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    Predefinito Unione Sarda: Speciale sulla Limba Sarda Comuna

    La "Limba comuna" che è stata introdotta dalla Regione scontenta e divide: «Oscurato il campidanese»

    La lingua sarda sotto esame

    I critici: «La variante scelta non è democratica»

    Il sardo è considerato dagli studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino.
    di PIETRO PICCIAU
    Non piace e divide. «Poco democratica», per i denigratori. «Lingua bandiera e strumento per potenziare la nostra identità collettiva», per il legislatore che il 18 aprile 2006 ha partorito la Limba sarda comuna, norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell'Amministrazione regionale . Frutto atteso da anni, il sardo scritto è materia che appassiona ma segna un'ampia diversità di vedute e giudizi. Il sito della Regione "Sardegna cultura" chiarisce: «Sa limba sarda comuna è naturale al 92,8 per cento, è in posizione mediana rispetto ai dialetti del sardo e può essere ancora migliorata per farla diventare la lingua ufficiale dei sardi». Se è così, perché tante critiche?
    Tra i giudizi più severi sulla Limba sarda comuna (Lsc), quello di Mario Puddu, docente di San Giovanni Suergiu, uno dei dieci componenti della commissione di esperti nominati il 9 maggio 2005 dalla Giunta regionale con l'incarico di individuare una varietà linguistica naturale e disporre di una lingua scritta di riferimento, da affiancare all'italiano, per la pubblicazione di propri documenti. L'accusa: «Nella stesura finale della lingua ci sono forme verbali inventate. Mi chiedo perché. Quel sardo non è una lingua comune ma logudorese con qualche aggiustamento. La lingua sarda c'è, non c'è bisogno di crearne un'altra».
    DIFFUSIONE Parlato da oltre un milione di residenti in ambito familiare e locale, il sardo è considerato dagli studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino, con due varianti principali: il campidanese e il logudorese-nuorese. Dal 1997 è lingua ufficiale della Sardegna al fianco dell'italiano (legge 26) e per la sua tutela si ricorre alla legge statale 482 del 1999 e alla stessa legge 26. Abortito nel 2001 un primo tentativo di imporre la Limba sarda unificada (lingua-modello di riferimento mai adottata per una serie di contrasti), nel 2006 è stata pubblicata la Limba sarda comuna , lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione.
    Due anni di sperimentazione hanno alimentato polemiche e fratture. Tonio Pani, assessore alle Tradizioni popolari del Comune di Quartu (il primo in Sardegna ad aver promosso un assessorato alla lingua sarda, guidato da Elena Ledda con la Giunta Milia), sottolinea i punti critici della Limba comuna: «Non rappresenta una mediazione tra le macrovarianti logudorese e campidanese ma è sostanzialmente logudorese con qualche ridicolo esito campidanese inserito come un contentino». Pani, che è anche poeta improvvisatore, difende il campidanese, lingua che utilizza nelle riunioni di Giunta e negli uffici dell'assessorato al settimo piano del Municipio di via Porcu a Quartu: «È la variante più diffusa in Sardegna e ha una ricca produzione poetica e letteraria, tanto quanto il logudorese». Ne fa una questione di principio: «La politica linguistica della Regione tende a inserire la Limba sarda comuna in qualsiasi contesto: comunicativo, scolastico e istituzione a discapito delle tanto sbandierate intenzioni di lingua amministrativa in uscita solo per gli atti della Regione». Mette sotto accusa le «continue censure al campidanese nei siti della Regione» mentre si dà «grandissimo risalto alle produzioni logudoresi». Si associa alle voci contrarie, «scrittori, poeti e università sarde e chiunque abbia a cuore uno standard a doppia norma campidanese-logudorese».
    MINORANZE La paura di un corto circuito linguistico è sottolineato sia da Pani che da amministratori e scrittori: «Per salvaguardare le lingue di minoranza è necessario che gli insegnanti utilizzino durante le lezioni la lingua degli affetti, cioè la lingua che il bambino apprende, oltre all'italiano, nel proprio nucleo familiare». La proposta: «Un tavolo d'incontro tra associazioni, gruppi di interesse e la Regione per risolvere le questioni ancora aperte perché c'è il rischio, nonostante il grande interesse sulla lingua di minoranza, di perdere l'ultimo decisivo treno per la sopravvivenza della nostra lingua».
    Oreste Pili, assessore alla Cultura del Comune di Capoterra, lancia un appello al presidente della Regione Renato Soru: «Riveda le scelte fatte in materia di lingua sarda. Lascia perplessi e crea divisioni. La Limba sarda comuna non corrisponde alla lingua parlata dai campidanesi, non è la lingua che apprendono i nostri figli. È un miscuglio incomprensibile. Appena nominata, la nostra Giunta ha istituito la consulta della lingua sarda e la lingua che utilizziamo per parlare è il campidanese».
    PROPOSTA Il professor Giulio Solinas, scrittore in sardo campidanese, rinnova la sua proposta: «Se non si interviene quanto prima, molti termini appartenenti alla civiltà contadina andranno persi per sempre. Ritengo giusto dare ai bambini delle scuole elementari e materne la possibilità di coltivare la lingua locale per un primo intervento di tutela e salvaguardia. Giunti alle scuole medie, gli insegnamenti potrebbero diventare incrociati: nel Campidano i ragazzi potrebbero apprendere il logudorese, nel Logudoro, viceversa, il campidanese». L'obiettivo: «I giovani devono apprendere naturalmente, senza imposizioni, una lingua veramente parlata non il risultato di un pasticcio imposto da pochi alla stragrande maggioranza dei sardi. Oggi, con la Limba sarda comuna si vuole imporre una lingua parlata da 50 mila sardi - su circa centomila logudoresi che capiscono e parlano il logudorese - ai 300mila abitanti del Campidano che parlano il campidanese».
    Di incubo sardo ha scritto in un intervento lo studioso Eduardo Blasco Ferrer: «È impensabile che possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale». Come uscirne? «Aprendo una discussione. Se si vuole uno standard unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due standard, venendo incontro alla volontà popolare».

