualità. All'istruzione devono avere diritto tutti, ma ha senso che solo chi ha talento vi partecipi e la usi per produrre frutti.
Il sapere non è fine a se stesso! Questo concetto, profondamente '68ino, è alla base della nostra incapacità nella ricerca.
(I due punti sono sottilmente legati.)
Molti leggendo diranno che il primo punto è quasi ovvio, ma non è così: paradossalmente oggi ci si ritrova in una situazione tale per cui chi non ha una laurea è considerato una pecora nera, un'eccezione; dovrebbe invece essere il contrario! Ci aspettiamo per caso che in un'azienda 9 faranno i direttori e 1 l'operaio?
Di fronte a questa evidenza molti penseranno che invece ci vogliono 10 direttori: ma questo non funzionerà mai:
Scusa, conosci qualche scuola dove ci siano 10 presidi ogni insegnante?

Se si, fammelo immediatamente presente, CONFESSO LA MIA IGNORANZA IN MERITO ( già fa un sacco di danni un preside solo, figurati un centinaio! )!!
dopo 200 anni di storia ancora nessuno si è forse reso conto che la “bella utopia” (per citare Moni Ovadia) è fallita? Se si lascia posto a chi ha talento invece, otterremo che questo creerà sottospazi in cui i meno fortunati (cioè con meno doti) potranno farsi, creando lavoro!
Per spiegare il secondo punto c'è bisogno di molto più tempo. Ne discuterò in un altro articolo.
Luca Tampellini