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    Predefinito Italia sempre più povera: oltre 7 milioni di persone a rischio

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    L'allarme dell'Istat: da cinque anni la situazione non cambia
    Italia sempre più povera:
    oltre 7 milioni di persone a rischio
    Soprattutto nel Mezzogiorno
    Carrelli al supermercato. Anche fare la spesa sta diventando un problema per le famiglie italiane ...
    Castalda Musacchio
    C'è chi, come Almunia, il commissario Ue agli affari economici, spera in un effetto-Obama per scacciare le nuvole della recessione. Ma proprio quelle nubi, nere e dense, non fanno presagire nulla di buono per il Paese. Nonostante i sondaggi del Cavaliere, l'Italia è ormai formalmente entrata in recessione tecnica, e anche l'Istat, ieri, ha confermato la crisi profonda, a crescita zero, in cui versa la nostra economia. Siamo poveri, sempre più poveri, e il disagio aumenta per milioni di famiglie diventate nel corso di questi ultimi anni sempre più indigenti. Soprattutto, neppure a dirlo, al Sud.
    La fotografia scattata dall'istituto di Statistica tratteggia una realtà a tinte fosche. L'11,1% delle famiglie italiane sono povere, si legge nell'ultimo dossier. E si tratta di 2.653mila nuclei, pari a 7.542mila persone, in pratica il 12,8% dell'intera popolazione. E, purtroppo, gli ultimi dati sulla povertà relativa certo non confortano. Rispetto a quelli dell'anno precedente la situazione è invariata: allo stesso modo si era rilevato che le famiglie povere erano l'11,1% (2.623.000) e i poveri il 12,9% (7.537.000). Una tendenza che, rivela l'Istituto di statistica, conferma come i dati e le previsioni degli ultimi cinque anni hanno lasciato praticamente immutato uno scenario sociale in cui non vi è stato o per lo meno non si è registrato alcun progresso. Per il 2007, sono povere (e si parla di povertà relativa, ndr) tutte quelle famiglie di due componenti che hanno speso per persona meno o pari a 986 euro e 35 (+1,6% rispetto alla linea del 2006). Le famiglie povere continuano ad avere una spesa media equivalente pari a 784 euro al mese (+1,9%). Una povertà che si acuisce al Sud, dove l'incidenza è quattro volte superiore a quella del resto del Paese e va a colpire con maggiore forza le famiglie più ampie, in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni. E' inoltre più diffusa tra le famiglie con anziani - nonostante il miglioramento osservato negli ultimi anni - che presentano valori di incidenza superiori alla media. Una povertà, infine, fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali ("working poor") e all'esclusione dal mercato del lavoro: l'incidenza, infatti, di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca del lavoro (9,9%). Gli unici segnali di miglioramento? Si registrano in Toscana dove l'incidenza di povertà è scesa dal 6,8% al 4%. Un indice negativo che purtroppo colpisce tutti i nuclei studiati anche quelli che fino a qualche tempo fa erano praticamente esclusi dal computo, come per le famiglie con tre componenti (dove la povertà è salita dal 10 all'11,5%) e per le coppie con un figlio (dall'8,6% al 10,6%) o per i nuclei con una persona di riferimento di età compresa tra i 55 e i 64 anni (per le quali la soglia di povertà è salita ancora dal 7,5% all'8,9%).
    Nel Nord il peggioramento della povertà tra le coppie con un figlio (da 3,2% al 5%) e tra le famiglie con un figlio minore (da 3,9% a 5,7%) è particolarmente evidente e si accompagna a quello delle famiglie con cinque e più componenti (da 8,1% a 12,2%), in particolare famiglie con tre o più figli minori (da 8,2% a 16,4%) e famiglie con membri aggregati (da 9,1% a 13,4%). Anche in questo caso le misure a sostegno delle famiglie numerose a basso reddito non ha inciso positivamente sulla povertà poiché - come hanno spiegato i ricercatori Istat nel corso del briefing - nel settentrione d'Italia il reddito delle famiglie è più alto di quello contemplato dalle misure messe in campo dal governo. Infine, gli unici segnali di miglioramento nel Nord si osservano tra le coppie con due figli (da 6,2% a 4,6%) e tra le famiglie con due figli minori (da 8,4% a 5,6%).
    Così, se la Toscana migliora il suo livello di benessere (qui l'incidenza è diminuita di 2,8 punti percentuali, ndr), la Sicilia sprofonda, restando purtroppo ancora il fanalino di coda nella classifica nazionale (con un'incidenza di povertà salita al 27,6%). Preceduta ma di un solo punto percentuale dalla Basilicata. Mentre prima ancora nella classifica virtuosa del benessere si conferma il Veneto che resta la regione con la minor incidenza di povertà: sfiora appena il 3,3%. Dati - osserva l'associazione dei consumatori - che sono altresì fuorvianti. Il motivo? E' presto detto. Se l'Istat, infatti, tiene conto solo delle persone sotto la soglia della povertà e non di quelle che si collocano poco sopra questo limite ma che, ugualmente, non ce la fanno ad arrivare alla terza settimana del mese, allora dovremmo considerare poveri ufficiali circa 22 milioni e mezzo di italiani, vale a dire più di un terzo della popolazione. A questo punto - osservano le opposizioni e le associazioni - sarà bene che il governo alla fine se la metta una mano sulla coscienza, e, invece di sborsare fior di miliardi per banche e clausole "salvamanager" pensi forse a ridistribuire il reddito per un Paese che non ce la fa più. E neppure l'effetto Obama - assicura qualcuno - basterà per risollevare le sorti di un'economia in crisi.


    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    Predefinito

    Dopo la Caritas, l'Istat...che dite, ci saranno margini di speranza che la classe dominata (uso un termine largo appositamente) riesca a capire la portata della catastrofe di questo sistema economico escudente?

 

 

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