GERUSALEMME (Reuters) - Israele ritiene che la disponibilità di Barack Obama, presidente in pectore degli Stati Uniti, ad avviare un dialogo con l'Iran potrebbe essere vista in Medio Oriente come un segno di debolezza rispetto alla linea dura sul programma nucleare di Teheran.
"Viviamo in una realtà in cui a volte il dialogo - in una situazione in cui prima voti le sanzioni e poi apri il dialogo - può essere interpretato come debolezza", ha detto il ministro degli Esteri Tzipi Livni, rispondendo a una domanda di Radio Israele sulla nuova politica di Obama per l'Iran.
Le parole di Livni sono una prima nota stonata da parte di un alto rappresentante del governo israeliano nei confronti di Obama, che ieri ha stravinto le elezioni presidenziali Usa.
Alla domanda se appoggiasse un dialogo degli Usa con l'Iran, Livni ha detto: "La risposta è no".
Livni, che guida il partito centrista Kadima alle elezioni parlamentari del 10 febbraio, ha anche detto che "la linea di fondo" è che gli Stati Uniti, sotto Obama, "non vogliano accettare un Iran nucleare".
Obama si è espresso a favore di un rafforzamento delle sanzioni contro Teheran ma ha anche aperto alla possibilità di colloqui diretti con gli Stati Uniti per risolvere problemi come la disputa sulle ambizioni nucleari iraniane.
L'Occidente ritiene che il programma di arricchimento nucleare iraniano serva per produrre armi atomiche, un'accusa che la Repubblica Islamica respinge.
Israele, che si ritiene abbia l'unico arsenale atomico del Medio Oriente, giudica il programma nucleare di Teheran una minaccia per la sua esistenza.