    L’unione Sarda 13/11/2008 Pagina 41 - Speciale

  2. #2
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    L'assessore regionale alla Pubblica istruzione difende il lavoro fatto due anni fa dagli esperti

    Mongiu: «Una soluzione sperimentale»

    «Non è una lingua ufficiale ma un codice di mediazione per sperimentare l'uso della lingua sarda nell'amministrazione». Maria Antonietta Mongiu, assessore regionale alla Pubblica istruzione, non è sorpresa: «Capisco l'equivoco di chi critica la Limba sarda comuna». Col garbo della docente di latino sperimentato in anni di insegnamento al liceo Siotto di Cagliari, Mongiu spiega: «Anch'io, prima di occuparmi in prima persona di lingua sarda, faticavo a comprendere la complessità del tema. La Limba sarda comuna, risultato di un lavoro meticoloso fatto da importanti linguisti, non è una lingua ufficiale che esclude le altre varianti della nostra lingua sarda. Si tratta unicamente di una soluzione ortografica e morfologica per un uso sperimentale. È una sorta di intermediazione per scongiurare l'indistinto nell'uso della lingua scritta».
    C'è chi protesta e accusa: il campidanese è stato tenuto ai margini, quasi escluso, dalla nuova lingua. «Se consideriamo che la Limba sarda comuna non è una lingua parlata ma costituisce una serie di norme ortografiche e morfologiche per agevolare la stesura di atti pubblici dell'amministrazione, si comprende che nessuno intende escludere qualcosa o qualcuno. Nei 337 Comuni sardi stiamo sperimentando la videoregistrazione: persone di oltre 75 anni parleranno e diffonderanno la variante linguistica che è loro naturale. La ricchezza di una lingua consiste nella sua varietà e in Sardegna siamo favoriti da questo aspetto. La Limba sarda comuna è uno standard scritto che rappresenta l'inizio di un'operazione di recupero della nostra identità culturale che altri, penso alla Catalogna, hanno iniziato da tempo».
    Logudorese innamorata della sua variante linguistica, l'assessore non ha mai pensato di rinunciare alla parlata appresa fin da bambina «soltanto perché sono state introdotte norme ortografiche e morfologiche in una lingua sperimentale».
    Mongiu ha convocato recentemente i responsabili dei 198 uffici per la lingua sarda aperti nei Comuni e nelle province sarde: al di là dell'opera di rilancio della «centralità della lingua sarda» nelle politiche identitarie della Regione, Mongiu preme perché il sardo venga utilizzato nelle attività quotidiane normali. Con una lettera alle amministrazioni, ha inoltre ricordato che l'attività dell'operatore di sportello è quella di «comunicare fluentemente in lingua sarda, comprendere la lingua parlata e scritta, redigere un testo scritto e tradurre in lingua sarda». Sottolinea anche la «necessità di selezionare personale con un'adeguata preparazione professionale e culturale» perché si possa «valorizzare, promuovere e dare una buona visibilità alla lingua di minoranza». Se questo non avvenisse? Scatterebbe la «revoca del finanziamento». La lingua sarda è una cosa seria. (p. p.)

    L’unione Sarda 13/11/2008 Pagina 41 - Speciale

  3. #3
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    totu sa genti a brèchidus ca anca s'Unioni Sarda iat "apaltau una pagini intrea" a is criticus de sa LSC.. prexaus ant essi oi ca chistionat de su chi est aparicendi sa Regioni in Macumer?

    parit bell'e berus..




