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Discussione: Imbecilli?

  1. #1
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    Predefinito Imbecilli?

    «Berlusconi deve capire che le parole sono come pietre», avvisa Veltroni il 24 ottobre.
    Lui, l’uomo del dialogo, che aveva appena annunciato: «Con Berlusconi la democrazia è svuotata come nella Russia di Putin» (28 settembre);
    «Con Berlusconi c’è una cappa di piombo sul Paese» (22 settembre);
    «Dico al Pd: scatenatevi contro Berlusconi, quartiere per quartiere» (12 settembre).

    Non sempre le parole resistono a lungo come le pietre: appena 6 mesi fa, Veltroni spiegava che «è troppo facile quando si sta all’opposizione usare toni esasperati».
    Spesso le parole restano soltanto negli archivi, come l’articolo di Lidia Ravera sull’Unità del 25 ottobre 2004, appena «riscoperto» dal Foglio:
    «Con quelle guancette da impunita, Condoleezza Rice è la “líder máxima” delle donne-scimmia».
    E ancora: «In quanto pacifista contraria alla politica estera di Bush mi sparerei un colpo. In quanto femminista lo sparerei direttamente a lei, il colpo... “con dolcezza”...».

    Con dolcezza, perché siamo tutti antirazzisti. Come Andrea Camilleri, che intervistato dal quotidiano spagnolo El País il 21 ottobre ha indicato la «soluzione» al problema Berlusconi:
    «Ha 72 anni, farà il Capo dello Stato e poi dovrebbe anche morire».
    Giovedì scorso, al liceo Mamiani di Roma, Camilleri ha parlato agli studenti del ministro Gelmini: «Di sicuro non è un essere umano. Dovremmo chiamare i professori di chimica per capire che cos’è».
    Forse potrebbe aiutarci anche Marco Travaglio, che ha già scoperto la vera natura biologica del presidente del Senato: «Se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani, sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile».

    Siamo tutti antirazzisti e Dacia Valent è più antirazzista degli altri.
    Perché lei, ex europarlamentare del Pci, spirito libero della sinistra radicale, lei che ha festeggiato la morte di Oriana Fallaci con lo slogan «Cancro 1 – Fallaci 0», è cittadina italiana ma è di origini somale.
    E sa bene che l’etnia, la nazionalità, il colore della pelle sono tutti uguali.
    Un mese fa ha scritto sul suo blog: «Italiani bastardi, italiani di merda e ci aggiungo bianchi».
    Italiani «stupidi, ignoranti, pavidi, vigliacchi, zecche, pulci e figli di puttana». «Brutti come la fame, privi di capacità d’ingegno se non nella volontà delle vostre donne di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie».

    Poi ci sono le parole dei comici. Come quelle di Sabina Guzzanti al «No Cav Day» di piazza Navona.
    Il Papa? «Quando tra vent’anni sarà morto, starà dove deve stare, all’inferno tormentato da diavoloni frocioni attivissimi».
    Daniele Luttazzi invece spiegò in tv, su La7, come «sopportare» la politica estera di Berlusconi: «Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta». E proprio Luttazzi, in teatro, aveva già dimostrato che neppure Ferrara è un essere umano, ma «il residuo di sperma e cacca lasciato sul lenzuolo dopo un rapporto anale».
    Altre parole sono finite nella mail di Stefano Lorenzetto, editorialista del Giornale, che ha deciso di renderle pubbliche.
    Le ha scritte lo scrittore Sandro Veronesi, arrabbiato per un articolo, augurandosi che lo stesso Lorenzetto se ne andasse «a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni. E quando starà per morire io pregherò Dio perché le conceda altri 10 minuti di vita, così che le stronchino il culo per altri 10 minuti».
    Un paio di giorni dopo scrive a Lorenzetto il regista Giovanni Veronesi, fratello di Sandro, lombrosiano convinto: «Sul tuo sito c’è la foto della tua bella faccia da stronzo e da lì si capisce già di che cazzo d’uomo stiamo parlando».

