OMNIA SUNT COMMUNIA
Chomsky, «crolla il fondamentalismo del libero mercato»
Ma è in crisi anche la democrazia in mano alle imprese e non al popolo
L’attuale crisi finanziaria è anche la crisi di un modello culturale che ha come dottrina centrale il fondamentalismo del libero mercato
A sostenerlo Noam Chomsky, il linguista e professore emerito del Massachusetts Institute of Technology, in un’intervista all’agenzia messicana Reforma. «Il modello socio-culturale finora dominante ha subito un grave colpo, è stato radicalmente modificato dall’intervento dello Stato, lo stesso tipo di intervento negato e vietato per i Paesi poveri». Ma non è finita secondo Chomsky, perché questo stesso modello subirà ulteriori trasformazioni in conformità con gli interessi dei centri di potenza economica, che in gran parte sono controllati dalla politica statale. Come non essere d’accordo con le parole del filosofo John Dewey, che definiva la politica «l’ombra che le grandi imprese proiettano sulla società».
L’entità della crisi economica attuale non è quantificabile, anche perché in campo ci sono diversi fattori di crisi. C’è la crisi finanziaria, che è su tutte le prime pagine dei giornali; la recessione dell’economia reale, vale a dire l’economia produttiva; e infine, negli Stati Uniti, l’imminente crisi dell’inefficiente e costoso sistema di assistenza sanitaria privata, che rischia di compromettere il bilancio federale Usa.
È altamente improbabile che ci si trovi di fronte alla fine della supremazia americana, secondo il professore del MIT. «La crisi può portare avanti il processo di diversificazione dell’economia globale. Ma gli Stati Uniti continuano a detenere enormi vantaggi, tra cui la schiacciante potenza militare. L’Europa è caratterizzata da un’economia di scala comparabile ma eterogenea, e finora si è dimostrata riluttante a fare un passo in avanti nel mondo degli affari, preferisce rimanere nell’ombra degli Stati Uniti. La Cina e l’India sono cresciute, come gli altri Paesi asiatici che sfidano l’ortodossia neoliberale, ma hanno enormi problemi interni».
Sulla possibile vittoria di Barak Obama alle elezioni presidenziali Chomsky non si sbilancia. Lo colloca tra i sostenitori di un generico «centralismo democratico», ma non manca di riconoscere come estremamente significativo anche il solo fatto che alle primarie del Partito democratico i candidati siano stati una donna e un nero. «Quarant’anni fa sarebbe stato quasi inconcepibile», ci tiene a sottolineare, e di questo bisogna rendere merito al movimento degli anni sessanta.
(4.11.08)www.larinascita.org
ARDITI NON GENDARMI




L’attuale crisi finanziaria è anche la crisi di un modello culturale che ha come dottrina centrale il fondamentalismo del libero mercato
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