    La diversità delle lingue va in scena a Macomer


    Dal 28 al 30 novembre studiosi riuniti per discutere di Sardegna, Italia ed Europa nella Cunferèntzia regionale de sa limba sarda
    Sono 377, uno per ogni paese, hanno almeno 75 anni e da qualche mese sono coinvolti in un’operazione della memoria che li porta a raccontare una storia nella loro lingua. Diversa da un paese all’altra, caratterizzata da suoni diversi. «Tanti quante sono le varietà delle orchidee nella nostra isola », dice l’assessore alla cultura Maria Antonietta Mongiu. Che alle varietà, all’ identità declinata «al presente e al futuro, al plurale e al solidale» dà grande importanza. Curata da Giulio Paulis, Gianfranco Cabiddu e Pietro Clemente, la ricerca sul campo si concluderà sotto Natale e arricchirà di un nuovo capitolo quell’affascinante Biblioteca di Babele che è la Digital Library. Costruire percorsi identitari complessi è la parola d’ordine dell’assessore: che attribuisce all’interno di questi percorsi un ruolo determinante alla lingua, e alla sua valorizzazione. A dimostrarlo, è il servizio di politica linguistica, nato a maggio e diretto da Giuseppe Corongiu. E proprio oggi va a intesa, nella conferenza regione-enti locali il piano triennale sulla lingua e la cultura sarda, assaggio decisivo nel costruire un percorso fatto non solo di capitoli di spesa ma anche di idee su come utilizzare, studiare e “veicolare” un patrimonio linguistico. Rientra in questa prospettiva più ampia la conferenza regionale della lingua sarda che si terrà il 28, il 29 e il 30 novembre a Macomer. Sa diversidade de sas limbas in Europa, Itàlia e Sardigna il titolo del convegno, annunciato in locandina in Lingua Comuna. Che come è noto non è né letteraria né parlata. E in quanto comuna sembrerebbe l’antitesi de sa diversidade. Un paradosso? No, un difetto di comunicazione: «La Lingua Comuna non è la lingua ufficiale della Sardegna, è soltanto la lingua amministrativa», sottolinea s’assessora regionale de s’Istrutzione Pùblica: «Un sistema ortografico in cui si trascrivono documenti amministrativi». Semplicemente un codice, insomma, del quale la Sardegna (unica regione italiana) si è dotato, in rispetto alla legge sulla salvaguardia della lingua. «Il resto è una grande varietà nel dire, nel parlare, che non può essere semplificato, tantomeno negato». Vario, e inserito in un discorso europeo oggi vivacissimo, il convegno porterà a Macumère, carrera de Ariosto, studiosi di università italiane ed europee: a parlare di diversità linguistiche in Europa e di situazione sociolinguistica in Sardegna, di minoranze linguistiche in Italia e di varietà linguistiche in Sardegna, di standardizzazione amministrativa e di politica linguistica. Un mosaico variegato del sistema linguistico europeo (ci sarà anche la voce della federazione Rom Sinti Insieme) che si svolge, non a caso, in contemporanea con la Mostra del libro in Sardegna. «L’anno scorso sono stati ottomila, allievi e cittadini, i sardi che hanno seguito nelle scuole i laboratori di lingua sarda. Quest’anno la Regione finanzierà l’Università perché faccia corsi di didattica del sardo ai docenti ». Operazioni combinate, per portare questa discussa tematica fuori dai luoghi marginali e gregari. «Si può essere italianofoni e sardofoni, più lingue si parlano più si è ricchi, e Anna Oppo, la sociologa, ci assicura che il sardo gode ottima salute. Noi facciamo il possibile: e il servizio di politica linguistica ne è la dimostrazione». Non più un piccolo settore, ma un servizio intero, complesso e in movimento, proprio come la lingua. Ed è Pettinau a spiegare come Sa diversidade de sas limbas sarà garantita da decine di studiosi: si parlerà di lingue minoritarie (una sessantina) di quelle ufficiali (21) di quelle ufficiali e minoritarie (come l’irlandese, parlato appena da 50mila mentre un milione parla il sardo). E a chi chiede se il sardo sia lingua ufficiale o minoritaria lo studioso risponde che dal 1999, con la legge 482, la nostra è una lingua di minoranza storica riconosciuta dallo Stato. Con altre undici. «Possiamo dire che il sardo è la seconda lingua parlata in Italia, la terza è la friuliana». Veneto? Siciliano? Sono considerati dialetti, ma questo è un discorso scivoloso. Un’altra verità è che lo Stato riconosce solo il sardo e il catalano di Alghero, la Regione tutte le varietà: il sardo derivato dal latino ma anche le varietà alloglotte, gallurese, sassarese, catalano, e carlofortino. MARIA PAOLA MASALA

    L'unione sarda 19.11.08

 

 

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