    Altre parole, dettate all’Ansa, sono finite in un libro. Titolo: Berlusconi ti odio (2005). Il premier è stato definito tra l’altro «irresponsabile», «pagliaccio», «volgare», «intollerante», «impudente», «antidemocratico», «folle», «incapace», «portasfiga», «vigliacco» e pure «stalinista».
    Un aggiornamento sugli epiteti coniati negli ultimi anni: «Psiconano», «nano ghiacciato», «nano scongelato» (Beppe Grillo dixit); «rozzo» (Mario Monicelli, proprio ieri mattina); «Al Capone col panama» e «Al Tappone» (queste sono di Travaglio). Per Tonino di Pietro il premier è «un magnaccia», per Oliviero Diliberto «un dittatorello sudamericano». Proprio Diliberto, alle Invasioni barbariche, ha confessato una fantasia bizzarra: andare al Billionaire di Briatore «imbottito di tritolo».
    La tradizione è lunga. Massimo D’Alema, che ha appena definito il ministro Brunetta «un energumeno tascabile» (ma poi si è scusato), nel 1994 si augurava di vedere Berlusconi «mendicare in piazza Duomo».
    A quei tempi Umberto Eco su Repubblica analizzava così il sostrato socio-culturale degli elettori: «buoni e pensanti» quelli del centrosinistra, «malvagi» oppure «stupidi» quelli del centrodestra.
    Chissà, forse il raffinato intellettuale aveva in mente l’analisi di Palmiro Togliatti all’indomani del trionfo della Dc di De Gasperi alle elezioni del 1948: «Hanno vinto i preti, le vecchie e i deficienti».

    P.Beltramin www.ilgiornale.it 08 11 08

    saluti

    a bassa voce faccio notare che mi sono limitato a "imbecilli".
    Nient'altro.

  2. #2
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    Predefinito

    Roma - "Mi fa uno strano effetto ascoltare Silvio Berlusconi prendere alla leggera" l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca e "scherzare" sul fatto che il presidente eletto Usa è "sempre abbronzatò: lo ha detto in un'intervista al Journal du Dimanche la 'first lady' francese Carla Bruni, precisando "a volte di essere felice" per il fatto di aver acquisito la nazionalità francese.
    Nel sottolineare il proprio impegno a favore dell'uguaglianza e il suo sostegno in passato a Sos-Racime, nell'intervista l'ex top model rileva che ora, dato il suo nuovo ruolo di 'first lady', non firma più petizioni di questo tipo.
    "Se fossi solo la 'cantante' Carla Bruni, firmerei senza problemi il manifesto per l'uguaglianza in Francia, ma mi chiamo Bruni-Sarkozy" e pertanto ora "il mio nome mi appartiene meno", aggiunge Carla Bruni.

    Cossiga: "Anche noi italiani..."
    "Anche noi italiani - commenta il senatore a vita Francesco Cossiga - siamo ben lieti che Carla Bruni non sia più italiana, anzi siamo addirittura felici!
    Ma chissà che un giorno Carla Brunì non sia costretta dalla sua burrascosa vita a richiedere la cittadinanza italiana".

    Brunetta: "Nella battuta del premier ho sentito simpatia"
    "Da uno che è stato colpito dal punto di vista delle affermazioni pubbliche con epiteti", il ministro Brunetta ha sentito "la simpatia" nel termine 'abbronzato' detto dal premier Berlusconi riferito al presidente eletto degli Usa, Obama.
    "Ci ho pensato e ho pensato anche agli insulti che erano stati rivolti a me da certi soloni della sinistra, da Eugenio Scalfari a Furio Colombo a Massimo D'Alema - ha spiegato Brunetta su Rtl -, nelle cui parole ho sentito la ferocia e l'offesa.
    Il problema è il tono.
    Se a me D'Alema avesse detto 'piccoletto impertinente' ci avrei sorriso ma 'energumeno tascabile', il tono è chiaramente offensivo.
    Nelle parole di Berlusconi io ho sentito la simpatia, o come ha detto lui 'la carineria', non l'antipatia - ha proseguito il ministro della Funzione pubblica e Innovazione -.
    Forse poteva non dirle, Berlusconi ha questo carattere che tra l'altro è fortemente popolare.
    Lo dico da uno che è stato colpito da un punto di vista delle affermazioni pubbliche con epiteti, e lo dico con tutta la tranquillità, da chi a 58 anni della propria statura se n'é fatta una ragione".

    la redazione de www.ilgiornale.it 10 11 08

    saluti

  3. #3
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    Predefinito La satira è sacra solo se di sinistra

