caso Cittadinanza russa per il generale serbo Kadijevic. Protesta la Croazia: «Crimini atroci»
E Putin «premia» il boia di Vukovar
Agli ordini di Milosevic Guidò la battaglia che segnò l' inizio delle guerre balcaniche. Accusato da Zagabria di aver ucciso un migliaio di civili, è ricercato dall' Interpol. Il Cremlino l' ha scelto tra i «benemeriti amici» del popolo russo
Mandato di cattura 2007/15839. «Cognome: Kadijevic. Nome: Veljko. Sesso: maschile. Data di nascita: 21 novembre 1925 (82 anni). Luogo di nascita: Glavina Donja, Croazia. Lingue parlate: inglese, serbo. Nazionalità: serba. Tipo di reati: crimini di guerra. Ordine d' arresto spiccato per: Bjelovar, Osijek, Vukovar. Se avete notizie su di lui, avvertite la polizia del vostro Paese». Anzi, no: se navigando nel web andate a infrangervi sul sito dell' Interpol, sezione Wanted, schiacciate pure il Canc. Il latitante generale Kadijevic, ultimo ministro della Difesa jugoslavo, «il boia di Vukovar» che tre giudici croati aspettano di processare per un migliaio di civili massacrati, non sarà mai estradato. Fuggito a Mosca tre anni fa, per gentile concessione di Putin è diventato cittadino russo. Quasi senza dirlo: un breve annuncio dell' agenzia Novosti, lunedì, il nome nascosto fra 13 altri benemeriti prescelti dal Cremlino, poi la data del decreto (13 agosto) firmato dal presidente Medvedev e un grato, succinto, obbligato commento: «Ja istinnyj drug russkogo naroda», sono un amico sincero del popolo russo. Amico? Amicone. A Mosca, il generale Kadijevic non ha mai avuto problemi e via via era segnalato nelle dacie di Dimitri Yazov, il generalissimo dell' era gorbacioviana, o a casa dei paperoni serbi che sotto Putin si sono fatti ancora più ricchi, primo fra tutti il fratello dell' ex dittatore Slobodan Milosevic. Avvistato pure in Florida, ex cadetto di un' accademia Usa, qualche dubbio l' hanno fatto sorgere anche i suoi rapporti privilegiati con Washington: durante la guerra in Iraq, Kadijevic sostiene d' essere stato consigliere militare degli americani nella caccia ai saddamisti nascosti. Di sicuro, è un esperto di nascondigli. Una volta il Tribunale dell' Aja provò a convocarlo, solo per testimoniare, e tempo due giorni lui sparì dall' ultimo domicilio conosciuto. Lo scorso novembre, per bocca della ministra per la giustizia, Ana Lovrin, il governo croato disse d' aspettarsi un gesto responsabile dal Cremlino, perché «un mandato d' arresto internazionale è pur sempre un dovere per ogni Paese». Kadijevic chiamò la tv serba e replicò che l' Interpol poteva cercarlo quanto voleva: «A Mosca, il mio status è di rifugiato politico». In realtà, ad aggiornare la pratica, sono bastati il caso Kosovo e quest' anno di nuove tensioni balcaniche, con la Russia che guida una fronda filoserba: «Questa cittadinanza - protesta ora l' ambasciatore croato alla corte di Putin, Bozo Kovacevic - rende quasi impossibile processare il responsabile dei più atroci crimini di guerra commessi in Croazia». Riposino senza pace, giustizia è sfatta. Vukovar, novembre 1991, fu il primo grande massacro dei Balcani. Il primo firmato dai paramilitari serbi del terribile Arkan. Centinaia di cadaveri, le fosse comuni, gli stupri, duecento prigionieri ammassati ed eliminati in un ospedale, donne e vecchi mai più ritrovati. «La Stalingrado croata», episodio-chiave d' una guerra d' indipendenza da Belgrado che fra il 1991 e il 1995 fece più di diecimila morti: forse, in tutta l' ex Jugoslavia, nemmeno Mostar ebbe devastazioni così pesanti. Per il sangue di Vukovar, il Tribunale dell' Aja ha già condannato quattro fra alti militari e politici. Vent' anni di carcere. Nell' indifferenza generale, ora si sta processando Vojislav Seselj, il leader radicale serbo che consigliava Milosevic. E il generale Kadijevic? Comandante supremo dell' esercito di Belgrado fino al 1992, fu lo stratega delle guerre in Slovenia e in Croazia. Per i suoi tentativi di coinvolgere subito l' Onu, allora fu giudicato troppo «molle» dai turboserbi e a un certo punto venne pure silurato. In verità, dicono i croati, Kadijevic fu il braccio armato di Milosevic, l' inventore delle Tigri di Arkan: non poteva non sapere. Lui nega. Scarica la colpa dei massacri sui sottoposti. «Dormo tranquillo», ha sempre detto. Chissà ora. Francesco Battistini
Battistini Francesco
http://archiviostorico.corriere.it/2...81004082.shtml