    Non ce ne sarebbe bisogno.
    Ma la sinistra si mette d’impegno, ogni giorno, per ricordarci quanto è antipatica.
    Si direbbe che le batoste elettorali e gli sconquassi partitici abbiano addirittura accresciuto il complesso di superiorità aleggiante in certi organi di stampa, in certe trasmissioni televisive, in certi salotti.
    Da cosa discenda quella convinzione di possedere supreme verità non è facile capire. Il filone ideologico sul quale s’innestano questi maestri, incompresi dalla plebe ma molto compresi del loro ruolo, è naufragato irrimediabilmente nelle sabbie mobili della storia.
    Eppure nelle fronti spaziose - a volte inutilmente spaziose, come scriveva Fortebraccio - di questi pensatori trovano spazio molti dubbi, ma insieme ad essi una certezza: che un supremo destino li abbia designati per un ruolo elitario e positivo nella società e nella cultura.
    Chiunque, dalla miserevole barricata opposta, osi metterlo in dubbio non muove una critica. Compie un sacrilegio.
    I sommi perdenti - battuti nelle urne dal destino cinico e baro - sono orgogliosamente pronti ad altre sconfitte.

    Per consolarsi, si aggrappano adesso a Barack Obama.
    Ma anche senza quel diversivo, si sarebbero atteggiati comunque a profeti purtroppo inascoltati.
    Intanto scagliano insulti e minacce contro gli infedeli. Uno scrittore di successo, Andrea Camilleri, ha affermato che Mariastella Gelmini non è un essere umano. Dovremmo chiamare i professori di chimica, ha aggiunto, per capire cos’è.
    Dopodiché sono arrivate le spiegazioni, era un paradosso, era una battuta, era una trovata letteraria.
    Non mi sta bene, anche se il rifugiarsi in questi chiarimenti che non chiariscono è molto utilizzato anche dal centrodestra.
    Un insulto è un insulto, e se viene da chi ha notorietà - peggio ancora se ha responsabilità politica - assume maggiore peso.
    L’aspetto a mio avviso più sgradevole e ipocrita degli attacchi che sulla Gelmini si sono rovesciati è che la maggioranza del Paese è con lei, e tutti lo sanno.
    Ma sfrontatamente si finge che gli antigelmini rappresentino il popolo.
    Se poi uno obbietta che non lo rappresentano per niente, le teste d’uovo progressiste lasciano capire, più o meno esplicitamente, che il popolo bue è manovrato dalla reazione.
    Solo loro, gli eletti, agiscono nel suo interesse.

    E se la signora Gelmini querelasse Camilleri - il che io sconsiglierei vivamente - si griderebbe alla repressione della cultura.

    La cultura va difesa, ricordano compunti i Maestri.
    Va difesa anche la satira. Preferibilmente la loro cultura e la loro satira. Michele Santoro per «Annozero» e il disegnatore Vauro per le sue vignette hanno avuto il premio Forte dei Marmi per la satira politica.
    Definiti entrambi, nella motivazione , il conduttore e il vignettista più cattivi. Un titolo di merito se il bersaglio è Berlusconi.
    Ma se la satira pesante e le parole grosse vengono dalla destra aggettivi come becero, volgare, intimidatorio(fino a che deflagra la classica invettiva “fascista!”) rimangono d’obbligo
    .
    Personalmente sono per una totale libertà di satira.
    Personalmente credo che la sinistra sappia far satira meglio della destra. Personalmente vorrei che nel governo ci si astenesse dall’umorismo, quando non è proprio indispensabile e di primissima qualità.
    Ma Santoro, campione a parole d’un pluralismo a tutto campo, s’inquieta se una radio manda in onda un’imitazione del suo stile di demagogo un po’ nevrotico, ma chi si credono di essere questi intrusi?
    È attesa una vignetta di Vauro sull’arroganza di Santoro.
    Altri personaggi della sinistra occasionale o permanente - ne cito uno solo, Celentano - si sono lagnati per le prese in giro.
    Immagino che, esortati a spiegare perché amano tanto l’uso della satira quando è contro lo schieramento avverso, e pochissimo quando è contro il loro schieramento, spiegherebbero sereni: perché è giusto colpire il male, ma noi siamo il bene, abbiamo diritto all’immunità.
    Esiste tuttavia, per la sinistra, un piccolo inconveniente.
    Nelle urne non vanno le vignette, vanno le schede dei cittadini.
    Che magari si divertono con gli sberleffi di Vauro, ma poi votano Berlusconi.

    Mario Cervi www.ilgiornale.it 10 11 08

    saluti

 

 

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